De Luca conferma l’ordinanza chiuse le scuole elementari e medie. Gli insegnanti sono dei parassiti, l’ha detto un collaboratore di un importante politico milanese

Secondo Il Giornale, Vincenzo De Luca, governatore della Campania, dal “chiudo tutto” ribadito ieri sera da Fabio Fazio, stamattina sta passando al “riapriamo tutto”. Sempre secondo Il Giornale : De Luca ingrana la retromarcia: non si chiude. O meglio non ci sarà alcun lockdown fino a quando il governo nazionale non garantirà un piano di aiuti economici per le varie categorie colpite dall’emergenza covid. Ma dopo qualche ora arriva il colpo di scena: alla linea del rigore, De Luca contrappone quella morbida… “In assenza di chiusure complessive è inutile penalizzare intere categorie… Ma De Luca si differenzia, rispetto alle decisioni del governo Conte, anche su un altro punto: la didattica a distanza a suo avviso deve rimanere al cento per cento, con l’eccezione dei soli asili.”. E’ un espediente de Il Giornale per attaccare De Luca e i ceti produttivi (artigiani, commercianti) e difendere la didattica in presenza avallata dalla ministra Azzolina e sostenuta da tutte le forze politiche (Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Pd, Leu, Italia Viva, oltre che da alcuni sindaci lombardi?).

Gli insegnanti sono dei parassiti, l’ha detto un collaboratore di un importante politico milanese, sarò ben lieto di spiegare chi è al momento opportuno, in questo momento penso ai sanitari, alla salute dei cittadini, alla mia salute, a differenza dei politici che cercano il consenso elettorale. Consenso elettorale che questo politico ora cerca anche fra gli operatori dello spettacolo, fra i commercianti e gli artigiani, del resto già a marzo “Milano non si deve fermare”. Se i politici invece di cercare consenso elettorale salvaguardassero la vita dei propri cittadini, Milano e la Lombardia non sarebbero tornate epicentro del covid.

Vi invito a seguire la trasmissione radiofonica L’angolo della scuola sempre da una sola parte: quella della scuola. Sia chiaro la frase non l’ha detta il politico ma un suo collaboratore, anche se questo politico sta facendo esternazioni per avere voti, mandando in tilt la sanità e cercando consensi in diversi settori sia della società produttiva che in quella improduttiva. Il bel tacer non fu mai scritto, Prima di tutto il diritto alla salute dei cittadini poi il resto, cercare il consenso elettorale per avere voti non mi pare corretto.

Le radio che mandano in onda L’angolo della scuola

Homepage

martedì ore 13 Radio Mozzello Music

http://radiomusica.mozello.it/chat/

martedì ore 19,30 Radio Regione 100

http://www.radioregione100.it/embed/#?secret=0Sz6wyeQQU

mercoledì su Radio Blu Italia ore 13

http://www.radiobluitalia.net

sabato ore 22 Radio Hemingway

http://www.radiohemingway.net

La lettera della professoressa del Giovio che annienta la ministra Azzolina

La lettera di un’insegnante del Liceo Giovio di Como

A scuola per fare lezione agli studenti che sono a casa“

La lettera della professoressa del Giovio di Como alla ministra Azzolina
Gentile ministra Azzolina,
pensavo avessimo toccato il fondo ultimamente, che nel mondo della scuola peggio di così non si potesse andare. L’ho pensato quando l’ho vista ospite di Barbara d’Urso. E l’ho pensato quando venerdì nella mia scuola ci sono arrivati i banchi con le rotelle.
Invece no: al peggio non c’è mai limite.
E’ di ieri la circolare secondo cui gli insegnanti delle scuole superiori (io tra questi) sono tenuti ad andare a scuola a fare lezione ai loro alunni, che però non ci sono, perché – sulle ragioni drammaticamente ovvie sorvolo – gli alunni sono a casa.
Leggo perplessa questa circolare e penso: ma perché, se la scuola è vuota, non posso fare lezione da casa pure io? Lavorare da casa, con il mio computer, come stanno facendo migliaia di lavoratori senza esporsi a un rischio evitabile?
La risposta è che la modalità di lavoro “agile” non è prevista per la nostra specifica categoria.
Dolcetto o scherzetto? Ho pensato ad una bufala, ministra, sul serio.
Perché tutti ci dicono che è meglio starsene a casa e a noi professori – che in Italia vantiamo il primato di essere i più anziani d’Europa – ci vien detto che no, da lunedì dobbiamo uscire per andare sul posto di lavoro.
Una volta lì, trotterelleremo mascherati da un’aula all’altra della scuola cambiando ogni ora postazione, sputazzeremo su una tastiera su cui hanno sputazzato prima di noi altri colleghi, faremo lezione in aule in cui la temperatura non è proprio tropicale, la connessione non proprio velocissima, l’acustica non proprio da studio di registrazione, e passeremo le ore buche tutti insieme in sala professori sorseggiando vin brulé e ricordando i vecchi tempi… Di quando la Didattica a Distanza non c’era, ma c’era solo la Didattica in presenza, che era rimasta l’unica cosa bella dell’insegnamento in una scuola completamente allo sfascio. 
Sa, ministra, dagli Spartani in poi son stati tanti a dire che troppe comodità rammolliscono: in effetti che figata pazzesca fare lezione senza mascherina, spiegare grammatica e letteratura in ciabatte dal proprio salotto, tenendosi una copertina sulle gambe, sorseggiando una tazza di tè e accarezzando il gatto che passa e – qui esagero – nei cinque minuti di pausa tra una lezione e l’altra, arrivare a mettere sul fuoco la pentola dell’acqua per il pranzo…
Troppa grazia sarebbe, vero? Forse sì, dato che noi insegnanti fancazzisti di privilegi ne abbiamo fin troppi: non ci bastano quei tre mesi estivi di vacanza, no; ora pretendiamo pure di lavorare da casa.
Signora ministra, io quando ho realizzato che veramente da lunedì dovrò fare lezione da scuola ad alunni che a scuola non sono, ho cominciato seriamente a preoccuparmi. 
Non per la mia salute psichica, che vabbè; e nemmeno per quella fisica, anche se ne avrei motivo.
Sono preoccupata perché i miei alunni mi credono una brava persona e invece mi sa che sono fuori legge: ammetto di aver finto di non sapere che la Didattica a Distanza non era scritta nel mio contratto. 
Eppure l’ho fatta lo stesso, facendomi il mazzo (mi perdoni l’aulicismo) perché a un professore vero, quando non ha alunni da guardare in faccia, è come se mancasse l’aria. 
L’ho fatta per quattro lunghissimi mesi, da marzo a giugno, godendo vergognosamente di tutti i privilegi possibili – le ciabatte, la copertina, il te, il gatto – mentre facevo lezione da casa mia: non per giustificarmi, ma era l’unico modo per non perdere i miei ragazzi (e per non perdermi io). 
L’ho fatto quando nessuno me l’ha chiesto, quando nessuno mi diceva che il lavoro “agile” non poteva rientrare nelle mie mansioni.
Vorrei capire che cosa rischio, ministra, se le dico, già che ci siamo, che a settembre, dopo che son finite le vacanze, quando è ricominciata la scuola, io ho perdurato nell’errore e ancora oggi vivo nel peccato: perché da casa mia ho fatto e sto facendo un casino di ore in modalità “agile” fra riunioni, consigli di classe, colloqui con i genitori… in quale contratto sta scritto? E tirandomi la zappa sui piedi le ho pure verbalizzate, queste ore, il Web è pieno di tracce che a un processo m’inchioderebbero.
Un’ultima cosa mi è venuta in mente, per la quale forse sono da arrestare: che io il lavoro “agile” lo faccio da più di vent’anni portandomi a casa quintalate di compiti in classe da correggere e preparandomi le lezioni per l’indomani.
Vorrei capire, ministra. 
Non è scritto nel mio contratto, ma ai ragazzi insegno pure il pensiero critico e a domandarsi il senso delle cose.
Sarebbe così gentile da spiegarmi che senso ha tutto questo?
Sempre che il suo contratto lo preveda: di dialogare con chi, come me, la scuola la vive davvero.
prof. Valentina Romano,
Liceo Scientifico Paolo Giovio di Como

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