Potrete ascoltare Luigi Corbani questa sera alle 21 su Piccola Radio Web
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Tanta carne al fuoco, tanti gli argomenti: la Milano degli anni ’80, ricordo di Paolo Pillitteri del quale Corbani fu vicesindaco, ricordo di Sandro Mazzola (anche con il giornalista sportivo Fulvio Floridia), la storia dello stadio di San Siro, dal 1926 ad oggi, il terzo anello, i mondiali Italia 90 fino alla svendita di San Siro.










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Sia chiaro il sindaco Sala (che saluto) ha un sacrosanto diritto di replica, basta contattarmi. Ecco quanto scrive (altre cose le dirà stasera) Luigi Corbani
Per fortuna che lo slogan elettorale era “Milano sempre più Milano.” Il marchese Sala del Grillo doveva riaprire i Navigli e creare la città in quindici minuti. Ci ha raccontato nel 2021 che “Noi riicandidiamo a guidare la città nella piena coscienza delle prerogative e dei limiti del nostro ruolo, in primis per il grande rispetto dovuto nei confronti di Milano, della sua storia e dei suoi valori.” Tipica ipocrisia e menzogna da campagna elettorale. Il marchese ha stravolto completamente, con il “sistema Milano” lo scenario di questa città, la sua storia e i suoi valori. Ha fatto costruire grattacieli nei cortili o al posto di una cabina telefonica. Ma non contento di andare in altezza, consumando aria e luca, come fossimo a New York o a Hong Kong, si è mangiato anche il suolo, con cose orrende, come lo “Sdraiato”, dopo il Dritto, il Curvo e lo Storto. Che fine ha fatto il Museo di arte contemporanea a City Life? La Fiera viene trasferita a Rho-Pero, come le facoltà scientifiche; il Besta e l’Istituto dei Tumori vanno a Sesto, ma per il marchese Milan e Inter devono rimanere a Milano e regala, con un atto delittuoso, ai fondi finanziari americani, San Siro e 260.000 mq di aree pubbliche, che sono state vendute a un prezzo inferiore all’incasso per la vendita del sole Pirellino. Si racconta la balla che Milan e Inter andrebbero fuori Milano e questo sarebbe un guaio secondo il marchese. L’Olimpia gioca al Forum di Assago, ma non è un problema. A Milano non c’è un campo di calcio valido per la serie B o per la C., per cui la milanese Alcione che gioca in serie C deve costruirsi
lo stadio a Settimo Milanese. E si è raccontata l’altra balla che San Siro sarebbe un costo (senza mai
dimostrarlo) se andassero via Milan e Inter (cosa impossibile persino per il TAR) ma intanto i due club fanno soldi con gli affitti dei concerti estivi. Non si compra a 64,5 milioni la quota (36,7%) di Astaldi per controllare la M5, ma si spendono 228 milioni per comprare una inutile (il Comune e ATM hanno il 70%) quota di minoranza della M4, solo per fare un favore ai privati. Poi si pensa a una società tra ATM e gli stessi (Webuild e Hitachi che hanno ricevuto il regalo di 228 milioni) per gestire il trasporto pubblico locale. Ma non contento il marchese vuole mettere la Sea nelle mani della Sagat di Torino. Si buttano via soldi per le Olimpiadi invernali (100 milioni di oneri di urbanizzazione regalati ai privati per costruire una arena , 100 milioni del bilancio comunale per coprire il deficit e 7,8 milioni per fare una strada provvisoria) in una città che non ha un impianto per gli sport invernali e l’inaugurazione delle Olimpiadi si fa nell’unico stadio che funziona ma che per volere di fondi privati si fa demolire. A Milano sono stati demoliti, privatizzati o abbandonati lo stadio di San Siro, il Vigorelli, il Trotto, il Lido, la Scarioni, l’Argelati, il XXV aprile, la Saini, il Giuriati, la Bicocca, il Palazzo dello sport (o delle scintille), la Piccola Scala, il Teatro Nuovo, la Palazzina Liberty, il Pirellino, Largo Treves e via Statuto, la Sormani, la Rai di corso Sempione, la Hoepli, l’Urban Center in Galleria. la sede storica della AEM per fare la Torre Faro (che fine ha fatto il parco sopraelevato a Porta Romana?). Naturalmente con il caro energia (gas e luce) il Comune di Milano non dialoga con la A2A per abbassare le bollette: e pensare che l’AEM era stata pensata pr fornire energia elettrica a buon prezzo ai cittadini e alle aziende milanesi. E poi basta lasciare abbandonate, in disuso, le strutture così si degradano e poi si mettono sul mercato per “salvarle”: le case in corso Garibaldi, la Pusterla di Sant’Ambrogio, Porta Ticinese medievale, l’ex collegio Calchi Taeggi, i magazzini al Bastione di Porta Venezia, il Palazzo Dugnani (con affreschi del Tiepolo) E naturalmente i pretoriani del Marchese (consiglieri e giornalisti) esultano: i privati salvano gli immobili ad “alto valore identitario”.
In una estate torrida abbiamo solo tre piscine all’aperto. E si mettono in opera a noleggio sette tensostrutture , dove non ci va nessuno perché fa più caldo sotto che fuori. I parchi non vengono curati e si fanno gare per piantare alberi senza pensare alla loro crescita. Non c’è un parco nuovo degno di questo nome: solo giardini e giardinetti. Tanto però la verde assessora lascia passare tutte le nefandezze urbanistiche e rimane incollata al suo posto, per inscatolare l’acqua del sindaco. Le mostre a Palazzo Reale sono in appalto, come l’Ansaldo e il Mudec (il Sole 24Ore ha rinunciato alla gestione e la gara per una nuova assegnazione è andata deserta). Il programma del Teatro Lirico non ha un carattere lontanamente degno della sua storia: di tanto per non dimenticare, “La Tempesta” Shakespeare nel 1978 con la regia di Strehler con Giulia Lazzarini e Tino Carraro, le scene e i costumi di Luciano Damaini e la musica di Fiorenzo Carpi o il Teatro Canzone di Giorgio Gaber o gli spettacoli di prosa, danza, musica provenienti da tutto il mondo con il marchio di “Milano Aperta”. Gli asili nido e le scuole non hanno l’aria condizionata. Quanti edifici pubblici hanno i pannelli solari e le pompe di calore? E intanto Milano è inquinata più di prima. Si spendono però trecento milioni per l’Ortomercato (al 100% del Comune), unico caso in Europa di struttura al centro
della città e senza collegamento ferroviario. In epoca di aumento del petrolio, sale l’inflazione e all’Ortomercato si arriva solo con il trasporto su gomma, che costa sempre di più. E dal 1 gennaio 2026 il genio dell’Ortomercato raddoppia il prezzo degli spazi da 75 a 193 euro al metro quadro, costi che naturalmente si riverseranno sui consumatori.
I mercati comunali coperti non sono più strumenti per combattere il carovita, ma diventano bistrot e bar, attività queste che mancano a Milano. Non possiamo fare gare nazionali e internazionali di atletica leggera all’Arena e gli atleti hanno un solo campo a Milano dove allenarsi: non si sspendono i soldi per sistemare la pista dell’Arena, ammalorata dopo due anni dal rifacimento (si cercano sponsors) ma si mette a posto l’illuminazione (7,9 milioni di euro), Non abbiamo stadio del nuoto.
L’ìmpiantistica sportiva di base è da terzo mondo. Al posto di creare parchi si costruisce a Piazza d’armi. Le caserme, l’ospedale militare di Baggio, l’ospedale di Garbagnate sono abbandonati in attesa di altre speculazioni edilizie, destino già scritto per Città Studi.
Intanto si sono demoliti il Palazzo delle Nazioni di Cesare Pea e Angelo Bianchetti, l’Emiciclo di Pierluigi Nervi e Giuseppe De Finetti, il Palazzo della Meccanica di Melchiorre Bega, il padiglione della meccanica (il più grande d’Europa a campata unica) di Riccardo Morandi, il Palazzo della Agricoltura di Ignazio Gardella e il Palazzo Africa. Al posto dei tram milanesi (utili per l’immagine in occasione delle Olimpiadi) abbiamo speso 170 milioni per avere quelli bidirezionali svizzeri, che non servono a Milano. Si tagliano corse e percorsi dei mezzi di superficie, si fanno le piste ciclabili anche a danno dei mezzi pubblici, senza proteggerli. La Milano Torino parte da Rho, e la Milano Sanremo parte da Pavia, il Giro non arriva più a Milano. E la città è sempre più un luogo di consumo dei ricchi, con una
operazione di sostituzione sociale che allontana ceti popolari, ceto medio, anziani e giovani coppie. Milano è Expo tutto l’anno: shopping, food and beverage. Avanti con i dehors e con la movida. La città è per i turisti non per i residenti. Il pluralismo sociale, culturale e ideale tipico di Milano sparisce: Milano diventa una città anonima, senza anima e senza storia, dove le differenze sociali aumentano e la distanza tra centro luccicante e periferia abbandonata cresce. Si chiudono gli spazi
pubblici per affittarli a chi ha i soldi: in questi casi però ricompaiono i vigili urbani. La insicurezza (reale o percepita) cresce nei quartieri popolari e anche in altre zone. La sanità di base e territoriale è del tutto assente o molto carente in molte zone della città: mancano i medici di base e non ci sono Case di Comunità in alcuni quartieri. E la cosa si fa drammatica per i meno abbienti che o tirano fuori i loro soldi per esami e cure in strutture “private” o addirittura non si curano. Le attività per anziani sono privatizzate. Sei anziani muoiono nella casa di riposo dei Coniugi, e tutto si svolge nella indifferenza di Palazzo Marino: “noi non c’entriamo” e intanto si muore perché è grave essere vecchi ospitati in una struttura pubblica a gestione privata: non si spendono 120.000 euro per i segnalatori
di fumo antincendio! Quante volte l’assessore è andato a controllare lo stato delle RSA di proprietà pubblica e la qualità dei servizi erogati dal privato? E quanto lunghe sono le liste di attesa per le RSA, che spesso poi sono solo un triste accompagnamento verso la fine? Ma oggi i quotidiani ci vendono la bufala di un assessore al Bilancio (in pieno conflitto di interesse, è dirigente di Intesa San Paolo, che ha la tesoreria del Comune e tanti interessi in città) che vuole fare una società per costruire case con MM, che già gestisce il patrimonio delle case del Comune. A dicembre 2024 a Milano c’erano 16.423 appartamenti di case popolari sfitti, tra case del Comune e quelle dell’Aler. Dal 2006 al 2023 a Milano è stato consumato suolo per 302,67 ettari, ovvero per 3 milioni 26 mila 700 metri quadrati. Così che il suolo consumato a Milano è 10.686,31 ettari pari al 58,72% di tutta la superficie di Milano (18.158,76 ettari): un indice tra i più alti d’Italia. Neanche un metro quadrato di suolo in questi anni è stato destinato alla “edilizia economica e popolare”. La legge 167, che prevede l’obbligo di piani di edilizia economica popolare, comprensivi di opere e servizi complementari, urbani e sociali, ivi comprese le aree a verde pubblico, è tuttora in vigore, ma il Comune di Milano la ignora da più di trent’anni. A Milano nel periodo 2015-2021 i prezzi medi di vendita degli appartamenti sono cresciuti del 41%, i canoni di locazione del 22% mentre i redditi e le retribuzioni in media sono aumentati solo del 13% (le retribuzioni medie degli operai sono cresciute solo del 3% e quelle degli impiegati del 7%), Ampie fasce di lavoratori e di ceto medio sono state costrette a lasciare la città, aumentando così il tempo per gli spostamenti casa-lavoro, anche a causa della insufficiente rete di trasporti pubblici extraurbani. E la città in quindici minuti diventa una barzelletta elettorale, mentre il tempo di vita extra lavorativo diminuisce.
Qualcuno pensa che un’altra amministrazione possa fare peggio? Può essere perché al peggio non c’è mai limite. Ma definire di sinistra il marchese Sala del Grillo è operazione molto azzardata. Dicevano Giorgio Gaber e Sandro Luporini:“Le parole si logorano, invecchiano, perdono di senso. E tutti noi continuiamo ad usarle senza accorgersi di parlare di niente: …una bella minestrina è di destra, il minestrone è sempre di sinistra…”
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