Gino Paoli: grande artista, ma anche grande uomo: non le mandava a dire. Come Ornella Vanoni era diretto, non le mandava a dire, diceva ciò che pensava. Non nascondeva quello che pensava, non fingeva. Come del resto anche Ornella, una donna che non fingeva mai.
Nel 2014 ebbi occasione di intervistarlo per la trasmissione Stile italiano, le estati canore italiane raccontate dai suoi protagonisti. La sua Sapore di sale fu votata dai radioascoltatori, su oltre 100 brani, quale canzone migliore legata all’estate del XX secolo. Lo descivevano come scorbutico, triste, invece fu disponibilissimo, riuscii a provocarlo e a farlo ridere… Parlammo della sua vita, dei suoi brani famosi, e anche non famosi, poi divagai sulla politica. Gli ricordai il suo passato di deputato per il Pci (legislatura 1987/1992) e precisò: “mi candidai come indipendente, non mi iscrissi mai al partito. Quando nel 1991 tutti votarono in favore della guerra io, con Gianni Rivera e Pietro Ingrao, votai contro”. Si definva, giustamente, più anarchico che comunista, mi parlò di suo nonno Gino Paoli (del quale preso il nome) che lavorava alla Magona di Piombino, originario di Campiglia Marittima, un anarchico analfabeta, ma saggio. Iniziai allora a scherzare sugli analfabeti letterari e politici che ci sono oggi, ironizzai (e lo feci ridere) sulla campagna elettorale per le elezioni europee che era in corso. Il famoso “vinciamo noi” di Beppe Grillo, la mia previsione della vittoria di Matteo Renzi (era una previsione, non un augurio), l’intervento dell’imitatore Gianfranco Guarnieri che disse, con la voce di Beppe Grillo: “vinciamo noi, vinciamo un cazzo, le elezioni le vince il Pd”.
Poi altri racconti, parlando delle sue cover di Jean Manuel Serrat, Brel e Brassens raccontò di una serata alla Bussola di Viareggio quando perse la calma con il pubblico che fischiava la sua versione delle canzoni: “mandai tutti a fare in culo… Ma il giorno dopo avevo la fila di ricchi borghesi…” Mandai in onda il brano Ma andate a… tratto da uno degli album di Paoli I semafori rossi non sono Dio (purtroppo poco conosciuto).
Altra giusta accusa al Festival di Sanremo: “una volta era il Festival della canzone italiana, le canzoni erano selezionate da esperti, da persone del settore. Poi la televisione si è impadronita del Festival che è diventato uno spettacolo, con polemiche, nani e ballerine. A Sanremo finiscono oggi canzoni di merda…”
E, ancora, in un’intervista concessa al Corriere della Sera: «è tutto apparenza. Oggi peggio di ieri. Ieri avevamo Mina e la Vanoni. Oggi emergono le cantanti che mostrano il culo».
Settimana prossima Free Radio Live, Radio Blu Italia, Radio Armonya Mundi, Piccola Radio Web, Radio All Years riproporranno in due puntate la lunghissima intervista che Paoli mi concesse. Chi fosse interessato ad ascoltare l’integrale legga il presente blog comunicherò giorni ed orari di messa in onda.