Torna Giorgio Gaber, grazie ad Ivano Fossati

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Il 23 marzo uscirà una raccolta di Ivano Fossati con quattordici brani di Giorgio Gaber rieditati con le tecnologie più avanzate più un inedito, Le donne di ora, scritto da Giorgio Gaber e Sandro Luporini.  Le donne di ora è un inno alle donne viste come vero sesso dominante, scritto con Sandro Luporini ma mai pubblicato. Le donne di ora. Durante la lavorazione del disco è spuntata la canzone scritta nella primavera del 2002 e incisa nel novembre successivo, con la visione ironica e disincantata dell’universo femminile secondo Gaber e Luporini: il brano non fu inserito nel disco “Io non mi sento italiano”, uscito postumo nel gennaio 2003.

“In questa canzone- ha dichiarato Ivano Fossati – le donne impensierivano Gaber: una visione lucida, ironica e tagliente. Io non sono impensierito. Non so se sarei stato capace di scrivere una canzone così: forse sul tema avrei scritto cose banali. Invece Giorgio entrava nel profondo, era la sua chiave. Io scrivo in un modo più chiaro o scuro, le mezze tinte non sono il mio forte”.

“Abbiamo deciso fa un disco dopo un incontro con Ivano al Piccolo Teatro di Millano – spiega la figlia Dalia che aggiunge: “Avevamo nel cassetto un unico inedito di mio papà”, spiega la figlia Dalia, “è attuale e abbastanza sconvolgente, sembra scritto ieri. Seguirà un ciclo di incontri che girerà l’Italia nelle scuole, anche grazie a mio figlio Lorenzo, nipote di Giorgio, che va a fare gli incontri con gli studenti.  Mentre Ivano stava lavorando a questa raccolta abbiamo pensato che non ci potessero essere mani migliori a cui affidare quell’inedito, una canzone scritta nel 2002 ma di un’attualità sconvolgente. Già quando la riprendemmo in mano l’anno scorso rimanemmo sorpresi per la sua attualità, ma dopo lo scoppio dello scandalo molestie sembra irreale per quanto è al passo con i tempi”.

In effetti è proprio una canzone di Gaber, per l’andamento della ballata e per l’arguzia delle parole, un inno alle donne viste come vero sesso dominante: “Io sarei il sesso forte e dovrei farle la corte, ma non ci vuol mica tanto per rendersi conto che fa tutto lei… Forse per noi va un po’ male in questo assetto sociale, forse per farci valere dovremmo abitare parecchio più a sud… Certo hanno poco potere e questo è ingiusto e volgare, ma quando un giorno l’avranno che cosa faranno Dio solo lo sa… Spesso la vita è un po’ dura, ma in genere loro c’han troppa salute. Io non mi sento di dire che ci faranno sparire, certo che da un po’ di tempo le vedove allegre son sempre di più”, e non è dato sapere cosa ne pensi Ombretta Colli. Fino al ritornello: “Che paura, che paura, specialmente le donne di ora”.

Una canzone che ha lasciato a bocca aperta Ivano Fossati. Anzi, per la precisione, all’inizio l’ha perplesso: “Mi sono chiesto perché Giorgio non l’avesse messa nel disco, e ho pensato che non gli piacesse. Poi ho scoperto che voleva addirittura farne un singolo. E ho capito: non gli piaceva l’arrangiamento che ne avevano fatto, qualcosa nella struttura non funzionava: troppa introduzione, qualche lungaggine, qualche ripetizione poco utile. Così dopo un editing accurato ho suonato chitarre e tastiere sopra la base ritmica originale, cercando di creare un colore musicale ruvido ma accogliente. Mi viene in mente alla Van Morrison, per fare un paragone”. Anche se il paragone più giusto è proprio con gli altri arrangiamenti di Gaber.

Un anno fa”, racconta Fossati, “Stavo parlando di musica nel mio laboratorio all’università di Genova con i ragazzi di Lettere, dove esploriamo le tecniche produttive dell’industria musicale. Quel giorno si è parlato di Gaber: è stato subito chiaro che questi 40 studenti, molto informati di musica, avevano un’opinione altissima di Giorgio ma non lo conoscevano bene, sapevano solo qualche canzone sparsa. Ho pensato: proviamo a colmare questo gap. I ventenni sono abituati ad informarsi ma anche ad ascoltare il suono. Abbiamo restaurato i brani, senza tradire la voce meravigliosa di Giorgio: è stato un imperativo categorico per me e per il tecnico del suono. Abbiamo fatto un’operazione simile a quella del restauro in pittura: dovevamo fare in modo che suonassero come in origine o anche meglio, perché alcune erano incisioni degli anni 60. Abbiamo cercato di saldare il Gaber prima maniera con quello del teatro canzone: è un grandissimo artista ancora da conoscere e capire fino in fondo”.

“Che fortuna!”, dice Fossati, “L’idea spericolata era fare un disco leggero e tascabile con 14 canzoni, dal 1958 di ‘Ciao ti dirò’ agli ultimi capolavori. Poi è saltato fuori il brano inedito, tralasciato e abbandonato: una registrazione non finita con basso, batteria, chitarra classica e nient’altro. Mi hanno detto che Giorgio la pensava addirittura come un singolo ma non era venuta come voleva lui per motivi di arrangiamento, velocità e fretta perché il suo album doveva uscire. Così è diventata una canzone di Gaber con una band, che sono io: ho suonato tutti gli strumenti che mancavano. Mi sono ispirato a Van Morrison: un suono ruvido e generoso, potente ma non patinato: ho cercato di farlo così… “

Fossati ha rieditato il tutto con le moderne tecnologie pensando soprattutto ai giovani ascoltatori:

“Secondo me ci può essere una revisione completa del suo lavoro”, ha detto, “In studio ho provato a fare la scaletta di un secondo disco ed è venuta fuori in 15 minuti, con canzoni bellissime. Lasciare fuori alcuni brani non è stato facile.  La scelta della scaletta è stata lunga, entravano idee da ogni parte, ho fatto un percorso logico per agganciare i due Gaber, quello discografico e quello teatrale. La bella canzone di Sergio Endrigo ‘Te lo leggo negli occhi’ mi serviva perché si leggesse la generosità di Giorgio, qui solo cantante che interpreta un grande brano di un altro autore. Ho sentito la responsabilità della scaletta delle canzoni, ci siamo confrontati con Dalia, volevo essere rassicurato. Ho lavorato già sui file digitali fatti in origine, alcuni anche non perfetti. Nei primi anni 80 le case discografiche digitalizzavano tutto in fretta perché dovevano mettere in commercio i cd, spesso con errori dentro, rumori o opacità: oggi si possono fare lavori che solo cinque anni fa erano impossibili”.

Il disco, in uscita venerdì 23 marzo e a breve in vinile, oltre alla title-track, ultima registrazione del cantautore, contiene anche il brano di esordio di Gaber (Ciao ti dirò), quelli del periodo milanese ((La ballata del CeruttiLe strade di notte), ed altri del periodo teatrale (Il conformista, L’illogica allegria).

Il disco sarà presentato ufficialmente martedì 27 al teatro Grassi con un’intervista di Massimo Bernardini a Fossati. E sarà una delle quattro serate della rassegna Milano per Giorgio Gaber, che ogni anno la fondazione intitolata al cantautore organizza assieme al Comune. Stuzzicante, il 26, l’incontro sul tema “Destra, sinistra o… Giorgio Gaber” assieme al ministro Graziano Del Rio, da tempo fan gaberiano. Gli altri due appuntamenti sono teatrali: il 28 Polli di allevamento, il più controverso spettacolo di Gaber, con Giulio Casale, il 29 Instant Theatre, spettacolo alla Gaber di e con Enrico Bertolino. Più, come sempre, ma a luglio, il festival Gaber a Camaiore, con personaggi dello spettacolo, della cultura e dello sport che si confrontano col repertorio gaberiano. Nel quale, da oggi, c’è anche, a pieno titolo, Le donne di ora.

 

L’album sarà presentato ai giovani in varie città italiane attraverso una serie di incontri-spettacolo con Ivano Fossati, arricchiti da video e condotti da Massimo Bernardini,

Quando si sono conosciuti Giorgio Gaber e Fossati?

Ci siamo visti la primissima volta negli anni 80 a casa sua a Milano”, racconta Ivano, “Avevo un’idea molto vaga di teatralizzare i miei concerti e sono andato a chiedergli consiglio. ‘Se lo fai fra due o tre mesi ti do una mano, ora no perché sono in teatro’, mi ha risposto e così non se n’è fatto nulla. Poi ho visto i suoi concerti: ho imparato una buona parte di come si sta in scena da lui. Ci siamo visti a cena dopo i concerti, abbiamo parlato… Una volta eravamo ospiti di un programma in tv di Adriano Celentano: in un camerino io e lui, con mia moglie Mercedes, ci siamo raccontati molte cose di noi. ‘Chissà dove te ne vai’, tra le canzoni discografiche del suo primo periodo, è quella che amo di più e, insieme a ‘Com’è bella città’, è il punto dove Gaber si salda con il Signor G del teatro”.

 

Quando Giorgio decise di fare un disco in studio dopo tanti anni nel 2001 chiese a Fossati di produrlo perché era l’artista che stimava di più dal punto di vista delle sonorità e non solo, ma purtroppo lui non poteva: così oggi si chiude un cerchio.

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