Il mio ricordo di Enrica Bonaccorti, il destino di noi malati oncologici, Enrica e la radio

Tutti, anche coloro che non l’avevano mai conosciuta personalmente, ricordano oggi Enrica Bonaccorti. Evito di citare il 95% dei post della rete fuori luogo, persone che non l’avevano mai conosciuta. Succede sempre così quando muore un personaggio pubblico, webeti (come li definisco io) esibizionisti commentano…

Riporto invece il commento del Mariano Sabatini, che la conobbe bene, fui lui a mettermi in contatto con lei:

“Se ne va in un giorno di tuoni e fulmini una delle persone della Tv più generose e gentili che abbia mai incontrato in oltre 30 anni di mestiere. Lei c’era sempre alle presentazioni dei miei romanzi e oggi non posso portarle il nuovo. Della sua cultura e professionalità non dico niente perché è già storia. Addio, amica cara.”

Concordo pienamente con Mariano, avevo intervistato Enrica per ben tre miei libri, (uno di imminente uscita) avevamo anche organizzato un tour in alcune località estive (San Benedetto del Tronto, Rimini, Lido di Camaiore) per presentare io la mia storia della radio italiana, lei il suo Condomino mio, era anche un’occasione per parlare di poesia, cultura (conobbe e lavorò con Alfonso Gatto, cosa che nessuno ricordava ma lei ci teneva). Purtroppo pochi giorni prima del tour Enrica si sentì male, fu ricoverata d’urgenza, erano i primi sintomi di un tumore che successivamente avrebbe colpito anche me.

Oggi la ricordano tutti per la tv ma non per i libri (il 95% degli italiani non legge e si limita ai soli titoli di post o alle fotografie…), ne scrisse quattro, non come autrice di canzoni, non per il teatro, il cinema o le trasmissioni radiofoniche (delle quali andava fiera, per ore esaudì la mia richiesta e mi parlò di radio.

Come ha ricordato il professor Umberto Broccoli: Enrica era partita dal teatro e dalla radio e chi sa fare bene queste cose sa fare bene anche la televisione.

Gli esordi radiofonici di Enrica Bonaccorti furono come attrice di melodrammi classici: Rocambole per la regia di Umberto Benedetto, Fanfan la Tulipe per la regia di Belisario Randone, oltre alla prosa televisiva (La pietra di luna per la regia Anton Giulio Majano, Eleonora di Silverio Blasi), inframezzati da molte commedie nei classici dei venerdì della prosa radiofonici, pieces con Rossella Falk, Enrico Maria Salerno, Renato Rascel, Renato De Carmine e tanti altri. Nel cast di Fanfan la Tulipe oltre alla Bonaccorti ci sono Paolo Ferrari, Mario Bardella, Lucia Catullo, Cesare Polacco, Carlo Ratti, mentre fra gli interpreti di Rocambole c’erano Vittorio Sanipoli, Paolo Ferrari, Renzo Ricci, Mario Bardella, Antonio Guidi, Cecilia Polizzi. Un’altra interpretazione radiofonica fu Bertoldo e il suo re con Piero Mazzarella, Paolo Carlini, Roberto Chevallier, per la regia di Silverio Blasi.

Nel 1974 Enrica iniziò anche a condurre L’uomo della notte appunto con il poeta Alfonso Gatto. Nel 1975 fu la volta dell’ultima edizione di Un disco per l’estate, seguirono: Cararai (condotta con Giovanni Gigliozzi), Il mattiniere, Per chi suona la campana (condotta con Lino Matti), Stanotte stamane, Carta bianca. Dopo avere lavorato tantissimi anni in televisione, Enrica Bonaccorti tornò alla radio alla fine degli anni ’90 presentando la storica trasmissione Chiamate Roma 3131, nel nuovo millennio conduce Ipocrity correct e Tornando a casa, quest’ultima condotta con Luca Barbarossa. E fu proprio Enrica a svezzare radiofonicamente Luca Barbarossa che considero uno dei migliori conduttori radiofonici (ma anche televisivi visto che è in radiovisione) degli ultimi anni: Luca Barbarossa. Anche un altro grande partito dalla radio, Tiberio Timperi, la ricorda: “radio, televisione, cinema, musica leggera, come Enrica pochissimi altri.”

Evito di scrivere perché la conduzione o quanto meno la direzione artistica del Festival di Sanremo non sia stata affidata a Luca Barbarossa o a Tiberio Timperi ma a Stefano De Martino… Chiunque non sia tifoso , abbia competenza musicale e discografica e un minimo di cervello lo capisce…

Tornando ad Enrica vorrei non ricordare certe trasmissioni televisive come fanno quasi tutti, ma sottolineare che aveva una grande cultura, classe, era una donna intelligente, anche se poi quasi tutti la ricordano per le trasmissioni televisive nazionalpopolari.

Entrambi abbiamo dovuto affrontare la malattia affidandoci all’affetto dei famigliari e dei sanitari che con professionalità e dedizione cercano di salvarci. Il calvario della chemioterapia, l’avere le forze molto ridotte, io al momento sono ancora qui, lei purtroppo se ne è andata. L’affetto dei famigliari e il condividere una malattia comune non fa scomparire la sofferenza, ma la lenisce. Penso di essere stato uno dei primi, se non il primo, esclusi i famigliari, a sapere del tumore di Enrica, proprio perché all’ultimo dovette rinunciare al tour letterario. Non dissi né scrissi nulla perché, memore della lezione del mio maestro Gigi Vesigna (ci vorrebbe oggi un signore come Vesigna, invece abbiamo soltanto dei Signorini…) “i fatti privati restano fatti privati”. Solo quando rese pubblica la malattia ne parlai e diede anche a me il coraggio di renderla pubblica. Fino alla fine Enrica Bonaccorti ha raccontato in tv la sua vita e anche la sua malattia, come fece prima di lei Eleonora Giorgi. Con coraggio e consapevolezza raccontò il tutto, al fine di sensibilizzare le persone, ha infuso coraggio alle persone malate e ai loro famigliari fino all’ultimo momento, i guerrieri gli eroi sono i famigliari, alla figlia Verdiana giungano le mie più sentite condoglianze. Ciao Enrica R.I.P.

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