Per ricordare Gino Paoli a partire da lunedì 30 marzo alle 17,30 su Radio Free Live (replica nei giorni successivi sulle altre emittenti del circuito) sarà replicata una vecchia intervista che Paoli concesse a Massimo Emanuelli nel 2014. Introduce Cesare Borrometi
Era il 2014 e Gino Paoli, incontrastato vincitore, oltre 100 brani in gara, con Sapore di sale, del referendum fra i radioascoltatori sulle più bella canzone legata all’estate fu ospite della trasmissione Stile italiano la storia della canzone italiana raccontata dai suoi protagonisti.
Lo descivevano come scorbutico, triste, invece fu disponibilissimo, riuscii a provocarlo e a farlo ridere… Parlammo della sua vita, dei suoi brani famosi, e anche non famosi, poi divagai sulla politica. Gli ricordai il suo passato di deputato per il Pci (legislatura 1987/1992) e precisò: “mi candidai come indipendente, non mi iscrissi mai al partito. Quando nel 1991 tutti votarono in favore della guerra io, con Gianni Rivera e Pietro Ingrao, votai contro”. Si definva, giustamente, più anarchico che comunista, mi parlò di suo nonno Gino Paoli (del quale preso il nome) che lavorava alla Magona di Piombino, originario di Campiglia Marittima, un anarchico analfabeta, ma saggio. Iniziai allora a scherzare sugli analfabeti letterari e politici che ci sono oggi, ironizzai (e lo feci ridere) sulla campagna elettorale per le elezioni europee che era in corso. Il famoso “vinciamo noi” di Beppe Grillo, la mia previsione della vittoria di Matteo Renzi (era una previsione, non un augurio), l’intervento dell’imitatore Gianfranco Guarnieri che disse, con la voce di Beppe Grillo: “vinciamo noi, vinciamo un cazzo, le elezioni le vince il Pd”.
Poi altri racconti, parlando delle sue cover di Jean Manuel Serrat, Brel e Brassens raccontò di una serata alla Bussola di Viareggio quando perse la calma con il pubblico che fischiava la sua versione delle canzoni: “mandai tutti a fare in culo… Ma il giorno dopo avevo la fila di ricchi borghesi…” Mandai in onda il brano Ma andate a… tratto da uno degli album di Paoli I semafori rossi non sono Dio (purtroppo poco conosciuto).
Altra giusta accusa al Festival di Sanremo: “una volta era il Festival della canzone italiana, le canzoni erano selezionate da esperti, da persone del settore. Poi la televisione si è impadronita del Festival che è diventato uno spettacolo, con polemiche, nani e ballerine. A Sanremo oggi finiscono solo canzoni di merda…”
L’intervista sarà mandata in onda in due parti
lunedì 30 marzo alle 17,30 su Radio Free Live I parte
martedì 31 marzo alle 16,10 su Radio Free Live II parte
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