Il Comune di Milano (non nel persona del sindaco che non c’entra nulla, al sindaco si rivolgono, minacciandolo, alcuni ignoranti senza alcun spirito civico) ha recentemente dedicato una targa a Marcello Marchesi, la passeggiata di piazza Castello ad Umberto Eco. Su Marcello Marchesi ho scritto un libro collettaneo (unitamente ad Umberto Eco e ad altri, ahimé quasi tutti mancati, tranne Rosaria Bastianelli, Michele Sancisi e pochi altri). Ieri tramite alcuni quotidiani e il Tgr la figlia del giornalista Massimo Della Pergola si è augurata che Milano non dimentichi il padre. Ritengo che Umberto Eco, Della Pergola, Marchesi ma anche tanti altri milanesi abbiano fatto molto di più per Milano che annunciare due dischi. Un amministratore comunale mi ha contattato per capire chi sono alcune persone (senza né arte né parte) che rivendicano intitolazioni di vie (senza conoscere le normative) oltre ad usare una violenza verbale assurda nei confronti di politici, ho cercato di spiegare la questione. Come diceva lo stesso Umberto Eco: la rete ha dato parola agli imbecilli. Queste persone scrivendo scempiaggini in rete faranno si che l’amministrazione comunale (e farà bene, anche se poi mi dispiacerà) non potrà fare quanto è in procinto di fare. Comunque per chi legge ecco quanto scrivevo (grazie all’amministratore comunale che me lo ha ricordato) nel 2001 su Massimo Della Pergola.
Massimo Della Pergola nacque a Trieste l’11 luglio 1912, nel 1933 iniziò a lavorare per La Gazzetta dello Sport, ma nel 1938 fu espulso dall’albo dei giornalisti perché ebreo, si trasferì a Firenze per sfuggire ai nazi-fascisti, nel 1943 dovette espatriare in Svizzera dove lavorò come manovale con altri duecento profughi per bonificare il fiume Rodano, riuscì a scampare al campo di concentramento di Auschwitz, dove purtroppo morì suo fratello. Durante la prigionia ebbe la prima idea di un concorso a premi legato al calcio con il quale finanziare lo sport italiano ultimata la guerra. Il 5 maggio 1946, unitamente ai colleghi Fabio Jegher e Geo Molo, fondò la SISAL, poi Totocalcio, tornò quindi al giornalismo lavorando per La Gazzetta dello Sport arrivando ad essere caporedattore ai tempi della direzione di Bruno Roghi, ricoprì quindi la carica di segretario generale dell’AIPS (Associazione Internazionale della Stampa Sportiva), morì a Milano vent’anni fa, l’11 marzo 2006.
Maggio 1946: i milanesi girano per la città a piedi, i più fortunati usano la bicicletta e il tram che costa 5 lire per biglietto. Alla Borsa di Milano, che ha ripreso a funzionare nella sua sede di Piazza degli Affari, l’indice della nuova lira, che ha preso il posto delle am-lire, è “a quota dieci”. C’è in giro una gran fame di soldi, l’inflazione galoppa, i prezzi sono alle stelle: 360 lire un chilo di carne di prima qualità, 580 lire un litro d’olio, 670 lire un chilo di burro, e sono soltanto i prezzi calmierati, sul mercato libero sono invece ben altri. Bisogna lavorare, darsi da fare e forse avere fortuna: un giornalista ebreo triestino, reduce da un campo di concentramento svizzero per rifugiati clandestini, esce al momento giusto con un grande trovato. Con la scommessa sulle partite di calcio, rischiando poche lire, si possono guadagnare milioni. La prima schedina porta la data del 3 maggio 1946, bisogna pronosticare i risultati delle seguenti partite:Internazionale-Juventus, Torino-Milan, Bologna-Napoli, Pro Livorno-Roma, Padova-Vigevano, Cremona-Alessandria, Como-Genoa, Sampierdarena-Sestrese, Legnano-Novara, Bologna-Piacenza, Cesena-Modena, Venezia-Mantova. Dodici risultati da segnare con 1 (per la vittoria della squadra di casa), 2 (per la vittoria della squadra ospite) e X (per il pareggio). Questa trovata si chiama SISAL (Sport Italia Società a responsabilità Limitata). Della Pergola all’inizio ha vita dura: si sgola per convincere baristi e tabaccai, abituati a ricevere solo le giocate del lotto, ad aprire le ricevitorie anche per il nuovo concorso il costo di una colonna è di 30 lire. Il primo fortunato vincitore (allora non si usava l’anonimato) fu l’impiegato quaratatrenne milanese Emilio Basetti, 30.000 sono le schede giocate su un milione stampate, l’incasso globale non supera il milione di lire. Dal primo piccolo montepremi si raggiunse poi il record nel 1993 quando si raggiunse la vetta dei 34 miliardi di lire.
La settimana successiva va ancora peggio, ma con il passare dei mesi la SISAL ottiene però successo a tal punto che, a partire dal settembre 1948, lo Stato se ne appropria cambiandone il nome in Totocalcio e installando ricevitorie in tutta Italia. Il concorso viene quindi nazionalizzato e gestito dal Coni. Ma la parola SISAL resterà ancora per anni con tutta la sua carica magica, “ho fatto dodici” (che poi diventerà “tredici” a partire dal 1951) è una frase di tutti i giorni per indicare un uomo fortunato che anche i vocabolari registreranno.
Canzoni, trasmissioni televisive, modi di dire, richiameranno alla schedina, tanto per fare qualche esempio: 2 1 X di Claudio Baglioni, Ho fatto tredici con Superclassifica show di Franco Fasano, Caccia al tredici programma televisivo condotto da Gianni Rivera, Roberto Bettega ecc.
“Un motorino per Marina, due mesetti in Val Gardena, una casa piena di comodità, se pareggerà il Cesena una villa con piscina, la schedina con la mente lui fa: 1 X, X 2 1..”
Dal libro di Massimo Emanuelli Accadde a Milano: notizie, personaggi e sindaci. Greco & Greco Editori.
P.S.: Certi leoni da tastiera (totalmente ignoranti in fatto di normative comunali) con le loro frasi deliranti scritte in rete, rischiano di annullare quanto l’amministazione comunale intende fare.


