Aldo Vitali

Intervista di Massimo Emanuelli

Aldo Vitali nasce a Milano il 18 giugno 1957: “sono nato per caso a Milano da genitori toscani, mio padre non stava molto bene, si trovava a Milano per delle cure, mia mamma l’aveva seguito ed io sono nato in un ospedale milanese, ma sono stato pochi giorni a Milano. I primi vent’anni della mia vita li ho trascorsi in provincia di Lucca, li ho frequentato l’asilo, le scuole elementari, le medie inferiori e il liceo classico Nicolò Machiavelli di Lucca.”  

Mi racconti uno dei suoi primi ricordi d’infanzia, direttore:

“Ricordo da bambino le gite fuori porta vicino a Pescia, precisamente a Collodi, per una tappa piacevole, mamma e papà mi portavano alla Villa Garzoni, dove viveva il grande scrittore, Pinocchio per me è stato più che un’ispirazione, quasi un fratello per molti anni della mia vita”.

E un ricordo o aneddoto legato ai tempi della scuola:

“Ho frequentato un liceo molto duro, con i professori che davano del lei ai ragazzi, e quindi ho fatto molta fatica, anche perchè non ero propriamente uno studente modello, però alla fine sono sempre riuscito a cavarmela, a non perdere mai neanche un anno. Fra le cose che ricordo anche con orgoglio, per certi versi, è il fatto che noi avevamo un bellissimo museo scientifico all’interno del nostro liceo, tuttora un liceo classico, con la più grande collezione di conchiglie d’Italia, con tantissimi oggetti scientifici, animali imbalsamati, cose pazzesche… C’era però grande disordine e un professore ci insegnò a rimettere un pò d’ordine; paradossalmente invece del latino e del greco io mi ricordo come cose piacevoli le materie scientifiche, peraltro marginali al classico, e questa esperienza che mi insegnò una certa disciplina nel mettere le cose in ordine, cercando di dare una linea al percorso del museo e quindi ho imparato moltissimo grazie a  questa cosa.”

Come è nata la passione per il giornalismo?

Mia mamma insegnante, fino alla pensione, ha sempre letto tantissimo, leggeva libri, mi ha insegnato ad amare la letteratura, mia madre arriva a casa da scuola da Lucca con il Corriere della Sera, io glielo portavo via subito, avevo sei anni… io ho imparato a leggere con il maestro Manzi guardando in tv Non è mai troppo tardi, avevo quattro anni e mezzo circa, dovetti passare l’inverno per motivi famigliari dai miei nonni in Piemonte,  non avevo molto da fare, ero un bambino un pò solitario e guardando la televisione con il maestro Manzi ho imparato a leggere a scrivere e in pochissimo tempo ho imparato a farlo bene, perchè arrivavo già con una base fortunatamente accettabile. Quindi ho sempre letto i giornali anche grazie a mia mamma. Inoltre avevo un compagno di scuola con il quale siamo ancora molto legati, che d’estate quando si vedeva, perchè durante l’anno io abitavo in campagna da una parte e lui dall’altra, ci mandavamo invece che delle lettere dei giornalini fatti da noi a mano, come se fossero dei giornali, non delle lettere, ma proprio con le notizie fatte da noi, raccontate come giornalisti in erba.”

Conseguito il diploma di maturità scientifica Aldo Vitali iscrive all’Università di Firenze, corso di laurea in lettere moderne ed inizia ad occuparsi di teatro:

“Mente frequentavo l’Università Statale di Firenze fui ingaggiato come aiuto regista ed anche come comparsa da Luca Ronconi, mentre studiavo iniziai a fare questo lavoro, feci anche tournèe. Quando fu evidente che io come attore ero un cane e che non avrei potuto seguire, giustamente, la carriera, chiesi a Ronconi con il quale entrai molto in confidenza, perchè abbiamo condiviso tanti anni, pur in rapporti fra maestro ed allievo, gli chiesi se potevo fare la tesi su di lui. Ho scritto una tesi sulla Caterina di Heilbronn di Kleist, una commedia meravigliosa che lui mise in scena sul lago di Zurigo, solo per una sera, ma poi fu fermata per motivi di ordine pubblico, perchè era molto pericolosa, era in mezzo al lago, Ronconi faceva sempre delle regie molto strane, c’era il rischio concreto che questa commedia si trasformasse in tragedia sul lago, anche il pubblico era in mezzo al lago su tribune costruite appositamente. Di questo spettacolo c’erano pochissime tracce, Ronconi in qualche modo mi suggerì di ricostruirlo. Ho quindi fatto una tesi di ricostruzione di uno spettacolo attraverso i materiali e l’unico filmato esistente girato da Vittorio Storaro, fra l’altro un premio Oscar per la fotografia. Io ho avuto la fortuna di averlo fianco a fianco nella stesura della mia tesi, addirittura ogni tanto gli portavo dei materiali, delle cose che nemmeno lui ricordava di avere visto, dei costumi che andai a recuperare anche a Zurigo. Alla fine ho avuto la lode per questa tesi, non tanto per i miei meriti, ma quanto per il fatto di avere avuto un aiuto così importante da questa persona che era oggetto della mia tesi.”

In realtà  all’epoca, alla classica domanda cosa vuoi fare da grande Vitali avrebbe risposto senza ombra di dubbio: l’attore. dal punto di vista della notorietà, in parte il suo desiderio si è avverato. Invece quello di essere considerato, per meriti, un grande artista professionista invece è morto ancor prima di iniziare. A quel punto si risveglia dal letargo la sua passione giornalistica:

“Mandai una lettera ad Indro Montanelli contando su una semplice complicità fra toscani, chiedendo di essere ricevuto da lui, Montanelli mi convocò nella sede de Il Giornale arrivai a Milano apposta da Lucca, in quel periodo abitavo fra Lucca e Firenze, spiegai a Montanelli che, avendo lavorato con Luca Ronconi ed avendo fatto una tesi teatrale, mi sarebbe piaciuto occuparmi di teatro. Andai a Milano da Montanelli che mi rispose: “guarda per il teatro siamo pieni, se vuoi puoi scrivere di musica rock  perchè qui nessuno ne sa nulla. In quel periodo stavano ricominciando i concerti dopo gli incidenti degli anni ’70, i gruppi internazionali tornavano in Italia. La mia fortuna fu di far coincidere la mia lettera a Montanelli con un nuovo inizio del rock in Italia e quindi da li iniziai come giornalista. Guadagnavo 7000 lire a pezzo, che era niente praticamente, neanche la benzina riuscivo a pagare….”

La tua collaborazione con Il Giornale risale al 1983:

“Si, collaborazione in maniera non regolare, non formalizzata, il giornalismo era praticamente un hobby che mi mantenevo con un altro lavoro, quello dell’insegnante precario: in Toscana non era possibile trovare un incarico perchè non c’erano posti, invece era fattibile a Milano dove si trovavano tante supplenze. Ricordo i primi anni da supplente, di giorno insegnavo e di notte lavoravo per Il Giornale di Indro Montanelli, intanto studiavo anche per conseguire l’abilitazione all’insegnamento, dopo tre anni la conseguii sia per le medie inferiori che per le medie inferiori. La mia esperienza di insegnante di ruolo è avvenuta a Nerviano, un piccolo paese alle porte di Milano, fra Legnano e Parabiago, in una scuola media che radunava i ragazzini da tutto il circondario. Erano mescolati assieme ragazzi di famiglie benestanti, senza particolari problemi, ma c’erano anche dei bambini che vivevano in condizioni non facili in famiglia, o che loro stessi avevano dei problemi di vari tipi. Io ricordo che la vera missione, la vera passione per me era quella di riuscire a fare in modo di creare il più possibile un’unica atmosfera, di fare in modo che tutti riuscissero, nei limiti del possibile, di fare una squadra, che poi è quello che alla fine ho applicato, una cosa che mi è servita a scuola come insegnante da applicare successivamente quando ho avuto mansioni di responsabilità nei giornali.”

Quando hai iniziato a fare il giornalista a tempo pieno?

“Una sera della primavera del 1986 mi telefonò Indro Montanelli che fece, dopo quattro anni di collaborazioni, una proposta di assunzione. Mi trovai in grandissima difficoltà. Piansi moltissimo, fu una scelta sofferta, la proposta di Montanelli mi arrivò fra marzo ed aprile, non potevo rimandare alla fine dell’anno, dovetti fare questa scelta in qualche modo obbligata, ma è stata una scelta, anche adesso che posso considerare una scelta giusta, però ogni volta che ci penso mi lascia un pò l’amaro in bocca perchè per me insegnare è una cosa meravigliosa, avere il rapporto coi ragazzi è ancora più bello, sia con i ragazzi delle medie inferiori che delle medie superiori. Devo dire che ho anche avuto la fortuna, almeno nei quattro anni del mio lavoro, di avere delle classi che consideravano la figura dell’insegnante una figura utile quale è, mentre oggi viene considerata utile, non sembra più uno strumento quasi necessario ma non utile dal punto di vista della formazione che poi ti servirà negli anni successivi, quasi un obbligo più che una possibilità che la società ti mette a disposizione per migliorare la tua vita. E così, dopo quasi quattro anni di collaborazioni non regolarizzate nel 1986 Vitali viene assunto ed entra fisso nella redazione de Il Giornale, all’inizio degli anni ’90 viene nominato capo della redazione spettacoli de Il Giornale stesso.

Nel 1994 Aldo Vitali segue Indro Montanelli nell’avventura de La Voce:

“quando ci furono le note vicende dello “scisma” io seguii Montanelli non tanto per motivi ideologici, ma per motivi professionali, ed anche per motivi affettivi: avendo avuto la fortuna di essere stato un pò il coccolino di Montanelli per tanto tempo, anche se con lui era difficile, perchè con lui scrivevi cinque pezzi in prima pagina e poi dopo a lui gli girava la mosca al naso per mesi non ti faceva scrivere una riga, dopo di che tornavi in auge. Questo rapporto dipendeva completamente da lui e non da me, perchè io era solo un allievo che cercava di imparare, seguii pertanto Montanelli a La Voce.”

Nel 1995  quando chiuse La Voce Gigi Vesigna ti chiamò per Il Telegiornale:

“Anche quel quotidiano ebbe poca fortuna, partì pochi giorni dopo la chiusura de La Voce, per una strana coincidenza, con  Vesigna non trovammo però l’accordo sulle funzioni. Lui mi propose di fare il capo della redazione degli spettacoli, ma con l’esclusione della tv, ma per me non era possibile pensare di fare gli spettacoli senza la tv, ero ancora nella fase fresca della chiusura de La Voce, pensavo di trovare qualcosa più affine a me, con molta cordialità e con molto affetto ci dicemmo di no reciprocamente. Mi sono trovato per un anno e mezzo disoccupato. E’ stato un momento un pò complicato perchè i giornali di destra dicevano che io ero di sinistra a causa della svolta di Montanelli, i giornali di sinistra, dal canto loro, dicevano che io ero di destra avendo lavorato con Montanelli e quindi non potevo essere preso da loro. Mi sono quindi trovato senza lavoro,  a quel punto mi rimboccai le maniche e decise di fare altri lavori. Ho fatto di tutto, anche l’imbianchino. I lavori manuali sono bellissimi, io non sono molto bravo nei lavori manuali, però ci provo, la soddisfazione Ho fatto l’imbianchino, scrivevo piccole guide per le aziende… Trovo molta soddisfazione nel riparare lampada che non funziona più, nel sistemare un giardino, una soddisfazione personale vale più di uno scoop… Un giorno alla fermata dell’autobus incontrai casualmente un’ex giornalista de La Voce, il cui marito era il direttore di Topolino, io stavo andando in biblioteca, leggevo sempre poichè coltivavo le mie passioni (il teatro, la letteratura ecc.) anche quando facevo lavori manuali, questa ex collaboratrice de La Voce mi disse che a Topolino cercavano un caporedattore, ci andai di corsa. Sono stato felicemente per tre anni lavorai alla Walt Disney e così ho ripreso a fare il giornalista.

Inizia quindi l’esperienza alla Walt Disney dove assume l’incarico di Vice Direttore del celebre fumetto Topolino, direttore creativo dell’area periodici della Disney, è stata un’esperienza meravigliosa per tanti motivi, ho imparato tantissime cose. La Disney è un’azienda che ragiona come la Coca Cola, era il periodo del massimo sviluppo con Michael Hansen, presidente della Disney che ogni anno chiedeva il 20% in più di utili a tutte le filiali, quindi noi dovevamo ingegnarci ad a inventare giornali, ad inventare oggetti, a creare occasioni per aumentare l’interesse attorno a Topolino, e quindi ci siamo inventati qualsiasi cosa, lavorando con ragazzi e con persone che avevano più anni di me, con un grandissimo tasso di creatività, con un pensiero laterale esplosivo,  e questo mi ha veramente insegnato tantissimo, io devo alla Disney molte più cose di quanto si possano imparare in tre anni.”

Il suo impegno professionale prosegue sempre in fase ascendente e lo porta nel 1999 alla vice direzione del noto mensile interamente dedicato all’ambiente maschile Max. Da li a poco, nel 2000 assume anche l’incarico di condirettore. E’ l’inizio della fine della sua carriera di vice direttore. Rimasi però pochi mesi a Max, non c’era sintonia, ma il problema vero era che, pur essendo vice direttore, ma era un mensile e c’erano tempi morti, io non riesco a stare con la mani in mano… Mi era arrivata nel frattempo l’offerta per fondare Gq, che era un mensile che nasceva in contrapposizione a Max, con la casa editrice di Vogue, ed oggi anche di Vanity che è stato pensato e concepito  da Andrea Monti, con l’art director di Gq, Lorenzo Giufredi e a me, inventammo questo prodotto che poi venne affidato ad altri. Anche quelli sono stati anni molto importanti perchè ho capito un’altra parte del lavoro: la cura dell’immagine di un giornale, la scelta delle fotografie, il contatto con grandi realtà internazionali, perchè conoscere la realtà internazionale significa tantissime cose, e quindi anche per questo sono stato fortunato, mi è servito tantissimo per il lavoro che faccio oggi.”

Aldo Vitali arriva a Tv Sorrisi e Canzoni nel 2003 chiamato da Massimo Donelli: “Con Donelli avevamo già avuto degli approcci quando lui era ad Epoca, non c’eravamo mai sposati professionalmente, fino a quando io sono uscito da Gq, per seguire Massimo Donelli che era approdato a Sorrisi, il sogno di tutti i giornalisti, specialmente di tutti quelli che si occupano di spettacolo, io fin dall’inizio mi ero sempre occupato di spettacoli, e quindi non era concepibile dire di no. Ho fatto il vice-direttore con Donelli che mi ha insegnato moltissimo anche lui. E’ stata per me un’altra grande lezione di giornalismo, in questo caso di giornalismo popolare. Se Andrea Monti a Gq mi ha insegnato l’attenzione all’immagine e alla classe di un giornale, Donelli mi ha invece insegnato l’altra faccia dei giornali, dei giornali popolari, mi ha insegnato ad avere un linguaggio semplice, diretto, in qualche modo, tornando ai tempi di Montanelli”.

Vicedirettore anche con Umberto Brindani Alfonso Signorini, nel marzo 2012 sostituisce Alfonso Signorini alla direzione di Tv Sorrisi e Canzoni, dal marzo 2012 Aldo Vitali è direttore di Tv Sorrisi e Canzoni.Così Vitali si presenta ai lettori nel suo primo editoriale da direttore:

Questo è l’articolo più difficile che mi sia mai capitato di scrivere. E dire che ho sempre sognato di firmare l’editoriale del direttore di Tv Sorrisi e Canzoni. Lo immaginavo da bambino, quando questa mia misteriosa mania per i giornali (che dura tuttora) si sfogava nella lettura di Sorrisi. Sorrisi, a me che abitavo a Lucca, raccontava mondi lontanissimi che stentavo persino a credere veri, popolati da personaggi mitologici come i divi della tv, i grandi cantanti, le stelle del cinema. Un mondo che si è inaspettatamente avvicinato quando, più di otto anni fa, sono arrivato a Sorrisi, chiamato da un direttore tosto ed esigentissimo, che è diventato un grande amico: Massimo Donelli.

Dunque, buongiorno cari lettori (mamma mia quanti siete, milioni e milioni!). E io sono qui, pronto ad accompagnarvi nel più grande spettacolo che ci sia: quello delle emozioni che ci suscitano la tv, la musica, il cinema. L’obiettivo è di restare fedele a Sorrisi e alla sua grande storia: ovvero, raccontare il presente e tracciare nuove strade. Da sempre Sorrisi è un giornale dallo sguardo lungo: ha capito per primo tante cose, dall’avvento del rock alla rivoluzione delle tv locali prima e dei grandi network commerciali poi. E oggi più che mai dobbiamo fare lo stesso: mettervi a disposizione la più chiara, utile e completa guida tv che ci sia al mondo (esagero? Non credo, ma se anche fosse, se non esagero nel mio primo editoriale…) e offrirvi anticipazioni, notizie, interviste esclusive, belle foto, eccetera. Sempre tenendo presente la parola-chiave sulla nostra testata: “sorrisi”, appunto.

È un compito non facile, ma che Rosanna Mani, che mi affianca nella direzione, renderà meno arduo. Rosanna è l’anima e il cuore di Sorrisi: con quella che i giapponesi chiamano “forza tranquilla”, che è una delle sue doti principali, appiana le difficoltà, anticipa gli spostamenti del gusto, intercetta quell’anima passionale e popolare che rende da sempre Sorrisi un giornale caldo e familiare. Che è poi il giornale che ci sentiamo di promettervi, insieme con tante novità che via via avrete modo di notare. Ho finito, ma prima devo ringraziare il mio predecessore Alfonso Signorini, a cui devo tante cose, tra le quali una per niente scontata: un affetto vero, sinceramente ricambiato. Buona lettura.”


Dal 2003 per lui si susseguono incarichi di crescente responsabilità all’interno del settimanale che lo vedrà, alla fine, diventare il suo naturale Direttore Responsabile. le sue idee innovative, come per esempio quella di creare una rivista interamente dedicata al Papa, una novità  assoluta che in poco tempo ha avuto un enorme successo. I suoi editoriali sempre pronti al momento giusto, qualunque sia l’argomento del momento, sono seguiti con interessa dagli oltre quattro milioni di lettori che seguono costantemente il settimanale Tv Sorrisi e Canzoni. Quando si dice che il destino di ognuno di noi è  scritto: probabilmente, se avesse fatto l’attore, il simpatico e preparato Aldo Vitali non avrebbe mai avuto al suo seguito quattro milioni di spettatori. La sua scelta onesta e responsabile di abbandonare il teatro l’ha ampiamente ripagato del successo ricercato. Oggi può godersi la sua notorietà da un’altra angolazione ed è certo che non è affatto una visuale scomoda quella che il destino gli ha riservato. Complimenti Direttore.
Mi è stato affidato questo transatlantico ma devo stare attento a non fare gli inchini vicino alle isole, perchè questo giornale ha una diffusione altissima, un conto economico molto importante e che anche aziendalmente è decisivo per le sorti della Mondadori bisogna stare attenti a non perdere la natura di Sorrisi che è una natura di giornale innovativo, anche se apparentemente è un giornale che esiste da tanti anni, perchè da da Vesigna in poi Sorrisi ha sempre innovato nella continuità della tradizione, non facendo il giornale rotondo o a forma di rombo, ma cercando di portare sempre qualcosa di nuovo, anche adeguandosi alla società che si trova attorno, perchè altrimenti un giornale non ha senso che venga comprato o letto se non parla delle cose di tutti i giorni.”Il suo primo ricordo di Sorrisi e di Vesigna direttore?Da lettore i miei primissimi ricordi sono legati ai testi delle canzoni, un classico che ho mantenuto anche durante la mia direzione, per una strana coincidenza il primo numero della mia direzione purtroppo ha coinciso con la morte di Lucio Dalla e quindi abbiamo fatto la copertina dedicata a Lucio Dalla, ed io ho voluto mettere in copertina il testo di 4 marzo 1943, è stata una scelta molto strana che però sintetizzava bene Sorrisi, Lucio Dalla e un legame forte che c’era con questo giornale, e una cifra precisa di Sorrisi che è quella, quasi psicanalitica, che ricordavo fin da bambino: quella che mi permetteva di cantare le canzoni che ascoltavo la radio, leggendone i testi tramite Sorrisi. Quando lavoravo a Il Giornale nella redazione spettacoli, Sorrisi era la  base sulla quale spesso copiavamo, era un pò il termometro di tutto quello che succedeva e quindi il disco per che era primo nella Superclassifica diventava il disco sul quale noi facevamo un articolo, tutte le invenzioni e le innovazioni di Vesigna erano un grandissimo insegnamento, quindi Sorrisi oltre che un giornale da leggere con passione era anche anche uno strumento di lavoro, come lo è tuttora, nell’ambiente dello spettacolo.E il suo primo ricordo di Gigi Vesigna, da lettore?

“Una cosa curiosa di Vesigna più che da lettore da telespettatore, mi ricordo un’intervista di Vesigna da Seymandi Gigi parlava di un cantante che a me piace moltissimo, Bobby Solo, Vesigna raccontò una serie di aneddoti su Bobby Solo, poi cambiò repentinamente discorso e raccontò alcuni aneddoti su Lucio Battisti, il mio cantante preferito, mi ricordo che Vesigna raccontava che Battisti i primi tempi della sua carriera veniva a dormire nella redazione di Tv Sorrisi e Canzoni perchè non aveva una casa a Milano, e quindi rimasi colpito da questo fatto che un cantante avesse come casa un giornale, e questa cosa, per me che ero un appassionato di musica, mi faceva sognare. Mi dicevo: “chissà se un giorno, potrò andare nella redazione di un giornale, dove vedrò un cantante, non immaginavo di lavorare a Sorrisi, nè tantomeno di diventarne il direttore, ma immaginavo di potere vedere una volta la redazione di Tv Sorrisi e Canzoni….

Gigi Vesigna l’ho conosciuto personalmente quando non era già più da diversi anni direttore di Sorrisi, l’avevo visto, l’avevo incontrato in situazioni ufficiali quando lavoravo a Il Giornale e lui era direttore di Sorrisi, lui era un personaggio non dico inavvicinabile, perchè era una persona molto tranquilla, ma era una persona che a me metteva un pò soggezione, perchè era un grande direttore, cioè l’uomo dei record, un genio. Io lo conoscevo, ma io ero un redattore de Il Giornale e lui era il direttore dei direttori. Poi, con il passare degli anni, quando lui lasciò Sorrisi, ci siamo incontrati in tantissime situazioni, sia perchè lui collaborava con altre testate, sia perchè ci siamo trovati in situazioni curiose, come nella giuria di Veline, il programma di Antonio Ricci, e quindi abbiamo avuto modo di parlare. Io, fedele al mio stile di ladro di maestri ho cercato di farmi insegnare qualcosa, avevo rubacchiato Montanelli, Andrea Monti e Donelli, ed avendo Vesigna vicino ho cercato di rubacchiare anche a Vesigna perchè così avevo nuove cose da imparare ed armi per la mia carriera, e lui era veramente molto generoso, era proprio tranquillo, raccontava, spiegava i suoi segreti, anche le sue malizie di direttore per raggiungere determinati scopi.  Quando ho saputo che Gigi è morto sono rimasto di sasso, basito, sebbene non lo vedessi da tempo, l’avevo visto a Sanremo dell’anno precedente l’ultima volta, è stata una cosa che mi ha colpito molto,  non solo perchè qui a Sorrisi lavora gente che ha lavorato con lui, ma perchè era una di quelle figure che nella mia vita aveva girato e rigirato fin dall’inizio, fin da quando leggevo i testi delle canzoni da bambino, quindi non era soltanto una figura istituzionale da ammirare, ma proprio una persona che tornava costante nella mia vita, e che davo per scontato che lo sarebbe stato ancora chissà per quanto tempo, è stata veramente una cosa molto triste per me.”Direttore nel suo articolo Gigi Vesigna, Sorrisi piange un grande giornalista lei ricorda che quando i giornalisti si Sorrisi andavano in taxi, gli autisti dicevano: mi saluti Vesigna…

“Non è soltanto una cosa che dicevano in passato, l’hanno detta ad un nostro redattore l’altro ieri, perchè comunque non c’è niente da fare: la figura di Vesigna si sovrappone a quella di Sorrisi, io posso anche cercare di fare un bel giornale, ma ancora due giorni fa hanno detto ad un mio giornalista: “mi saluti Gigi Vesigna, non c’è niente da fare: la figura di Vesigna si sovrappone a quella di Sorrisi, quindi è ancora una figura indelebile…

Direttore succedere a Vesigna è stato un pò come succedere a Papa Wojtla… lei però sta dirigendo in maniera eccellente Sorrisi.

“La ringrazio ma io non sono assolutamente all’altezza di Vesigna, noi facciamo uno sforzo continuo tutti quanti. Oggi è tutto diverso, una volta Sorrisi era monopolista, era praticamente l’unico che parlasse di tv e di canzoni, oggi in prima pagina sul Corriere della Sera e su La Repubblica quasi ogni giorno c’è un argomento di spettacolo, poi ci sono i siti, i social network, mille modi di fare televisione ovviamente, questo da tanti anni, e quindi è difficile però con molta  umiltà, la cosa che mi hanno insegnato tutti i  grandi con cui ho avuto l’onore e la fortuna di lavorare e che alla fine erano tutti umili, mettevano in discussione ogni giorno, anche Andrea Monti, che dirige La Gazzetta dello Sport, tutti i giorni si mettono in discussione, mettono in discussione quello che fanno, ascoltano moltissimo i collaboratori, però noi cerchiamo di fare un giornale che riesce ad essere all’altezza della sua tradizione nella quale è compresa l’innovazione, quindi cercando di fare sempre un giornale un pò nuovo, ogni numero un pò nuovo, poi abbiamo anche la fortuna di avere un sito che abbiamo appena rinnovato, molto bello, ci aiuta molto, anche questo fa parte della tradizione di Sorrisi.

Sorrisi comunque rimane il giornale più amato dagli italiani…

“i numeri dicono questo, ma la cosa fondamentale, al di là dei numeri, che sono importantissimi, è il legame forte che lega un lettore alla sua testata, siccome io sono un direttore, un giornalista, ma prima di tutto sono un lettore, perchè leggo tantissimi giornali e di alcuni giornali sento l’appartenenza forte anche se non li faccio io, la sua affermazione per me è una cosa bellissima, la ringrazio molto.”

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