E’ morto il regista Tinto Brass

E’ morto Tinto Brass, il re del cinema erotico italiano. La notizia a è stata data all’Ansa dalla moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice Brass. Brass era nato a Milano il 26 marzo 1933, il suo nome era stato ereditato dal nonno, un pittore, il padre era un avvocato e Tinto cresciuto a Venezia, avrebbe dovuto fare l’avvocato. Si laureò infatti in Giurisprudenza all’Università di Padova, si dedicò però al cinema la sua passione: ventenne si recò a Parigi e si avvicinò agli ambienti della nascente Nouvelle Vague, tornato in Italia iniziò come aiuto-regista di Alberto Cavalcanti e Roberto Rossellini (Il generale della Rovere).

I suoi primi film da regista furono sperimentali, innovativi, il primo uscì nel 1963, In capo al mondo, e tratta del disagi giovanile, sarà poi rigirato e rimontato con il titolo provocatorio Chi lavora è perduto. Seguirono Il disco volante (1964), il film collettivo La mia signora, fu autore di un episodio (gli altri furono firmati da Luigi Comencini e Mauro Bolognini), Yankee (uno spaghetti western del 1966), Col cuore in gola (1967), L’urlo (1968), Nerosubianco (1969), Dropout (1970) e La vacanza (1970).

Successivamente passò al genere erotico del quale diventò il maestro indiscusso. La svolta è datata 1976 con Salon Kitty, forse influenzato dal film Il portiere di notte di Liliana Cavani, seguirà Caligola (1979). L’affermazione definitiva arriva con gli anni ’80: Action (1980), seguiranno La chiave (1983), Miranda, rivisitazione de La locandiera di Carlo Goldoni (1985), Capriccio (1987), Snack Bar Budapest (1988), Paprika (1991), Così fan tutte (1992), L’uomo che guarda tratto da un romanzo di Alberto Moravia, Tenera è la carne (1994), Fermo posta Tinto Brass (1995), Monella (1998), Tra(sgre)dire (2000) e Senso ’45 (rilettura del film di Luchino Visconti del 2002), Fallo! (2003), Monamour (2005). Le sue attrici diventano icone sexy: Stefania Sandrelli, Serena Grandi, Francesca Dellera, Debora Caproglio, Claudia Koll, Alba Parietti. Brass viene definito da alcuni critici il “regista del culo”, lui stesso si vanta di ciò.

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