1980 Un progetto europeo e regionale del Pli

partito liberale italianoNel gennaio 1980, pochi mesi dopo le prime elezioni europee, si svolse a Catania il congresso dell’Internazionale Liberale.  I liberali negli anni ’60 si erano dichiarati contrati all’istituzione delle Regioni, Malagodi le aveva definite “un ente inutile che avrebbe soltanto aumentato le spese e creato ulteriore burocrazia” sarebbe invece stato utile aumentare le deleghe delle già esistenti Provincie (risalenti all’unità d’Italia).

Fra le fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 si sviluppò nel Pli una corrente autonomista e federalista coniugata all’europeismo. di federalismo e autonomismo non si è fatto nulla, la stessa Lega dapprima ha soltanto parlato ed oggi è statalista ed assistenzialista assieme ai 5 Stelle.

L’Internazionale liberale scopre i campanili.

manlio cecoviniSuonano le campane da parte di diversi liberali europei. Dall’Irlanda ai Paesi Baschi, alla Sicilia: ci penseranno i liberali, nei limiti delle loro forze, a far si che l’eco si possa sentire da Amburgo a Roma. Per celebrare il matrimonio fra liberali europei e periferia regionale sono calati a Catania da tutto il continente; intorno allo svizzero Urs Schotli, segretario generale dell’Internazionale Liberale, si sono ritrovati i liberali inglesi e scozzesi, i radicali francesi, tedeschi di Schel, portoghesi e spagnoli e, naturalmente, italiani. Assenti il leader Zanone e il presidente Bozzi, impegnati nella maratona romana per la legge antiterrorismo, la parte del leone è toccata, non a caso, a Manilio Cecovini. Parlamentare europeo, sindaco di Trieste e leader del movimento autonomistico del Melone, Cecovini è un po’ l’uomo simbolo a cui il Pli affida la nuova immagine. Poco compromesso col potere locale, si offre come tribuna critica agli scontenti dalla burocrazia romana. Ma come mettere insieme il wisky scozzese e il bianco di Sicilia? C’è un primo elemento che, lo si è visto a Catania, cementa l’Internazionale: l’anticomunismo e l’aperta ostilità dell’espansionismo sovietico. Le condanne per il caso Sacharov sono state durissime (la prima è venuta da Schotpli, il segretario generale dell’Internazionale) e per domenica, dopo l’intervento politico di Zanone, si annuncia una presa di posizione ufficiale dei partiti europei presenti a Catania.
C’è un secondo elemento che trova tutti d’accordo: la forza dell’Europa occidentale sta nelle diversità regionali. Quindi l’obiettivo dell’unità nella Cee va di pari passo con le istanze federaliste ed autonomiste. Ma c’è anche una dimensione più concreta, sottolineata dal tedesco Raichle, da Anselmi, responsabile del Pli per la politica estera, e da Cecovini. Bisogna sfruttare integralmente – dicono i liberali – il fondo europeo per lo sviluppo regionale. Concertarlo, cioè in pochi punti, ma realmente bisognosi di aiuto (in Italia il Mezzogiorno o certe zone del Nord) per evitare che il reddito di una città come Amburgo resti cinque volte superiore a quello di un romano o di un veneziano. Estendere finanziamenti non solo a strade e ferrovie, ma anche a ospedali, centri sportivi e culturali. Si tratta, insomma, di dare un’anima non solo economica alla Comunità Europea. Ma è proprio dove ci si innesta sul terreno delle autonomie e dei campanili che quest’ultimo si fa scottante e anche il nuovo corso liberale deve risolvere i maggiori problemi. Cecovini ha polemizzato con i governi regionali, che si sono spartiti la torta del fondo regionale europeo: dovrebbero essere le regioni, invece, a poter decidere del loro destino. Cecovini li ha inviati a prendere il treno e ad andare a Strasburgo, per chiedere e magari per protestare. Ma resta il fatto che, fra governi nazionali troppo “golosi” c’è anche quello di Cossiga, cui partecipano, dopotutto, anche i liberali. E la richiesta di aiuti “fuori quota”, cioè da trattare direttametne fra la Comunità Europea e le singole regioni rischia di essere un po’ troppo tecnica, lontana dagli umori a volte vicaci dei campanili. Problemi cui i liberali sono coscienti di andare incontro. Ma questo è un rischio che non vogliamo correre per non restare il partito del 2% in Italia, poco di più in Europa. Per questo la linea Zanone (attualmente con una salda maggioranza attorno all’80% del Pli) gioca a Catania la carta delle regioni. Incontro fra i sottosegretari agli esteri Baslini e Cecovini per il problema di Trieste: larghe autonomie alle direzioni regionali e provinciali; strizzate d’occhio a chi, sempre più sfiduciato, comincia a pensare che è meglio raddrizzare la baracca in periferia, piuttosto che aggrapparsi all’onorevole di Montecitorio. Sarà sufficiente tutto questo perchè il Pli, attraverso la cassa di risonanza dell’Internazionale Liberale, riesca a conquistarsi il voto di opposizione e di semplice scontento del commerciante siciliano o del tecnico lombardo? Resta infine un’incognita finora non affrontata finora a Catania. Molte regioni in crisi, in Europa e non solo in Italia, sono anche “calde”. Il dissenso di periferia non è comodo per nessuno: i campanili non sono pigri, ma la punta è sempre aguzza.

 

Dal Corriere della Sera.

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