25 agosto 1957, 60 anni fa moriva Umberto Saba. Un ricordo originale del poeta (radiotelevisivo)

UMBERTO SABA IN RADIO, IN TV (E AL CINEMA)

In radio: SCRITTORI AL MICROFONO (1952) programma curato da Carlo Emilio Gadda, Radio3. 

In tv: QUINDICI MINUTI CON ALBERTO SABA, 15 febbraio 1955, Programma Nazionale, ore 21, regia di Vieri Bigazzi.   Nella sigla appaiono le immagini dei calciatori della Triestina, Saba legge i versi: “anchi’io fra i molti vi saluto rosso alabardati/sputati dalla terra natia/da tutto un popolo amati.”;  una voce fuori campo dice: “Umberto Saba è fra i poeti contemporanei quello che ha saputo esprimere con più spontanea adesione gli aspetti della nostra quotidianità. Nella sua opera si incontrano perfino poesie ispirate al più popolare degli sport, il gioco del calcio. Saba infatti è forse il meno letterato fra i poeti del nostro secolo, è vissuto e vive in funzione di poesia. Nato a Trieste ha tratto argomento di ispirazione da questa città, senza peraltro essere per nulla un poeta triestino, superando il colore locale a vantaggio di un’assolutezza poetica. I luoghi della sua città, la città vecchia, i vicoli che salgono al castello, il porto, le vie, pur essendo riconocibilissimi si riscattano dalla loro entità topografica e compongo un’ideale geografia lirica… Saba ha fatto Trieste più bella, queste sue strade le ha definite per sempre. La chiusa tristezza di via del Lazzaretto Vecchio, via del Monte, la via della gioia e dell’amore, via Domenico Rossetti;  una volta chi voleva incontrare Saba era certo di trovarlo nella sua libreria antiquaria di via San Nicolò. Oggi che il poeta lascia raramente la sua casa bisogna risalire il viale XX Settembre, un’altra strada cara al suo cuore, fino al vecchio e piccolo appartamento dove egli abita da moltissimi anni. Il poeta ha interrotto quasi del tutto i rapporti con la vita letteraria, con il mondo della cultura. Il tempo in cui l’amico pittore Vittorio Bolaffio lo ritraeva sereno davanti alla marina è ormai lontano. E persino gli omaggi, le testimonianze d’ammirazione e di affetto che la sua poesia riceve da ogni parte difficilmente riescono a varcare la barriera del suo isolamento”.  Saba esordisce dicendo: “Sebbene da molti anni ammalato, ed in condizioni di vita quanto mai dolorose, non rispondo alle lettere, gli altri lo scambiano per cortesia, o, ancora peggio, di orgoglio. Ma orgoglio di cosa?  E’ l’effetto di una lunga, troppo lunga sofferenza. Ma non ho saputo purtroppo resistere alle reiterate insistenze di alcuni amici, così eccomi qui a divi come potrò e saprò alcune miei vecchie poesie dedicate al gioco del calcio, composte fra il 1933 e il 1934, quando sono stato anch’io per un pò di tempo tifoso.” Saba legge quindi le poesie:  SQUADRA PAESANA, TRE MOMENTI, TREDICESIMA PARTITA, GOAL e SERA DI FEBBRAIO.

Al cinema: ERNESTO di Mauro Bolognini (dall’omonimo romanzo di Umberto Saba).

Umberto Saba nacque a Trieste il 9 marzo 1883, la città apparteneva all’impero austro-ungarico. Essendo figlio di un italiano (Ugo Edoardo Poli) Umberto ha la cittadinanza italiana,  Abbandonato dal padre prima ancora che nascesse, Umberto rifiutò il cognome del padre assumendo quello di Saba (che in ebraico significa pane) in omaggio alla madre, Felicita Rachele Cohen di religione ebraica, e all’anata balia slovena Peppa Sabaz. Ancor prima di terminare gli studi superiori lavorò come impiegato, si trasferì dapprima a Pisa e poi a Firenze. Dopo avere svolto il servizio militare a Salerno tornò nella natia Trieste dove conobbe Carolina Wolfer (Lina) che diventerà sua moglie e della quale Saba parlerà spesso nel suo CANZONIERE (raccolta delle proprie poesie).  Saba pubblicò molto presto le sue prime raccolte di poesie, anche se fu poco riconosciuto dagli ambienti della cultura italiana con i quali entrò in contatto. CASA E CAMPAGNA (1910), POESIE (1911), TRIESTE E UNA DONNA (1912) sono i titoli delle prime raccolte di poesie pubblicate a sue spese. Nel 1915 Saba fu intervista (favorevole all’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale) si arruola ma non compie azioni al fronte, avendo incarichi amministrativi.  Ultimata la prima guerra mondiale Saba acquista una libreria antiquaria che gestirà per molti anni, nel 1921 esce la prima edizione de IL CANZONIERE. Costretto a lasciare Trieste dopo la promulgazione delle leggi razziali (1938) Saba si rifugiò prima a Parigi, poi a Firenze, dove visse nascosto in attesa di amici fino al termine della guerra.  Nel secondo dopoguerra pubblicò il volume di prose SCORCIATOIE E RACCONTINI,  uscirono nuove edizioni de IL CANZONIERE, con nuove poesie, e LA STORIA E CRONISTORIA DEL CANZONIERE (volume nel quale Saba ripercorre la propria attività di poeta attraverso una serie di osservazioni e di commenti ai versi de IL CANZONIERE stesso), nel 1953 scrisse il romanzo ERNESTO che rimarrà incompiuto e che sarà pubblicato soltanto dopo la morte dell’autore.  A metà degli anni ’50 le condizioni psichiche di Saba, minate da una grave nevrosi, peggiorarono. Dopo essere stato ricoverato in una clinica di Roma nel 1956 si trasferì a Gorizia, pochi mesi dopo si spense l’amata Lina. Ricoverato presso la clinica San Giusto di Gorizia,Umberto Saba morì in questa città il 25 agosto 1957.

La città di Trieste ha avuto una parte importante nella poesia di Saba, come lo hanno la moglie Lina, gli animali, la natura,  i ricordi dell’infanzia. La caratteristica fondamentale della poesia di Saba è quella della semplicità e della quotidianità, dell’uso di un linguaggio lontano dall’analogia tipica della poesia ermetica. Saba adotta infatti le forme metriche della tradizione (canzoni, sonetti, canzonette) e spesso utilizza un ritmo “facile, vicino a quello della prosa. A questa scelta di semplicità corrispondono temi della sua poesia tratti dalla vita giornaliera, dal mondo degli uomini comuni con i quali il poeta cerca la sintonia e dei quali vuole condividere i valori. Costante è la ricerca dell’elemento autobiografico e la ricerca del poeta della propria verità profonda, con un atteggiamento di assoluta sincerità e fedeltà a sè stessi. Attraverso la sua poesia Saba tende a ricostruire una propria biografia interiore e a fare della propria opera quasi l’equivalente di un’autoanalisi, prima e dopo l’esperienza terapeutica e la conoscenza scientifica della psicoanalisi che egli affrontò fin dal 1929 per cercare di curare le gravi crisi depressive di cui soffriva. Attraverso forme e immagini semplici e quotidiane, affiorano i temi profondi legati alla sofferenza psichica, ai conflitti o traumi interiori, determinati dalle carenze affettive di un’infanzia vissuta senza padre, accanto a una madre rigida e severa. Ma Saba seppe anche condividere il dolore degli altri e rappresentare la tragedia collettiva di un popolo oppresso dal fascismo e straziato dalla guerra. Egli stesso, autodefinendo la propria poesia, scrisse: “Pianse e capì per tutti”.


ALCUNE POESIE DI UMBERTO SABA LETTE IN RADIO O IN TELEVISIONE

A LINA

A MIA FIGLIA

CITTA’ VECCHIA

GOAL

IL GARZONE CON LA CARRIOLA

RITRATTO DELLA MIA BAMBINA

LA MOGLIE

TREDICESIMA PARTITA

TRE MOMENTI

TRIESTE

SERA DI FEBBRAIO

SQUADRA PAESANA

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