Salvini e Di Maio annunciano l’abolizione della legge Fornero ma di fatto nella sostanza resta, e in alcuni casi peggiorano la Fornero. Salvini e Di Maio abili maestri di slogan, chissà quanti italiani (molti secondo i sondaggi) ci cascheranno

“Il mio primo atto quando sarò al governo sarà abolire la legge Fornero, dopo avere insistito per anni per abolire totalmente la Fornero se non lo farò immediatamente e totalmente quando sarò al governo chiunque è autorizzato a darmi del buffone” diceva due anni fa Matteo Salvini al giornalista Roberto Poletti. E Salvini è andato avanti per anni ad annunciare l’abolizione della legge Fornero. Intanto è non è stato il primo atto, sono passati quasi sei mesi e nulla al momento è stato fatto, si farà a fine marzo o inizio aprile ma soltanto il 2% di quanto promesso sarà realizzato (con forti penalizzazioni economiche per chi andrà in pensione prima): il 98% di coloro che si aspettavano la totale riforma della legge Fornero resterà deluso.

Partiamo dai lavoratori precoci, coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni, a cui era stata promessa la “quota 41” e cioè andare in pensione dopo 41 anni di contributi indipendentemente dall’età. Per loro la beffa è stata atroce: quota 41 non si farà – lo ammesso lo stesso Salvini – se riparlerà a fine legislatura.  Prendiamo il caso di una persona che è entrata nel mondo del lavoro a 16 anni che oggi abbia 56 anni se fosse passata quota 41 avrebbe dovuto aspettare un solo anno, ora dovrà aspettare fino al 2022 e cioè altri quattro anni, sempre ammesso che quota 41 sia fatta entro la fine della legislatura, pertanto gli converrà andare in pensione con l’odiata riforma Fornero.   Il mancato ottenimento di quota 41 è dovuto alla mancanza di risorse e all’alleato Di Maio che privilegia il reddito di cittadinanza (ma anche per il reddito di cittadinanza sarà drasticamente ridotta la platea dei beneficiari e saranno posti paletti) Salvini preferisce privilegiare il Sud del socio Di Maio mandando in pensione color che hanno 38 anni di contributi  e tenendo al lavoro coloro che ne hanno 40 o 41.  Ma anche quota 100 (somma di età anagrafica e di anni  di contributi)  si è rivelata una chimera, intanto sono stati posti paletti, la quota 100 secca (senza se e senza ma) promessa in campagna elettorale, è diventata quota 100 ma bisogna avere compiuto 62 anni, se si hanno 38 anni di contribuiti.  I tecnici di Lega e 5 Stelle hanno  poi  posto ulteriori paletti:  per potere accedere alla pensione occorreranno sei mesi ulteriori dal  raggiungimento  del sessantaduesimo anno di età ed ulteriori sei mesi di contributi.  Quella che Lega   e 5 Stelle definiscono quota 100, con gli ulteriori dodici mesi richiesti diventa di fatto quota 101, se inoltre si  tiene conto che una volta acquisito il diritto alla pensione passano ulteriori 6/9 mesi  per il primo versamento. il pensionato otterrà di fatto la pensione a 64 anni.  Quindi un lavoratore percepirà la sua prima pensione a 64 anni. Prendiamo ad esempio un lavoratore con 40 anni di contributi di 58 anni, per avere i requisiti per accedere alla pensione dovrà aspettare sei anni mentre con “l’odiata Fornero avrebbe dovuto aspettare 3 anni e qualche mese.  La tanto annunciata abolizione della legge Fornero pertanto c’è ma peggiorativa rispetto alla legge Fornero stessa. Resta però il fatto che per qualche lavoratore (le cifre dicono 350.000) sarà possibile anticipare la pensione di tre anni, ma con decurtazioni. Se prendiamo il caso, a titolo esemplificativo, di un lavoratore di 64 anni con 38 anni di contributi, potrà si accedere alla pensione con tre anni di anticipo, ma con 450.000 euro mensili al mese in meno.  Ma le sorprese non sono finite, tutto ciò riguarda i lavoratori del privato, perché per gli statali dovranno aspettare ulteriori sei mesi prima di andare in pensione. E che ne sarà di coloro che non hanno 38 anni di contributi? Eppure Di Maio e Salvini annunciano con enfasi di avere abolito la legge Fornero e di avere aiutato coloro che lavorano da una vita ma nella sostanza poco cambia e, in alcuni casi, si arriva a peggiorare la riforma Fornero. Al peggio non c’è mai fine. Un lavoro eccellente degli ottimi comunicatori e sloganari penstastellati e leghisti che riusciranno a far credere ad alcuni elettori (molti stando ai sondaggi) di avere abolito la riforma Fornero.

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