Odoardo Spadaro

Odoardo Spadaro (Firenze 16/1/1893 – Careggi, Firenze, 26/6/1965) nato da una famiglia della buona borghesia, visse la sua infanzia nel popolare quartiere fiorentino di Santo Spirito, dopo avere compiuto gli studi liceali al liceo ginnasio Dante, il più esclusivo di Firenze, frequenta, senza ultimarla, la facoltà di giurisprudenza.
odoardospadaroSpadaro inizia ad esibirsi nel teatrino parrocchiale di Don Gallina a Firenze, quindi frequenta la Regia Scuola di Recitazione di Luigi Rasi, nel 1912 si unisce alla compagnia drammatica De Sanctis-Borelli come generico. Da attore si trasforma in cantante negli anni della prima guerra mondiale cantando per le Forze Armate. Si esibisce quindi nella Sala Umberto, al Salone Margherita, come fantasista ed imitatore inventando un repertorio di canzoni ironiche di cui egli stesso era autore di parole e musica. Imitatore, parodista e cantante si accompagna al pianoforte. Fra i suoi primi successi ricordiamo: Teatro lirico, Il pianista nordamericano, Il wagneriano nevrastenico, brani che fanno sbellicare dalle risa il pubblico. Durante la guerra si esibisce con successo nei teatri militari, negli ospedali e nelle camerate, con canzoni allegre basate su facili doppi sensi, e con canzoni di contenuto. Il suo primo grande successo è del 1919, Ninna nanna delle dodici mamme, canzone patetica con toni crepuscolari e nostalgici, brano contro la guerra, con una dose di ironia, che commuove l’Italia. Nel primo dopoguerra decide di esibirsi all’estero, nel giro di pochi anni si fa conoscere a Londra, Berlino e Parigi. In Francia emula Maurice Chevallier, alla cui bombetta parigina sostituì il cappello di paglia alla fiorentina, nel 1927 Spadaro si esibisce al fianco .della bellissima Mistinguette, unico italiano a lavorare al Moulin Rouge, la rivista più famosa della storia del varietà europeo. Spadaro sarà in coppia con l’attrice australiana Jenny Golder, e con un allora poco conosciuto Jean Gabin.
Nel 1932 compie una tournèe nelle due Americhe e nell’Africa settentrionale, con contratti favolosi, nel 1936 porta per primo in Italia il corpo di ballo delle stupende Blue Bells. Soprannominato “lo Chevallier italiano”, capace di passare da una canzone a una barzelletta, da un gioco di prestigio ad un’imitazione,
Spadaro aveva la ricchezza della fantasia, l’immediatezza della battuta, la capacità di improvvisare sul palcoscenico, possedeva un timbro della voce morbido ed elastico, un’inconfondibile dizione, adatta ai colori del sentimento come a quelli della canzonatura, e una vena e uno spirito crepuscolari, con una nota di toscanità tra vernacolare e palazzeschiana. Fra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’40 passa al varietà esibendosi con Paolo Borboni, Enrico Viarisio e Lucy D’Albert e diventa uno dei re del musical, lavora anche nell’operetta, continuando comunque ad intepretare canzoni che diventano dei classici: La porti un bacione a Firenze, che i posteggiatori fiorentini intoneranno al suo funerale, Il valzer della povera gente, Sulla carrozzella (l’unica composizione che non porta la sua firma ma quella di Filippini e Morbellli) veri e propri capolavori di arguzia e di bonomia, talvolta scanzonate, più spesso teneramente malinconiche. Fra gli altri successi diSpadaro ricordiamo: Qualche filo bianco, Ah  come è grande mamma mia, Signorina piccolina ricciolina, Fox-trot alla Fiorentina, Era nato a Il Cairo,Stretta la foglia larga la via, A me piace la testina di vitello. Spadaro fu  l’unico chansonnier del teatro italiano, in tutto il mondo venne identificatocon Firenze, così come Chevallier lo era con Parigi e Marlene Dietrich lo era con Berlino. Mattatore a Londra, a Berlino e in altre importanti città europee, ma anche in Sudamerica dove venne applaudito dagli emigrati italiani. Dopo la seconda guerra mondiale si esibisce nel teatro di rivista con Dina Galli ed Enrico Viarisio, interpretò anche parti drammatiche per il grande schermo, La carrozza d’oro di Jean Renoir, Sanremo la grande sfidadi Piero
Vivarelli (1960), Divorzio all’italiana di Pietro Germi (1962), e Leore nude di Marco Vicario (1964), tratta da un racconto di Alberto Moravia. Nel 1964 è fra gli interpreti dello sceneggiato televisivo Il giornalino di Gianburrasca nei panni del Signor Venanzio.
Odorado Spadaro morì a Firenze il 26/6/1965, ai suoi funerali i posteggiatori fiorentini intonarono La porti un bacione a Firenze.  Spadaro fu il cantore dei buoni sentimenti e della gente semplice della sua Firenze.

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