Le consulenze dei 5 Stelle a trombati, parenti, amici, indagati e condannati

“Siamo stanchi di veder nominare amici e parenti dei politici negli incarichi di alta dirigenza della pubblica amministrazione”. Così, in un post pubblicato sul sito di Beppe Grillo il 12 giugno 2014, il gruppo dei 5 Stelle alla Camera bocciava lo spoils system di Matteo Renzi, reo di aver chiamato a Palazzo Chigi “persino il capo dei vigili di Firenze”. La soluzione? “I concorsi pubblici”.  Era il 2014 Marika Cassimatis era candidata alle elezioni europee con i 5 Stelle, Federico Pizzarotti era (e resta anche se poi ha tolto il disturbo e i grillini lo rinnegano e lo attaccano) il primo sindaco di una grande città italiana eletto con i 5 Stelle. Livo Loverso a Milano creava un dialogo con il ceto produttivo cittadino, Massimo Emanuelli (fedele da sempre al motto “diamo voce a chi non ha voce”) intervistava deputati e senatori pentastellati, consiglieri, candidati alle elezioni europee. Di acqua ne è passata sotto i ponti: Marika Cassimatis è stata giubilata con un “fidatevi di me” degno di una Repubblica delle banane, Federico Pizzarotti è stato sospeso (due pesi e due misure rispetto al sindaco di Livorno Filippo Nogarin) e poi se ne è andato riuscendo a stravincere nuovamente a Parma con una propria lista civica. Massimo Emanuelli ha continuato a fare il docente e il giornalista senza fare sconti a nessuno ed è diventato (per gli elettori pentastellati) “giornalista di regime”, anche Gianfranco Guarnieri e Pardo Fornaciari, livornesi, elettori di Filippo Nogarin, sono ora vittime dei troll grillini: fino a quando facevano satira su Berlusconi, Renzi, Salvini e Meloni erano icone, quando hanno iniziato a fare satira sui pentastellati sono finiti anch’essi fra i “comici di regime” (paragonati a Maurizio Crozza…).  Vi sono stati poi altri casi (nazionali e locali) di persone indipendenti che avevano aderito o si erano occupati del fenomeno 5 Stelle (non collegati alla nostra trasmissione) poi vittime della censura e della macchina del fango grillina: deputati, senatori, consiglieri non allineati con il “sacro verbo del blog”, giornalisti come Jacopo Jacoboni de La Stampa, presto nostro ospite in trasmissione, non gradito a Davide Casaleggio ecc.  Nel mirino ci sono naturalmente La Stampa, il Corriere della Sera, e, a parere di un rappresentante dei lavoratori che invece rappresenta il Movimento 5 Stelle, anche Enrico Mentana e La7, oltre al gruppo L’Espresso/La Repubblica.

Protestano i precari delle Gae, i diplomati magistrali (che hanno votato, per loro ammissione, Movimento 5 Stelle nel 2018), i lavoratori precoci quota 41 (gabbati), artigiani e commercianti del Nord (delusi da Matteo Salvini) ecc ecc

Prima del voto Mario Calabresi e Jacopo Jacoboni aveva intuito l’alleanza Lega/Movimento 5 Stelle, dal canto suo anche Massimo Emanuelli aveva previsto ciò notando le sinergie fra i due partiti di protesta ed avendolo saputo da fonte sicura.  Fin da marzo non appena si era appreso che logicamente i 5 Stelle erano i vincitori delle elezioni era stato citata il vecchio sindacalista Ferdinando Santi: “io quelli li conosco bene, non hanno mai mangiato, ora si siedono alla tavola del governo, si abbufferanno e non si alzeranno più.”  Una sorta di Fattoria degli animali orwelliana, i maiali fanno la rivoluzione contro gli uomini sfruttatori, poi si registra il venire a meno dei principi idealisti e rivoluzionari ed i maiali camminano a due zampe, vestono come gli uomini e trattano gli altri animali peggio degli uomini… E a proposti di Orwell ci aveva visto giusto anche con Il grande fratello, romanzo, poi trasmissione televisiva da cui è uscito il potentissimo Rocco Casalino, portavoce del premier Conte.

Quattro anni dopo, completato l’assalto al governo, il “nuovo Movimento” rinnega tutti i principi originari e riempie di trombati, attivisti con curriculum scarso o inesistente e fedelissimi del capo politico, nonché parenti, gli uffici di ministeri ed enti pubblici.  Luigi Di Maio ha nominato nei tre staff di sua competenza (Palazzo Chigi ove ha la carica di vicepresidente, ministero del lavoro e dello sviluppo economico) tanti amichetti dell’hinterland napoletano. Enrico Esposito, vice capo ufficio legislativo del Mise, finito nella bufera per i suoi tweet sessisti e omofobi ex college universitario di Giggino, è nativo di Acerra, a pochi chilometri da Pomigliano.  Inoltre Dario De Falco, consigliere comunale ed amico di Di Maio dai tempi del liceo ed oggi suo capo segreteria a Palazzo Chigi. Al ministero del lavoro capo segreteria è Assia Montanino, già tirocinante alla Camera e candidata nel M5S al Comune di Pomigliano.  A capo della segreteria del Mise vi è Salvatore Barca di Volla, compagno della Montanino; alla segreteria tecnica Daniel De Vito (avellinese). L’ultima nomina è al ministero dei beni culturali ove è consulente Rosa Vitanza, (compagna di Antonio Malfi, parente ed ex assistente parlamentare di Luigi Di Maio) architetto di Pomigliano d’Arco scelta per il cda dell’Ente Ville Vesuviane. Valerio Tacchini (notaio de L’isola dei famosi e certificatore delle votazioni su Rousseau) ha anch’egli avuto in incarico al ministero dei beni culturali. Dal giglio magico fiorentino al giglio campano….

In merito agli stipendi ce ne siamo già occupati e, in modo più dettagliato basta leggere certi giornali che i grillini intendono chiudere…  Altre comodissime poltrone per i trombati (consulenti sempre a spese del contribuente): Giorgio Sorial (ex capogruppo alla Camera M5S non rieletto a Brescia, ora vice capo di gabinetto al ministero dello sviluppo economico, 110.000 euro annui), Francesco Vanin (anch’egli 110.000 euro annui, trombato alle regionali friulane del 2013 quindi portaborse dell’eurodeputato Marco Zullo), Bruno Marton (altro ex parlamentare trombato) percepisce 73.000 euro annui ed è oggi capo della segreteria di Vito Crimi. Dino Giarrusso, ex Iena che non ce l’ha fatta alle politiche, consulente del sottosgretario alla Pubblica Istruzione Lorenzo Fioramonti. Consulente anche Massimo Bugani, capogruppo M5S al Comune di Bologna, candidato sindaco nel 2016 per il capoluogo emiliano, capo della segreteria di Di Maio (80.000 euro annui), il caso Bugani è doppiamente in contrasto visto che ha due incarichi (incompatibili nel Movimento delle origini).

Anche nelle Regioni e nei Comuni dove amministrano, a partire dal 2015 vengono distribuite dai pentastellati ingentissime consulenze (sempre a spese del contribuente): il contestare la nomina di Enrico Nadasi, commercialista di Beppe Grillo, nel cda di una partecipata ligure, costò a Marika Cassimatis l’espulsione… In Sicilia è stato riciclato personale politico sotto processo per firme false sono consulenti del consigliere regionale pentastellato Cancellieri,  indagati e inquisiti, militanti in passato in altri partiti, si trovano in abbondanza (sono venuti a meno anche il principio di fedina penale pulita e delle nomine negli Enti).

 

Mercoledì 17 ottobre  alle ore 13 saremo in onda su Radio Blu Italia per seguirci cliccate

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