1980 Le prime liste civiche a Milano: la lista No Milano Lista Rock

 

 

 

Nella storia di Milano sono esistite cinque liste civiche con un nesso logico:  Lista per Milano/Il Melone, No Milano lista Rock (1980), Lega socialista e Fuori dalla Menzogna(1997), Sosteniamo Milano (2016), liste antipartiti prevalentemente costituite da cittadini, senza movimenti e partiti politici alle spalle costituite prevalentemente od esclusivamente da cittadini. Il Movimento 5 Stelle non ha inventato nulla. Di queste cinque liste soltanto due riuscirono a presentarsi, le altre non raccolsero il numero sufficiente di firme per presentarsi.

No Milano Lista Rock si organizzò all’inizio degli anni ’80, vi sono alcune similitudini con Sosteniamo Milano che presentai nel 2016. Ero giovanissimo, ancora minorenne, ma ero già in radio. Mi occupavo di musica e facevo il redattore al grande Franco Moccagatta in trasmissioni approfondimento e politiche. Moccagatta alla fine del 1979 passò ad un’altra emittente e diedero a me l’arduo compito di effettuare alcune interviste con i vari candidati. Le mie simpatie andarono a due liste controcorrente: Lista per Milano/Il Melone e No Milano Lista Rock.

No Milano Lista Rock era una formazione costituita da giovani, tutti di qualche anno in più di me, basata sulla musica e sulla disaffezione giovanile nei confronti della politica.  Fra i candidati Gianni Muciaccia (che ritroverò anni dopo come agente di Jo Squilo), Fabio Treves ed alcuni gruppi rock.

 

lista rock

LA LISTA MUSICALE PRONTA PER ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI GIUGNO

Il partito rock prepara la convenction fra folcklore alternativa e disimpegno. Dopo Il Melone la lista Rock.

A Milano è la prima a scendere in campo per le elezioni amministrative di primavera ed è ronta a gareggiare con comunisti e radicali per conquitarsi l’ambito primo posto nei seggi. In piazza del Duomo, sotto la Galleria, a Porta Ticinese, distribuiscono già volantini gialli e neri: “Per Milano vota rock”, ma la macchina organizzativa del primo partito italiano all’insegna della musica e delle chitarre al collo, sta facendo sondaggi capillari anche a Roma, Bologna e Torino. Sono pronti gli slogan: “non votare scheda bianca, vota rock” oppure “basta con piattaforme, preamboli e appoggi, vogliamo la rockcrazia”. C’è il simbolo (una mano chiusa con il pugno) hanno anche un leader Gianni Muciaccia, 25 anni, mimero uno del complesso Kaos Rock e mente organizzativa del battage pubblicitario (Muciaccia lo inconterò successivamente nella veste di manager di Jo Squillo). “Pensiamo di raccogliere 15.000 voti soltanto a Milano, che significano due consiglieri comunali seduti accanto a Carlo Tognoli e a Massimo De Carolis, così finalmente dei nostri problemi: lo studio, il divertimento, le case che non ci sono.. Ma ci batteremo anche per avere asili, ospedali che funzionino e una città con più verde e meno parcheggi. Tra folcklore e disimpegno fanno consultazioni, incontri, dibattiti con intellettuali emergenti ed ex militanti dell’ultrasinistra delusi dalla politica. I comizi li faranno con la musica nelle discoteche di moda e in quelle di perfieria, al Palalido o all’Idroscalo. Assicurano che sarà un “maggio da Skiantos” e che, poi, conti alla mano, il progetto non è poi tanto illusorio se riuscirà a conquistare il “Partito dgli insoffistatti, i i giovani che nelle passate elezioni politiche hanno votato scheda bianca per rabbia o per reazione o per disinteresse.
Primo Moroni, titolare della libereria “alternativa freak” Calusca, a pochi passi dalle Colonne di San Lorenzo, dice: “negli ultimi tempi i giovani dell’hinterland si sono divisi fra il rifiuto della politica attiva, il misticismo e la violenza. Sono alla ricerca di nuove forme di consenso e di aggregazione, molti sono introversi, insicuri. Si trovano soltanto sotto il grande ombrello della musica rock. Per andare a sentire i concerti Patti Smith o dei Jumpers fanno sacrifici. Perchè, quindi, dovrebbero essere insensibili al richiamo politico? Il partito rock si rivolge infatti a quel 15% di elettori giovanissimi che, a Milano, provengono dal fallito Movimento Settantasette. Per loro gli anni della Grande contestazione sono lontani, la tragedia dell’Italicus e la bomba di piazza Fontana fanno parte ormai della triste storia del terrorismo italiano: hanno scaricato quindi la conflittualità esplosiva sulle bande rock dai nomi pittoreschi (Candeggina Gang, Oltretomba, Satan Group, Supervolt, Computers, Kaos Rock) e sull’onda dell’entusiasmo di gruppo chiedono una “nuova politica culturale e sociale delle grandi aree metropolitane”. Nel quartier generale di Santa Marta a Milano c’è un’atmosfera da primarie americane: decalcomanie variopinte, fumetti, manifesti choccanti. Gigi, uno dello staff di Muciaccia, dice:”nessuno di noi si è disperato per il disastro elettorale della Nuova Sinistra o per il riflusso contenutistico di Lotta Continua: per molti giovani di oggi l’alternativa è la musica, intesa come politica. Non è meglio della droga, dell’alcol o della violenza?” Un po’ provocatori, un po’ illusi (“ma l’illusione non è un’arma rivoluzionaria?” dice una ragazza del Ticinese), ammettono che anche la scelta musicale può essere una ghettizzazione, un’emarginazione allegra e spensierata, ma (almeno – aggiungono – sarà una scelta libera, senza imposizioni. Così, fra i suoni elettrizzanti e incontri culturali, il Partito Rock prepara la sua convenction di aprile al cinema Cristallo di Milano, ci sarà la presentazione ufficale di programmi e candidati in una tre giorni di rock, interventi, filmati, majorettes che al posto della siringa avranno in mano una pera e in pugno terranno una chitarra. Dice una canzone dei Gaz Nevada, un complesso molto in voga fra i giovanissimi “. Per fare politica bisogna fare della buona musica, per fare della buona musica bisogna suonare il rock. Questa rivoluzione dell’Ottanta incomincia da qui. Resta da chiedersi: quale successo potrà avere? Il leader Muciaccia è sicuro: “il sindaco Tognoli prepari per noi almeno una poltrona a Palazzo Marino e magari una cuffia con della buona musica: così almeno potremo non annoiarci quando qualcuno parla inutilmente”. C’è anche un rischio: che il partito rock italiano faccia la fine del partito hippy degli anni ’60. Ma allora non c’era il tanto chiacchierato rifllusso e il disimpegno era una colpa.

Dal Corriere della Sera

Lunedì 26 novembre alle ore 17,30 su Radio Free intervisterò Stefano Parisi, mio avversario come candidato sindaco alle elezioni Milano 2016. Lunedì 3 dicembre intervisterò Roberto Bernardelli (fondatore e Presidente di Grande Nord).  Nel 1980 negli studi di Radio Ambrosiana incrociai per la prima volta Roberto Bernardelli, allora trentunenne, già titolare dell’Hotel Cavalieri. Io ero minorenne, non potevo votare, ma le mie simpatie (era la mia prima campagna elettorale seguita come speaker) andavano a No Milano Lista Rock e a Lista per Milano Il Melone (fondata da Bernardelli e dall’ex sindaco di Milano Pietro Bucalossi).

Io e Roberto Bernardelli c’eravamo già nel 1980, certe cose le dicevamo 40 anni fa. Niente a che vedere con gli improvvisati 5 Stelle, siamo persone con una storia professionale e milanese. Io sempre presente come giornalista, testimone e candidato, infine candidato sindaco. Non c’entro nulla con gli untorelli che vogliono fare la rivoluzione a Milano senza avere competenze, curriculum, storia milanese (alcuni non risiedono nemmeno in città o vi risiedono da poco). Diceva Indro Montanelli che per fare il candidato sindaco di Milano (candidato non sindaco) bisogna vivere in città da almeno trent’anni, conoscere tutti i quartieri cittadini, sapere dialogare con tutti i ceti sociali, avere una professione, essere stimati. I 5 Stelle non sono andati oltre il 10% a Milano (anche troppo…) perché non hanno mai lavorato e non hanno voglia di lavorare, sfogano le loro frustrazioni con la rete e si gli va bene con due clic vivono di politica. Senza curriculum, senza la minima esperienza. Ma c’è anche di peggio: gruppi politici, fuoriusciti dai 5 Stele, che, con le medesime caratteristiche pentastellate, addirittura non risiedono nemmeno in Milano città ma in altre città lombarde…

 

 

 

Vi aspetto con Stefano Parisi lunedì 26 novembre alle 17,30 su Radio Free

per ascoltarci cliccate

http://www.radiofree.it

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