Franco Parenti

FRANCO PARENTI, UNA VITA SULLA SCENA

di Massimo Emanuelli

L’OPINIONE DELLA DOMENICA 2/6/2002

FRANCO PARENTIFranco Parenti era nato a Milano il 7 dicembre 1921, nel 1940 si diplomò all’Accademia dei Filodrammatici, con Paolo Grassi e Giorgio Strheler, il suo debutto in teatro si registra nel 1941 con la compagnia Merlini-Cialante (Rosso di San Secondo, Pirandello e Wilder, fra polemiche e trionfi). Sempre nel 1941 da vita con Grassi al gruppo di avanguardia Palcoscenico, e presto fa leva con nuovi drammaturghi e poeti. Solo la guerra e un conseguente internamento in Germania lo tengono lontano dalle ribalte, ma nel 1946 viene scritturato dalla Randone-Maltagliati, e nel 1947 lavora nella compagnia di rivista Navarrini-Rota.
Parenti ha l’onore di diventare fra i pionieri del Piccolo Teatro di Milano quando Strheler mette in scena Il mago dei prodigi di Calderon, Arlecchino servitore di due padroni e I giganti della montagna, ma poi sente qualche difficoltà di muoversi e di procedere e, nel 1948, si getta a lavorare nell’avanspettacolo con De Rege, Macario e Pina Renzi. Elabora i primi sketch, recita, anche se per poco, accanto a Walter Chiari, giunge a ritagliarsi uno spazio nella Rai dai cui microfoni lancia la voce di un personaggio proverbiale, Anacleto il gasista (toni striduli, modulazioni da fabulatore proletario, cadenze lombarde). Nel primo dopoguerra, quando la televisione non è ancora entrata nelle case degli italiani, Parenti con il suo Anacleto il gasista fa trascorrere in allegria i sabati sera dei milanesi e degli italiani incollati alla radio.
Parenti è dotato di grandissima sensibilità culturale, curioso ed insofferente, personaggio di enorme e svagata umanità, ha attraversato ogni genere d’esperienza in palcoscenico, trasferendo sempre nel suo lavoro una vivacità e un segno attorale inconfondibile.
Nel 1951 c’è il primo involontario sodalizio con Dario Fo con cui darà vita ad una pietra militare della nuova arte comica italiana quando assieme a Giustino Durano realizzeranno nel 1953 Il dito nell’occhio, seguito da Sani da legare. Sia lui che Fo, attratti dal cinema, non si assoggettano però a lungo a quella formula.
Nel 1955 Parenti istituisce il teatro cronaca e inscena L’altro il diluvio di Ugo Betti, poi è la volta di due Jonesco (Le sedie e La cantatrice calva), di Un uomo al giorno di Ugo Pirro, e arriva a collaborare con Squarzina (per Misura per misura e La romagnola) che a sua volta lo porterà nell’area dello Stabile di Genova: qui monta su La tavola dei poveri di Viviani (stagione 1959-1960). Vi è quindi per tre stagioni il sodalizio con lo Stabile di Torino d’intesa con De Bosio: il presigio di Parenti matura attraverso La Moscheta del Ruzante, la irresistibile ascesa di Arturo Ui, e si afferma ormai pubblicamente anche la sua vocazione di regista. L’episodio più curioso, in tema di responsabilità artistiche, risale al 1963, allorchè è per poco direttore del Teatro Stabile di Palermo varando un Don Giovanni adattato da Brecht, finchè un incendio distrugge totalmente la sala siciliana. Parenti si rimbocca le maniche: ha la fortuna di poter recitare con Eduardo, e nel 1964 è in Dolore sotto la chiave che inaugura il San Ferdinando. Un incontro fondamentale quello con il grande attore, autore e capocomico: insieme a Ruggero Ruggeri, impersono il patrimonio conoscitivo che più di sovente verrà successivamente richiamato ed elogiato. L’esperienza prosegue in Uomo e galantuomo, Il cilindro e L’arte della commedia: sentitissimo, dunque, sarà molto più tardi, nel 1985, al Piccolo ancora con Strehler: l’interpretazione di Calogero di Spelta (il ruolo di Eduardo) ne La grande magia. Dopo una parentesi allo stabile di Bologna è in tourneè nel 1968 con I dialoghi del Ruzante accanto a Milva, dal 1969 al 1972 Parenti è di stanza permanente al Piccolo, dove è presente ne La Betia, Il bagno di Majakovskij in un primo Timone d’Atene con Randone, nel Viva Bresci su testi di Kezich, e, di nuovo con Eduardo, in Ogni anno punto e a capo (1971).
Tornato a lavorare a Milano elaborò quella particolarissima idea del teatro stabile come “casa del teatro”: all’inizio del 1972 diede vita al “teatro quartiere”, alla fine dello stesso anno diede vita con Andrè Ruth Shammah e Giovanni Testori alla cooperativa che assume la gestione di un ex cinema che trasforma in teatro, il Salone Pierlombardo. Dal 16 gennaio 1973 il via ad una serie di spettacoli, più o meno riuscito, ma sempre di alto livello culturale, mai comandati e corrivi. Diretti sia da Parenti, sia, per la maggior parte della Shammah, quasi tutte comunque sotto l’inconfondibile tratto dell’attore: Moliere, Ruzante, Feydeau, Cechov, Pirandello, e, soprattutto, evento davvero cruciale di integrazione, quasi di simbiosi fra scrittori e interprete, i drammi di Testori Ambleto, Macbetto, Edipus. D’ora in avanti si stabiliscono criteri di una creatività sociale apprezzata e di rigorosi spesso raffinati risultati, cui concorre non a caso la scrittura di Giovanni Testori. La trilogia segna uno dei percorsi linguistici più coraggiosi, intensi e originali che le cronache della nuova drammaturgia nazionale abbiano in serbo negli anni ’70: le tre trasfigurazioni quasi cannibalesche del mito colgono di sorpresa il pubblico routiniere, ricordiamo che l’Eliseo di Roma fu allora disertato nel corso delle repliche. Poi c’è molto altro nella carriera di un attore ecclettico come Parenti, in grado di programmarsi in modo ampiamente autonomo, e, in forza delle sue doti instancabili, assistito sempre più assiduamente dalla regista Andrè Ruth Shammah, l’attore si confronta con Moliere, Wedekind. Cechov e Feydeau. Non tralascia di promuovere, di adottare testi italiani di pronto e discussa struttura: è il caso de Il bosco di notte di Gaetano Sansone e de I promessi sposi alla prova di Testori, per non tacere di LABIRINTO, un copione scritto nel carcere di San Vittore e improntato a lettura nel marzo 1988. Parenti osa anche un’Orestea a cura di Emanuele Severino nel 1985. Ma lo si riconosce di più, ad esempio, nel Bibbuk di Ebbuk ebraico del 1987, forse nel Filippo di Alfieri, fino ad una proposta problematica di Claudel,
L’ultimo suo lavoro è della stagione fu Il timone d’Atene, all’inizio della stagione teatrale 1988/89 i segni del male di Parenti si erano manifestati, proprio mentre era impegnato nelle recite del Timone, per una strana premonizione ogni sera, al termine dello spettacolo, rientrato in camerino l’attore mormorava: “adesso anche Parenti esce di scena”. Franco Parenti morì il 28 aprile 1989 dove era stato ricoverato per un tumore ai polmoni. L’indomani il palcoscenico del Pier Lombardo si trasformato in camera ardente, tragica messa in scena per l’addio della città a Parenti.

L’attore è morto all’ospedale San Raffaele, alle 15,30, dove era stato ricoverato una ventina di giorni fa per l’aggravarsi di un tumore ai polmoni. I funerali si svolgeranno in forma solenne e con rito laico alla presenza del sindaco Paolo Pillitteri, di personalità politiche e dello spettacolo: “ la città – disse Pillitteri, turbato dalla scomparsa di un amico, oltre che di un grande protagonista della cultura, non solo milanese – rende onore a Parenti come ha fatto per Paolo Grassi, Parenti era un fine intellettuale sempre sulla scena.” La salma di Parenti viene tumulata nel Famedio Edicola Pallanti, dove riposano personalità milanesi e della politica e della cultura. Amico ispirato e “complice” – così lo ricordava Giovanni Testori –“con Franco se ne va uno degli ultimi grandi della Milano quando Milano era Milano, e uno degli ultimi grande della Lombardia, quando la Lombardia era la Lombardia. Ricordarlo sempre significa fare in modo che Milano e la Lombardia tornino ad essere per tutti Milano e la Lombardia”. C’erano in Parenti la sofferenza e la delusione per quanto di approssimativo, di meschino, di ingiusto vedeva intorno a sé, nelle cose del teatro, come in quelle del mondo, che spesso sconfinavano nell’amarezza: quell’amarezza sono i migliori a provarla: e di essa, voglio dire della sua somatizzazione, della sua trasformazione in malattia, sembra quasi che possano, per insegnarci ancora qualcosa, morire. Ultimamente il comune di Milano ha dedicato alla memoria di Franco Parenti una strada nei pressi del Teatro Pier Lombardo che oggi, in suo onore, si chiama Teatro Franco Parenti.

I RITRATTI MILANESI DI MASSIMO EMANUELLI

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