PIETRANGELO GREGORIO, IL PIONIERE DELLA TV PRIVATA.

Pietrangelo Gregorio è morto a Napoli l’8 gennaio 2019.

pietrangelo gregorio

Nel 2017 come riferitomi da Arnaldo Delehaje, storico regista paternopeo, aveva celebrato il cinquantennale della sua tv, nel settembre 2018 aveva ricevuto dal sindaco Luigi de Magistris la medaglia della città in occasione dei suoi 90 anni. «Pochi mesi fa in Sala Giunta avevamo premiato l’ing. Pietrangelo Gregorio per i suoi novant’anni e per la sua splendida carriera. Oggi sapendo della sua scomparsa ne ricordiamo il tratto gentile e la luminosa creatività. Siamo vicini alla sua famiglia». Così il cordoglio del sindaco Luigi de Magistris.

 

PIETRANGELO GREGORIO, IL PIONIERE DELLA TV PRIVATA 

di Massimo Emanuelli
(da Millecanali, dicembre 2006)

PIETRANGELO GREGORIO FILO DIRETTOPietrangelo Gregorio nasce a Calabritto, in provincia di Avellino, il 23 luglio 1928, trascorre la sua infanzia e la sua giovinezza a Piedimonte Matese, negli anni ’60 si trasferisce a Napoli. Laureatosi in ingegneria elettronica ed ottica in Francia, si dedica all’attività di ricerche e alle invenzioni. Realizza ben 300 brevetti per conto proprio e per ditte nazionali e multinazionali: Philips, Prevost, Terrania, Pathè, Ducati, Wiew Master, Paillard Kern, Ignis, Cirse, Dumont, Geloso, Iso Duplex, Preiling, ecc.  Nel 1966 Gregorio crea la prima televisione libera italiana,TeleDiffusione Italiana TeleNapoli  che nel 1975 diventa la più importante televisione via cavo d’Europa. Il 10 giugno 1973 per ovviare al decreto Gioia che abolì la tv via cavo nacque a Napoli Tvbox, altra invenzione del Gregorio, che consentiva di riprodurre ovunque programmi televisivi a colori, diversi da quelli del monopolio Rai. Immediata la diffusione in tutta Italia, vanificando il decreto liberticida. La Corte Costituzionale, nel liberalizzare la tv via cavo tenne conto dell’esistenza della diffusione di Tvbox.   Nel 1976 dopo un tentativo di dare vita ad un’altra emittente (Canale 34, subito ceduta), Gregorio crea la prima tv libera via etere napoletana, Canale 21, nel 1977 è la volta di Canale 58  poi ceduta ai comunisti, Valenzi con IL SINDACO RISPONDE e Gregorio con FILO DIRETTO come ha scritto Annamaria Ghedina: “chi non ricorda i violenti scontri verbali fra Gregorio e Valenzi? Ma, parte gli scontri verbali, Valenzi e Gregorio nel privato si sono sempre stimati reciprocamente”.  Gregorio è stato anche l’anima di altre emittenti napoletane: TeleStudioTeleOggi e Rete Sud, con la sua trasmissione FILO DIRETTO Gregorio difende chiunque subisce soprusi ed ingiustizie; celebri i suoi interventi per Enzo Tortora e per il “sequestro Cirillo”.  Gregorio offre alla città di Napoli e fa realizzare a Napoli Nostra sei parchi gioco. Organizza e finanzia le ultime due spettacolari edizioni di Piedigrotta (1980 e 1981).

Pietrangelo Gregorio ha creato centinaia di posti di lavoro, ha aiutato e promosso i giovani che non riuscivano a far conoscere i propri talenti: molti affermati giornalisti, professionisti, artisti e tecnici devono a lui parte dei loro successi. Credendo nei valori dell’amicizia, ha subito una serie di raggiri, di truffe e di furti che lo hanno distrutto finanziariamente. Ma grazie ai suoi brevetti, sta risalendo la china. Sposato con sei figli: Annamaria, Elena, Valeria, Giuseppe, Rossella, Giovanni e la signora Carmen, paziente compagna di vita e di… invenzioni.

Otto sue invenzioni hanno ricevuto la medaglia d’oro ai Saloni Internazionali delle Invenzioni di Bruxelles e di Ginevra. Gregorio ha creato varie ditte: Brevetti Gregorio, Gregoriophon, Caem, Lang, National Video, Stereodia, Brein, Pit Buono Italia, Inaris, Photopost, Phonimernet, ecc.

Con le sue stimolanti invenzioni Gregorio ha via trasferito un sempre maggior numero di colleghi giornalisti dalla carta stampata al giornalismo televisivo. Ecco alcuni nomi fra i tanti: Antonio Scotti, Enrico Marcucci, Umberto Borsacchi, Erminio Scalera. Orazio Mazzoni, Angelo Manna, che hanno saputo rapidamente ricovenrtirsi scoprendo le potenzialità del mezzo audiovisivo.

Il 30 marzo 1994 iniziano a Napoli le trasmissioni televisive tridimensionali col sistema stereo g.a. altra invenzione del Gregorio: viene realizzato il grande schermo polarizzato del mondo (primato non ancora superato) della lunghezza di 60 metri (sala Plinio), sul quale, per oltre un anno, vengono videoproiettate le riprese televisive tridimensionali su Pompei, con la spettacolare riproduzione stereostopica dell’eruzione del 79 d.C.

Il 25 marzo 2006 Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso della manifestazione tenutasi in onore del Presidente che ha avuto il merito di togliere la tassa sui brevetti degli inventori. Il momento della premiazione: l’ingegnere ricambia offrendo il libro DA GREGORIO A BERLUSCONI.

INTERVISTA DI MASSIMO EMANUELLI A PIETRANGELO GREGORIO

Quando iniziò l’avventura di TeleDiffusione Italiana ?

A livello sperimentale il 24 dicembre 1966, in via Toledo, quando sugli schermi dei televisori piazzati nell’Upim apparvero alcune scritte pubblicitarie e il volto di Agostino De Cristofaro, mio socio nell’azienda Caem, che leggeva alcuni comunicati commerciali aggiungendo “suggerimenti utili” sui prodotti in vendita. L’esperimento proseguì nei mesi successivi in alcuni bar, ristoranti e pizzerie.

Era una televendita ante litteram?

La chiami come vuole ma fu il primo tentativo di emissione via cavo. Quache mese dopo si iniziò a proporre alcuni video musicali, brevi filmati di cabaret, ad una sorta di telegiornale locale con speaker scelti attraverso selezioni che avevo effettuato. All’epoca non esistevano videoregistratori, per cui le riprese andavano in diretta. Per potere ripetere alcuni programmi (cabaret, canzoni ecc.) bisognava filmarli con la cinepresa, con pellicola cinematografica, che andava poi sviluppata, montata in moviola e trasmessa col telecinema. Per ottenere buoni risultati video-audio, non erano sufficiente le normali cineprese superotto allora in uso, bisognava ricorrere all’Arriflex, sedici mm. sincronizzata con il registratore audio Nagra. Le trasmissioni sperimentali proseguirono fino al 1969, il numero delle richieste di “allacciamento” aumentava di giorno in giorno, furono collegati utenti di piazza Cavour, e di parte di via Duomo. Si acquistano nuove apparecchiature: mancando i videoregistratori si acquistarono cineprese Arriflex e registratori audiosincronici Nagra per riprendere spettacoli che andarono riproposti col telecinema in differita. Collegammo alcuni prestigiosi bar napoletani: Bar Motta, Bar Carflish, in via Toledo;  Bar Brasiliano nella Galleria Umberto e Bar Gambrinus in piazza Trento e Trieste. Il 21 gennaio 1970 iniziano i programmi regolari per due ore al giorno, dalle 19 alle 21. La prima trasmissione fu un simpatico programma di Nino Taranto, che essendo stato filmato andò, a ripetuta richiesta, anche nei giorni successivi. I primi giornalisti: Angelo Maggi (di NAPOLI NOTTE) curava un “videogiornale” e Antonio Scotti (de IL ROMA) curava gli avvenimenti sportivi.  L’attività iniziò in sordina – ricorda Gregorio – si effettuarono trasmissioni in diretta poichè all’epoca mancavano i registratori, con gruppi di cabaret e cantanti napoletani. Le trasmissioni andavano in onda ogni giorno dalle 19 alle 20, nei locali pubblici che si riempivano di fans per gustarsi la nuova televisione. La rete si estese per oltre tre chilometri raggiungendo via Toledo e piazza S. Ferdinando. Tre gli sponsor che sostenevano l’iniziativa: la Banca della Provincia di Napoli, la Birra Peroni e la Mobil Oil.  Invano il giornalista Angelo Maggi richiese al Tribunale di Napoli la “registrazione” per il suo videogiornale: il Tribunale si dichiarò incompetente a concederla, dal momento che le tv a circuito chiuso non erano contemplate come la carta stampata. Si andò avanti come ditta individuale, TeleDiffusione Italiana di Pietrangelo Gregorio, fino al 17 dicembre 1970, quando si costituì ufficialmente la società TeleDiffusione Italiana – TeleNapoli, con le insegne prestigiose in via Toledo.

Poi arrivò Peppo Sacchi con la sua Telebiella 

Il 7 maggio 1972 Telebiella  – come riporta un articolo di EPOCA – realizza un impianto televisivo a circuito chiuso sul quale trasmette i risultati elettorali, ma nell’articolo di EPOCA si riporta anche l’episodio della fantomatica denuncia che scatenò l’interessamento di tutti i media: subito dopo le feste dell’8 gennaio 1973 il cittadino Mario Perrino denuncia il cittadino Giuseppe Sacchi alla Pretura di Biella perchè gestisce un impianto televisivo senza regolare concessione… La denuncia del cittadino secondo la regolare procedura arriva al giudizio del dott. Giuliano Grizi. Anche volendo prendere come data d’inizio quello “ineccepibile” della società (pur trascurando i quattro precedenti della ditta individuale) TeleDiffusione Italiana resta sempre antecedente a Telebiella  che nacque due anni dopo. I progressi di TeleDiffusione Italiana furono eclatanti: il 24 maggio 1971 iniziarono le trasmissioni a colori con particolari telecamere “shidaden”, che vengono ricevute a colori solo in quattro bar: Bar Motta (che allestì un’apposita saletta), Bar Gaflish, Bar Brasiliano e Bar Gambrinus, mentre venivano trasmessi in bianco e nero negli altri locali: all’epoca si riuscì a stento a trovare quattro televisori a colori. Sempre nel 1971 il Patron del CantagiroEzio Redaelli, fece effettuare dalla TeleDiffusione Italiana la ripresa a colori di tute le tappe del Cantagiro. Un ‘articolo scritto su EPOCA del febbraio 1971 dal giornalista Giuseppe Grazzini asserisce che Peppo Sacchi riuscì a registrare la testata “Telebiella A21 Videoinformatore” il 30 aprile 1971, che la prima trasmissione di Telebiella  fu quella del 30 maggio 1972, relativa ai dati elettorali. Quindi resta definitivamente assodato che la prima televisione libera in Italia resta TeleDiffusione Italiana – TeleNapoli nata a Napoli nel 1966, che, già nel 1971, trasmetteva a colori mentre Telebiella ha cominciato le trasmissioni “con una telecamera bianco e nero e con pochi metri di cavo” (sempre articolo de L’EUROPEO) solamente nel 1972.

Pietrangelo Gregorio, da galantuomo, riconosce i grandi meriti di Sacchi che “con la sua simpatica ma modesta Telebiella  (sorta sei anni dopo TeleDiffusione Italiana) è riuscito a creare, con “l’originale denunzia di un cittadino” un eccezionale ed indiscutibile caso nazionale mediatico, che ha interessato per anni tutti i mass media e che, dopo alterne vicende, portò alla legge che liberalizzava la televisione via cavo ed al successivo proliferare di televisioni libere in Italia. Sacchi ha anche il merito di essere stato il primo ad ottenere dal Tribunale di Biella la registrazione di un videogiornale (che il Tribunale di Napoli aveva sempre rifiutato, ritenendosi incompetente).

TeleDiffusione Italiana chiuse i battenti nel maggio 1973: dopo avere riprese a colori il Festival di Sanremo (ignorato dlala Rai che ancora trasmetteva in bianco e nero) venne emanato il decreto catenaccio del ministro Gioia che decretava il divieto di trasmettere via cavo, era il 12 maggio 1973. TeleDiffusione Italiana sospese le trasmissioni.

E cosa accadde?

“A Napoli vi fu una sommossa popolare che invocava la “libertà di esprimersi” sancita dalla Costituzione. Ugo La Malfa si rese interprete di questo legittimo sentimento considerando il decreto del ministro Gioia un “atto di pirateria contro l’informazione ed un attentato alla libertà di espressione”.

Non potendo trasmettere via cavo, per consentire le trasmissioni nei locali pubblici Gregorio creò il tv box. Cos’era?

“Un semplice mobiletto che conteneva un videoregistratore opportunamente automatizzato, che trasmetteva su un televisore un programma precedentemente registrato. I tv box invasero tutta l’Italia. Bisognava produrre un programma televisivo, copiarne molte copie ed andare ad installarle nei singoli locali. Il programma durava un’ora e veniva ripetuto automaticamente. I mass media usarono titoli del genere: FATTA LA LEGGE TROVATO L’INGANNO… In effetti il decreto Gioia veniva vanificato con l’avvento dei tv box, tant’è che poco dopo si ottenne la liberalizzazione della tv via cavo. Liberalizzata la tv via cavo ebbi la fortuna di cointeressare i fratelli Enrico ed Ubaldo Capozzi, eccezionali operatori economici, che riuscirono a costituire un’importante società per azioni, la TeleDiffusione Italiana spa. L’intera città di Napoli fu cablata con 380 chilometri di cavo primario per 250.000 possibili utenze. Si assunsero 150 dipendenti e 15 giornalisti, con sei studi televisivi a colori. Senza saperlo si era costituita la più importante televisione via cavo d’Europa: tecnici ed esperti stranieri venivano a Napoli per prendere visione di questo primato. Il nastro poteva contenere fino a 15 canzoni, l’utente sceglieva la preferita, premendo semplicemente un tasto. Molti associati Fiet Cavo acquistarono i tv box mettendoli in funzione nelle rispettive città. Il presidente Veniero De Giorgi ne ordinò quattro che installò a Pescara in piazza Salotto per la gioia dei pescatori che fecero la fila davanti a quella singolare novità della tecnica.

Come ha scritto Annamaria Ghidina: “come abbia fatto il Gregorio a sopravvivere a miliardi di debiti (con la sua numerosa famiglia) riducendo gradatamente il notevole passivo è stata davvero la sua più geniale invenzione. “Galantuomo – afferma – paga di persona i propri errori, e da dodici anni sto lavorando solo per pagare errori anche se causati da altri. Purtroppo qualche “amico” si è regolato peggio degli usurai costringendomi a vendere all’asta la mia abitazione per pagare i loro crediti. Ho però avuto la fortuna di trovare un gruppo di amici che mi hanno sostenuto, attendendo, con una pazienza unica, la restituzione dei loro crediti, una moglie e dei figli meravigliosi, e soprattutto l’aiuto di Dio, che mi ha consentito e mi consente di svolgere la mia attività inventando le cose più disparate, i cui brevetti hanno assorbito, vendendoli, molte mie passività. Per il resto… le vie del Signore sono infinite”.  Gregorio ha recentemente brevettato il singolare sistema In.Tel applicato al telefono che consente di “navigare” in rete cornetta alla mano, ed un sistema per trasmettere due programmi su un solo canale, ed il megaportale dei Comuni Europei su internet, www.comunieuropei.it.

Ingegner Gregorio intende tornare a fare televisione?

Non so, io però credo che il futuro della tv è via internet per questo ho dato vita al portale dei Comuni Europei.

Cosa guarda oggi in tv?

MI MANDA RAI3, REPORTER, TV7. Sempre la tv.

C’è un programma che le ricorda la sua “tv sociale”?

L’attuale STRISCIA LA NOTIZIA anche se lo fa in maniera satirica mi ricorda il MIO FILO DIRETTO, e MI MANDARAI3 Antonio Lubrano era stato un mio fan.

Ingegner Gregorio La ringrazio, per essere stato l’ideatore di tantissime televisioni campane, per essere l’indiscusso pioniere della tv via cavo, per le sue molteplici invenzioni, un posto a pieno diritto nella storia della televisione italiana, e pertanto nel nostro sito, lo merita a pieno diritto. Grazie.

PIETRANGELO GREGORIO

di Pietro Gargano da IL MATTINO 2/11/2003

Questa è la storia di un uomo che poteva diventare Berlusconi, avendo creato la televisione privata in Italia. Purtroppo, o per sua fortuna, è un sognatore e a Napoli coi sogni e col puro talento i milioni li fai solo di debiti. L’ingegnere Pietrangelo Gregorio dello scienziato ha pure l’ironia svagata e l’apparenza: con quei capelli lunghi e bianchi, aspetti che tiri fuori la lingua come Einstein nella celebre fotografia. È nato 75 anni fa a Calabritto, Alta Irpinia; è cresciuto a Piedimonte Matese; è arrivato sotto il Vesuvio per studiare e non si è mosso più. «Però l’Università non l’ho finita – dice – Ultimai i corsi a Parigi, ottica ed elettronica all’Istituto superiore di fisica tecnica. Senonché in Italia quella laurea non valeva, allora mi misi a fare le invenzioni: 328, tutte brevettate».
La prima non si scorda mai…
«Fu il contachilometri ad aria, nel 1947. Si applicava al manubrio della bicicletta e calcolava la velocità in base al vento. Dopo realizzai il fototachimetro, primo autovelox, e i carrelli spegnifiamma per i proiettori del cinema. Feci pure invenzioni pittoresche, il grattaschiena a batteria e la bilancia parlante. Creai il disco pluricanale, in un solo 45 giri 728 canzoni; gli industriali dissero ch’era la massima boiata commerciale di ogni tempo, già faticavano a vendere il disco con due canzoni. Aprii una fabbrichetta a Piedimonte, all’inizio ogni cosa nuova andava bene. Facevo soldi e li spendevo, non li facevo ed erano guai».
Quando arrivò la televisione?
«Nel 1966, in conseguenza di un’altra mia invenzione, il riflessometro Caen per misurare i tempi di reazione degli automobilisti. L’Aci mi chiese di sistemarne qualcuno in Villa per una festa, gliene regalai dieci, c’era la fila. Per ringraziarmi mi diedero un televisore a 24 pollici. Avevo l’ufficio nel palazzo Upim in via Foria e sul terrazzo non c’era un solo centimetro per la nuova antenna. Posso attaccarmi sulla tua? chiesi a un vicino. E se si vede male? rispose. Feci un moltiplicatore di segnale e andò bene. Lo produssi in serie. Ne rimasero molti, che farne? Disposi matasse di cavi e un amplificatore ogni 150-200 metri, il segnale arrivava a mezzo chilometro. A Natale piazzai quattro schermi nell’Upim, trasmettevano spot sui prodotti in vendita: la prima tv italiana via cavo».
Bell’idea. Come la sfruttò?
«Feci studio televisivo dei miei uffici. Nino Taranto, i Cabarinieri, Mario Da Vinci, Gloriana… Estesi i cavi, piazza Cavour, Toledo. Ci collegammo con i bar, un successo. Nel 1970 con Elio Rocco Fusco e i fratelli Monaco fondai Telediffusione Italiana-Telenapoli. Sede a Toledo, telecamere a colori, Claudio Villa e Alberto Lupo di casa. Una meraviglia, ma sui giornali niente, neppure su quelli di Napoli».
Quando arrivò la svolta?
«Nel 1971 a Biella. Da noi era venuto Beppe Sacchi, un giornalista. Si entusiasmò, in amicizia copiò l’idea e aprì Telebiella. Faceva tv dal bar sotto casa. Si fece denunciare da un amico: ”Quel pirata viola il monopolio Rai”. Esplose il caso, un giudice gli diede ragione. Stabilito ch’era lecito fare tv via cavo, fondammo l’Associazione 21, dal numero dell’articolo della Costituzione sulla libertà di esprimersi. Tutti volevano fare tv e noi eravamo gli unici attrezzati, fu una corsa a Napoli. Viaggiavo per le supervisioni, portavo le stesse attrezzature, come le vacche del Duce. Ma quanti sono? si allarmò il ministro».
Finché non arrivaste al Festival di Sanremo.
«Era il 1973. La Rai aveva deciso di trasmettere in tv solo l’ultima serata, le altre alla radio. ”Chiamate Telebiella” invocò qualcuno, ma Sacchi non aveva i mezzi. Arrivai io, col furgone per la regia mobile, il sindaco fu d’accordo. Sistemammo cavi e televisori in tutte le vie di Sanremo. ”La diretta vi è proibita”, urlò la Rai. Mi venne un’idea: registriamo le canzoni e le mandiamo quando trasmette la radio. Tutti furono d’accordo. Un successo mai visto».
Senza volerlo aveva inventato pure il videoclip. E poi?
«Il ministro Gioia vietò la tv via cavo, a maggio 1973. L’ultimo giorno trasmettemmo fino a mezzanotte. Angelo Maggi nel tg parlò di liberticidio, l’annunciatrice Rossana Della Valle piangeva. Mandai l’immagine di una bandiera italiana ammainata. La gente scese a Toledo e protestò, sui giornali niente, si parlava solo della morte di Telebiella».
Qualcuno vi aiutò?
«Ugo La Malfa chiese a Gioia di dimettersi. Al rifiuto, il Pri ritirò la fiducia al governo Andreotti, che cadde. Io reagii inventando il Tvbox che aggirava il divieto della diretta: uno scatolone con un registratore e un monitor sopra. Ne installai 180 nei bar; mille in Italia. Finì con l’arresto del presidente della Federazione delle tv via cavo, De Giorgi. Nel ’74, finalmente, la Corte Costituzionale ci liberò».
La politica fiutò l’affare.
«Si mossero tutti, pure a Napoli, a partire da Gava. I pionieri furono i fratelli Capozzi. Facemmo un miracolo, 380 chilometri di cavi, tutta Napoli cablata. Assumemmo 150 dipendenti e 15 giornalisti. Come sede, il Sacro Cuore in Piazza Amedeo. Aprii un’azienda per fornire i materiali. Il direttore dei programmi era Aldo Bovio, quello dei servizi giornalistici Enrico Marcucci, Umberto Borsacchi vice. Segretario, Gaetano Cuozzo. Tg a Sandro Coppola, cronaca a Erminio Scalera, cultura ad Aldo Trione. In redazione Lorenza Foschini, Elena Massa, Petretta, Corbo, Maisto. Bovio fece cose eccezionali, tipo ”Paesaggio con figure”. I Capozzi presero i diritti di 240 film. Facevamo 80 milioni al mese di pubblicità».
Troppo bello per durare. Come cominciarono i guai?
«Con la scelta di far pagare l’abbonamento. Mi opposi invano, proponendo di puntare solo sulla pubblicità. Fu un flop, il canone era basso rispetto ai costi d’installazione. Dissi: facciamo tv via etere. Al no feci da solo».
Siamo a un altro primato napoletano misconosciuto.
«Mi accordai con Tele Alto Milanese e Gbr a Roma. Misi un trasmettitore sul Vesuvio e una sede là vicino. All’inizio mandavo solo il monoscopio di notte con su scritto Tele X. Poi feci Canale 21, da quel famoso articolo ma anche perché la banda 21 era vicina alla 23 della Rai. Gli altri scelsero frequenze alte, con la mia gli abbonati Rai mi captavano. Cominciò la battaglia per liberalizzare l’etere. Nel 1976 la Corte Costituzionale disse sì. Il 15 agosto andò in onda la mia trasmissione numero uno».
Spuntarono programmi da culto.
«Angelo Manna propose: ”Mi voglio appiccecà con tutti quanti: ci state?”. Nacque ”Il Tormentone”, fece epoca. Maurizio Costanzo realizzò un talk-shov, Renato De Falco e Max Vajro ”Notturno napoletano”; Alessandro Cutolo divulgò cultura. Cercai un giornalista che conducesse un programma in diretta con le telefonate di gente qualunque. Dissero no, ”finiamo in galera”. Lo feci io. Durò 15 anni e mille trasmissioni, altro che ”Striscia la notizia” e ”Mi manda Raitre”. Gli assessori reagirono facendo, Anzivino mandava i netturbini dov’era segnalato lo sporco. Mi chiamarono ‘o ‘ngignere d’a munnezza. Feci mettere cinque farmacie alla 167 di Secondigliano; difesi Enzo Tortora; rilanciai Piedigrotta. Facevamo moda: una mosca sul monoscopio fu scambiata per un effetto speciale».
Tra i soci arrivò il comandante Achille Lauro.
«Al 35 per cento e al 15 Andrea Torino. Io conservai il 50, con la quota di mia moglie. Aveva appena avuto il nostro sesto figlio, il notaio andò in clinica con le carte».
Quando finì?
«Nel 1981, io e i mei soci non avevamo le stesse idee».
E poi, alla rinfusa, Teleoggi, Telestudio 50, Napoli tv, Telecasoria, Retesud, Antenna Vesuvio. Nel frattempo era spuntata lo stellone di Berlusconi.
«Stava sbancando tutti. In un convegno, mi pare nell’83, alcuni esasperati annunciarono che stavano per far saltare i suoi ripetitori. Dissi: perché volete la galera? Esistono metodi elettronici e pacifici, venite a casa mia. M’inserii sulle frequenze, disturbai i segnali. Andai da Confalonieri, trovammo un accordo sulla cessione di programmi e di una fetta di pubblicità. Non ci fu tempo, Craxi varò una legge su misura di Berlusconi. Lui stava a Milano, aveva credito facile; io a Napoli, dove le banche sono un castigo di Dio».
Agli inizi degli anni Novanta cambiò genere.
«Mi dedicai al tridimensionale. Nel 1992 realizzai il più grande schermo a 3D del mondo, lungo 60 metri contro i 48 di Disneyland. Feci un documentario eccezionale su Pompei. Non piacque al ministero dei Disastri, invece di soldi accumulai debiti».
E adesso?

«Ho creato il primo network telematico regionale, i 551 Comuni della Campania collegati dal 5 gennaio 2004 in un unica rete dove trovi tutto. Speriamo che capiscano».

 

L’idea di mettere in rete (impresa titanica) la storia delle radio e delle televisioni locali nasce nel 2005 per iniziativa di Gigi Vesigna (giornalista, direttore storico di Tv Sorrisi e Canzoni), Massimo Emanuelli (docente e giornalista di Millecanali, pioniere della radiofonia), Maurizio Seymandi (giornalista e mitico conduttore di Superclassifica Show), Pino Callà (regista e produttore televisivo), Enzo De Mitri (giornalista, critico televisivo de La Notte, collaboratore di Gianfranco Funari).  L’avere vissuto da angolazioni diverse (carta stampata, radio e tv) il periodo pionieristico, l’avere visto nascere e crescere tante emittenti locali, l’avere conosciuto ed intervistato molti dei protagonisti, oltre agli archivi dei fondatori, rende agevole (anche se infinito) il lavoro dei nostri.  Con il passare dei mesi i fondatori vengono contattati da molti pionieri che forniscono ulteriori testimonianze, ricordi e materiale. Si uniscono al gruppo Massimiliano Marchi, Ruggero Righini, Gianfranco Guarnieri, Agostino Rosa ed altri.  Per ogni regione d’Italia viene individuata una memoria storica/corrispondente, aumenta il numero delle interviste mensili e dei contatti del portale. Nascono intanto (giustamente e citando la fonte) analoghe iniziative a livello regionale, con scambi di link e collaborazioni proficue (particolarmente interessante il lavoro di un altro pioniere, Massimo Lualdi).  Nel 2015 scompare Gigi Vesigna, in segno di lutto e di rispetto il sito non viene più aggiornato. Dopo un lungo periodo di silenzio i pionieri superstiti decidono di riattivare il sito (è in ristrutturazione, sarà aggiornato e rilanciato con nuova grafica su un nuovo dominio). Molto è ancora il materiale da pubblicare ed inserire, molte sono ancora le interviste da fare, pian piano accontenteremo tutti.  Al momento alcune schede vengono rilanciate su due blog

https://storiaradiotv.wordpress.com/ (radio)

https://massimoemanuelli.wordpress.com/ (tv ed interviste varie)

Gradualmente sarà inserito anche materiale audio e video del nostro archivio e materiale che i pionieri ci stanno inviando.

Purtroppo qualcuno nel frattempo aveva copiato l’intera linea editoriale del portale (e non solo gli articoli) senza ritegno e non rispettando il diritto d’autore dei collaboratori che vantano tantissimi anni di lavoro e ricerca (molti degli articoli erano usciti su testate nazionali). Già in passato avevamo fatto una causa (vinta) per la copiatura di alcune schede, ma copiare l’intera linea editoriale annunciando di copiare l’intero sito è a dir poco folle. Disponibili a collaborare con chiunque citi le fonti e ci proponga scambi e confronti, non possiamo però transigere con chi plagia pedissequamente. Tutti coloro che hanno ulteriori notizie o proposte farci scrivano alla mail storiaradiotv@tiscali.it provvederemo ad integrare le schede e a citare gli autori.

 RIPRODUZIONE RISERVATA. 

È vietata la riproduzione, anche parziale, e/o la diffusione dei testi e dei contenuti sonori e video di questo blog senza l’autorizzazione degli autori. Il blog è protetto dal diritto d’autore, chi ha cercato di non ottemperare a tali regole è già stato condannato con disposizione del Tribunale di Milano, con provvedimento d’urgenza ex art. 700 c.p.c. R.G. 77235/05..  Vi occorre qualcosa?  Scrivete, specificando il vostro indirizzo e il motivo della richiesta. Mail: storiaradiotv@tiscali.it

Contattateci alla mail storiaradiotv@tiscali.it per fornirci ricordi e testimonianze, provvederemo a pubblicarle.

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