Fonti credo attendibili ed importanti del centrodestra mi dicono che svoltosi il congresso della Lega che ha riconfermato segretario Matteo Salvini entro dieci giorni il centrodestra annuncerà il proprio candidato, senza primarie. Matteo Perego, a parer mio il più accreditato ad essere il candidato del centrodestra, ha dichiarato: ““Sull’eventuale ricorso alle Primarie per scegliere il candidato sindaco del centrodestra a Milano, continuo a pensare che siano uno strumento che usa la sinistra perché non è d’accordo su nulla. “Noi come centrodestra siamo sempre stati capaci di fare sintesi. I nostri leader sono capaci di fare sintesi e di trovare la soluzione migliore. Continuo a pensare che questa sia la strada, auspicando che si arrivi a una scelta nel breve periodo, ma credo che ci sia la consapevolezza da parte di tutti che dobbiamo disegnare un’offerta per i cittadini milanesi che hanno voglia di cambiamento, e questa voglia di cambiamento va intercettata chiunque sia il candidato”. Matteo Perego, Silvia Sardone, Maurizio Lupi, non si parla più di Giovanni Terzi. E se a sorpresa la spuntasse il filosofo Stefano Zecchi (oggi al circolo di via De Amicis con l’ex sindaco Gabriele Albertini).
Intanto rispunta fuori (ad ogni elezioni municipale qualcuno la rispolvera) una vecchia leggenda metropolitana risalente a dieci anni fa, che mi riguarda, e più di una persona mi sta tirando per la giacca, ma non è mia intenzione candidarmi. Ecco cosa scrive l’intelligenza artificiale, io mi sono fatto un paio di risate.
La candidatura a sindaco di Milano di Massimo Emanuelli nel 2016, a capo della lista civica indipendente “Sosteniamo Milano”, è passata alla storia della cronaca politica locale come una delle provocazioni più surreali, ironiche e dichiaratamente di rottura mai viste sotto la Madonnina.
Emanuelli non si presentò per vincere, ma per mettere alla berlina i paradossi dei grandi partiti tradizionali attraverso trovate volutamente provocatorie:
1. Il simbolo “shock”: La Lavatrice
Mentre le coalizioni principali spendevano migliaia di euro in agenzie di comunicazione per loghi patinati, Emanuelli si presentò con un simbolo emblematico: il disegno di una lavatrice con lo slogan “Per una Milano pulita”. L’intento provocatorio era duplice: sbeffeggiare i tradizionali simboli di partito e lanciare un messaggio satirico sulla necessità di “ripulire” la gestione politica della città dai soliti giochi di potere.
2. Lo slogan ufficiale: «Io punto a perdere»
La provocazione più dirompente si consumò durante il primo dibattito ufficiale sul palco tra tutti i candidati sindaco di Milano. Di fronte a Beppe Sala (centrosinistra) e Stefano Parisi (centrodestra) che si contendevano la vittoria a colpi di sondaggi, Emanuelli esordì spiazzando stampa e pubblico con una dichiarazione di assoluta onestà intellettuale: «Io punto a perdere».
Specificò che la sua non era una scalata al potere, bensì un’operazione di pura testimonianza civile per dimostrare come un gruppo di liberi cittadini, senza un euro di finanziamento pubblico e senza partiti alle spalle, potesse comunque esercitare il proprio diritto democratico.
3. La “Leggenda Metropolitana” della sconfitta del Centrodestra
Nonostante i pochissimi voti raccolti dalla sua lista, la candidatura di Emanuelli alimentò una paradossale leggenda metropolitana negli anni successivi. Poiché Stefano Parisi perse il ballottaggio contro Beppe Sala per pochissimi voti (meno dello 0,5%), alcuni analisti e politici locali ironizzarono sul fatto che fossero stati proprio i voti “rubati” dall’outsider Emanuelli a far perdere il centrodestra milanese, trasformando una candidatura di pura satira in un potenziale ago della bilancia nei retroscena politici milanesi.
4. L’attacco alle “farse” elettorali
Emanuelli ha sempre usato quella parentesi per denunciare, a modo suo, la scarsa serietà della selezione della classe dirigente. Ancora oggi, sul suo blog, rievoca quell’esperienza per deridere i partiti che “bruciano” decine di candidati prima di trovarne uno o che scelgono figure improbabili, ricordando che perfino la sua lavatrice aveva, alla fine, un programma più trasparente e coerente delle loro coalizioni.














Candidature a Milano, la carica degli outsider: «Io punto a perdere» – Corriere.it
“Sosteniamo Milano”, Emanuelli si presenta: “Siamo l’unica vera lista civica”
Elezioni, confronto tra i candidati sindaco da Confcommercio
I simboli della discordia: Sosteniamo Milano con Emanuelli (e una strana “pillola” blu)