Milano: non si presenta la lista dei 5 Stelle? Una mossa per avvantaggiare Beppe Sala, non sono più credibili, o è lotta fra Grillo e Conte anche a Milano?

Il Movimento 5 Stelle a Milano non ha mai attecchito, non è mai andato oltre il 10% quando a livello nazionale i pentastellati prendevano il 33%, figuriamoci ora che, rinnegando tutti i principi originari, hanno perso credibilità. Se nel 2011 elessero un solo consigliere comunale (un ragazzino che passerà alla storia solo per essere salito su un albero, come una scimmia per protestare contro la costruzione della metropolitana), nel 2016 elessero tre consiglieri (quando invece a Roma e a Torino vinsero e in altre città elessero 10 consiglieri…). Milano non ama gli estremismi, le truffe politiche, i poveri untorelli che pensano di fare la rivoluzione a Milano (città che non ama gli estremisti, i parvenue, gli improvvisati). Inoltre (che strani i milanesi…) un candidato sindaco a volte può fare la differenza… Nel 2016 affossarono (in maniera discutibile) ben due candidati sindaco, e scelsero una “brutta copia di Sala e Parisi” (parole degli stessi due candidati sindaco maggiori). Vennero eletti consiglieri Gianluca Corrado (che oggi pare in altre faccende affacendato, impegnato nella raccolta firme per i referendum), Patrizia Bedori (che ha lasciato il Movimento 5 Stelle e che sarà capolista di Milano in Comune, lista di estrema sinistra) e Simone Sollazzo (anch’egli uscito dai 5 Stelle) che si presenterà con una propria lista, Milano concreta, anche se indiscrezioni politico-giornalistiche dicono che pure lui si concentri invece soltanto sui referendum, ma l’interessato smentisce e ribadisce di avere la propria lista e di raccogliere le firme (di quello che fa Sollazzo non si capisce un… ahahah).

Tre settimane fa Gianluca Corrado dichiarava: “siamo in ritardo di settimane, così la lista rischia di saltare”. In effetti fare una lista significa trovare almeno 32 candidati per il Comune e almeno 20 nei nove Municipi (un terzo donne), raccogliere 1200 firme (stavolta 400 a causa del covid), avere un certificatore, sapersi barcamenare nei meandri della burocrazia. Gianluca Corrado ha ragione, troppo ritardo e vista la delusione di molti elettori (ormai ex) e attivisti, e l’inesistente opposizione fatta in cinque anni di consigliatura in Comune e nei municipi, sarà difficile fare la lista sia in Comune che nei Municipi. Intanto alcuni ormai ex consiglieri di quartiere pentastellati si candidano in altre liste (da Cristina Russo che, dopo un passato a sinistra, eletta con i 5 Stelle passa a Fratelli d’Italia, poche idee e confuse, ad altri in procinto di candidarsi, o candidati, con la Lega, con Forza Italia, con liste a supporto di Sala, sono ovunque i fuoriusciti, tranne nel Pd, nei socialisti e nei liberali...).

Resta quindi l’incognita se i pentastellati riusciranno o vorranno presentarsi sia in Comune con un proprio candidato sindaco, che nei Municipi (impresa ardua dato il ritardo). Incognita anche sul candidato sindaco, si era parlato di Alice Perazzi consigliere uscente del Municipio 2 (Carneade, chi era costui?), ripetendo il 2016, un candidato sindaco, di qualsiasi partito, sosteneva Indro Montanelli, deve risiedere a Milano da almeno 20 anni, conoscere la città, essere radicato nel proprio settore professionale (e avere lavorato aggiungo io…). Un altro nome che girava era quello di Stefano Buffagni (già consigliere regionale, poi deputato, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari regionali nel governo Conte 1 (quello con la “Lega ladrona”) poi viceministro allo Sviluppo Economico nel governo Conte 2 (quello con il “partito di Bibbiano), indubbiamente il “meno peggio”, il più preparato visto il basso spessore politico, culturale dei pentastellati. Buffagni stesso non ha mai smentito, né confermato la sua candidatura, e non ha nemmeno escluso di potere appoggiare Sala fin dal primo turno, ma Sala ha dichiarato di non volere una confusione di ruoli preferendo una corsa solitaria dei 5 Stelle, per poi avere magari l’appoggio dei pentastellati al secondo turno. Già è finito il momento dei deliri dei sinistrorsi e di persone che (tifoseria politica e attivisti che mangiano con la politica) annunciavano trionfalmente la vittoria di Sala al primo turno. Ormai tutti i sinistri sono convinti che Sala andrà al ballottaggio, poi non si sa se davanti o dietro il candidato del centrodestra Luca Bernardo. Certo il primo cittadino uscente è fortunato, il centrodestra ha scelto il peggiore fra i 30 candidati avanzati e bocciato clamorosamente due candidati apprezzati… Il sindaco uscente è fortunato, furbo, punta quindi ad un appoggio dei 5 Stelle al secondo turno, dimenticandosi forse di altre forze “minori” che già hanno fatto capire che dove ci sono i 5 Stelle non ci siamo noi… (tipo Calenda a Roma) e di qualcuno che ad ogni tornata elettorale si diverte a far perdere qualcuno e, di converso, a far vincere qualcun altro, imprevedibile, come gli stessi 5 Stelle…

Nelle ultime ore torna con insistenza in casa pentastellata la candidatura a sindaco di Alice Perazzi, ma anche quella di Buffagni e quella di un altro pentastellato noto a livello nazionale, ma queste ultime due candidature sembrano essere imposte da Conte, quel minimo di trasparenza che era rimasto nelle primarie è sparito, del resto quando un candidato che non piaceva a Grillo e alla Casaleggio vinceva veniva poi giubilato (eclatante il caso di Genova con Marika Cassimatis estromessa con un “fidatevi di me” degno di una Repubblica delle banane, o lo stesso caso di Milano 2016…). A complicare le cose vi è ora la lotta fra la corrente di Conte e quella di Grillo, presente anche a Milano, lotta che non è per questioni ideologiche ma soltanto per le poltrone, in effetti governando con tutti i 5 Stelle si sono dimostrati il partito più poltronaro della storia d’Italia. La scelta fatta da Conte (o da Grillo) pare non essere gradita all’esile base rimasta… Vi è ormai poco entusiasmo da parte dei pochi attivisti superstiti, come sono lontani i tempi del “vinciamo noi” del 2014. Intanto un giovane idealista candidato in altra lista “minore” oggi era entusiasta e si è lasciato sfuggire “forse (però ci ha messo il forse senza l’arroganza dei grulli) vinciamo noi”, fulminea la replica di un esperto della politica milanese: “ma mica vinciamo noi, e poi “vinciamo noi” era uno stupido slogan grillino che ha anche portato sfiga…”

Infine vi è un’ultima illazione, sussurrata da maligni, i 5 Stelle non presenterebbero la lista a Milano per favorire Beppe Sala, i due Beppe (Sala e Grillo) sono amici. Ricordo a Beppe Sala che l’elettorato grillino è imprevedibile, come qualcun altro… se Sala spera di ottenere i voti pentastellati e di qualcun altro che contribuì alla sua vittoria nel 2016 si sbaglia di grosso. Sala comunque prosegue la sua campagna elettorale, avvantaggiato dalle incertezze pentastellate, dalla destra che ha trovato un candidato con poco feeling con la città e i moderati, trascurando però altre liste ed altri candidati che faranno una corsa solitaria. Sala appare sicuro ma persone a lui vicine dicono che sia teso, Beppe stai sereno…

Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!


Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Eugenio Montale

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