Ezio Bosso ci ha lasciato un grande insegnamento

La scomparsa di Ezio Bosso, morto a soli 48 anni, ci ha lasciato un grande insegnamento. Afflitto da un tumore al cervello nel 2001 e successivamente da una malattia degenerativa non si era mai arreso. In lotta da anni contro una grave malattia aveva sempre in sé il sorriso e un grande amore per la vita, non si era mai arresto. In un momento nel quale nel mondo, in Italia e in Lombardia, la regione più colpita da coronavirs, la morte incombe, molte, troppe, persone sminuiscono, inveiscono e si lamentano contro il governo che sta aiutando tutti, facendo proprie frasi e slogan di demagoghi assetati di potere e responsabili di mala gestione sanitaria. La gravissima malattia non aveva mai fermato in Bosso la sua voglia di suonare, di amare la vita, un esempio di resilienza che dovrebbe essere di monito a chi invece di reagire ai propri insuccessi e alle conseguenti frustrazioni adula demagoghi ed odia.  Ezio Bosso ci ha insegnato a non arrendersi mai, ad amare e sorridere alla vita, a considerare una conquista ogni giorno. Il sorriso, il coraggio, il talento di Bosso sono la risposta eloquente a quei frustrati che nella vita non hanno realizzato alcunchè e che sfogano le proprie frustrazioni adulando demagoghi. Bosso emozionò nel 2016 il pubblico di Sanremo. Nel corso della sua ultima intervista concessa a Sky Tg24 due giorni fa parlò dell’importanza della musica in un momento difficile e delicato come quello che il mondo sta vivendo in questo periodo a causa dell’emergenza legata al COVID-19.
“La musica è fondamentale per dare una terapia, soprattutto in un momento complicato come questo, la musica è la terapia fondamentale per creare una società unita. Non confondere il distanziamento sociale, una brutta parola che poi va verso l’isolamento sociale, dal distanziamento di sicurezza… La musica ci dà anche quella sicurezza, la mia musica soprattutto, non quella che scrivo, Mozart, Beethoven, Bach, Verdi Puccini e Vivaldi sono un modo per riuscire a stare insieme bene e per riprendersi da ferite che sono profonde. Noi dobbiamo tutti lavorare perché questa sia una delle visioni del Paese insieme. La visione di un Paese maturo, sociale e che prevede la cooperazione delle parti non è fatta solo di messaggi univoci ma è fatta soprattutto della distribuzione della cultura, nel ricordare che la cultura è ciò che ci fa diventare un Paese”.

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