Roberto Poletti

roberto poletti radio

L’intervista radiofonica concessa da Roberto Poletti a Massimo Emanuelli sarà replicata

sabato 22 giugno 2019 alle ore 22 su Radio Hemingway http://www.radiohemingway.net

 

Roberto Poletti
IL PROFETA DELLE SCIURE MARIA
di Massimo Emanuelli

Roberto Poletti nasce a Feltre, in provincia di Belluno, il 29 luglio 1971, da Luciana (un’infermiera) e Cirillo (un lattoniere), Roberto frequenta le scuole elementari a Feltre: “avevo un maestro di quelli cattivi, che oggi finirebbero sui giornali, aveva la bacchetta, mi ci faceva capire i decilitri, i litri e i decalitri versandoci in testa alcuni contenitori, quando non capivamo quando gli studenti non capivano il maestro ci gettava l’acqua dei contenitori in testa. Grazie a quel maestro e a quel sistema ho capito subito il sistema metrico decimale e tante altre cose. Quando ero particolarmente irrequieto il maestro mi legava con una cintura al calorifero della classe. Ricordo anche che aveva un sistema alquanto originale di correzione delle verifiche: evidenziava gli errori in rosso scrivendo mona, somaro coglione. Era un maestro particolare, oggi non sarebbe sopravvissuto un minuto, ma allora la scuola era severa. Però certe tecniche funzionavano, imparai subito. Le botte oggi non servono, non sono un fautore delle botte, ma noi eravamo montanari e i gesti forti andavano bene. Mi domando però se i politici siano mai andati a scuola. Certo fanno scuola perchè vengono da tutto il mondo per imparare dai nostri politici a rubare… Poi avevo la maestra Marvi che oggi ha chiesto di me, la andrò a trovare”.
Fin dalle scuole medie inferiori e al liceo si rivela la grande passione del giovane Poletti per la lettura e la scrittura: “ho ritrovato dopo tanti anni, grazie a facebook, la professoressa Viviana Sogne, mia docente di italiano oggi in pensione, che mi ricorda come ‘il più bravo nei temi'”, alle scuole medie con la complicità di un bidello, consegnavo i miei pezzi alla redazione bellunese de Il Gazzettino” infatti Poletti inizia a 13 anni ad inviare i primi articoli che erano scritti a macchina, con la carta carbone, da un adulto. “Mandavo gli articoli in duplice copia con le fotografie, oggi ci sono altri sistemi, i giovani crescono con le apparecchiature digitali, noi abbiamo per fortuna anche usato i vecchi sistemi dello scrivere a mano, con la macchina da scrivere, quei sistemi funzionano sempre, noi sappiamo scrivere, sappiamo la lingua italiana, abbiamo vissuto i tempi migliori del giornalismo. Poco fa stavo scrivendo un articolo e si è bloccato il pc e ho continuato tranquillamente con la macchina da scrivere…”
Roberto Poletti frequenta il liceo scientifico Giorgio Dal Piaz, ho conservato un ottimo rapporto con la professoressa Sogne, la scuola pubblica allora funzionava bene e funzionava bene anche mia madre che era molto più severa del maestro e dei professori, se andavo a casa e dicevo di averle prese un ceffone dal maestro o dal professore ne prendevo il doppio, mia madre era più severa dei maestri e dei professori, in mia presenza parlava italiano, ma con mio padre parlava in dialetto, però pretendeva che io imparassi la lingua italiana come fondamento della mia formazione. Questo mi è servito molto, io parlavo anche il dialetto veneto, come lo parlo anche oggi, ma grazie a mia madre e ai docenti conosco la lingua italiana. Ricordo che mia madre in bellissima calligrafia scriveva su un sacchetto del pane gli esercizi che dovevo fare, a casa mia si faceva economia, si riciclavano i sacchetti del pane, oggi si riciclano solo i politici…”  All’età di sedici anni Poletti decide di andarsene da casa per inseguire i propri sogni: “mio padre mi disse, se te ne vai quella è la porta, non sono più tornato…” Poletti fa il cameriere, il lavapiatti in quel di San Martino di Castrozza_ “pur essendo a pochi chilometri da Feltre, San Martino di Castozza è in Trentino Alto Adige, regione a Statuto speciale, notai subito la differenza con il Veneto, non c’erano strade dissestate, ma asfaltate.”  All’età di 19 anni Roberto perde la madre.

poletti 1Nel 1987 Poletti partecipa come concorrente al programma televisivo Doppio Slalom in onda su Canale 5 presentato da Corrado Tedeschi, un gioco a squadre dove gareggiarono, fra gli altri, Auro Burbarelli (poi volto di Rai Sport), Francesco Vezzoli (futuro artista che esporrà alla Biennale di Venezia e Matteo Salvini (poi segretario della Lega Nord). Poletti intanto si è iscritto all’Università di Padova, facoltà di lettere, sul finire degli anni ’80 Poletti inizia a collaborare con periodici e radio locali della provincia di Belluno, fra i quali ricordiamo Radio Feltre Stereo, con la redazione bellunese de IL GAZZETTINO di Venezia, nel 1991 parte per il servizio militare e fa l’addetto stampa della Brigata Alpina Cadore, racconta tali vicende su una tv locale. Ultimato il servizio militare Poletti invia alcuni articoli locali a L’INDIPENDENTE.

poletti 2“Incontrai Vittorio Feltri a Cortina moderava un dibattito, io ero seduto in prima fila e Feltri, per farsi bello, disse: “vedete questo ragazzo in prima fila, è il mio corrispondente migliore della provincia di Belluno”. Ma io ero l’unico dei suoi corrispondenti in quella provincia… Feltri aggiunse: E’ un bravo giornalista domani se viene a Milano lo assumo. Il giorno dopo mi recai a Milano, entrai nella mitica sede de L’INDIPENDENTE in Via Valcava 6, mi presentati da Feltri e dissi: buongiorno, eccomi qua, io da buon montanaro le dico: la parola è sacra per noi, quindi mi deve assumere. Feltri mi fece subito un regolare contratto. Recentemente durante una puntata di Quinta colonna Paolo Del Debbio, rivolgendosi a Feltri, ospite della trasmissione, ha detto: guarda Vittorio che è colpa tua se questo giornalista è arrivato a Milano, non dovevi assumerlo, sarebbe rimasto nelle sue valli e non avrebbe rotto i coglioni”.
Con L’INDIPENDENTE Poletti continua a collaborare anche dopo il passaggio di Feltri a Il Giornale, quindi è l’unico ad avere conosciuto tutti i direttori di questa testata: Pia Luisa Bianco, Luigi Bacialli, Gianfranco Funari, Daniele Vimercati, Gianluigi Da Rold, Alessandro Sallusti e Maurizio Belpietro. Poletti intanto collabora con EPOCA, PANORAMA, CENTO COSE, ENERGY e PRIMA COMUNICAZIONE, lascia l’indipendente con Vimercati e si trasferisce in Brasile, a Rio de Janeiro, dove per conto della Camera di Commercio italiana di San Paolo coordina un progetto di comunicazione ed integrazione degli italiani emigrati in Sudamerica. Conduce anche un telegiornale in lingua italiana su una rete televisiva brasiliana, ed è corrispondente dal Brasile per i quotidiani IL GAZZETTINO, IL TEMPO, IL GIORNALE DI SICILIA, LA SICILIA e L’ECO DI BERGAMO. Nel 1997 rientra in Italia, fa il giornalista a LA PADANIA, nel 1998 diventa caporedattore de LA PADANIA, direttore di Radio Padania Libera ed inizia a lavorare per Telelombardia. Dopo avere partecipato ai gruppi di lavoro per la nascita di Radio 24, l’emittente de Sole 24 Ore, per cui è anche inviato e conduttore di un programma in diretta dalle diverse piazze d’Italia, sul finire degli anni ’90 viene chiamato da Daniele poletti 3Vimercati a Telelombardia. Nel 2000 Poletti conduce su Telelombardia la rassegna stampa del mattino e i programmi di informazione della fascia preserale. Nel 2001 idea e conduce CLASSE POLITICA, talk show in diretta con i politici seduti fra i banchi di una classe a ricevere il voto del pubblico da casa, e BUONGIORNO LOMBARDIA, rassegna stampa del mattino che ospita politici locali e nazionali e prevede l’interazione del pubblico da casa. Oltre a proseguire con BUONGIORNO LOMBARDIA, conduce PRIMA SERATA, ed ha ideato un nuovo programma dedicato alle canzoni popolari, TUTTAUNALTRAMUSICA, un originale viaggio attraverso le più diverse espressioni della musica popolare lombarda e dell’Italia delle mille culture. Poletti instaura uno stupendo rapporto col pubblico, molto più diretto e genuino rispetto a quello dei network nazionali, le sue “sciure Maria” lo adorano. Nella stagione 2002/2003 altri record, altri successi: mattina e sera, è uno stakanovista del video. Uno dei colpi da manuale di Poletti è stato quello di far scappare l’ex presidente della Rai Roberto Zaccaria, che evidentemente aveva qualcosa da nascondere, in diretta televisiva. Qualsiasi altro giornalista si sarebbe preoccupato dell’abbandono del programma da parte di Zaccaria, personaggio potente da cui avrebbe potuto ottenere qualcosa, e invece Poletti gli ha detto: “prego si accomodi”. L’elenco dei personaggi che, smascherati da Poletti, non sapendo cosa dire se ne vanno dallo studio, è enorme, ricordo ancora l’ex sindaco di Milano Marco Formentini, che ha addirittura minacciato Poletti in diretta televisiva. Memorabili ancora uno scontro con il vice-presidente del Corerat (comitato regionale radiotelevisivo) Maurizio Gussoni, e un litigio con i leghisti che costano a Poletti minacce di morte. E ancora: è Poletti a bloccare l’aumento di stipendio dei consiglieri della Regione Lombardia denunciando questa ipotesi in tv.
Epoletti 7’ Poletti a dare l’idea di utilizzare Canale6, seconda rete di Parenzo, acquisita da Ligresti all’inizio degli anni ’90, e rimasta fino a quel momento in balia delle televendite, per farne Telelombardia2. Parte il teatro dei Legnanesi, e la trasmissione CA’ NOSTRA, grazie all’ingegno di Poletti Canale6 e Telelombardia, aumentano l’audience. Grazie a Poletti si ritorna ai mitici tempi delle televisioni regionali, ai programmi fatti per la gente e dalla gente. Aumentano gli sponsor, il successo è incredibile. Aldo Grasso loda le virtù di Poletti e delle tv locali sul Corriere della Sera.
Poletti nel marzo 2004 passa ad Antenna 3 Lombardia. Parte Piazza Pulita, nel promo Roberto Poletti è in silenzio di fronte a una telecamera, mostra dei fogli di carta e. lentamente, li fa scivolare, uno alla volta, sul pavimento del mitico Studio 1 di Legnano. Foglio numero uno: “Roberto Poletti ha cambiato canale”, foglio numero due: “Qui potrà finalmente parlare…”, foglio numero tre: “tutte le sere”.
Le idee di Poletti si rivelano vincenti: la cabina telefonica senza filtro, la “valletta” sciura Mafalda, saggia popolana, le “sciure” in ghingheri, che affollano il mitico studio 1 di Antenna 3, era dai tempi de La Bustarella di Ettore Andenna che lo studio non era gremito. Signore con messa in piega e profumo, odoranti di lacca che s’annusa fuori dagli studi dell’emittente e vestite con abiti della festa al sapor di naftalina. Era da tempo che la “ggente”, per dirla alla Funari “la ggente” non andava in tv, e che non parlava, era da troppo tempo che la “piazza” non urlava. Ecco l’arma vincente di Poletti. Roberto ha appreso la lezioni del suo maestro Vimercati che a sua volta aveva presente quella di Indro Montanelli, essere al servizio solo del lettore, in questo caso del telespettatore. Poletti non a caso dedica le sue trasmissioni “a Daniele Vimercati, maestro di giornalismo e di libertà”. A nemmeno un mese dal suo arrivo ad Antenna 3 (fonti Auditel) il sorpasso a Telelombardia. e a Iceberg è effettuato.
La sperimentazione di Poletti si rivela vincente. Appuntamento fisso tutte le sere (tranne il sabato) e la domenica pomeriggio. Roberto Poletti, per il piglio, la tenacia, la caparbia, la determinazione, la cocciutaggine e l’aggressività, il più degno erede di Daniele Vimercati. Durante la campagna elettorale per le elezioni provinciali milanesi del 2003, ospite il candidato alla presidenza di Forza Italia e A.N. Ombretta Colli, un colpo sensazionale: Silvio Berlusconi telefona in diretta a Piazza pulita. Berlusconi parla con la simpatia che gli è solita, si sente a proprio agio nello studio nazionalpopolare, in effetti “il Berlusca”, come ama essere chiamato alla milanese, uomo di televisione, non dimentica gli inizi goliardici di Telemilano 58 (l’antenata di Canale5), il contatto diretto col pubblico e coi conduttori. Berlusconi sostiene Ombretta Colli, fa le sue proverbiali battute, ringrazia Poletti per lo spazio concessogli, e dichiara di apprezzare il clima disteso di Piazza pulita. Poletti a questo punto cede la parola alla sciura Mafalda e la invita a colloquiale col presidente del consiglio, i due discutono sui problemi degli anziani e sulle pensioni. Mafalda parla per tutte le sciure Maria, il presidente del consiglio apprezza i suoi modi pacati e scherza allegramente con lei. La puntata con l’intervento telefonico di Berlusconi va considerata un pezzo di storia della televisione italiana. Poletti, non si prostra al presidente del consiglio (non l’ha mai fatto con nessuno), discute con lui come con la sciura Maria. L’allievo supera il maestro, possiamo dire. Durante un intervento di Berlusconi negli studi di Telelombardia con Daniele Vimercati, il compianto maestro di Poletti si era sentito ad un certo punto in difficoltà, al punto che Berlusconi aveva detto a Vimercati: “lei è un rompiscatole”, Poletti ha invece dimostrato di sentirsi a suo agio, senza timori reverenziali né piaggeria, col presidente del consiglio, trattato alla stregua di tutti gli altri politici e di tutti gli altri cittadini.
Nel luglio 2004 Poletti riceve il premio L’ala d’oro del successo, assegnato in passato a personaggi del calibro di Pippo Baudo, Mike Bongiono, Enzo Tortora, Ruggero Orlando, Umberto Veronesi. Gli viene riconosciuta la grande capacità di avere rinnovato il linguaggio televisivo grazie ad uno stile particolare che ha recuperato i valori delle tradizioni folckloristiche musicali lombarde aggiornandole secondo le novità di un’esposizione propria della televisione, diventando quindi un conduttore dall’impronta inconfondibile, fra i più graditi dal pubblico ed apprezzati dalla critica.
Altra invenzione di Poletti è l’appuntamento della domenica pomeriggio FESTA IN PIAZZA, geniale l’idea di abbinare sport e spettacolo, Maurizio Mosca e Roberto Poletti, e di rilanciare personaggi come Lorenzo Pilat (già membro del Clan Celentano, autore ed interprete di successo degli anni ’60 e ’70), Tony Santagata (vincitore di Canzonissima 1974 con Lu maritiello), Christian (cantante icona degli anni ’80, chi non ricorda Daniela, Un’altra vita un altro amore, Cara???). FESTA IN PIAZZA è un contenitore musical-sportivo-ludico-informativo che fa breccia nel cuore di migliaia di telespettatori e di telespettatrici di diverse emittenti locali del Nord Italia collegate con l’emittente di Legnano. Era dai tempi de L’altra domenica di Renzo Arbore che il pomeriggio del giorno festivo non aveva una trasmissione innovativa: mentre Buona domenica e Domenica in sono sempre più ingessate, il programma di Poletti rivitalizza lo stanco mondo televisivo, il pubblico, partecipa, il mitico studio 1 di Legnano, che fu de La bustarella e dei altri programmi storici, torna ad essere pieno di persone.
Agosto 2004: lo stakanovista Poletti fa compagnia alle “sciure Maria” e ai milanesi in città, nonché ai milanesi che trascorrono le loro vacanze in Padania, ai laghi e ai monti. Blob trasmette spezzoni dei suoi programmi, rimane nella storia della televisione italiana un ballo dei politici vestiti da Babbo Natale con Leone Di Lernia, che cantano Melanzan.
poletti 4 copertina libro massimo emanuelliNel settembre 2004 Poletti si trasferisce a Italia7 Gold. Piazza pulita si trasforma in Aria pulita, il titolo non è scelto a caso: di aria pulita abbisogna infatti la politica italiana. Per la prima volta nella storia della tv italiana c’è una trasmissione che sconvolge il palinsesto, che parte dalla gente, una trasmissione senza filtri, dove la gente non rincoglionisce davanti a Costantino, Ascanio, Patrick, ai grandi fratelli e alle isole dei famosi. Dove la gente non assiste alle marchette degli impiegati della tv, così bisogna definire i giornalisti padroni dei salotti televisivi.
Aria Pulita, in onda su 7 Gold. tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 13:40 alle 14:20, e il lunedì e il giovedì in prima serata, sempre rigorosamente in diretta, è un programma dedicato a temi politici e di grande attualità, trattati e dibattuti con una prospettiva molto vicina alla gente comune. Il focus è in particolare su tutte quelle tematiche che più toccano la vita quotidiana del cittadino, come sanità, scuola, burocrazia, pensioni, immigrazione. E’ a disposizione del pubblico un numero verde nazionale che consente di intervenire in trasmissione in modo diretto, senza centralino di smistamento e senza alcun tipo di filtro alle telefonate. Il successo è incredibile: Poletti riesce grazie alle proteste dei telespettatori a bloccare un aumento del finanziamento ai partiti, ormai è sul nazionale, tutti lo chiamano, arrivano migliaia e migliaia di fax. Al “fenomeno Poletti” si interessa la stampa nazionale, iniziando da Aldo Grasso sul Corriere della Sera, i fax più significativi sono raccolti nel volume L’ITALIA IN PIAZZA CON ROBERTO POLETTI edito dalla Greco & Greco Editori di Milano con commenti sarcastici e realistici del giornalista e professore milanese Massimo Emanuelli che sbugiarda i politici della seconda Repubblica incapaci, corrotti e coloro che si presentano come neofiti e puri mentre si aggiravano nel sottobosco politico da anni.
A questo punto Poletti è ormai un personaggio nazionalpopolare, è in onda non più sul locale, ma in nazionale, 7Gold ha un’audience incredibile, iniziano ad interessarsi di lui anche i quotidiani nazionali, ad Assago, ove vi è la sede lombarda del consorzio 7Gold, si pensa a costruire nuovi studi per lui. L’aumento del finanziamento pubblico ai partiti non passa, Poletti prepara una nuova battaglia: quella contro i diversi costi del pane. Ma poi qualcosa si rompe, inspiegabilmente, dopo due mesi di Aria pulita, Poletti lascia 7Gold e torna ad Antenna 3 Lombardia. Nel dicembre 2004 parte Carta straccia, da un piccolo studio, niente più il mitico Studio 1. Poletti non è più innovatore, sempre gli stessi temi, gli stessi ospiti, trasmissioni noiose, ripetitive. Nell’estate 2005 parte Carta straccia estate, Poletti ritorna nello studio 1 e sembra ritrovare la verve di un tempo, ma è un fuoco di paglia. Con la ripresa dopo la pausa estiva si appiattisce, perde di mordente, le trasmissioni sono monotone, ripetitive. Dal 23 settembre 2005 parte GIORNO DI MERCATO, un nuovo format, in onda tutti i venerdì in tarda serata, dove Poletti intervista i politici al mercato, fra un banco di frutta e verdura, dal pizzicagnolo, nelle varie bancarelle, Poletti e il suo ospite illustre di turno (che deve fare la spesa con soli 10 euro) si immerge fra la sua gente, che fa fatica a tirare la fine del mese.
Poletti conduce anche CHIARO & TONDO sulle frequenze di Radio Lombardia ogni mattina dalle 8 alle 9,30. Nelle altre serate continua stancamente CARTA STRACCIA, Poletti è l’ombra di sé stesso. Poi compare a LA TALPA, i suoi nemici tirano un sospiro di sollievo, i suoi ex amici, uno dei quali ha coniato per lui il soprannome “pollo”, sono spietati. Io pur avendo avuto stima di Poletti professionalmente mi domando come abbia potuto fare una comparsata in tale programma, avrà avuto le sue ragioni.
Eppure da un personaggio così imprevedibile, genio e sregolatezza, quale è, Roberto Poletti, che ha sette vite come i gatti, sta preparando un ritorno, qualcosa di imprevedibile, come è sempre stato lui, aspettiamo…
Questo scrivevo qualche mese fa, poi nel febbraio 2006 ecco la scoop: Roberto Poletti sarà candidato al Senato nelle liste Verdi: DALLA CAMICIA VERDE AI VERDI, SIAMO VERDI DI RABBIA, intitolano alcuni giornali, anche questa volta Roberto Poletti stupisce tutti.
Nella primavera 2006 Poletti annuncia la propria candidatura nelle fila dei Verdi, il suo pubblico (sciure Maria comprese) si divide fra favorevoli e contrari al suo ingresso in politica e alla sua candidatura nei Verdi, ancora una volta il nome di Poletti divide, fa discutere. Poletti non sarà eletto ma diventerà comunque a Roma a causa delle rinuncia al seggio parlamentare di due suoi colleghi. Dall’estate 2006 è quindi un politico, anche se non dimentica di essere stato un giornalista. Nell’autunno 2006 riprende (dallo studio di Roma) ad andare in onda su Antenna 3 con un nuovo programma CANE SCIOLTO. Eppure, sono sicuro che Roberto non me ne vorrà poichè è uno dei pochi ad accettare critiche costruttive, sono in molti a preferire il vecchio Poletti al nuovo, il ruolo di giornalista-politico non gli si addice.

Roberto Poletti
LASCIA LA POLITICA PER TORNARE “CANE SCIOLTO”

poletti 8

L’avevo previsto, Roberto Poletti avrebbe presto lasciato il Parlamento, non avrei pensato che l’avrebbe fatto in diretta televisiva, non mi ha stupito invece la sua denuncia pubblicata dapprima in una serie di articoli su LIBERO e poi con il libro PAPPONI DI STATO. Ma andiamo con ordine. Ha inizio la XV legislatura deputati e Senatori, unitamente ai rappresentanti delle Regioni, devono, come prevede la Costituzione, eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Fra i rappresentanti della Regione Lombardia c’è Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi neo eletto, che poi rinuncerà all’incarico decidendo di restare in Regione, al suo posto subentra proprio Roberto Poletti. Al Quirinale si insedia Giorgio Napolitano, nasce il governo Prodi, indubbiamente il peggiore di tutta la storia dell’Italia repubblicana, ma anche di quella monarchica, dal 1861 nessun governo, fra l’altro sedicente di centro-sinistra, ha mai fatto provvedimenti così impopolari, distribuendo invece ministeri, sottosegretariati, prebende, consulenze ad amici degli amici, record per numero di partiti che sostengono la coalizione, gli italiani per sostenere Prodi e i suoi amici, i “poteri forti” vengono tassati. Visco, per coloro che hanno studiato la storia d’Italia, riesce a far rimpiangere Quintino Sella, l’odiato ministro delle Finanze del primo governo post-unitario che si inventò la tassa sul macinato, ma che, a differenza, di Visco, economizzava anche su sè stesso viaggiando a piedi e con le sue scarpe da montanaro. Il governo Prodi sedicente di centro-sinistra si presenta con 25 ministri, 10 viceministri e 66 sottosegretari, per un totale di 102 membri, incluso il Presidente del consiglio (contro i 25 ministri, 9 viceministri, 63 sottosegretari, per un totale di 98 membri.
Roberto quando iniziasti a capire cosa accadeva nei Palazzi del potere?
Subito e fui isolato immediatamente.
Cane sciolto, come il titolo della tua trasmissione.
Esattamente. CANE SCIOLTO riprese dallo studio romano di Antenna 3 nell’autunno 2006, il programma era prodotto da Roma 1, andava in onda su questa emittente, su Antenna 3, su, Primocanale e su Quarta Rete.
Un Poletti giornalista-politico, un pò spento rispetto al Poletti che avevo conosciuto.
Ti sbagli, le registrazioni delle puntate possono dimostrarlo.
A dirti la verità fra il 2006 e il 2007 io il giovedì sera guardavo soltanto la fine della trasmissione a causa di un mio impegno con un corso serale, quindi prendo per verità quanto dici. Nel maggio 2007 esce la prima edizione del libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella LA CASTA. COSI’ I POLITICI ITALIANI SONO DIVENTATI INTOCCABILI, questo libro ha influito sulle tue denunce?
Rizzo e Stella hanno fatto un ottimo lavoro, loro hanno denunciato la casta come giornalisti, io l’ho denunciata dall’interno del Palazzo.
Sei sempre stato isolato, con quali colleghi però hai trovato maggiori sinergie?
Con l’onorevole Maurizio Bernardo di Forza Italia e con Ignazio La Russa di Alleanza Nazionale.
Paradossale per chi come te è stato eletto nei Verdi, ma io lo capisco: il centro-destra non fa nulla, il centro-sinistra fa soltanto danni.
Più o meno è così.
Scommetto che i soloni del centro-sinistra oltre a predicare bene e a razzolare male erano tristi, noiosi, cupi, grigi, permalosi, vendicativi. Quelli del centro-destra, almeno sono allegri, si fanno prendere per i fondelli e o non se ne accorgono, o stanno allo scherzo.
Si.
Povera Italia!
Roberto nel dicembre 2007 un coupe de teatre, alla Poletti. Che cosa fai?
Filippo Bellantoni, un collega di Roma Uno aveva trovato un annuncio di lavoro da parte di un’agenzia romana, cercavano un ragazzo che si travestisse da Babbo Natale e facesse delle foto con i bambini all’interno di un centro commerciale. Dalle 10 alle 20, pagamento 30 giorni dopo, 45 euro al giorno, naturalmente in nero, niente percentuale sulle foto scattate, li ci guadagna l’organizzazione che vuole 5 euro a fotografia. Filippo Bellantoni si presenta alla selezione e viene scelto, inizio previsto per il 9 dicembre. Filippo arriva al centro commerciale con l’onorevole Roberto Poletti che presenta semplicemente come Roberto, dice di non sentirsi bene e che pertanto lo sostituirà l’amico. A Poletti non viene chiesto alcun documento, gli viene dato il costume, il proprietario si raccomanda: “Così ve l’ho dato e così lo rivoglio”.
Denunci il lavoro nero, tanto combattuto dai nostri politici a parole, ma apprezzato nei fatti.
Alcuni, politici e non, ti accusano per avere partecipato a BUONA DOMENICA.
Ma è stata una grande occasione, parlando di cavolate ho poi avuto l’occasione di affrontare temi sociali. Proprio nel corso di una puntata di BUONA DOMENICA, dopo avere denunciato i soldi mensili assegnati a un deputato ha per la sola cancelleria, pari allo stipendio di un precario neoassunto, Roberto Poletti si dimette da parlamentare in diretta televisiva.
Quindi è la volta di una serie di articoli su LIBERO nei quali Poletti denuncia i privilegi della casta, e del libro PAPPONI DI STATO contro il Parlamento.
“La sveglia mi urla nell’orecchio. E’ martedì, primo giorno della settimana lavorativa di noi parlamentari. Il lunedì? Ma no, il lunedì non esiste. I non romani più coscienziosi lo usano per arrivare in città, ma la maggior parte dei deputati forestieri arriva il martedì mattina, con tanti saluti alle prime riunioni, «che cosa vuoi che sia un’assenza, mica siamo a scuola, e poi se non si va in Commissione non c’è conseguenza sullo stipendio».Certo che Roma sa essere bellissima. I primi tempi, il tragitto dalla casa che ho preso in affitto in piazza Navona fino a Montecitorio lo faccio in scooter, tanto c’è il parcheggio della Camera vigilato 24 ore su 24 dai Carabinieri. Poi prendo le misure, e decido che a piedi è anche meglio, ci vogliono dieci minuti a dir tanto. Quando mi alzo presto, cammino fino al bar di fianco alla chiesa di San Luigi dei Francesi, in genere incontrando l’auto blu che porta Andreotti in Senato, lui è sempre il primo ad arrivare, poi bevo il caffè e mi avvio verso piazza del Parlamento. C’è caso di incontrare il leghista Cota che fa jogging nei pressi del Pantheon, magari accompagnato dal compagno di partito Capanni, alzano la mano e mi salutano trafelati, va là che Roma ladrona quasi quasi piace anche a loro, alla fine si sono ambientati più che bene. Il traffico insopportabile della Capitale comincia a rumoreggiare, e Montecitorio entra nella giornata lentamente, i deputati arrivano in ordine sparso con l’inseparabile borsa di pelle, vero status symbol. Un salto alla buvette, altro caffè e via, si comincia. Come detto, il martedì mattina c’è la riunione di Commissione. Il primo voto in Aula è previsto per il pomeriggio, e non è raro che si tenga quando la Commissione è ancora in corso. Ma l’Aula risulta sempre quantomeno mezza piena, d’altronde in questo caso c’è la detrazione di 206 euro se non raggiungi almeno il 30 per cento delle votazioni utili, saltare la seduta sarebbe un delitto, anche se in casi estremi puoi portare la giustificazione, e vai a controllare se è vera. Entrano allora in scena i famosi “pianisti”, quelli che votano anche per gli assenti. Non mi dilungo su una questione su cui si è scritto e filmato e sputtanato più volte. All’inizio te la meni un po’, ma quando capisci che il costume è generale – a destra, a sinistra, al centro – ti adegui. Io qualche volta mi sono messo d’accordo con una collega: se non sono presente ci pensa lei, e viceversa. Una volta ho votato io per tutti quelli del mio gruppo. Ci sono anche i “votatori ufficiali” dei deputati più importanti, che non è raro siano in altre faccende affaccendati, d’altronde loro mica possono perdere tempo in Parlamento: al momento opportuno, tirano fuori le due schede e svolgono diligentemente il compito. Il numero legale, e dunque il controllo dei votanti, viene richiesto solo per le questioni particolarmente delicate, in ogni caso non così frequentemente. Oppure, quando l’Aula appare squallidamente vuota, si procede con il voto per alzata di mano, che per molti è così romantico, «ma sì, fa tanto antica Roma…». In realtà, non essendo registrato con il procedimento elettronico, è del tutto valido ma non conta ai fini della trattenuta. Cioè, se ci sei bene, se non ci sei bene lo stesso: la busta paga non ne soffre.
Ed è proprio quando la stampa comincia a denunciare il malcostume dei pianisti, che vengono a galla le tante assenze dei deputati. In questo senso, noi Verdi ci siamo rivelati imbattibili. E allora, ecco puntuale la circolare: “Care e cari – ci scrive Angelo Bonelli, presidente del gruppo parlamentare – come avrete avuto modo di leggere dai più importanti quotidiani nazionali, il gruppo politico dei Verdi viene posto come il meno presente alle votazioni in Aula. Questi articoli certamente non aiutano a costruire una buona immagine del ns. gruppo [eh già, quel che importa è “l’immagine”]. È evidente che ognuno di noi sa quanto partecipa alle votazioni, pertanto sono qui a richiamare con forza una maggiore presenza alle votazioni. Certo di un Vs. cortese riscontro, invio cari saluti”. Gentilmente ricambio.
Il mercoledì è di certo la giornata clou. In mattinata, si comincia ancora con la riunione di Commissione, parole parole e ancora parole. I giocatori giramondo della Nazionale parlamentari, che si allenano il martedì sera sul campo militare della Cecchignola – c’è il capitano Manlio Contento di An, il portierone rifondarolo Augusto Rocchi, l’ex pulcino del Catania Salvatore Buglio della Rosa nel Pugno (che però non è stato ricandidato, dunque c’è da rinforzare la fascia), il centrista Peretti detto Beckenbauer, il terzino sciupafemmine Simone Baldelli di Forza Italia – discutono di dribbling e schemi di gioco, e se c’è qualcuno acciaccato si trascina zoppicando fino alle attrezzate salette dei fisioterapisti, un bel massaggio e via, come nuovo, e sono così bravi, i massaggiatori, che devi prenotarti, e mica solo al mercoledì. Ma verso l’una c’è il voto in Aula. Ora di pranzo, dunque: noi deputati abbiamo una gran fame, è umano, no? Quindi, dopo aver schiacciato il feral bottone, tutti a mangiare. E dì corsa, che poi non si trova posto. La scena ricorda un po’ l’intervallo della scuola: una marea umana che si precipita verso uno dei ristoranti – c’è quello self-service, veloce e informale, e l’altro più tradizionale, con i camerieri in livrea, infine il bistrot della buvette. Gli onorevoli si affrettano, corrono, sgomitano, scorciatoiano per garantirsi il tavolo. E insomma, è la pausa pranzo, mica sarà un privilegio, questo.
Dopo aver mangiato e digerito, in genere verso le tre del pomeriggio, va in scena quel reality show che è il “question-time”, in pratica un confronto diretto fra governo e parlamentari, approfondiremo più avanti. Prosegue più o meno fino alle quattro e mezza. E comunque non c’è voto, ragion per cui l’Aula è quasi sempre semi vuota, e in quell’ora e mezza si possono sbrigare altre faccende, sempre politiche e parlamentari, per carità. Tanto l’adunata generale – con voto incorporato, questa volta – è per le cinque circa, e prosegue fino alle otto di sera. Sempre che non ci sia qualche partita di calcio: in quel caso, come per magia, alle sei e mezza anche le questioni più complicate si dipanano. Più Totti per tutti.
E si arriva al giovedì. Fin dalla mattina, si respira l’aria del fine settimana, i deputati che non sono di Roma e dintorni fanno mente locale e si mettono al telefono per prenotare il volo. Si vota dalle undici del mattino in poi, mal che vada c’è un’altra seduta dopo pranzo, verso le tre. Poi comincia il fuggi-fuggi. Vai in guardaroba – lo trovi poco prima del ristorante – ed è pieno di borse, valigie, trolley, pacchi e quant’altro, dal primo pomeriggio si forma una fila anche di un quarto d’ora. I taxi scaldano i motori, gli onorevoli che hanno prenotato lo stesso volo si raggruppano, «parti adesso anche tu? Allora mi unisco, così spendiamo meno». E poi dicono che non tagliamo le spese.
In realtà, qualcuno rimane anche il venerdì. Ma, in tutta onestà, è davvero raro. Sono pochi, in un anno, i venerdì in cui è espressamente richiesta la presenza, chessò, durante la Finanziaria (ne parleremo) o magari per un voto importante in Commissione. Ma, ripeto, sono casi eccezionali, e quando si verificano si limitano alla mattinata. D’altronde, non è che possiamo contarla tanto su: nei primi cento giorni di questa mia prima legislatura, la Camera ha tenuto 36 sedute, equivalenti secondo i calcoli dei giornali a poco più di due ore al giorno di lavoro. E considerando vacanze e feste comandate e ponti e week-end, su un intero anno di attività – dunque da aprile ad aprile – a Montecitorio si è lavorato 160 giorni, vale a dire nemmeno 5 mesi. Quattro mesi e venti giorni in un anno. Poi dice che la gente s’incazza.
Ma c’è da precisare una cosa: non è che sempre e comunque il deputato non presente in Aula o in Commissione è a grattarsi la pancia sulla spiaggia di un’isola caraibica. No, il più delle volte sta facendo attività politica, ma per il partito. Che cosa c’entra l’attività di partito con il mandato ricevuto dagli elettori? Nulla o quasi, ma tant’è. E comunque, gira per convegni e dibattiti (“.. .seguirà buffet… “), partecipa a riunioni organizzative. Oppure, c’è caso che si metta cercar tessere.
Succede per esempio questo: c’è il congresso dei Verdi, e Pecoraro Scanio punta naturalmente alla rielezione a segretario nazionale, nonostante qualcuno storca la bocca per questo fatto che lui è anche parlamentare e ministro contemporaneamente. E insomma capisco l’antifona, qui c’è da tirar su delle tessere, far iscrivere al partito gente che stia dalla sua parte. E io, che fino a qualche mese prima m’immaginavo battagliare alla Camera per risolvere problemi epocali e passare alla storia d’Italia, da fare mi do. Telefono a destra e a manca, chiamo la parente, l’amico, chiedo al vicino di casa, «ma io non ne so niente, di ambientalismo», «e chissenefrega, basta che fai la tessera e voti per i delegati giusti, e come dici? Che non sai chi sono i delegati? Ma te lo dico io, ecco qui…». Alla fine di tessere ne tiro su parecchie, missione compiuta. È vero, non è che sia il massimo. Ma per rimanere nel gruppo si è costretti a fare anche così.
Tornando alla Camera, è aperta anche al sabato. Ma questo, ancor più degli altri, è il giorno degli ex. Gli ex deputati, quelli che tornano a respirare l’aria, magari sono anziani, non hanno più tanto da fare, e poi il richiamo del Palazzo è irresistibile. E allora vedi che li portano in macchina davanti all’entrata, poi qualche badante li scarica e li torna a prendere la sera. È così: ci sono pensionati che si ritrovano alla bocciofila, altri in Parlamento. Loro entrano, si aggirano per i saloni, vanno dal barbiere, ricordano i bei tempi andati, hanno ancora una tesserina speciale per mangiare alla buvette, e tutti i giorni. Discutono animatamente, a volte scoppiano dei litigi che finiscono a maleparole. Qualcuno ogni tanto si addormenta su un divanetto o nella sala lettura, i commessi li lasciano riposare, poi magari li svegliano con delicatezza, «onorevole…». E c’è anche quello che non riesce a trattenere i suoi problemi d’incontinenza, e i commessi ancora lì, ad assisterlo con pazienza. Sia detto con tutto il rispetto, ma sembra una casa di riposo. E non datemi dell’insensibile, non è che sia un problema dar ospitalità a persone che qui hanno lavorato, e certo molto più di quanto faccia io. Ma anche questo strano “sabato degli ex” un po’ contribuisce all’inquietante atmosfera da “basso impero” che avvolge quello che dovrebbe essere il cuore e il cervello del Paese. E che inesorabilmente sta risucchiando anche me.
Immaginate un grande, enorme, gigantesco ufficio statale. Ma anche no, anche semplicemente un enorme ufficio, di quelli che tanti italiani vivono quotidianamente. Con tutte le dinamiche che ne conseguono: lavoro chi più chi meno, ma anche amicizie, antipatie, tresche più o meno note, litigi col superiore, ripicche. E poi pettegolezzi, pettegolezzi e ancora pettegolezzi. Le malelingue, a Montecitorio, sono in servizio permanente effettivo. Com’è ovvio, de visu è tutto un sorriso e gran pacche sulle spalle. Ma dietro… Gli uomini, se giovani e appena appena intraprendenti, sono raccomandati e naturalmente omosessuali – «Poletti? Bè, certo, se la fa con Pecoraio Scanio…» – oppure inguaribili puttanieri – « Poletti con Pecoraro?Ma no, sei indietro, quello va a donnine una sera sì e l’altra pure…».
E le donne? Quelle più carine di Forza Italia sono prima o poi tutte indistintamente indicate come amanti di Berlusconi, e succede il contrario di ciò che si pensa, cioè che debbano lavorare il doppio delle altre per dimostrare che valgono, in questo senso chiedere informazioni alla povera Carfagna, che ancora non è riuscita a farsi perdonare cotanta avvenenza. Ma questa caccia quotidiana alla preda dell’insaziabile Silvio ha anche un aspetto paradossale, perché la signora o signorina momentaneamente indicata come accompagnatrice clandestina del Cavaliere viene improvvisamente coperta d’ogni tipo d’attenzione e galanteria dai deputati di centrodestra e non solo – «ma come stai», «e come sei bella», «posso fare qualcosa per te» -, chissà mai che non possa metterli in buona luce con il leader che tutto può.
Figuratevi poi che chiacchiericcio si porta dietro un personaggio come Wladimir Luxuria, il deputato transgender, che poi significa “non chiaramente identificabile come uomo o donna”. In ogni caso, per semplificare, ne parlerò al femminile. Luxuria fa parte con me della Commissione Cultura, è una delle più presenti e acute: studia, passa le notti ad approfondire, e forse per far vedere che non è lì solo in quanto “personaggio scomodo” interviene sempre e comunque, anche troppo. Gli uomini la studiano incuriositi, le donne la odiano e la criticano per principio, soprattutto quando si tratta di vestiti, «ma come si veste quella lì? Ma secondo te gioca a rugby?». E poi è molto abile con i giornalisti, sa come “usarli” e per questo è spesso sui giornali, cosa che aumenta l’antipatia nei suoi confronti. Un giorno prendo un caffè con lei, tutti ci vedono ridere e scherzare, poi vado in Aula. Arriva un commesso con una busta: me la manda un sempre severissimo esponente dell’Udc, uno che in ogni occasione si atteggia a baciapile bigottone. Leggo il biglietto: “Ma Luxuria ce l’ha ancora o se l’è tagliato?”. Alzo lo sguardo, lo rivolgo verso di lui. E vedo che se la ride, facendo gesti come adire “tu lo sai, vero?”. Neanche alle elementari.
Ma passiamo a un altro “passatempo istituzionale” che molto impegna e diverte gli onorevoli: sono i “gruppi di pressione”, le “lobby”, per dirla all’americana. Trattasi di drappelli di deputati uniti da un comune interesse, che raggruppandosi anche al di là degli steccati di schieramento intendono far fronte comune ed eventualmente incidere su decisioni legislative che riguardano l’argomento in questione. Intendiamoci, spesso si occupano di situazioni davvero importanti, non so, l’amicizia per Israele oppure i diritti dei bambini o ancora quelli degli animali, e ho scelto a caso. Ma non può non strappare un sorriso leggere che l’onorevole leghista Grimoldi, per rispondere a uno dei tanti aumenti fiscali paventati dal governo Prodi – in questo caso, l’innalzamento dell’Iva sulla cioccolata -, si sta sbattendo non poco per “costituire l’Intergruppo per la difesa della Nutella”, sottolineando che “la Nutella è simbolo di intere generazioni, chi non è cresciuto “a pane e Nutella?”. E Grimoldi invita a considerare il fatto che “la nostra amata crema di nocciole ha una capacità di penetrazione nelle famiglie italiane pari al 100%, mentre altri generi spalmabili soltanto del 50%”. Se da una parte la Ferrero ringrazia, dall’altra si aspetta la replica del formaggino Mio.
E dunque, vai col gruppo: la mastelliana Sandra Cioffi auspica la costituzione dell’intergruppo “Amiche e amici del mare”? Le risponde Maria Ida Germontani, di An, con l’intergruppo “Amiche e amici dei laghi e dei fiumi”. L’ulivista ora Partito Democratico Massimo Vannucci segnala che già una cinquantina di onorevoli, che coprono tutto l’arco parlamentare, aderiscono al gruppo “Amici del termalismo”, e non state ad ascoltare chi insinua che la ragione sociale sia anche di ottenere qualche sconto per ritemprarsi a forza di fanghi. Naturalmente si sprecano gli onorevoli club calcistici sul genere “Viva la Juve e l’Inter e il Milan e la Roma e anche il Napoli”, non mi dilungo perché di calcio non m’intendo. E poi gli intellettualissimi “Amici dei veicoli di interessi storico”, vale a dire le auto d’epoca, capitanati dal senatore Filippo Berselli (e infatti vuole essere un “intergruppo parlamentare”), e i mai fuori moda “Amici della filatelia”, organizzatore Carlo Giovanardi, e per restare su un livello alto c’è l’onorevole Pedrini che vuole “incentivare il turismo e la crescita economica tramite lo sviluppo del gioco del golf”, controbilanciato dai più tradizionali “Amici della bicicletta”, di cui m’informa l’ulivista emiliana Carmen Motta. Chiudo il discorso con una nota d’altri tempi, quasi romantica, segnalando l’iniziativa dell’azzurro Paolo Russo, che con passione rilancia il gruppo parlamentare “Amici delle bocce”. Nel senso dello sport, naturalmente.
Appuntamenti molto apprezzati da noi deputati sono poi le degustazioni di prodotti tipici: arrivano i rappresentanti di questa o quella regione, invitati dagli onorevoli dati provenienti, e servono – in genere al ristorante di Montecitorio – i piatti e i vini della zona. Sono sempre affollate, le degustazioni, e la scena si ripete pressoché uguale: ci sono queste persone, spesso si tratta di gente di paese che del Parlamento ha coltivato un’immagine quasi mitica. E si trovano lì, spaesati, ad osservare un’orda di affamati che si getta a peso morto su salame o tortellini o Franciacorta, e poi magari c’è qualcuno che si avvicina al bancone, «che delizia questo vino, ma non ne ho avuto nemmeno una bottiglia», e loro con espressione paziente ad allungargli – anzi, ad allungarci – la bottiglia. Scene mica tanto diverse da quelle che vedevo durante le mie trasmissioni, quando invitavo il pubblico ad assaggiare le ricette offerte dal paesino di turno. Ma sì dai, che gli italiani sono così, quando si mangia va sempre bene, e non si vede perché noi deputati dovremmo essere l’eccezione. D’altronde che cosa vi aspettate, che tutti si corra per esempio alla “Prima manifestazione d’indipendenza dalla lingua inglese”, organizzata dall’associazione “Esperanto” cui è stata concessa per l’occasione la sala stampa della Camera, “intervengono tra gli altri il deputato europeo Alfredo Antoniozzi e l’onorevole Bruno Mellano”. No, meglio la bresaola.
E poi ci sono le notti, le “notti romane”, con le terrazze e i salotti e le foto su Dagospia, il famoso sito internet di gossip. Ora, non vorrei sbriciolare un mito, ma le “notti romane” sono una gran noia. Certo che le feste ci sono, per noi Verdi il punto di riferimento è l’avvocato Paola Balducci. Lei è una bella signora molto gentile e ospitale, ha una splendida casa in zona Botteghe Oscure, la sua terrazza è leggendaria. Mi viene in mente uno di questi ritrovi, l’allenatore personale della Balducci le aveva suggerito di puntare sulla carne anche per questioni di dieta, e allora era tutta una griglia e bistecche grandi così, all’americana, e infatti se non ricordo male c’erano piatti guarniti con bandierina a stelle e strisce, ma lì non e’era da protestare contro nessuna base militare yankee, né i vegetariani avrebbero avuto da dire. In genere, però, i party più chic sono riservati ai pezzi grossi – della politica, della finanza, dello spettacolo -, gli onorevoli di bassa lega se riescono s’intrufolano, poi si mettono nell’angolo e allargano le narici per annusare il profumo del potere.
Il più delle volte, invece, noi peones ci si organizza per passare serate al limite della tristezza. I Verdi escono coi Verdi, magari andiamo alla Locanda del Pellegrino, e poi leghisti con leghisti, quelli di An con altri di An. O anche i gruppi territoriali, lombardi con lombardi, napoletani con napoletani e così via.
Si va nel solito ristorante dove ti trattano coi guanti – «buonasera onorevole, cosa le porto onorevole». E si cerca di coinvolgere un ministro o al limite un sottosegretario – tanto nel governo Prodi sono cento e più, qualcuno si trova -, perché arrivare al locale con l’auto blu fa tutta un’altra scena, senza contare che si risparmiano i soldi del taxi. Si finisce quasi sempre a spettegolare su tizio e caio, col risultato che il giorno dopo, saputo che quello che fa l’amico in realtà sparla di te a più non posso, cerchi di ostacolarlo in ogni sua iniziativa politica, così, per antipatia personale. Ed è vero, a fine serata c’è anche chi si rifugia dall’amante più o meno giovane, o raccatta un po’ d’amore a pagamento, al limite si svena e investe su una bellissima “escort” contattata via Internet, salvo poi sbandierare conquiste e performance improbabili manco fosse Mastroianni. Ma le orge in stile rockstar o i festini con le più disinibite vallette del momento, bè, scusate la delusione, ma per quel che mi riguarda sono più che altro letteratura d’accatto.
In pornostar e dintorni, in effetti, una volta mi sono imbattuto. Mi telefona il capo ufficio stampa del partito, Giovanni Nani, e si lamenta, «Poletti, basta con questi scherzi», io casco dalle nuvole, «ma quali scherzi?». E lui seccato mi dice che insomma, c’è il manager di questa pornostar, Federica Zarri nota anche come Diana Buson, che lo perseguita perché lei dice di voler entrare nei Verdi, e siccome è lombarda credeva c’entrassi io. Si apre così un gioioso dibattito, pornostar sì pornostar no, con il nostro Camillo Piazza, appassionato di balli sudamericani e che già aveva organizzato una manifestazione con diverse attrici hard per salvare il Ticino dall’inquinamento, a sostenere l’ingresso di Federica nel partito, «perché, che male ci sarebbe?». Ma la discussione s’interrompe bruscamente: veniamo infatti a sapere dai giornali che la Zarri ha cambiato idea, intende aprire un Circolo della libertà. La volgar battuta nasce spontanea: cazzi loro. E giù risatacce.”

E’ il primo di una serie di articoli che poi saranno raccolti in volume, PAPPONI DI STATO, curato con Andrea Scaglia, libro nel quale Poletti racconta la sua esperienza a Montecitorio, svelando per la prima volta privilegi ed assurdità del Palazzo, record di vendite per LIBERO e per il libro.
Nel gennaio 2008, ancora prima dello scoppio del “caso Mastella”, Poletti ha ripreso a fare il giornalista a tempo pieno, riparte con CANE SCIOLTO su Antenna 3 e torna a condurre BUONGIORNO LOMBARDIA su Telelombardia.. Parte il promo con Poletti e il cane Spillo. Nel frattempo San Clemente Mastella manda a casa il più impopolare governo della storia d’Italia. Il 24 gennaio 2008 il II governo Prodi ha la sfiducia in Senato, era già accaduto nel febbraio 2007, ma questa volta per Prodi e per gli italiani che non ne possono più, è la fine, si torna a votare. Vince, come era previsto, Silvio Berlusconi, non per merito proprio, come molti scrivono, ma perchè Prodi aveva distrutto tutto e quindi non poteva che vincere Silvio.
Roberto, alla vigilia delle elezioni del 2006, che portarono Prodi a Palazzo Chigi, Gianfranco Funari mi disse: “Berlusconi ci ha ridotto in mutande, adesso arriva Prodi che ce le toglie”. Ora torneremo con le mutande?
Poletti ride e mi racconta la sua ultima impresa: ho denunciato che una deputata ha diritto a 250 euro mensili per farsi la messa in piega, ho scritto al Presidente del Senato Schifani.
L’inchiesta e il libro allegato a LIBERO sono state l’occasione per riaprire i rapporti con Vittorio Feltri, con Feltri e con Alessandro Sallusti, spesso ospite delle mie trasmissioni, ho sempre avuto la massima libertà.
Roberto, ne hai combinate più di Bertoldo, è difficile seguiti, ho dimenticato qualcosa?
La legge Mancia.
Non conosco questa legge.
E’ l’ultima “onorevole porcata”, nascosta ai cittadini, è una legge che facilita Comuni, Chiese, Associazioni, Enti e Fondazioni a cui i parlamentari hanno “deciso” di assegnare fondi del ministero dell’Economia. Soldi del contribuente (18.375.000 euro) non spesi in precedenza, messi a disposizione dal Ministero dell’Economia per i partiti in un rivolo di 363 interventi per enti, associazioni, fondazioni, segnalati da singoli deputati o senatori. Fra i finanziamenti a pioggia compaiono beneficiari di tutto rispetto. Istituzioni di consolidata tradizione come la Fondazione Istituto Gramsci e l’Istituto Luigi Sturzo (entrambe con 250.000 euro), ma anche decine di interventi conservativi di parrocchie o aiuti ad enti di volontariato.
Torniamo al libro PAPPONI DI STATO contro il Parlamento curato con Andrea Scaglia, Poletti racconta la sua esperienza a Montecitorio, svelando per la prima volta privilegi ed assurdità del Palazzo. LIBERO e il libro hanno un record di vendita, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è all’estero ma dichiara “basta con l’antipolitica”. Per rispondere a Napoltano basta ricordare quanto giustamente rilevato da Rizzo e Stella e cioè che Enrico De Nicola, eletto capo provvisorio dello Stato il 28 giugno 1946, al primo scrutinio, prese così sul serio la “provvisorietà” del suo ruolo che non solo non si insediò al Quirnale (anche per scaramanzia, pare, data la fine fatta dai Savoia “dopo avere regnato nell’edificio lasciato da Pio IX”), ma, come scrive in QUELLI DEL PALAZZO Guido Quaranta “non utilizzò mai gli undici milioni previsti per il suo appannaggio e fece il presidente pagando di tasca sua” L’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha invece dichiarato che proprio quando al Colle è salito il primo ex comunista le spese sono aumentate…
Poletti ride ascoltando alcuni aneddoti raccontati da Bettino Craxi nel corso del processo Enimont in relazione all’allora Presidente della Camera Giorgio Napolitano, e alla reazione del vecchio sindacalista Fernando Santi che, allorquando si insediò il primo governo di centro-sinistra, piangeva, gli domandarono il perchè e lui, indicando i suoi compagni, disse: “io quelli li conosco bene, ora che si siedono a tavola non si alzeranno più”.
Per non parlare della liquidazione da parlamentare, tu l’hai devoluta ad un’associazione di disabili che pratica l’ippoterapia, tutti gli altri deputati se la sono tenuta…
Roberto Poletti ha lasciato la politica per tornare ad essere un grande giornalista, un cane sciolto, ormai l’ultimo dopo la scomparsa di Gianfranco Funari. Come ricordi Funari, Roberto?
“E’ stato proprio il primo Funari ad influenzarmi nell’aggressività, anche se poi il mio maestro è stato Daniele Vimercati. Quando nel 2006 mi candidai Gianfranco mi invitò alla sua trasmissione e mi sostenne. All’inizio del 2007 Gianfranco mi telefonò e mi disse: “Aho stacca a spina e torna fra a ggente, vieni a lavorà con me, a denuncià in tv quer che hai visto nel Palazzo”. Purtroppo questo progetto non si realizzò in quanto Funari dapprima andò in Rai con APOCALYS SHOW, poi, purtroppo le sue condizioni di salute si aggravarono.”
Beh anch’io, Roberto, avrei dovuto candidarmi nel 2006 alle elezioni comunali, ho rinunciato perchè dapprima il capo della lista civica che me l’aveva chiesto sette mesi prima, sostenuto da una coalizione che non condividevo, cedeva alle pressioni e alle intimidazioni di una coalizione che agiva in nome del popolo e che imponeva come aut aut la mia esclusione dalle liste poichè avrei fatto gli interessi della gente e non quelli dei loro partiti. Il leader dell’altra lista civica, dal canto, suo, dopo avermi ignorato per mesi, mi chiedeva in extremis, ero io a rifiutare gentilmente, schieramenti da una parte all’altra nel giro di una giornata li lascio fare ai politici di professione. Eppure, Roberto, ti confesso, che se mi fossi candidato e sarei stato ospite di Funari, sono certo che lui, o mi avrebbe sostenuto, o, più probabilmente, mi avrebbe mandato a fare in culo in diretta televisiva. Io l’avrei accettato, aveva ragione, faceva parte del gioco, Funari era fatto così, era Funari, ma perchè, Roberto, altri politici, altri candidati, hanno paura dei giornalisti liberi?
Domandalo a loro.
Poletti sta entrando nella sua maturità anagrafica, e sta vivendo la sua seconda stagione giornalistica, dopo la parentesi politica, è tornato ad essere un cane sciolto, e forse lo è sempre stato, lo saluto citandogli un altro maestro di vita e di libertà, Giorgio Gaber, che diceva: “ma i cani sciolti sono gli ultimi utopisti, un pò anarcoidi, sono gli ultimi utopisti e dei partiti e delle coalizioni ne hanno pieni i coglioni.”

Settembre 2008: Roberto Poletti riparte su Telelombardia con BUONGIORNO LOMBARDIA e su Antenna 3 con BUONGIORNO LOMBARDIA oltre che con il nuovo programma serale FORTE & CHIARO (in onda il mercoledì sera su Antenna 3). Editorialista di Libero, nel 2010/2011 dirige la televisione dedicata a Milano e all’Expo dal nome Milano 2015. Dalla fine di agosto 2012 è inviato dalle piazze italiane del programma di Paolo del Debbio Quinta Colonna, in onda il lunedì sera su Rete 4 ed interviene spesso in veste di opinionista in diverse trasmissioni televisive. Con il 2013 Poletti che continua la sua collaborazione con Mediaset (inviato per Quinta colonna e opinionista a Mattino 5), riprende a collaborare con Telelombardia dove riparte con FORTE & CHIARO, nel settembre 2014 lancia una propria webtv (www.intelligo.tv) e interviene come ospite a L’ANGOLO DELLA SCUOLA, programma radiofonico ideato e condotto da Massimo Emananuelli. Il tuo sogno nel cassetto Roberto? Non ho sogni, voglio continuare così come ho sempre fatto, semmai un nuovo progetto visto che mi hai fatto tornare voglia di fare anche radio: realizzare una trasmissione su un network nazionale con te nel corso della quale oltre a proporre musica sbugiarderemo i politici rendendo così un servizio ai radioascoltatori forse ignari delle persone che si candidano.

BIBLIOGRAFIA SU ROBERTO POLETTI
Massimo Emanuelli L’ITALIA IN PIAZZA CON ROBERTO POLETTI, Greco & Greco, Milano, 2005
Aldo Grasso Voce Roberto Poletti sulla Garzantina, edizione 2006
Roberto Poletti (con Andrea Scaglia) PAPPONI DI STATO, Libero, 2008

A fil di rete – Il momento televisivo più «caldo» dell settimana
L’eclettico Poletti dalla politica al folk
Sull’emittente lombarda Antenna 3 l’arresto in quasi – diretta dell’assessore Pier Gianni Prosperini

di Aldo Grasso

Non c’è dubbio: questa settimana, il momento televisivo più «caldo» è appannaggio dell’emittente lombarda Antenna 3 con l’arresto in quasi – diretta di Pier Gianni Prosperini nel corso della trasmissione Forte & Chiaro condotta da Roberto Poletti. Di Prosperini si è scritto molto, meno di Poletti. Che è un personaggio molto noto nell’emittenza locale, con continui passaggi fra Telelombardia, 7 Gold, Antenna 3 (un anno, ha cambiato ben cinque emittenti), è stato anche direttore di Radio Padania Libera, la radio del Carroccio. Personaggio eclettico, ha condotto persino una trasmissione sul paranormale ospitando spesso in studio l’ex deputato Alessandro Meluzzi, prima della conversione (una delle tante). Ha anche inventato (lui nato a Feltre) un programma di riscoperta del folk milanese Tutt’altra musica, «dove tra una canzone di Enrico Musiani, e una dei Cantamilano, tra l’immancabile Madonnina, e Quando sona i campan, le «sue» Sciure Marie passano allegramente la serata ballando e danzando spensierate. In realtà, anche Poletti è un ex deputato: candidato indipendente nella lista dei Verdi, entra alla Camera nel febbraio del 2006. L’abbandona poi in diretta tv (un vizio), prima della caduta del governo Prodi, dichiarando pubblicamente di vergognarsi di guadagnare uno stipendio tanto generoso senza la possibilità di far niente in Parlamento. Lo stile di Poletti è molto immediato, tenacemente «dalla parte della gente», a cui è legato da cordone telefonico, sempre on line, o dai fax e ora dalle mail. Doveva essere l’erede di Daniele Vimercati, doveva essere l’erede di Gianfranco Funari. Ma una biografia lo descrive solo come il «giornalista che fa volare le casalinghe di Voghera tre metri sopra il cielo». Poi l’ultimo colpo di scena: Prosperini sta per essere arrestato ma finge tranquillità. Ma allora, il telefono dice la verità solo se intercettato?
Aldo Grasso, Corriere della Sera 19/12/2009

http://www.corriere.it/spettacoli/09_dicembre_19/eclettico-poletti-grasso_3b39ce9e-ec83-11de-a048-00144f02aabc.shtml
Il 5 luglio 2010 Roberto Poletti assume l’incarico di direttore di Milano 2015, nuova tv digitale nata per l’Expo 2015. Poletti viene indicato da Enrico Mentana (neo direttore del tg de La7) quale “giovane collega sul quale puntare” e viene definito dalla giornalista del Corriere della Sera Chiara Maffoletti “lo Sgarbi dei poveri”.

http://www.millecanali.it/la-nuova-tv-di-poletti/0,1254,57_ART_7059,00.html
http://www.affaritaliani.it/milano/nasce_nuova_televisione_per_milano_1.html
http://www.corriere.it/spettacoli/10_luglio_14/intervista-mentana_4303d000-8f19-11df-9bdb-00144f02aabe.shtml
http://archiviostorico.corriere.it/2010/luglio/15/Insulti_antipolitica_successo_Poletti_Sgarbi_co_9_100715072.shtml

La nuova Tv di Poletti
È Milano 2015, partita da poco in digitale nel bouquet di Telenova, e considerata vicina al sindaco di Milano Letizia Moratti. Ma il direttore Roberto Poletti non è d’accordo e alle critiche ribatte così…
di Massimo Emanuelli
Millecanali 21 Luglio 2010

Il 5 luglio ha iniziato le sue trasmissioni Milano 2015, una Tv digitale completamente dedicata alla città di Milano. Il nome è tutto un programma, perché nel 2015 arriverà la grande Esposizione Universale. E perché, sempre nel 2015, se gli elettori la riconfermeranno nel 2011, Letizia Moratti sarà alla scadenza del suo secondo mandato di Sindaco di Milano. Il Ministero dello Sviluppo Economico, dipartimento Comunicazione, ha dato l’autorizzazione a trasmettere. L’idea è quella di creare uno spazio sul digitale (appoggiandosi al canale 12 del digitale terrestre di Telenova) nel quale trasmettere filmati live e – in seconda battuta – anche dirette. Telenova non c’entra, naturalmente, le è stato pagato solo l’affitto di quella che in gergo viene definita la “capacità trasmissiva” su un canale televisivo digitale. In altre parole, il prezzo annuo per occupare tre magabyte. Il logo del canale è accattivante. Una grande emme gialla in campo nero, sovrastata da un’immagine stilizzata del Duomo. Sotto, la scritta a caratteri cubitali: Milano 2015. A dirigere la neonata televisione è stato chiamato Roberto Poletti, famosissimo conduttore di Telelombardia e di Antenna 3 Lombardia, indicato ultimamente da Enrico Mentana quale “giovane collega” che porterebbe al Tg di La7. Secondo i detrattori, Milano 2015 sarà un vettore promozionale per la prossima campagna elettorale dell’attuale sindaco di Milano, ma il neodirettore Roberto Poletti smentisce: “Molti giornalisti chiamano Milano 2015 “TeleLetizia” non so perché, dal momento che è una Televisione che non è di proprietà del sindaco ma di un’associazione (Milano fuori dal comune) formata da imprenditori milanesi, alcuni dei quali vicini al sindaco”. Ma cosa dire a coloro che ti hanno definito, riprendo il titolo di una tua trasmissione, non più ‘cane sciolto’ ma ‘cane con guinzaglio’? “Siamo nell’era del digitale, io volevo sperimentare un nuovo modo di fare Televisione; anziché farlo da Telelombardia e Antenna 3 Lombardia, con cui peraltro continuo a collaborare, ho voluto provare a dirigere un canale fuori dagli schemi normali, un canale che racconti la città, con molti servizi live in presa diretta. Quello che di solito viene tagliato dai giornalisti io lo manderò in onda. Un modo corretto di fare informazione. L’associazione Milano fuori dal Comune, dopo avere preso in affitto il canale da Telenova, aveva due alternative: fare una Tv commerciale o una Tv comunitaria, con meno obblighi di legge, più snella. Si è optato per questa seconda via. Quindi la pubblicità sarà ridotta all’osso, Milano 2015 camperà grazie a pochi soldi, io intervisterò anche esponenti dell’opposizione, rispetterò la par condicio. Spesso, peraltro, ho avuto idee contrarie rispetto a quelle del sindaco; Milano 2015 vuole essere la Tv della città che cambia in vista dell’Expo, non la Tv del sindaco. Abbiamo risorse per un anno, sono stato contattato da questa associazione che mi ha chiesto come avrei immaginato un canale, io gli ho risposto e loro mi hanno offerto la direzione”. E come immagini questo canale? “Lunghe interviste, lunghe passeggiate in giro per la città, presto faremo le dirette talk-show, un rullo 24 ore su 24, un nuovo linguaggio televisivo. Con me porterò molti giovani giornalisti free-lance, non voglio giornalisti già affermati, voglio delle figure complete che sappiano filmare, montare, fare di tutto, con tanta voglia di lavorare e di imparare. Non farò mai una Tv asservita al potere né al sindaco; per me è una sfida e anche per l’Associazione che gestisce Milano 2015. Il rapporto con Letizia Moratti è buono ma, quando c’è da criticarla non esito a farlo. Così è sempre stato ad Antenna 3 Lombardia, a TeleLombardia, a Radio Lombardia e dalle colonne di ‘Libero’”. Del resto non si sa mai dove va a parare Poletti, che è sì un anticomunista, “ma nemmeno un allocco da credere nei miracoli del Pdl o della Lega”. Possiamo ben dire che Poletti sta alla Moratti come Funari stava a Berlusconi. Le sorprese non sono finite. Del resto con Poletti e da Poletti c’è da aspettarsi di tutto.

ROBERTO POLETTI INVIATO PER RETE4

 

 

Poletti negli ultimi anni? Ha fatto l’inviato di Quarta Colonna per Paolo Del Debbio su Rete4. ha continuato a condurre Forte & Chiaro su Antenna 3 Lombardia, nel 2015 ha scritto la prima biografia di Matteo Salvini SALVINI & SALVINI. IL MATTEO PENSIERO DALL’A ALLA ZETA, ha condotto Magna magna le porcherie della settimana e Pane al pane su Radio Lombardia e ha scritto per Libero e Affari Italiani.  Dal 17 giugno 2019 conduce UNO MATTINA CON Valentina Bisti su Rai1.

 

L’intervista radiofonica concessa da Roberto Poletti a Massimo Emanuelli sarà replicata

sabato 22  giugno alle ore 22 su Radio Hemingway http://www.radiohemingway.net

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...