Raimondo Lagostena

Raimondo Lagostena: DA TELEBUONGIORNO A LA3, MISTER ODEON, MISTER VIDEOFONINO

RAIMONDO LAGOSTENA

Raimondo Lagostena Bassi nasce a Genova nel 1951, laureatosi in giurisprudenza Raimondo inizia a fare il giornalista, dal 1976 lavora a IL SECOLO XIX, il suo editore Perrone gli affida l’incarico di caposervizio nell’emittente che ha da poco costituito. Lagostena è responsabile dei servizi giornalistici. Mentre collabora a IL SECOLO Raimondo conduce per Tivuesse la rubrica di sci SLALOM.

http://www.blinkx.com/video/tivuesse-slalom/7nvFJTqIWm8tYPDsM9e-JQ

 Nel 1979 Lagostena lascia IL SECOLO con Cesare Lanza, i due comprano da Salvatore Cingari le frequenze di Tele Buongiorno.  Tre anni di vita per questa emittente che è rimasta nel cuore di molti genovesi, poi Lagostena la vende a Silvio Berlusconi per irradiare i programmi di Canale5 in Liguria; nel 1983 Lagostena compra, con Cesare LanzaTelegenova.

Lagostena cosa ricorda dei tempi delle prime tv locali? “Furono tempi gloriosi che, a parer mio, non vennero interrotti nemmeno dall’avvento dei network.  L’inizio degli anni ’80 segnò si la vittoria di Silvio Berlusconi, il sistema televisivo italiano è unico al mondo, è il più bel sistema televisivo proprio perché è unico, perché ad un certo momento della scena è arrivato un signore che si chiamava Silvio Berlusconi il quale, partendo da una tv locale, creando un impero. Negli anni ’80 fallirono la Fiat, Rusconi, la Rizzoli con Pin, Mondadori e tutti i più grandi imprenditori che ebbero la possibilità di fare una grande tv in Italia, l’unico a riuscirvi fu proprio Berlusconi.  I network non danneggiarono però le tv locali che continuarono ad avere sempre un loro ruolo, alcune chiusero i battenti, ma le altre continuarono a vivere, innovando, radicandosi ancor più al proprio territorio. A rovinare le tv locali fu la legge Mammì del 1990 a rovinare le tv locali, e infatti gli anni ’90 furono i peggiori per le tv locali. Nel 1990 Berlusconi si era conquistato sul campo l’oligopolio nazionale, la Mammì fece bene ad istituzionalizzare il duopolio, ma non fece altrettanto bene bloccando le tv locali.  Solo dopo 14 anni di lunghissime battaglie con la legge Gasparri è stata data la possibilità alle tv locali di continuare a crescere, la legge dava la possibilità alle tv locali di diventare nazionali, mi auguro che con la nuova legge Gentiloni sia possibile per noi crescere. Le tv locali italiane hanno costruito la più grande ottimizzazione e nazionalizzazione esistente al mondo nell’uso delle frequenze radioelettriche. Quando io sento parlare di esperti frequenze, mi riferisco a un certo ingegner Sassano, a REPORT l’ho definito talmente esperto che mio nipote, che ha sei mesi, ne capisce più di lui, l’ingegner Sassano con faziosità e menzogne sosteneva dalla Gabanelli che la televisione de La3 non si sarebbe vista da nessuna parte, i fatti hanno smentito tale ingegnere, la Gabanelli e Sassano si sono presi una bella querela per diffamazione.  In Italia abbiamo circa 35.000 frequenze c’è posto per tutti, l’Italia è l’unico paese al mondo in cui abbiamo diverse bande, 13 canali dalla lettera A alla lettera H2, e 49 canali dal 21 al 69, nella maggior parte dei posti delle città sono tutti felicemente occupati senza interferenza, grazie non al piano delle frequenza, ma grazie all’intelligenza di chi ha costruito l’occupazione delle frequenze, che sono stati gli editori locali, Berlusconi ha soltanto comprato delle frequenze da piccoli editori. La Rai non ha mai messo un tecnico a pensare come fare una frequenza, perché aveva sempre avuto le frequenze come assegnazione di Stato, quando si è trovata a dover competere sul mercato con la Gasparri che dal gennaio 2004 la obbligava ad accendere le prime trasmissioni digitali, se non gli risolvevamo noi delle tv locali il problema di come comprare le frequenze non sapevano da che parte iniziare. Le tv locali hanno costruito la più grande infrastruttura di trasmissione televisiva esistente, e ancora oggi sono in grado di ottimizzarla. L’esempio della costruzione di una rete come quella del telefonino de La3 è fatta dalle tv locali. Io ho messo insieme 87 tv locali diverse, li ho convinti a vendere alcune frequenze, ma non per uscire dal sistema, bensì per ottimizzare il sistema, ho riversato su questo sistema di tv locali le risorse messe a disposizione da un signore cinese che sta ad Hong Kong e che non sa nemmeno cosa siano le tv locali in Italia. Io ed altre persone l’abbiamo convinto, ed ha messo a disposizione delle tv locali 200 milioni di euro. Tutte le tv locali (614 per l’esattezza) per incassare 200 milioni di euro dalla pubblicità nazionale impiegherebbero 15 anni, La3 ha avuto come partner la Tim e Vodafone, nel 2005 annunciai che entro il 2005 saremmo stati pronti, e così è stato: “noi avevamo già investito moltissimo in sperimentazione e ricerca tecnologica per essere pronti, per poter partire, e abbiamo iniziato puntuali nel dicembre 2005.

Alla fine del 1985 Lagostena si trasferisce in Sardegna dove è fra i promotori di Sardegna 1 Sardegna 2, si collega a Odeon come affiliato esterno. Nel 1986 Lagostena crea il gruppo Profit, nel 1990 Lagostena entra come socio a TeleCampione, e, sempre nel 1990 acquista Tv7 Pathè,

Nel maggio 1992 la holding Profit si concentra esclusivamente sul settore televisivo occupandosi di nicchie di mercato innovative o da riposizionare (televendite, syndacation, home video ecc.). Lagostena acquista diverse tv da rispettivi fallimenti, le rifonda e le fa rinascere. Nel 1994 la Profit rileva la totalità delle azioni di Telecampione, l’emittente fino a quel momento era stata un’emittente televisiva locale con una presenza nel Nord Ovest e nella Svizzera Italiana, ora è visibile in dieci regioni italiane con un bacino di telespettatori di oltre 23.000.000. Ma Lagostena non si ferma: rileva anche Sei Milano: “A lanciare questa emittente ci provarono cervelli e geni, Benetton, il Corriere della Sera, le Assicurazioni Generali, per fare una televisione modello New York One con 140 dipendenti (80 giornalisti, 60 tecnici) a Milano pensando di fare la street television, nel giro di un anno registrarono soltanto 450 milioni di lire di ricavo, allora sono subentrato io:  la mia ricetta è stata quella di lasciare si l’informazione ma limitata a sei ore, nelle altre 18 ore ho inserito le televendite, perché così vuole il mercato.

Siamo stati noi delle tv locali ad inventarci le tanto disprezzate televendite, era un sistema per sopravvivere, oggi anche Mediaset realizza televendite, fra un po’ le vedremo magari anche in Rai”.

Col nuovo millennio la Profit opera nel settore della comunicazione e diffusione televisiva, con particolare riferimento alla produzione di contenuti di pubblica utilità. In particolare il Gruppo è attivo sui mercati della pubblicità nazionale e locale, delle televendite, della comunicazione istituzionale e politica, dei servizi di comunicazione per le piccole e medie imprese e dei servizi di produzione televisiva per aziende terze. Conseguentemente, il Gruppo Profit è presente in tre aree operative:  l’emittenza televisiva (TV broadcasting), la raccolta pubblicitaria e i servizi di produzione.  Nel TV broadcasting il Gruppo opera tramite Radiotelevisione di Campione S.p.A. (controllata al 70%) e Telereporter (controllata al 100%) e tramite la syndication Odeon TV che conta oltre 17 emittenti locali diffuse sull’intero territorio nazionale. Profit partecipa con una quota di minoranza le emittenti Canale 7 e +Valli TV. Profit, inoltre, è presente nel segmento satellitare con i canali in chiaro Odeon SAT e TLC SAT. può contare sulla trasmissione satellitare del palinsesto Odeon TV attraverso al canale in chiaro Odeon Sat.

La raccolta pubblicitaria avviene sulle proprie emittenti e sulla syndication principalmente tramite le strutture commerciali Profit e, per la tabellare, con la concessionaria ELAIA (nazionale) e Prime Time Pubblicità (locale). Per quanto riguarda la produzione, Profit dispone di due strutture dedicate che comprendono 8 studi televisivi, teatri di posa e uffici che si estendono per quasi 14.000 mq.   I servizi comprendono l’affitto degli studi, la ripresa e la messa in onda di eventi per conto terzi, l’attività di post-produzione audio e video, il doppiaggio e le riprese televisive in esterna.

Fra le partnership più significative il Gruppo Profit vanta la collaborazione con l’agenzia di stampa Ansa che ha dato vita a L.T.N. Italia, la prima agenzia di videonews locali che offre un’ampia gamma di servizi basati su fatti di cronaca, costume, sport, economia e pubblico interesse, unendo l’esperienza decennale di Ansa nell’informazione alla peculiarità tecnica e alla consolidata rete di emittenti locali collegate con Profit.

Nel 2001 la Profit acquisisce Telereporter, partono quindi Telereporter Roma e Telereporter Sud, Lagostena rileva anche la storica fiorentina Canale 10.  Ma tutto finisce il 16 dicembre 2009 quando l’imprenditore viene arrestato. Da allora ha inizio il declino del gruppo Profit, nel 2012 un ramo dell’azienda (Telereporter ed Odeon Tv) viene ceduto a Prima Rete, un altro a (Canale 10) a Gold Tv.

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