E’ morto all’età di 86 anni Paolo Cirino Pomicino, storico esponente democristiano. Nato a Napoli il 3 settembre 1939, il fratello Bruno, deceduto prematuramente nel 1981, fu un grande attore, nonché militante del Pci. Paolo invece militò nella Dc ed intraprese la carriera politica. Laureatosi in medicina e chirurgia, come il nonno, deputato nell’Italia giolittiana, nel 1970 fu eletto consigliere comunale a Napoli, fu poi nominato assessore. Nel 1973 entrò nel direttivo nazionale della Dc, nel 1976 fu eletto per la prima volta deputato, più volte ministro (da qui il soprannome di “o ministro”) negli anni ’80. Ministro della funzione pubblica del governo De Mita (1988-1989) e poi ministro del bilancio e della programmazione economica del governo Andreotti VI e del governo Andreotti VII (1989-1992). Nel 1993 venne coinvolto nelle inchieste di Mani pulite, nel 1994 fu rinviato a giudizio per avere violato la legge sul finanziamento ai partiti, ammise le sue colpe. Patteggiò una condanna per la maxi tangente Enimont, ebbe 42 processi, nel 1995 fu arrestato. Nonostante ciò a differenza di tutti gli altri politici inquisiti, arrestati, condannati che fanno appello al voto per il SI, si era espresso per il NO nel referendum, unitamente a Giorgio La Malfa. Tornato in politica nel nuovo millennio dapprima con Clemente Mastella, poi nella lista Dc-Psi, nel 2014 si era sposato con Lucia Marotta, ex moglie del calciatore Odoacre Chierico. Nel 2006 gli avevano trapiantato un cuore, aveva già avuto in passato problemi cardiaci e un trapianto al rene. Gianfranco Rotondi ricorda con commozione: «La sua battaglia contro i mali che lo hanno afflitto è stata un infinito inno alla vita, ci ha insegnato che la vita va amata vissuta e difesa. E’ stato un grande leader’». Scontò le pene, ammise le colpe, non fece storie, la magistratura lo riablitò. In una delle sue ultime interviste dichiarò: “Tangentopoli ha distrutto i partiti ed aperto la strada ai populisti”, populisti che allora inneggiavano alla magistratura ed oggi la accusano. Evidentemente Cirino Pomicino esprimendo la sua intenzione di voto non lo faceva per risentimento. Lui si che è stato uno statista, criticabile sia chiaro, ma ammise le sue colpe e, a differenza di altri santificati, che non hanno realizzato alcunché se non arricchirsi, i partiti della prima Repubblica avevano fatto grande l’Italia. Altri uomini, altra classe, altra preparazione e, soprattutto, altri cittadini ed elettori…
E’ morto Paolo Cirino Pomicino, protagonista della prima Repubblica, aveva annunciato il suo voto per il NO
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