Enrico Mentana lascia La7? Ecco il suo futuro professionale e le analisi mie e di un grande del giornalismo italiano

Ci sono parvenu, critici televisivi giovani e rampanti faziosissimi e montati, che ne devono fare di strada prima di dimostrare qualcosa, ed anche se scrivono per una testa online del settore dovrebbero fare un bagno di umiltà, non farebbe male, oltre ad evitare la faziosità, ma come si fa ad essere faziosi anche quando si scrive di televisione?

Come, me lo faceva presente un grande giornalista come Gigi Moncalvo, storici della tv che ignorano a seconda delle simpatie ed antipatie persone che hanno fatto la storia della televisione e che invece osannano loro amici e sodali, o addirittura fanatici (e qualcuno anche con problemi mentali) che in rete copiano senza citare la fonte. Per fortuna esistono ancora grandi giornalisti seri, preparati, non montati, che conoscono il proprio settore come Franco Bagnasco, già a Tv Sorrisi e Canzoni, scuola Gigi Vesigna (e si sente, quanto mancano oggi direttori alla Vesigna) che in merita alla vicenda Enrico Mentana e La7 scrive:

“La vicenda Mentana è un po’ surreale. Chicco, che è da sempre il miglior giornalista televisivo italiano, ha anche il difettuccio di avere un ego non comune (come tanti di noi, peraltro), e il desiderio estremo di essere sempre al centro della scena. Se per qualche motivo non lo è, non si diverte più e porta via il pallone. Le sue interminabili maratone elettorali sono lì a dimostrarlo. Iniziano prima che il gallo canti, in un diluvio di non sempre indispensabili parole, e se potesse continuerebbero sino a una settimana dopo la chiusura delle urne. Ecco, questa storia dell’ipotetico addio a La7 sta diventando una sorta di #MaratonaMentana surrogata. L’apoteosi dell’autoreferenzialità.

La verità è che nella tv di Urbano Cairo il nostro non si trova più bene perché ha perso la centralità. La rete era esplosa col suo nome e grazie al suo marchio apposto sul TgLa7, che ora viene dato troppo per scontato. Mancano le coccole, come dicono le brochure delle SPA. Ora tirano molto, nella fascia pubblicitariamente di maggior pregio, sia la sua acerrima nemica Lilli Gruber (che quando gli diede dell’incontinente – si immagina sul piano verbale -, non fu abbastanza stigmatizzata dall’azienda) e il perfettino Giovanni Floris, che porta a casa buoni ospiti e ottimi ascolti.

Morale: Chicco non è/non si sente più il perno. E si agita, lanciando svariati penultimatum estivi a settimana al povero Cairo, impegnato a schivarli. Scoprendo ora, con lievissimo ritardo e amarezza, che La7 è totalmente orientata a sinistra, dove mi pare si collochi lo stesso Mentana. Ma lui la vorrebbe più aperta anche perché (sottinteso) fa il Tg più ecumenico in quanto lui è un giornalista vero, mica gli altri pizza e fichi. Il suo contratto scade il 31 dicembre e si immagina a questo punto che non verrà più rinnovato (dopo tutto questo can can ci sarebbe ampio margine per perdere la faccia, ma in questo Paese non si sa mai), e le opzioni televisive sul tavolo sono due, tolta la direzione di Repubblica: i greci di Antenna Group, che vogliono fare da noi la CNN italiana (in bocca al lupo) su frequenze minori e sfruttando proprio il brand CNN. Sono gli stessi del gruppo GEDI new version, anzi, Il ritorno dello GEDI. E – a quanto pare – proprio Mediaset. A Pier Silvio e Marina farebbe piacere la botta d’immagine di portarsi a casa il Re dei tele-giornalisti per metterlo alla direzione informativa del gruppo al posto di Crippa. Ma il progetto greco è un enorme punto interrogativo. Se abortisse dopo pochi mesi, come probabile, chiuderesti la carriera malissimo. E in quel di Cologno come super direttore delle news non vai in onda. E’ un ruolo più di rappresentanza in un pollaio di altre primedonne (vedi Giordano) che razzolano a destra. E Chicco ha bisogno come il pane di andare in onda per confermare a tutti e a se stesso di essere il più figo del bigoncio. Quindi nel caso, oltre a paletti e attribuzioni, dovrà mettere nero su bianco anche una serata di approfondimento giornalistico settimanale su Canale 5. Mica Retequattro o Italia 1, lì son buoni tutti. A meno che non s’inventi una Maratona Mentana alla settimana. Come quest’estate.”

Ecco quanto scrive Bagnasco, a differenza di altri io cito sempre la fonte… Faccio i complimenti a Bagnasco per l’approfondita analisi anche se ho due dubbi. Bagnasco scrive “ La7 è totalmente orientata a sinistra, dove mi pare si collochi lo stesso Mentana”. Ecco “mi pare” non ne è certo, Mentana proviene si dalla sinistra (ma da una sinistra moderata, lo ricordo ai tempi della federazione giovanile socialista) ma soprattutto con l’avvento della seconda Repubblica e soprattutto da quando è a La7 a me pare essere stato obiettivo, l’unico in Italia. Inoltre l’altro dubbio è la risoluzione del contratto di Chicco Mentana. Pare, pare io come Bagnasco non ho certezze, che nel contratto con Cairo vi sia una clausola che imponga a Mentana il non lavorare per altre emittenti per due anni in caso di rescissione del contratto.

Comunque andrà a finire la vicenda sia Enrico Mentana che Urbano Cairo sono a pieno diritto nella storia della televisione privata italiana (nel caso di Mentana anche in quella pubblica).

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