Quartiere San Lorenzo: sulla morte di Desirèe si fa politica. Attivisti pentastellati si arrabbiano con Salvini in difesa di Virginia Raggi

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Il 24 ottobre alle 11,30 del mattino il ministro dell’interno Matteo Salvini ha pubblicato una foto su Twitter. Era seduto a un tavolo insieme alla sindaca di Roma Virginia Raggi e annunciava che sarebbe andato nel quartiere dove è morta la ragazza: “Ho raggiunto d’urgenza il Comitato ordine e sicurezza pubblica di Roma e poi andrò a San Lorenzo con un pensiero a Desirée. Una ragazza di 16 anni non può morire stuprata così in un quartiere ricettacolo di criminali e spacciatori. Vado a vedere di persona”.

Un’ora dopo il ministro era in diretta su Facebook da via dei Lucani, ma ad aspettarlo ha trovato un gruppo di studenti, di attivisti e di abitanti del quartiere che gli hanno impedito di raggiungere il civico 22. “Sciacallo, sciacallo”, hanno gridato le attiviste del movimento femminista Non una di meno, che si riunisce spesso proprio a San Lorenzo, vecchio quartiere operaio e poi roccaforte della sinistra extraparlamentare romana.

“Fuori Salvini dai quartieri”, hanno urlato le universitarie. Un anziano ha sventolato una bandiera dell’Associazione nazionale partigiani italiani (Anpi). Una cinquantina di telecamere erano fisse sul ministro, mentre la polizia e le guardie del corpo gli hanno creato un cordone di sicurezza intorno per impedire ai manifestanti di toccarlo. “La violenza non ha passaporto, vattene Salvini che lucri sopra un morto”, hanno continuato le ragazze, mentre il vicepremier è stato costretto ad andarsene, promettendo di schierare più polizia nel quartiere e di tornare con la ruspa. In realtà è tornato un paio d’ore dopo, senza annunciarlo, per il timore di essere ancora contestato.

Questa ragazza morta poteva essere mia sorella”, ha commentato Marco, un ragazzo di 18 anni che vive proprio in via dei Lucani. Anche lui era sceso in strada per protestare contro Salvini. “Solo quando succede qualche tragedia si vedono i politici da queste parti. Lo spaccio a San Lorenzo è una realtà da molto tempo, tutti sanno, ma nessuno ha mai fatto niente”, ha continuato il ragazzo con le lacrime agli occhi. Isabella, del collettivo studentesco Sapienza clandestina, era in testa al corteo improvvisato e teneva uno striscione rosso.
“L’Italia è uno dei paesi dove la violenza contro le donne è più diffusa, la violenza non ha nazionalità, gli stupri non hanno nazionalità. Salvini vuole strumentalizzare la morte di questa ragazza nella sua battaglia contro gli immigrati, promette di schierare più polizia. Ma la polizia non serve, ci sono stati altri episodi drammatici nonostante la presenza delle forze dell’ordine. Chiediamo più centri antiviolenza, più stato sociale, più sostegno alle donne”, ha detto la ragazza, sotto al murale dello street artist Diamond, dipinto sulla recinzione dei capannoni abbandonati: un dragone bianco e nero con una testa di donna.
Un gruppo di una decina di persone, soprattutto donne, si è avvicinato al ministro perché voleva parlare con lui. “Salvini non ci abbandonare, vogliamo i fatti non le chiacchiere”, gli hanno gridato. Un uomo anziano ha urlato: “Lei è il primo ministro che viene qui a San Lorenzo”. Altri si sono scagliati contro le attiviste, le hanno insultate: “Siete delle lesbiche, state zitte”. Un altro ha gridato: “Queste terzomondiste sono le metastasi della sinistra”.
I mezzi d’informazione hanno molto indugiato sulle divisioni degli abitanti di San Lorenzo, ma i manifestanti hanno segnalato che alcuni dei sostenitori improvvisati di Salvini sarebbero parenti di alcuni spacciatori della zona, che vogliono fare piazza pulita degli spacciatori avversari. Insomma una contesa per il controllo del territorio e del mercato locale di stupefacenti. Andandosene, Salvini se l’è presa con i centri sociali e ha promesso il pugno duro contro le occupazioni e un piano straordinario per gli sgomberi a Roma. I toni del vicepremier anche contro l’amministrazione cinquestelle romana fanno presagire una nuova campagna elettorale e un nuovo obiettivo: la capitale.

Di Maio su facebook, invece, ha chiesto poteri speciali per la sindaca della capitale e ha annunciato che proverà a inserire un emendamento nel decreto sicurezza in discussione al senato: “Come governo inseriremo un emendamento per iniziare ad ampliare i poteri di Roma Capitale e del suo sindaco”.

Lasciando via dei Lucani, Salvini ha individuato una serie di responsabili: ha criticato la giunta di Virginia Raggi e le giunte precedenti, poi ha dichiarato guerra ai centri sociali del quartiere, accusati di non avergli fatto raggiungere il luogo della morte di Mariottini, infine ha annunciato che comincerà una nuova stagione di sgomberi. In risposta a Salvini, gli attivisti hanno convocato un presidio di solidarietà per Desirée Mariottini e la sua famiglia il 26 ottobre alle 18, nella piazza centrale del quartiere, piazza dell’Immacolata.   Secondo i dati del ministero dell’interno, a Roma come nel resto d’Italia i reati sono in calo, anche se la diffusione degli stupefacenti e gli stupri invece sono in aumento. Per gli attivisti, la città non ha bisogno di più polizia e forze dell’ordine, ma di più servizi e di politiche sociali che aiutino a colmare le disuguaglianze soprattutto in alcune aree della città.

Gli attivisti accusano Salvini di voler usare la morte della ragazza, invece, per colpire gli spazi sociali, favorendo ancora di più gli interessi criminali e speculativi. “Il luogo dove è morta Mariottini non è uno spazio occupato, ma è un luogo abbandonato da almeno dieci anni”, afferma Daniele del Nuovo Cinema Palazzo, uno dei centri sociali più attivi del quartiere. “Ma quello non è l’unico posto in cui lo spaccio è tollerato, ci sono piazze e strade”, continua Daniele.   “Il ministro confonde volutamente spazi occupati e spazi abbandonati. Tutti gli spazi sociali del quartiere hanno sempre preso posizione contro la speculazione, tanto che hanno dato vita a un osservatorio che si chiama Libera Repubblica di San Lorenzo che nel corso degli anni ha fermato diverse speculazioni”, continua Daniele.  Anche Claudia dell’Esc è d’accordo: “Il quartiere è difficile perché è abbandonato, ma le realtà sociali sono le uniche che suppliscono a questo vuoto. Per esempio Non una di meno, il movimento femminista romano, si è riunito molte volte proprio a San Lorenzo, creando legami sociali e un’altra idea di sicurezza”. Si parla di “ruspa”, osserva Claudia, “quando invece si dovrebbe parlare di eroina, di spaccio, ma anche di marginalità sociale e di disuguaglianza, a San Lorenzo e in tutta la città”.  Roberto  Fico, presidente della Camera, leader della corrente  pentastellata avversa all’alleanza con la Lega (nascosta pena eventuali espulsioni dal Movimento) ha dichiarato:   “La coesione sociale è il mezzo fondamentale per costruire il resto della comunità solidale. Anche nei momenti difficili non ci vogliono ruspe ma più amore e partecipazione. Bisogna essere costantemente nei quartieri difficili senza lasciare mai nessuno solo”. Quella di Desirée “è una vicenda terribile, alla famiglia vanno le nostre condoglianze, ma il fatto che siano già state prese tre persone, probabilmente siamo sulle tracce di una quarta, dimostra che a livello investigativo e d’indagine funzionano – ha aggiunto Fico -. Il punto è riuscire a far sì che nelle città e nei quartieri ci sia una progettazione vera e ci siano le risorse per fare progettazione, altrimenti rimane tutto sulla carta”.

Nella capitale oggi c’è stata una manifestazione, migliaia di persone in piazza del Campidoglio. Cori contro la sindaca Virginia Raggi: “Dimissioni”  Al centro il tema della sicurezza: “Quante Desirèe devono morire prima di vietare di bere in tutta la città?” Dimissioni, dimissioni”.  “Roma dice basta”, lo slogan scelto per il presidio sotto la sede del Comune guidato Virginia Raggi per protestare contro il “degrado cittadino”. Tanti cartelli ironici: da “Roma (pulita) o morte” a “Roma sembra l’Emmental”  Protestano anche i commercianti, come quelli di via Emanuele Filiberto: “il negoziante deve vivere ogni giorno, non si deve ignorare, vessare, emarginare”. Richiesti anche “mezzi di trasporto adeguati” .”A Roma – si legge sulla pagina Internet del movimento ‘Tutti per Roma Roma per tuttì – non c’è più nulla che funzioni. La capitale è ferita dall’incuria, dalla mancanza di visione e di strategia di chi dovrebbe governarla”.
Quindi con la manifestazione di stamani si vuole dire basta al degrado che caratterizza la città, dai rifiuti per le strade ai problemi riguardanti il trasporto pubblico, dalle buche stradali alla sporcizia. E protagonista è anche il tema della sicurezza: “Quante Desirée devono morire per vietare di bere in strada in tutta la città?”, si legge su un cartellone.

“Il vento è cambiato e sa di monnezza” invece recita un altri striscione. Non distante dal cartello spunta una ramazza con la scritta “Oggetto molto utile, forse ancora sconosciuto”. “Libere di scegliere. Non un passo indietro, giù le mani dalle donne”, recita un altro slogan portato in piazza da un gruppo di signore.

Migliaia di romani si sono radunati oggi in piazza del Campidoglio per protestare giustamente contro uno stato di cose diventato intollerabile. La sporcizia, le buche, il verde abbandonato, i servizi pubblici che non funzionano. Nella manifestazione pacifica di oggi un cartello fra i tanti che dice tutto ‘Raggi una buca vi inghiottirà'”.
“Roma dice basta”, sit-in contro il degrado in Campidoglio: le immagini della piazza piena. Mai manifestazione civica così imponente è stata organizzata contro un sindaco. E’ l’inizio della fine della Raggi. Il disastro del M5S a Roma: buche rifiuti, collasso trasporto, degrado urbano.   Quello di questa mattina è un ennesimo test per la sindaca Raggi a chiusura di una delle settimane più drammatiche forse del suo mandato iniziato 28 mesi fa: prima il delitto di Desirée, la sedicenne violentata e uccisa in un capannone fatiscente nel quartiere universitario di San Lorenzo , poi il crollo della scala mobile della metro Repubblica che ha causato il ferimento di 24 tifosi russi del Cska in città per il match con la Roma e che ha riportato a galla le polemiche sulla sicurezza della rete dei trasporti capitolini e infine il processo che vede proprio la sindaca sul banco dei testimoni come imputata per falso.

Se il 10 novembre Virginia Raggi sarà rinviata a giudizio qualcuno parla di elezioni anticipate, il Pd e Forza Italia sono (a livello nazionale, stano ai sondaggi, partiti morenti. A livello romano ha sempre avuto seguito la destra oggi rappresentata a Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni potrebbe ricandidarsi stavolta con maggior fortuna,  , però la partita potrebbe essere fra Lega e 5 Stelle. Si è avanzata la candidatura a sindaco in quota Lega lel ministro Giulia Bongiorno (la quale però ha smentito), in casa 5 Stelle si vocifera su una possibile candidatura di Alessadro Di Battista che torna al Guatemala ed è disoccupato, un posto i lavoro in politica bisogna trovarglielo, mal che vada far il consigliere comunale d’opposizione, se non vincerà.  Vi è poi la possibilità di una candidatura comune fra Lega e 5Stelle che consoliderebbero così l’idillio governativo nato a livello nazionale, una figura incolore, come Conte, che accontenterebbe Lega e 5Stelle.

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