Il giornalista Roberto Arditti è stato colpito da un infarto la scorsa notte. E’ ricoverato all’Ospedale San Camillo di Roma in condizioni gravi, ma circola la notizia della sua morte, mi auguro sia una fake news. Nonostante quanto scrivono diverse testate un amico comune e Il Fatto Quotidiano mi confermano che Roberto fortunatamente è ancora vivo. Ricordarlo soltanto come direttore delle news di Rtl 102,5 e come opinionista della stessa emittente (esperienza fondamentale sia chiaro da non rinnegare) è riduttivo, oltre al fatto che fortunatamente risulta ancora vivo. Come ha scritto Claudio Astori, che l’ha anch’esso conosciuto, era un uomo colto, intelligente. Nato a Lodi il 28 agosto 1965, si era laureato all’Università Bocconi di Milano, è poi cresciuto nella grandissima prima Repubblica che oltre ad avere reso grande il Paese dava la possibilità di crescere a giovani preparati e volenterosi. Iniziò a collaborare con l’allora Presidente del Senato Giovanni Spadolini, passa quindi al giornalismo (La Voce Repubblicana), dopo avere appunto diretto le news di Rtl 102,5 (chiamato da Claudio Astorri, un altro grande), quindi è autore della trasmissione televisiva Porta a porta, collabora con il ministro dell’interno Claudio Scaiola, dirige poi il quotidiano romano Il Tempo, direttore editoriale di Formiche.net, opinionista di diversi programmi televisivi, docente dell’Università Iulm di Milano. Consulente di comunicazione per diverse società, Enti pubblici e politici, guidò la macchina organizzativa di Expo collaborando intensamente con l’allora commissario Beppe Sala, poi futuro sindaco di Milano, ha scritto anche cinque libri. Ebbi modo di conoscerlo non per questioni radiofoniche (anche se giustamente l’ho inserito nelle mie opere sulla storia della radiofonia) ma per questioni didattiche e politiche, ebbi modo di apprezzarne la moderazione, la cultura, la preparazione e preziosi consigli che mi diede.
Mi auguro che Arditti ce la faccia sia perché la vita è un bene prezioso e andarsene a 60 anni è troppo presto, sia perché, non è la prima volta che capita, troppi si fidano di fake news.