Vincenzo De Luca ha incontrato Vasco Rossi è stato un colloquio istituzionale privato, quel che si sa è che il sindaco di Salerno ed ex Presidente della Regione Campania si è congratulato con l’artista esprimendo profonda stima ed entusiasmo subito dopo il colloquio: “Abbiamo parlato in privato ed è stata la conferma della sensibilità e popolarità di un grande artista. Congratulazioni!”. De Luca ha evidenziato come la figura del Blasco rappresenti da decenni un potente e insostituibile collante culturale capace di unire intere generazioni.
Quel che il Pd non vuole capire “un partito di imbecilli” secondo lo stesso De Luca, e lo riscontro anche a Milano, salvo qualche rarissima eccezione tutti ad avvalorare le cose più impopolari della giunta Sala, salvo poi presentarsi con programmi che sono l’esatto opposto di quanto fatto da Sala, oppure blindati nei palazzi, lontano dalle esigenze e dai desideri della popolazione, o, ancora, pronti a fare iniziative autoreferenziali su donne, gay, migranti senza occuparsi dei problemi dei cittadini, e anche dei loro elettori che contatteranno dopo cinque anni, li contattano solo quando ci sono le elezioni, ma gli elettori sono coglioni? Se li rivotano si… De Luca ha le idee chiarissime sulla sicurezza, i piddini proprio non capiscono che la gente è esasperata.
De Luca spopola a Salerno, e una ragione ci sarà, stima reciproca con Vasco Rossi il quale, accompagnato dallo stesso De Luca, all’Università di Salerno, dove il Magnifico Rettore Virgilio D’Antonio ha conferito all’artista una laurea honoris causa in Politica e Comunicazione. Vasco Rossi ha ricordato il profondo legame affettivo che lo unisce al territorio salernitano, dove prestò servizio militare nel lontano 1978. La valenza comunicativa di Vasco è stata così riconosciuta: “un’esperienza di grandissimo interesse per la ricerca nel campo dei media e della comunicazione contemporanea”. “La politica non è soltanto quella dei palazzi, delle elezioni e dei programmi. È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini”, ha osservato il rocker che ha riflettuto sul rapporto tra musica, politica e comunicazione, spiegando di non aver studiato queste materie sui libri, ma di averle “vissute, subite e qualche volta provocate” attraverso le sue canzoni. “Una canzone non dà istruzioni per vivere e non sostituisce l’impegno politico, il lavoro civile o le decisioni concrete. Però può preparare il terreno. Può far capire che un problema esiste e che non siamo obbligati ad accettarlo in silenzio.