Gli 80 anni di Francesco Guccini, auguri Maestrone

Francesco Guccini, cantautore (non incide e non suona dal vivo però da parecchi anni per sua scelta), scrittore. Ha destato non poco stupore una sua recente dichiarazione al giornalista Aldo Cazzullo del Corriere della sera: ““Non sono mai stato comunista. Tutti credono che lo sia; ma non è vero. Anche Igor Taruffi, il consigliere regionale di Liberi e Uguali cui ho dato due volte l’endorsement, era convinto che fossi comunista; quando gli ho rivelato la verità ci è rimasto malissimo. Mi viene da dire, come a quei razzisti che sostengono di avere molti amici di colore, che ho molti amici comunisti. Ma lo stalinismo non poteva piacere a uno come me: libertario, azionista […] mi sentivo anarcoide. Avvertivo il fascino dell’anarchia, dal punto di vista romantico più che reale”. E in effetti, seppur i suoi brani sono quasi sempre stati interpretati come comunisti, Guccini si può considerare un anarchico socialista libertario, insofferente ad ogni ferrea regola e ad ogni tipo di totalitarismo. Si sa che gli anarchici non votano, ma talvolta lo fanno, allorquando può prevalere un totalitarismo, di destra o di sinistra che ci sia. E’ bene ricordare che i socialisti nacquero da una scissione degli anarchici.  Che dire del “Maestrone”, di “Guccio” come lo chiamavamo molti anni orsono. Lunga vita al Maestrone, le sue canzoni sono sempre attuali. In Samantha cantava “burattinaio di parole”, oggi nella politica italiana ci sono tantissimi “burattinai di parole”…   E che dire de L’avvelenata, canzone che Guccini ha dichiarato di non amare, bisognerebbe solo sostituire la strofa “un musico fallito, un pio un teorete, un Bertoncelli, un prete a sparare cazzate”, di falliti che sparano cazzate e seminano odio in rete (perché sono frustrati e si fanno imbonire da demagoghi) è piena oggi l’Italia, ma Bertoncelli oggi chi sa chi è? (un critico musicale, nda) però di politici che sparano cazzate ce ne sono tantissimi… Tanti auguri Maestrone.

folk_beat gucciniFrancesco Guccini nasce Modena il 14 giugno 1940: inizia la sua carriera fra il 1957 e il 1960 in un gruppo, gli Hurricanes, poi Snaker, infine Gatti, composto anche da Pier Fari (poi suo produttore) alla batteria, Franco Fini Strochi e Victor Sogliani (futuro componente dell’Equipe 84) al sax. Guccini e gli Hurricanes si esibiscono in vari locali e per il gruppo Francesco scrive le sue prime canzoni: Bimba guarda come (il cielo sa di pianto), Roy Teddy Boy, Ancora, Viola come gli occhi di Angelica, il gruppo suona sulla riviera romagnola, nel Nord Italia e all’estero, durante alcuni spettacoli in Svizzera Guccini accompagna Nunzio Gallo. Guccini scrive poi per La gazzetta di Modena come cronista, poi la famiglia si trasferisce a Bologna e Francesco si iscrive alla facoltà di lingue dell’Università di Bologna, nel 1961 compone il suo primo brano, L’antisociale. Da questo momento le sue canzoni, per quei tempi piuttosto scioccanti vengono portate al successo dai Nomadi e dall’Equipe 84.  Sorta di Dylan di provincia, affascinato soprattutto dal punto di vista letterario dal beat americano, sotto l’influenza dylaniana nascono canzoni come Noi non ci saremo, Dio è morto, Per fare un uomo, Auschwitz, che vengono lanciate da Nomadi. Negli anni ’60 scrive anche i soggetti di alcuni episodi della serie animata Salomone, pirata pacioccone, che pubblicizza nel corso di Carosello i prodotti Fabbri. Nel 1969 incide il suo primo lp Folk beat n.1, che non ha immediato seguito. La sua prima apparizione televisiva, ancora con il solo nome di Francesco, è alla trasmissione Diamoci del tu condotta da Caterina Caselli Giorgio Gaber.   Guccini comincia a farsi conoscere con Due anni dopo e L’isola non trovata (1971). Nel 1972 esce Radici, che contiene alcuni suoi classici come La locomotiva (storia di un anarchico bolognese diventata una delle Francesco-Guccini-Via-Paolo-Fabbri-43canzoni bandiera degli anni ’70), Piccola città (dedicata a Modena, città dove Guccini ha trascorso l’adolescenza e la giovinezza), Il vecchio e il bambino, Incontro. Nel 1973 presenta l’album Opera Buffa, lp registrato dal vivo all’Osteria delle Dama di Bologna, rifugio suo e dei suoi amici per passare il tempo fra vino e canzoni. A metà degli anni ’70 inizia ad esibirsi in concerti al vivo, si propone al pubblico in maniera originale, intervallando le canzoni, con monologhi, considerazioni, racconti, commenti e battute che fanno di lui un cantastorie. Ancora oggi Guccini usa tale formula, aprendo sempre i suoi concerti con Canzone per un’amica, all’insegna di un carnevalesco fiasco di vino, proseguono con monologhi fiume e battute, fra una canzone e l’altra, e si chiudono con La locomotiva.  Dopo Stanze di vita quotidiana (1974), album che contiene la famosa Canzone delle osterie di fuori porta, Guccini partecipa alla realizzazione di Grand’Italia, album registrato da vari artisti bolognesi (la sua canzone presente nel disco è Le belle domeniche). Nel 1976 con Via Paolo Fabbri 43, lp che contiene L’avvelenata, brano composto da molte parolacce che la Rai si rifiuta di mandare in onda mentre diventa una hits delle radio private. In tale canzone Guccini negava la possibilità di fare rivoluzione e poesia con le canzoni, e nel quale invitava a non comprare i suoi dischi, invito che non accolto dal pubblico, né per quel disco, né per i successi. Da questo momento Guccini è un personaggio nazional-popolare. Seguono altri album di successo per Guccini, allergico ai 45 giri:  Amerigo (1978), Francesco Guccini & I guccini signora bovaryNomadi (1979), Metropolis (1981), Guccini (1983), Fra la via Emilia e il west (doppio live, 1984), Signora Bovary (1986), Quasi come Dumas (1988). Nel 1989 Guccini debutta come scrittore con il romanzo Cronache epifaniche, che in pochi mesi supera le 100.000 copie vendute, già in passato Guccini aveva sceneggiato storie con Bonvi, aveva collaborato con Magnus ed Andrea Pazienza, e con Guido De Maria (i cartoni animati pubblicitari di Salomone pacioccone). Cronache epifaniche viene definito dallo scrittore Stefano Benni “un volume-racconto dove l’artista si addentra nella ricerca di lingue musicali misteriose collegando il tema tanto caro della memoria a quello del racconto cantato”.  Guccini è attivo anche nel cinema: dopo essere comparso nel film I giorni cantati di Paolo Pietrangeli nel 1979, nel 1989 compare in Musica per vecchi animali per la regia di Umberto Angelucci, film tratto dal romanzo di Stefano Benni Comici spaventati guerrieri.

Anche negli anni ’90 Guccini continua a proporre album: Quelli che non… (1990), Parnassius Guccini (1994), D’amore di morte e di altre sciocchezze(1996), Guccini live collection (1998), Stagioni (2000). Guccini ha inoltre pubblicato altri romanzi, alcuni a quattro mani con Loriano Macchiavelli, (Vacca d’un cane, Racconti d’inverno, La legge del bar e altre storie, Macaroni, Un disco dei Platters, Cittanova blues) e libri come Il dizionario del dialetto di Pavana.  Nel 1998 torna al cinema nel film Radiofreccia prima regia di Luciano Ligabue, nel 1999 sarà la volta di Ormai è fatta per la regia di Enzo Monteleone. Nel 2002 Guccini riceve una laurea honoris causa dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Nel febbraio 2004 è uscito il cd Ritratti, album contenente canzoni di impegno sociale e politico (Canzone per il cielo Piazza Alimonda sui tragici fatti del G8 di Genova), il successo è riconfermato dal primo posto in classifica. Nel 2004, a quasi quarant’anni dal suo esordio, Guccini spopola ancora in concerto, come al solito inizia con Canzone per un’amica e chiude con La locomotiva. Il 2 giugno 2004 ha ricevuto dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il titolo di Ufficiale.  Nel 2005 esce Anfiteatro live, doppio cd contenente i più grandi successi in versione live, con un dvd. Sempre nel 2005 traduce dal latino al dialetto pavenese l’Aulularia di Plauto per la Compagnia Teatrale Pavanese,  nel 2007 esce una biografia ufficiale a cura di Massimo Cotto, Portavo un eschimo innocente.  Negli ultimi anni è comparso al cinema in alcuni film di Leonardo Pieraccioni: Ti amo in tutte le lingue del mondo (2005), Una moglie bellissima (2007), Io & Marylin (2009).   Guccini oggi vive fra Bologna, dove insegna lingua italiana all’università americana, e Pavana, effettuando tour ed proponendo di tanto in tanto nuovi album, sempre con il suo stile da “cantastorie”, sempre, come egli stesso si definisce, “burattinaio di parole”.

Nel 2010 esce per i tipi della Mondadori Non so che viso avesse, l’autobiografia. Nel 2012 riceve una laurea honoris causa dalla American University of Rome, nel marzo 2012 pubblica il libro Dizionario delle cose perdute, nel giugno 2012 aderisce al Concerto per l’Emilia che si tiene a Bologna per raccogliere fondi per aiutare le popolazioni colpite dal sisma. Nel novembre 2012 esce l’album L’ultima Thule, nel 2013 Guccini annuncia il suo ritiro dalle scene. Da allora Guccini è comparso come ospite nella canzone Le storie che non conosci di Samuele Bersani e Pacifico, ha proposto raccolte (Ma se io avessi previsto tutto questo. La strada, gli amici, le canzoni e L‘Osteria delle Dame live degli anni ’80) ed è apparso in pubblico soltanto in occasione di conferenze o della presentazione dei suoi libri.

guccini

GUCCINI COMPIE 70 ANNI

di Gigi Vesigna

Francesco Guccini oggi compie settant’anni, ma non credo che saranno organizzati particolari festeggiamenti, ma un augurio desidero farglielo lo stesso, anche a nome di quelli che hanno goduto delle sue indimenticabili canzoni come La locomotivaDio è mortoCanzone per un’amicaL’avvelenataAuschwitz e le altre che arricchiscono un ideale canzoniere italiano da tramandare a futura memoria. «Nelle mie canzoni – dice lui – metto ciò che sento ma non voglio insegnare nulla a nessuno. Non sono un cantastorie, che è un altro mestiere. E nemmeno un cantautore. Mi sento e sono un autore e un cantante, e questo è un mestiere molto bello perché lascia tanto tempo libero”». L’talianista Ezio Raimondi ha scritto: «Guccini, canta l’etica con parole estetiche».

Nato a Modena il 14 giugno 1940 – quattro giorni prima l’Italia era entrata nella seconda guerra mondiale – ha trascorso i primi anni nella casa del nonno paterno, a Pavana, sull’Appennino pistoiese. Ha cominciato a far musica nel 1957, suonando in piccoli gruppi che si esibivano nei teatri parrocchiali, ma la sua prima canzone l’ha scritta nel 1958. Era alla Platters, come Only you. Il titolo s’è perso nella memoria ma l’ispiratrice no: «Era una ragazza che mi ricordo benissimo ma niente nome, per favore».

Nel 1967 ha debuttato in Tv in una trasmissione dove lo presentava Giorgio Gaber e la sua “madrina” era Caterina Caselli. Le canzoni del primo 45 giri erano Un altro giorno è andato e Il bello. Personaggio non invadente, ma che quando appare inevitabilmente riempie la scena, Guccini ha fatto l’educatore, il giornalista, s’è iscritto all’Università di Bologna nella facoltà di Lettere. «Mi mancava solo un esame e poi la tesi, ma mi bocciarono in latino: mi chiesero dei paradigmi, e io ricordavo solo quelli più facili. Vedendomi in difficoltà, l’assistente del professore gli bisbigliò: “Lo sai che questo ragazzo ha scritto quella canzone bellissima che cantano i Nomadi, Dio è morto?”. E il professore rispose: “Io i paradigmi li chiedo a tutti” e mi bocciò».

Tre anni fa Guccini ha smesso di fumare: «Tutti mi dicevano he poi avrei finalmente sentito i veri sapori e gli odori. Non è vero, è tutto come prima». La erre particolarmente strascicata, Francesco non ha mai preso la patente e non sa che cosa sia un telefonino. A qualche bicchiere di vino non rinuncia perché sostiene che durante i concerti gli tonificano la voce. Recentemente è uscito un suo libro che si intitola Non so che viso avesse che è poi l’incipit de La locomotiva. Passato e presente convivono con Francesco. La locandina dei suoi concerti è sempre la stessa. Una foto cha appariva sul suo album Via Paolo Fabbri ’43. Quando fu scattata era il 1976. Appena ieri.

 

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