Da quando ha lasciato la scuola dopo tantissimi anni di insegnamento mi ero promesso di non parlare più di scuola. Dopo avere criticato politici, genitori che non sanno educare i propri figli, persone senza alcun titolo di studio e adeguate competenze che non mettono piede da anni in una scuola e che non la vivono ogni giorno, non vedo perché dovrei continuare a parlarne io ora che non la frequento quotidianamente. Ho quindi interrotto dopo 35 anni la mia rubrica radiofonica L’angolo della scuola.
Nella mia vita pubblica, sia nel ruolo di docente che di giornalista, ho conosciuto tantissime persone. François Truffaut nel film La camera verde, fa dire al protagonista la seguente frase: “ad una certa età ti accorgi di avere conosciuto più morti che vivi”.
Ho conosciuto infatti molti docenti, giornalisti, artisti, fin da quando ero giovane frequentavo persone molto più grandi di me, ho conosciuto anche persone più giovani, studenti e, negli ultimi anni, anche colleghe e colleghi giovani. Purtroppo ogni giorno muore qualcuno che ho conosciuto. Nei giorni scorsi ho appreso la notizia della scomparsa del giovane docente Luca Salomone, per questo torno a scrivere e a parlare di scuola (lo farò per una sola puntata in radio), questa morte mi ha particolarmente colpito per la giovane età e per i sacrifici fatti per ottenere il passaggio in ruolo, la passione e l’entusiasmo che aveva per l’insegnamento. Lo testimoniano i ricordi dei suoi allievi, dei suoi ex colleghi, dei suoi amici e delle sue amiche. Era arrivato a Milano dalla Sicilia, ottenne il primo incarico da precario in un istituto di Pioltello, le difficoltà di trovare un alloggio, il costante studio e i sacrifici per ottenere l’abilitazione, il cambio di istituti ogni anno. Ma questi sono i sacrifici di tutti i docenti italiani, che ignoranti senza titoli di studio, raccomandati dai politici, persone che in passato avranno avuto problemi seri a scuola, criticano a vanvera. Luca aveva, come ho scritto sopra, passione, entusiasmo per i classici, per le materie che insegnava sapeva dialogare con gli studenti, era amato da tutti. Nel settembre 2020 inizio dell’anno scolastico gli diagnosticarono un grave malattia. “Sono aggrappato alla vita e continuo a farlo, al di lá del futuro che è sempre incerto per tutti” mi scrisse. Purtroppo ho appreso che il collega è morto due giorni fa a soli 40 anni.
Come ha scritto il direttore del Quotidiano di Sicilia la vita del professor Salomone è stata “una vita di studio, sacrifici e grandi soddisfazioni conclusasi tragicamente e ingiustamente in fretta”. Da due giorni cerco invano le parole per ricordarlo ma sono di fatto già state scritte dai suoi ex studenti, colleghi, amici e conoscenti. Amava la cultura, il latino, il greco, i classici, i suoi studenti. Questa morte mi ha colpito più di altre sia per la giovane età, che per il fatto che il prof. Salomone sorrideva alla vita e non si è mai lamentato, e, infine, perché anche io conosco il calvario degli interventi, della chemioterapia, il pericolo delle recidive. Alla madre e al fratello giungano le mie più sentite condoglianze. Non ho altre parole, e per me è il colmo, se non quelle di Francesco Guccini e di Eugenio Montale.
Voglio sapere a cosa è servito
vivere, amare, soffrire
spendere tutti i tuoi giorni passati
se presto hai dovuto partire.
Voglio però ricordarti com’eri
pensare che ancora vivi
Voglio pensare che ancora mi ascolti
che come allora sorridi.
La vita che sembrava vasta è più breve del tuo fazzoletto.