Davide Mengacci. Un milanese a Roma.

Davide Mengacci

UN MILANESE A ROMA

di Massimo Emanuelli

RITRATTO INTERVISTA PUBBLICATO SULL’OPINIONE DELLE LIBERTA’ IL 28/5/2005 ED AGGIORNATO

davide mengacciIl personaggio televisivo lo conosciamo. La consuetudine domenicale alle sue visite alla scoperta delle bellezze meno appariscenti e conosciute del nostro paese e l’aspetto cordiale, rassicurante ne fanno una sorta di amico di famiglia di milioni di italiani che ogni domenica possono incontrarlo davanti al teleschermo. Ma Mengacci, conosciuto in genere solo come personaggio televisivo, è una persona poliedrica, non è solo “quello de La domenica del villaggio”.
Mengacci è nato a Milano l’8 settembre 1948: “mio padre Guido era direttore di scena del Teatro Comunale di Urbino, nel 1947 arrivò a Milano per lavorare al costituendo Piccolo Teatro di Paolo Grassi e Giorgio Strheler, qui conobbe mia madre, Ebe Colciaghi, monzese di nascita, che faceva la costumista.” Possiamo dire quindi che Mengacci è figlio del Piccolo: “la Milano nella quale nacqui era quella della ricostruzione, il teatro allora era una cosa da bohemiens, da gente che faceva la fame. I miei genitori abitavano in una pensione in via Pontaccio, della quale ricordo una vetrata smerigliata e frequentazioni serali che a me sembravano ambigue. I miei genitori, per non lasciarmi solo in tale ambiente, mi portavano al Piccolo Teatro.” E così Davide cresce e passa le serate al Piccolo, assistendo agli spettacoli. “Ricordo un Coriolano di Shakespeare diretto da Strheler, scenografia grigia, costumi e attori grigi, vedevo le prove tagliate a metà, in senso orizzontale, gli attori li vedevo dalla vita in su perché essendo un bambino lo schienale della poltrona di fronte mi impediva la visuale dalla vita in giù. La sera mi addormentavo in platea, la mattina mi lavavo nei camerini degli attori, quindi venivo caricato sul motorino di un macchinista del Piccolo Teatro che mi portava a scuola. Nel pomeriggio giocavo nel reparto costumi e nell’attrezzeria, i miei giochi li facevo con le spade finte degli attori. Ricordo che il vestito dei miei sogni era il vestito azzurro con fiocchi d’oro di Florindo, personaggio di Goldoni, interpretato da Warner Bentivegna. A sette anni Davide riceve da Sergio Tofano la proposta di interpretare la parte di Bassotto ne Il Signor Bonaventura, “Tofano aveva il problema di trovare un attore abbastanza piccolo che entrasse nel costume del bassotto che porta il milione in bocca, essendo un bimbo, che fra l’altro era di casa al Piccolo Teatro, Tofano mi scelse ma si scontrò con il veto dei miei genitori che, non sapendo se io possedessi il talento per diventare un attore di successo, vollero evitarmi il rischio di diventare un guitto che vive di fatiche e di stenti per tutta la vita”.
La famiglia Mengacci si è intanto allargata, è nato Daniele, fratello di Davide, i Mengacci abitano in Via Masotto, vicino all’aereporto Forlanini, quindi in Viale Papiniano, poi a San Siro, in Via Monreale. Davide si esibisce suonando il pianoforte in una trasmissione della tv dei ragazzi condotta da Cino Tortorella e Gino Negri presso la sede Rai di Milano. Frequenta il Liceo Internazionale diretto da Wanda Omorame e da Silvio Baridon (poi fondatore dello Iulm), quindi si iscrive a Scienze Politiche alla Statale di Milano. “Mio professore di filosofia era Claudio Martelli, mia compagna di scuola era Gabriella Curiel che organizzava dei salotti ove invitava i ragazzi come lei, e i trentenni che in quel periodo rappresentavano l’ala cultural-progressista-illuminata della politica. I trentenni facevano proseliti fra i ragazzi della Milano borghese, io stesso assorbii tale cultura. In quell’ambiente conobbi Bettino Craxi, allora segretario della federazione del Psi milanese, Ugo Finetti e diversi anni dopo, anche mia moglie Cini.” I contatti di Mengacci, da sempre considerato socialista, erano e sono di amicizia personale, e non politici, ma Davide, da vero galantuomo quale è, non ha mai rinnegato tali frequentazioni, nemmeno negli anni bui, anzi proprio in tali frangenti ne ha rivendicato orgogliosamente l’amicizia.
Ultimato il liceo Davide frequenta un corso di fotografia alla Società Umanitaria di Milano: “la mia aspirazione era quella di fare il fotografo, anche se nutrivo ancora l’ambizione di lavorare nel mondo dello spettacolo”. Mengacci inizia a fotografare ombre, prospettive, amici e famigliari. Si orienta quindi verso il reportage osservando e riprendendo le persone per strada, nei bar, quando lavorano e quando si divertono. Davide inizia a lavorare nell’agenzia pubblicitaria che, nel frattempo, aveva fondato suo padre, imparando il mestiere dapprima nel reparto media, indi dirigendo l’azienda. La passione per la fotografia la esplica nei momenti liberi, Mengacci mi mostra alcune foto da lui scattate nella Milano degli anni ’70. “Sono uno dei tanti ragazzi della mia generazione nati con la macchina fotografica in mano. In quegli anni si trattava dell’espressione di creatività più diffusa, quella che oggi ha trovato sbocco nell’informatica e nell’uso del computer. Vedo tantissimi ragazzi che giocano, si divertono ad usare il computer, per alcuni è perfino diventato un lavoro, come era stato per me con la fotografia. Conservo ancora con un certo orgoglio il contratto datato 16 febbraio 1984 stipulato con l’agenzia Olympia”. Davide ricorda con nostalgia uno dei più grandi fotografi italiani degli anni ’60: Ugo Mulas, allievo dell’Accademia di Belle Arti di Brera, frequentatore del Bar Giamaica, collaboratore di Giorgio Sthreler al Piccolo Teatro, e di molte note riviste. “Lo conobbi grazie a mia madre, che in un certo periodo della sua vita era stata giornalista per Vouge ed aveva lavorato con lui. Per me conoscere Mulas fu un ghiotto boccone, lo frequentai come può fare un ragazzo che ha la fortuna di frequentare un maestro e può osservare dal vivo quello che fa. L’ultima volta che l’ho visto è stato a casa sua, in piazza Castello, erano i suoi ultimi mesi di vita, me lo ricordo a letto, ma vivacissimo con gli occhi pieni di luce, di scintillio, questa è l’ultima immagine che ho di Mulas, un signore con i capelli bianchi, ricci, malato, ma non provato, che si era alzato dal letto per venirmi a salutare e chiacchierare. Quel giorno mi regalò anche il libro New York arte e persone. Nella prima pagina c’è ancora la dedica: “A Davide con amicizia”.  Mengacci subisce anche il fascino del realismo francese di Robert Doisnau e Cartier Bresson. Mengacci diventa amica di Gianni Berengo Gardin e inizia a guardare con curiosita’ e passione la piccola umanita’ e i piccoli episodi della quotdianita’ cittadina: fotografa i portinai che spazzano i cortili delle case popolari e gli operai al lavoro nelle strade, i ragazzi che si esibiscono davanti al suo obiettivo e gli innamorati che si baciano, sensibile soprattutto all’estetica del bianco e nero. Per alcuni anni collabora come fotografo d cronaca alle pagine milanesi de Il Giorno e de La Repubblica, e con servizi di reportage fotografico per Qui Touring.
Mengacci continua l’attività di pubblicitario, di sera si diletta esibendosi al Derby e al Refettorio, negli anni ’80 abita nel centro storico ma qualche anno dopo sceglie la Fiera come zona di residenza. Sono gli anni della “Milano da bere”, nella prima metà degli anni ’80 c’è il boom della pubblicità, della moda, della televisione privata. Nella seconda metà degli anni ’80 Mengacci cambia professione e si dedica alla televisione: “Il destino volle che il bassotto propostomi da Tofano, e buttato fuori dalla porta, rientrasse anni dopo dalla finestra: a 38 anni iniziai a fare l’attore comunque…” L’occasione per riannodare i fili di quel “bassotto negato” si presenta nel 1986 quando Mengacci accetta la proposta di condurre la trasmissione Otto Italie allo specchio e torna così sul palcoscenico. La prima puntata va in onda su Canale5 l’8 settembre 1986, il giorno del suo trentottesimo compleanno: la vita ricomincia a quarant’anni. Da questo momento è un successo dopo l’altro: Dovere di cronaca, Le interviste mascherate nell’ambito di Pentatlon, condotto da Mike Bongiorno. Dopo un breve periodo su Rai2 (Linea Rovente condotta da Giuliano Ferrara, I giorni e la storia, Zanzibar e Questione di stile), nel 1988 rientra in Fininvest con Candid camera show, inizia il sodalizio con Gerry Scotti proseguito con Roba da matti. “La Milano degli anni ’80 si è radicalmente trasformata con l’arrivo di Berlusconi che con le sue attività innovative, fino a quel momento di appannaggio romano, ha creato uno sbocco industriale del tutto inedito e originale. Berlusconi non era il tipico industriale italiano degli anni ’60 incapace di rinunciare ai suoi aspetti più provinciali, diede alla città una serie di possibilità che fino ad allora erano sconosciute. Dal punto di vista politico e culturale i socialisti risvegliarono la città, trasformarono la città da metropoli chiusa in sé stessa, nella sua capacità produttiva ed industriale, in metropoli europea dal punto di vista politico e culturale.”
Nel 1990 terza edizione di Candid camera show, e inizio di Scene da un matrimonio, destinato ad andare in onda per sette anni, nel 1991 è la volta di Tricolore, e della seconda edizione di Scene da un matrimonio. Nell’agosto 1992 realizza uno dei suoi sogni nel cassetto: condurre un quiz, l’occasione si presenta quando lo chiamano a sostituire Claudio Lippi ne Il pranzo è servito, lo storico programma di Corrado. Mengacci pubblica per Mondadori il libro Viva gli sposi nel quale ha racconta le cose più strane e curiose di quanto gli accaduto conducendo Scene da un matrimonio. Dal settembre 1993 conduce anche Perdonami, nella stagione successiva seconda edizione di Perdonami, e inizio di Luogocomune. Nel 1995/96 parte La domenica del villaggio, programma itinerante alla scoperta delle bellezze naturali e artistiche dei piccoli e meno noti paesi della provincia italiana, tuttora in onda ogni domenica mattina. Da una costola de La domenica del villaggio nasceranno Fatto in casa e poi Fornelli d’Italia. Concetto basilare del modo di fare televisione di Mengacci è – così come quando era fotografo – raccogliere gli spunti che vengono dalla strada e di trasformarli in eventi televisivi. “Quello che faccio oggi in televisione era quello che facevo quando fotografavo. Andavo in giro per la città cogliendo le situazioni così come si presentano ed elaborandole creativamente con l’inquadratura o con l’uso del bianconero, così come oggi uso la telecamera in un contesto più ampio”.
E Milano oggi, come la trovi? Milano ultimamente si è un po’ defilata come città europea, soffre di un periodo di crisi per quanto riguarda lo sviluppo artistico e culturale. Il sindaco Albertini mi piace, fra l’altro è lui che ha celebrato il mio matrimonio con Cini, non si può imputare a lui la colpa della crisi di Milano. I sindaci socialisti avevano dalla loro la spinta innovativa di un’Italia e di un’Europa in pieno boom, e seppero fare di Milano una città leader. Albertini si è trovato a lavorare in un’Italia in crisi, in una città svuotata, che fatica a ritrovare sé stessa, dopo la crisi della metà degli anni ’90. Albertini ha comunque il merito di aver saputo far ripartire la città.” Mengacci mi saluta con il suo sorriso tranquillizzante, mi dice che deve partire per Roma – dove lavora da quindici anni, pur abitando a Milano – da dove poi partirà per un nuovo comune d’Italia per la diretta di una nuova puntata de La domenica del villaggio, salutandolo gli dico: “sei l’unico milanese, come Marcello Marchesi, che è riuscito a conciliare due città così diverse come Milano e Roma.

Nel 2008 Davide Mengacci propone su Rete4 Su le maschere, quindi conduce l’edizione di Miss Padania dello stesso anno, e fa partire Fornelli in piazza. Dalla stagione televisiva 2008/2009 Cuochi senza frontiere. Davide Mengacci ha continuato in questi anni la sua attività di fotografo realizzando una convincente “fotografia di strada” rivolta ai luoghi che visita, in Italia e all’estero, con una concentrazione e applicazione che non si limitano all’esercizio estetico dell’immagine ma declinano un’attenta e appassionata osservazione della vita. Dall’ottobre 2009 Mengacci tornerà nella sua veste di fotografo: a Varese esporrà alcuni suoi scatti su un tema assai attuale: quello dei senza tetto. Non è certo la sua prima mostra, Davide ne ha fatte diverse, recentemente una a Bibiena (in provincia di Arezzo), Mengacci ha inoltre curato le fotografie per il libro di Armand Gatti La vita immaginaria dello spazzino Augusto G. uscito per i tipi della Guanda Editore ed altri libri fotografici come La Milano di Davide Mengacci. 1965-1985 da capitale morale a Milano da bere, su testi di Antonio Steffenoni.

mengacci libro de loren

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