Ricoverato d’urgenza all’ospedale San Camillo di Roma la notte dell’1 aprile, erroneamente era stata annunciata la sua morte nelle prime ore del pomeriggio, poi la smentita: seppur gravissimo Roberto Arditti era ancora in vita. Roberto Arditti è morto il 2 aprile 2026.
Ricordarlo soltanto come direttore delle news di Rtl 102,5 e come opinionista della stessa emittente (esperienza fondamentale sia chiaro da non rinnegare) è riduttivo, oltre al fatto che fortunatamente risulta ancora vivo. Come ha scritto Claudio Astori, che l’ha anch’esso conosciuto, era un uomo colto, intelligente. Nato a Lodi il 28 agosto 1965, si era laureato all’Università Bocconi di Milano, è poi cresciuto nella grandissima prima Repubblica che oltre ad avere reso grande il Paese dava la possibilità di crescere a giovani preparati e volenterosi. Iniziò a collaborare con l’allora Presidente del Senato Giovanni Spadolini, passa quindi al giornalismo (La Voce Repubblicana), dopo avere appunto diretto le news di Rtl 102,5 (chiamato da Claudio Astorri, un altro grande), quindi è autore della trasmissione televisiva Porta a porta, collabora con il ministro dell’interno Claudio Scaiola, dirige poi il quotidiano romano Il Tempo, direttore editoriale di Formiche.net, opinionista di diversi programmi televisivi, docente dell’Università Iulm di Milano. Consulente di comunicazione per diverse società, Enti pubblici e politici, guidò la macchina organizzativa di Expo collaborando intensamente con l’allora commissario Beppe Sala, poi futuro sindaco di Milano, ha scritto anche cinque libri. Ebbi modo di conoscerlo non per questioni radiofoniche (anche se giustamente l’ho inserito nelle mie opere sulla storia della radiofonia) ma per questioni didattiche e politiche, ebbi modo di apprezzarne la moderazione, la cultura, la preparazione, il rispetto per le istituzioni e preziosi consigli che mi diede.