Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica

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Collegate dal Quirinale le tre reti RAI, le tre reti Mediaset e La7 a partire dalle 20,30 questa sera trasmetteranno il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (testo). Consuetudine comune a molti paesi nei quali i capi di Stato, in tale discorso, si rivolgono al proprio popolo illustrando i traguardi raggiunti in campo sociale, economico e politico nell’anno appena terminato e presentando i progetti che si vorranno realizzare in quello nuovo.

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In Francia il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron terrà il tradizionale Vœux présidentiels du 31 décembre en France. Tale consuetudine fu introdotto nel 1960 dal Presidente Charles de Gaulle (Prima di allora il Presidente della Repubblica francese raramente aveva rivolto un messaggio al proprio popolo in coincidenza della fine dell’anno (il Presidente Vincent Auriol il 6 gennaio 1949, il Presidente Rene Coty il 26 dicembre 1956). Il generale De Gaulle il questo suo messaggio illustra ai francesi cosa si aspetta dal 1961, anno che aspetta fiducioso nonostante i tempi difficili. Parla della questione algerina, del referendum dell’8 gennaio nel quale i francesi voteranno in merito alla approvare del principio di autodeterminazione del popolo algerino e all’organizzazione del governo in Algeria (“Approuvez-vous le projet de loi soumis au peuple français par le président de la République et concernant l’autodétermination des populations algériennes et l’organisation des pouvoirs publics en Algérie avant l’autodétermination ?”, critica l’atteggiamento dell’URSS considerato colonizzatore e agitatore. Tornano ad oggi i francesi, questa sera, potranno assistere al discorso del Presidente Macron a partire dalle 20,00 su: France 2, BFM TV, France Ô.

 

 

Altri capi di Stato che terranno discorsi di fine anno sono: Sauli Väinämö Niinistö, Presidente finlandese; Angela Merkel, Cancelliere federale della Germania; Margherita II, regina di Danimarca.

Tornando in Italia nel nostro paese tale consuetudine fu introdotta dal Presidente Luigi Einaudi nel 1949. Inizialmente tale discorso veniva trasmesso in Radio poi a partire dal 1954 in televisione, anno in cui la RAI trasmette anche il primo spettacolo di fine anno della sua storia (Capodanno in TV tra presente e passato).  Veglione di capodanno, show trasmesso in eurovisione, condotto Mike Buongiorno dall’hotel Continental Milano al quale partecipano ballerini e cantanti.

Nel primo messaggio, il Presidente Einaudi si rivolgeva in questo modo agli italiani:

NEL RIGOGLIO DI INTIMI AFFETTI SUSCITATO DA QUESTA TRASMISSIONE MI È CARO INTERPRETARE CON LA MIA PAROLA IL FERVORE DI SENTIMENTI CHE, COME SULLA SOGLIA DI OGNI ANNO, COSI NELL’ATTUALE VIGILIA TUTTI CI ACCOMUNA IN UN PALPI TO DI MUTUA COMPRENSIONE E DI FRATERNA SOLIDARIETÀ.

SE ANCOR ASPRO È STATO PER MOLTI IL CAMMINO PERCORSO NELL’ANNO, SE I RIFLESSI DELLA TRAGEDIA VISSUTA DALLA PATRIA NON SONO STATI ANCOR TUTTI RIMOSSI E SE GRAVI PROBLEMI TUTTORA ATTENDONO SOLUZIONE, GIOVA RICONOSCERE CHE ANCHE NEL 1949 I1 POPOLO ITALIANO HA PERSEGUITO CONCORDE E TENACE L’OPERA DELLA RICOSTRUZIONE; SICCHÈ È LECITO GUARDARE CON FIDUCIA ALL’AVVENIRE, CHE SARÀ QUALE NOI STESSI LO AVREMO MATURATO E MERITATO.

POSSA L’ANNO CHE SORGE, CON L’AIUTO DI DIO, ESSERE PER TUTTI FORIERO ALMENO DI TALUNE FRA LE SODDISFAZIONI DESIDERATE E POSSA IL SUO VOLGERE CONFORTARSI DI UNA ATMOSFERA DI PACE IN CUI SIA A TUTTI DATO DI REALIZZARE NUOVE TAPPE SULLE VIE DEL CIVILE PROGRESSO.

TALE SONO SICURO È IL COMUNE VOTO E TALE È IL MIO PERSONALE AUGURIO CHE SI RIVOLGE FERVIDO E AFFETTUOSO IN QUEST’ORA AD OGNI ITALIANO ENTRO E FUORI DEI CONF1NI DELLA PATRIA“.

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Nel primo messaggio trasmesso dalla neonata TV che aveva iniziato da poco meno di un anno le trasmissioni (3 gennaio 1954 la RAI inizia ufficialmente le trasmissioni televisive) Einaudi, le suo ultimo discorso da Presidente della Repubblica, si rivolse così aglio italiani:

L’ALBA DEL NUOVO ANNO TROVA LA NOSTRA PATRIA VIEPPIÙ IMPEGNATA NELLA VASTA OPERA DI PERFEZIONAMENTO E DI SVILUPPO DEL COMUNE PATRIMONIO DI BENI MORALI E MATERIALI .

SE NELL’ANNO CHE LASCIAMO DIETRO A NOI, ACCANTO A SEGNALATE CONSOLAZIONI, PRIMA FRA TUTTE QUELLA ARRECATACI DALLA RESTITUZIONE DI TRIESTE, CI SONO STATE RISERVATE NUOVE PROVE CRUDELI (A VOI SPECIALMENTE RICORRE QUI IL MIO PENSIERO, O POPOLAZIONI DEL SALERNITANO COSÌ DURAMENTE PERCOSSE DALLA SCIAGURA) NON PUÒ NON CONFORTARCI IL SANO EQUILIBRIO RIAFFERMATO DAL NOSTRO POPOLO SIA NELLA BUONA CHE NELL’AVVERSA FORTUNA. PERCHÈ, NELLE ALTERNE VICENDE DELLA PATRIA, GLI ITALIANI HANNO ANCORA UNA VOLTA DIMOSTRATO DI SAPER TEMPRARE LE LORO VOLONTÀ E TENDERE LE LORO ENERGIE VOLTE ALLA ELEVAZIONE DELLA VITA NAZIONALE.

E’ DUNQUE CON ANIMO FIDUCIOSO CHE CI APPRESTIAMO AD ACCOGLIERE L’ANNO CHE VIENE; FIERI DELLE FATICHE COMPIUTE, DECISI A SANARE QUELLE CHE SIANO STATE LE MANCHEVOLEZZE DEL PASSATO, CONSAPEVOLI DEI DOVERI CHE CI ATTENDONO, SOSTENUTI SEMPRE DAL PENSIERO CHE L’ATTIVITÀ QUOTIDIANA DI OGNUNO DI NOI – ANCHE LA PIÙ OSCURA PURCHÈ INSPIRATA A RETTITUDINE – NON SI ESAURISCE IN SE STESSA, MA CONCORRE AL BENE COMUNE, COOPERANDO AD ASSICURARE AL NOSTRO PAESE IL POSTO CHE GLI SPETTA NEL CONSORZIO DEI POPOLI AMANTI DELLA LIBERTÀ E SOLLECITI DEL CIVILE PROGRESSO.

A VOI CHE, NEL CALORE DEGLI AFFETTI PIÙ TENERI, IN QUEST’ORA SUSCITATRICE DI MEMORIE E DI PROPONIMENTI, VOLGETE IL PENSIERO A UN PIÙ FELICE DOMANI, GIUNGA IL MIO AUGURIO CHE IDDIO VOGLIA CONCEDERE ALLE VOSTRE CASE E ALL’ITALIA NOSTRA TUTTA UN NUOVO ANNO FECONDO DI SERENITÀ E DI ELETTE SODDISFAZIONI“.

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Nel suo primo discorso in veste di Presidente della Repubblica nel 1955 Giovanni Gronchi tira le somme del primo decennio democratico:

LA NAZIONE INTERA POTRÀ QUINDI A BUON DIRITTO CELEBRARE NEL PROSSIMO ANNO IL PRIMO DECENNIO DEL SUO NUOVO CAMMINO VERSO LE MAGGIORI FORTUNE CHE NON SOLAMENTE PER UNA CARA CONSUETUDINE, MA ANCHE PER UNA SENTITA ESIGENZA DELL’ANIMO MIO RIVOLGO A VOI TUTTI, MENTRE STA PER INIZIARE IL NUOVO ANNO, I MIEI PIÙ FERVIDI VOTI AUGURALI.

E’ QUESTA UN’ORA CHE PIÙ DI OGNI ALTRA CI RICHIAMA AL TRASCORRERE DEL TEMPO E CI INDUCE A BANDIRE RISENTIMENTI E POLEMICHE, A GUARDARE PIÙ OBIETTIVAMENTE AL PASSATO ED A FORMULARE I MIGLIORI PROPONIMENTI PER L’AVVENIRE.

IN QUESTA ATMOSFERA, IL NOSTRO SALUTO ALL’ANNO CHE STA PER FINIRE E CHE CONCLUDE IL PRIMO DECENNIO DELL’ITALIA DEMOCRATICA, SI CORONA DI SODDISFAZIONE PER L’OPERA CHE IL PAESE NOSTRO – NELLA COLLETTIVITÀ E NEI SINGOLI – HA CONTINUATO A PERSEGUIRE PER IL PROPRIO CIVILE E SOCIALE PROGRESSO.

BASTI RICORDARE TUTTO CIÒ CHE DA PARTE DEI POTERI RESPONSABILI E DI QUANTI HANNO CONSAPEVOLEZZA DEI PROPRI DOVERI, SI È FATTO, DURANTE I DIECI ANNI PER RICOSTRUIRE L’APPARATO TECNICO E PRODUTTIVO DISPERSO O DISTRUTTO DALLA GUERRA, PER ANDARE MAGGIORMENTE INCONTRO ALLE PIÙ AVVERTITE E LEGITTIME ISTANZE SOCIALI, SPECIE NEL MEZZOGIORNO DOVE LE MASSE POPOLARI POSSONO ORMAI INTRAVEDERE CON FIDUCIA LA LORO REDENZIONE DA INFERIORITÀ SECOLARI.

BASTI CITARE IL PROCESSO DI PERFEZIONAMENTO DELLE BASILARI STRUTTURE DELL’ORDINAMENTO COSTITUZIONALE E LA COSTANTE ESTENSIONE DEI NOSTRI RAPPORTI CON GLI ALTRI PAESI, PER CONTRIBUIRE ALLA TORMENTATA CONQUISTA DI UNA UNIVERSALE VERA SOLIDARIETÀ NELL’AVVENIRE.

LA NAZIONE INTERA POTRÀ QUINDI A BUON DIRITTO CELEBRARE NEL PROSSIMO ANNO IL PRIMO DECENNIO DEL SUO NUOVO CAMMINO VERSO LE MAGGIORI FORTUNE CHE ESSA MERITA. E CERTO SARÀ LEGITTIMA FIEREZZA PER TUTTI RICORDARE A SÈ ED AGLI ALTRI, IN ITALIA E FUORI, I SACRIFICI, LA TENACIA, I RISULTATI. CHE SE, AI MOTIVI DI COMPIACIMENTO, SI CONTRAPPONGONO INEVITABILI MOTIVI DI RAMMARICO PER QUANTO NON CI È STATO DATO ANCORA DI REALIZZARE, DEVE SCATURIRNE UNO STIMOLO PREZIOSO A FARE DI PIÙ E MEGLIO NELL’ANNO CHE CI ATTENDE”.

FARE DI PIÙ E MEGLIO, PERCHÈ TUTTI NELLA SICUREZZA E NELLA PACE, NE TRAGGANO BENEFICIO, IN PARTICOLARE COLORO CHE IMMERITATAMENTE VIVONO IN SOFFERENZE ED ANGUSTIE: AD ESSI VADA IL PENSIERO FRATERNO DI OGNI CITTADINO; AD ESSI SIA RISERVATO IL PRIMO POSTO IN QUESTO SCAMBIO DI VOTI AUGURALI CHE SONO IMPEGNO DI OPERE CONCRETE PER UNA MAGGIORE GIUSTIZIA.

E SOTTO QUESTI AUSPICI MUOVIAMO VERSO IL NUOVO ANNO, FIDENTI, COME SEMPRE, NELL’AIUTO DI DIO E NELLE VIRTÙ NATIVE DEL NOSTRO POPOLO GENEROSO“.

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Nel discorso di fine anno del 1969 il Presidente Giuseppe Saragat non può ignorare la stage di Piazza Fontana che ha terribilmente colpito poche settimane prima, il 12 dicembre, il paese.

ITALIANI,

L’ANNO CHE SI CHIUDE HA MESSO ALLA PROVA LA COSCIENZA CIVICA DEGLI ITALIANI CON FATICHE, DOLORI E PURTROPPO ANCHE LUTTI, IL PIÙ RECENTE DEI QUALI E INSIEME IL PIÙ STRAZIANTE È QUELLO CHE SOFFRIMMO IL 12 DICEMBRE, IN CONSEGUENZA DEI FATTI ESECRANDI DI MILANO; MA QUESTA PROVA, QUESTA DURA PROVA, È STATA SUPERATA.

I LAVORATORI HANNO OTTENUTO A PROPRIO VANTAGGIO UNA PIÙ EQUA RIPARTIZIONE DEL REDDITO NAZIONALE. NON DIMENTICHIAMO CHE GLI OPERAI – I MERAVIGLIOSI OPERAI ITALIANI – SONO I PRINCIPALI ARTEFICI DEL MIRACOLO ECONOMICO. E ACCANTO A LORO SONO I CREATORI DI TANTE MEDIE E PICCOLE INDUSTRIE, ANCH’ESSI IN GRAN PARTE DI ORIGINE OPERAIA, ED ALTRI BENEMERITI IMPRENDITORI.

IL PROBLEMA OGGI È DI DIFENDERE IL POTERE D’ACQUISTO DEI MIGLIORATI SALARI E STIPENDI, DELLE PENSIONI, NONCHE’ LA SICUREZZA DEL RISPARMIO, COME PURE DI AUMENTARE IN MODO MASSICCIO I POSTI DI LAVORO.

PER CONSEGUIRE QUESTI RISULTATI CHE DOVRANNO GARANTIRE IL LIVELLO DI L VITA RAGGIUNTO DAI LAVORATORI E GETTARE LE PREMESSE SICURE PER IL SUO ULTERIORE PROGRESSIVO MIGLIORAMENTO NON C’È CHE UNA SOLA STRADA: QUELLA DELLA DEMOCRAZIA.

IL PERICOLO PIÙ APPARISCENTE – BENCHE’ OBIETTIVAMENTE NON IL PIÙ GRAVE – È COSTITUITO DALLA VIOLENZA, CHE PUR LIMITATA A PICCOLE MINORANZE TURBA PROFONDAMENTE LA VITA DEL PAESE, SEMINA LA SFIDUCIA NELLA CAPACITÀ DELLE LIBERE ISTITUZIONI DI GARANTIRE UN ORDINATO PROGRESSO E CREA IL CLIMA NEL QUALE POSSONO MATURARE ORRENDI EPISODI DI DELINQUENZA COME QUELLO CHE HA INSANGUINATO MILANO E GETTATO NEL LUTTO L’ITALIA.

QUANTO PIÙ SI ESTENDERÀ LA CONVINZIONE CHE LA VIOLENZA È STERILE, TANTO PIÙ LE MINORANZE VIOLENTE E FAZIOSE SI TROVERANNO ISOLATE E POSTE IN CONDIZIONI DI NON NUOCERE.

IL MIRACOLISMO DELLA VIOLENZA – COME HO GIÀ AVUTO OCCASIONE DI DIRE IN ALTRA CIRCOSTANZA – DERIVA SOSTANZIALMENTE DA DEBOLEZZA MORALE. I PROBLEMI UMANI GRAVI, DOLOROSI, DIFFICILI, ESIGONO, PER ESSERE RISOLTI, FATICA, LAVORO, SENSO DI RESPONSABILITÀ, SACRIFICI. CREDERE DI RISOLVERLI FACENDO AFFIORARE QUANTO DI PEGGIO C’È NELLA NATURA UMANA È ASSURDO. CIÒ CHE SI RICHIEDE INVECE È ESPRIMERE QUANTO DI MEGLIO C’È NELL’UOMO, OSSIA LA FORZA DEL LAVORO, LA PERSEVERANZA, IL CORAGGIO, LA BONTÀ.

LA VIOLENZA È AGLI ANTIPODI DI QUELLA FORMA DI GENEROSA RIBELLIONE CHE ANIMA LA GIOVENTÙ CONTRO OGNI INGIUSTIZIA E CHE OGGI SI CHIAMA CONTESTAZIONE, MA CHE SOTTO NOMI DIVERSI È VECCHIA QUANTO IL MONDO.

SE LA CONTESTAZIONE, ANCHE QUELLA MOSSA DAGLI IMPULSI PIÙ GENEROSI, TRASCENDE IN ATTI VIOLENTI CHE MINANO LA BASE DEL SISTEMA DEMOCRATICO O ADOMBRA FORME POLITICHE IN CUI LA LIBERTÀ È SOFFOCATA, CONTRADDICE SE STESSA E DISTRUGGE ANZICHE’ CREARE. LA GIUSTIZIA SOCIALE – PERCHE’ È DI QUESTO CHE SI TRATTA – SI AFFERMA AL VERTICE DI UNO SVILUPPO DI LIBERTÀ, DI TOLLERANZA, DI RISPETTO DELLE OPINIONI ALTRUI, DI VERA COLLABORAZIONE UMANA A UN’OPERA COMUNE, OSSIA CON LA DEMOCRAZIA.

MA L’OSTACOLO MAGGIORE AL CONSOLIDAMENTO DELLA DEMOCRAZIA IN ITALIA DERIVA DALL’AFFIEVOLIRSI DELLA FEDE NEI VALORI CHE STANNO A FONDAMENTO DELLA NOSTRA COSTITUZIONE REPUBBLICANA; E DI CUI LA VIOLENZA NON È CHE UN ASPETTO.

HO AVUTO OCCASIONE OR SONO DUE ANNI DI PARLARE DI CRISI ETICO-POLITI CA. COME QUESTA CRISI SI SIA MANIFESTATA SI PUÒ RIASSUMERE IN BREVE: ESSA CONSISTE NELLA INSUFFICIENTE O ERRATA UTILIZZAZIONE DEI MEZZI DI CUI LA DEMOCRAZIA DISPONE PER RISOLVERE I PROBLEMI UMANI. E POICHE NON ESISTE ERRORE POLITICO CHE NON ABBIA LA SUA CAUSA IN UNA DEFICIENZA DI ORDINE MORALE, NE CONSEGUE CHE È IN UN RISVEGLIO DELLA COSCIENZA DEMOCRATICA CHE SI DEVE CERCARE IL RIMEDIO. SI PREFERISCE INVECE DA TALUNI L’ABDICAZIONE AI PROPRI DOVERI, LASCIANDO PESARE FATALISTICAMENTE SULLE NOSTRE LIBERE ISTITUZIONI L’IPOTECA DI UNA CRISI CHE POTREBBE INVECE ESSERE SANATA , DA UN RITORNO DA PARTE DI TUTTI A UN MAGGIORE SENSO DI RESPONSABILITÀ, A UN MAGGIORE CORAGGIO MORALÈ.

NELLA DEMOCRAZIA E SOLTANTO NELLA DEMOCRAZIA POSSONO ESSERE RISOLTI I PROBLEMI UMANI.

I LIVELLI PIÙ ALTI DI PROGRESSO POLITICO, ECONOMICO, SOCIALE LI VEDIAMO RAGGIUNTI DALLE DEMOCRAZIE GIÀ CONSOLIDATE IN CUI LA LIBERTÀ DI OGNUNO È VERAMENTE LA CONDIZIONE DELLA LIBERTÀ DI TUTTI, DOVE GLI INVIOLABILI DIRITTI DELLA PERSONA UMANA TROVANO IL LORO APPAGAMENTO NELL’AMBITO DI UNA SOCIETÀ IN CUI TUTTI SONO PARTECIPI IN EQUA MISURA DEL PROGRESSO ECONOMICO; DI UNA SOCIETÀ IN CUI GIUSTIZIA SOCIALE E LIBERTÀ SONO I DUE ASPETTI DI UNA STESSA REALTÀ UMANA.

FACCIO PERCIÒ APPELLO A TUTTI I CITTADINI PERCHE’ LA FIDUCIA NELLE NOSTRE LIBERE ISTITUZIONI NON VENGA MENO, PERCHE’ SI RISVEGLI IN TUTTI LA CONSAPEVOLEZZA DEI PERICOLI CUI ANDREMMO INCONTRO SE DOVESSIMO LASCIARLE DETERIORARE.

LA PRIMA CONSEGUENZA SAREBBE UN ALLONTANAMENTO DELL’ITALIA DALL’EUROPA DEMOCRATICA, ALLA CUI UNITÀ, CON L’INTEGRAZIONE DELLA GRAN BRETAGNA, GUARDIAMO COME A UN TRAGUARDO FONDAMENTALE DI EQUILIBRIO NEL MONDO E DI PACE NELLA GIUSTIZIA. VOLTANDO LE SPALLE ALL’EUROPA DEMOCRATICA VEDREMMO SCENDERE IL LIVELLO DI VITA DI TUTTI E IN PARTICOLARE DEI LAVORATORI; LIVELLO DI VITA LEGATO AL CONSOLIDARSI E ALL’ESTENDERSI DEL MERCATO COMUNE A NUOVI PAESI.

LE CONQUISTE FATICOSAMENTE REALIZZATE DURANTE UN QUARTO DI SECOLO DALLA LIBERAZIONE AD OGGI SAREBBERO COMPROMESSE E GRAVI SAREBBERO I CONTRACCOLPI PER LE NOSTRE LIBERE ISTITUZIONI.

BISOGNA INVECE ANDARE AVANTI CORAGGIOSAMENTE SULLA VIA DELLA DEMOCRAZIA ATTUANDO LE RIFORME CHE LA COSTITUZIONE TASSATIVAMENTE PRESCRIVE.

BASTERÀ CITARE LA SECONDA PARTE DELL’ARTICOLO 3: “È COMPITO DELLA REPUBBLICA RIMUOVERE GLI OSTACOLI DI ORDINE ECONOMICO E SOCIALE, CHE, LIMITANDO DI FATTO LA LIBERTÀ E L’EGUAGLIANZA DEI CITTADINI, IMPEDISCONO IL PIENO SVILUPPO DELLA PERSONA UMANA E L’EFFETTIVA PARTECIPAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI ALL’ORGANIZZAZIONE POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE DEL PAESE “. E L’ARTICOLO 4: “LA REPUBBLICA RICONOSCE A TUTTI I CITTADINI IL DIRITTO AL LAVORO E PROMUOVE LE CONDIZIONI CHE RENDONO EFFETTIVO QUESTO DIRITTO “.

È TUTTO UN VASTO PROGRAMMA DI CREAZIONE EFFETTIVA DI POSTI DI LAVORO E DI CONDIZIONI DI VITA UMANA CHE VIENE PREFIGURATO COME COMPITO PRECIPUO DEI LEGISLATORI CON LA COLLABORAZI9NE DI TUTTO IL POPOLO.

MOLTO È STATO FATTO NEL CORSO DEI VENTI ANNI CHE SONO TRASCORSI DA QUANDO LA COSTITUZIONE È DIVENTATA LA LEGGE SUPREMA DELLO STATO, MA MOLTO RESTA DA FARE. OCCORRE CREARE POSTI DI LAVORO PER LE NUOVE LEVE DI OPERAI, CONTADINI, IMPIEGATI, GIOVANI DIPLOMATI O LAUREATI.

IL NUMERO DI COLORO CHE HANNO UNA OCCUPAZIONE REMUNERATA IN RAPPORTO ALLA TOTALITÀ DELLA POPOLAZIONE È INFERIORE A QUELLO MEDIO DEI PAESI EUROPEI INDUSTRIALMENTE PIÙ AVANZATI. INOLTRE UN GRAN NUMERO DI LAVORATORI DEVE EMIGRARE PER VIVERE E FAR VIVERE LE PROPRIE FAMIGLIE.

MA IL POSTO DI LAVORO NON È SUFFICIENTE.

PER GARANTIRE IL PIENO SVILUPPO DELLA PERSONA UMANA È INDISPENSABILE UNA CASA DECENTE, UN OSPEDALE DECENTE, UNA SCUOLA VALIDA.

IN ITALIA L’AZIONE PER AFFRONTARE IN MODO ORGANICO QUESTI PROBLEMI È ALLE PRESE CON L’IRROMPERE DEI BISOGNI DEI LAVORATORI CHE SI SONO ACCRESCIUTI COME CONSEGUENZA DELL’IMPETUOSO SVILUPPO ECONOMICO.

CON QUALI MEZZI AFFRONTARE QUESTI PROBLEMI ?

COME PER TUTTI I PROBLEMI UMANI LA RISPOSTA È CONDIZIONATA DAL COMPORTAMENTO DEI CITTADINI, VALE A DIRE DAL SENSO DI RESPONSABILITÀ DI TUTTI E IN PARTICOLARE DELLA CLASSE DIRIGENTE.

SE LE DECISIONI DEI CITTADINI, A COMINCIARE DAI PIÙ ABBIENTI, SARANNO FAVOREVOLI ALLA FORMAZIONE DEL RISPARMIO E PERTANTO AGLI INVESTIMENTI, LE IMPRESE POTRANNO NON SOLTANTO FUNZIONARE A PIENO RITMO, MA AMPLIARE LA LORO ATTIVITÀ ASSICURANDO LA CREAZIONE DI NUOVI POSTI DI LAVORO.

D’ALTRO CANTO LO STATO, LE PROVINCIE, I COMUNI, GLI ENTI PREVIDENZIALI, GRAVATI DA UN IMPONENTE CARICO DI DEBITI E DI IMPEGNI NON ASSOLTI, DEBBONO MEDITARE SERIAMENTE SUL RAPPORTO CHE ESISTE TRA I COSTI DEL LORO FUNZIONAMENTO E I LORO COMPITI ISTITUZIONALI.

NON CI SONO RICETTE MIRACOLOSE PER RISOLVERE QUESTI PROBLEMI. LA LORO RISPOSTA È – RIPETO – NEL SENSO DI RESPONSABILITÀ DI TUTTI I CITTADINI.

L ‘IMMENSA FORZA PRODUTTIVA DEI LAVORATORI ITALIANI È IN GRADO DI ASSICURARE I MEZZI PER IL CONTINUO SVILUPPO DEL PAESE. E’ NECESSARIO PERÒ CHE TALI MEZZI VENGANO AMMINISTRATI CON LA CHIARA VISIONE DEGLI INTERESSI GENERALI.

ITALIANI,

ALL ‘INIZIO DI QUESTO ANNO ’70 DOMINA SU TUTTI I PROBLEMI QUELLO DELLA PACE, EVOCATO ANCORA UNA VOLTA DALL’ALTA PAROLA DEL SOMMO PONTEFICE.

LA PACE OGGI È LA CONDIZIONE PER LA SOPRAVVIVENZA DELL’UMANITÀ. MA LA PACE È INSIDIATA DALLA LOGICA DI POTENZA, ARGINATA DALL’EQUILIBRIO DELLE FORZE.

SPLENDE TUTTAVIA UN RAGGIO DI SPERANZA RAVVISABILE SIA NEGLI SFORZI INCESSANTI CHE GLI STATISTI DI BUONA VOLONTÀ COMPIONO PER FRENARE LA CORSA AGLI ARMAMENTI AVENDO COME TRAGUARDO IL DISARMO PROGRESSIVO SIMULTANEO E CONTROLLATO, SIA NELL’ETICA NUOVA CHE PROROMPE DALLA COSCIENZA DELL’UMANITÀ INTERA, CONSAPEVOLE CHE LA PROPRIA SOPRAVVIVENZA È LEGATA AL TRIONFO DELLA PACE.

IN QUESTA ASPIRAZIONE CHE VEDE L’ITALIA ALL’AVANGUARDIA TRA I FAUTORI DELLA PACE NELLA GIUSTIZIA E NELL’INDIPENDENZA DI TUTTI I POPOLI, RIPOSA LA SPERANZA DEL MONDO.

HO CERCATO DI TRACCIARE UN SIA PUR RIASSUNTIVO BILANCIO DI QUESTO 1969, MA INSIEME ANCHE DI SUGGERIRE LE GRANDI LINEE DI QUELLO CHE POTREMMO CHIAMARE UN ESAME DI COSCIENZA DA FARSI DA NOI TUTTI, COME CITTADINI, COME POPOLO. CONSIDERANDO CIÒ CHE È STATO FATTO, CIÒ CHE NON È STATO FATTO, E IN OGNI CASO CIÒ CHE DOBBIAMO FARE NELL’IMMEDIATO FUTURO.

ED È QUI CHE IL MIO DISCORSO SI INSERISCE NEL CLIMA CHE È PROPRIO DI QUESTI GIORNI. TRACCIATO UN ITINERARIO, CHIARITI I NOSTRI PROPOSITI E RINSALDATO IL NOSTRO IMPEGNO, DOBBIAMO CONFIDARE CHE L’AVVENIRE CORONI DI CONQUISTE E DI RISULTATI TANGIBILI LE NOSTRE SPERANZE.

DI QUESTO, APPUNTO, SI SOSTANZIANO GLI AUGURI CHE CORDIALMENTE RIVOLGO A TUTTI VOI ED A CIASCUNO DI VOI. AUGURI DI SERENITÀ, DI GIOIA E DI CONFORTO, IN UNA PAROLA, AUGURI DI BENE.

CHE IL NUOVO ANNO SIA PORTATORE DI TUTTO QUESTO PER VOI, PER LE VOSTRE FAMIGLIE E PER QUELLA GRANDE E ALTA REALTÀ CHE TUTTI CI TRASCENDE E INSIEME CI COMPRENDE: LA NOSTRA CARA PATRIA, L’ITALIA.

VIVA LA REPUBBLICA!

VIVA L’ITALIA!”

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Il Presidente Sandro Pertini nel discorso del 1978 ricorda il suo passato da esule e parlando delle prime elezioni per il parlamento europeo auspica che le nazioni europee si convincano che esse sono legate allo stesso destino e che l’Europa potrà avere un futuro migliore solo se le nazioni che la compongono dimostreranno una solida solidarietà tra di loro.

VI CONFESSO CHE NON VOLEVO INTRODURMI NELL’INTIMITÀ DELLE VOSTRE CASE IN QUESTO GIORNO IN CUI FESTEGGIATE IL SORGERE DELL’ANNO NUOVO, MA IL MIO SILENZIO SAREBBE STATO MALE INTERPRETATO.

HO DECISO QUINDI DI PRESENTARMI A VOI ATTRAVERSO IL VIDEO PER AUGURARVI BUON ANNO.

IO NON MI RIVOLGO, COME È STATO FATTO NEL PASSATO, PRIMA AGLI ITALIANI CHE SONO ALL’ESTERO E POI AGLI ITALIANI CHE SONO IN ITALIA MA CONTEMPORANEAMENTE AGLI UNI E AGLI ALTRI PERCHÈ GLI ITALIANI CHE SONO ALL’ESTERO, GLI EMIGRATI, NON VI SONO ANDATI PER DIPORTO, BENSÌ PERCHÈ SPINTI DALLA MISERIA E DALLA FAME PER TROVARE UN LAVORO CHE PURTROPPO NON HANNO TROVATO IN ITALIA.

EBBENE, GLI ITALIANI CHE SONO ALL’ESTERO – IO LO SO PER ESPERIENZA PERSONALE, PERCHÈ SOTTO IL FASCISMO FUI COSTRETTO AD EMIGRARE IN FRANCIA E PER VIVERE ONESTAMENTE FACEVO IL MANOVALE-MURATORE – SENTONO ACUTAMENTE LA NOSTALGIA DELLA PATRIA, SONO SEMPRE SPIRITUALMENTE VICINI ALLA TERRA NATIA, DIREI QUASI PIÙ DEGLI ITALIANI CHE VIVONO QUI IN ITALIA: ECCO PERCHÈ MI RIVOLGO CONTEMPORANEAMENTE AGLI UNI E AGLI ALTRI.

SE FACCIAMO UN BREVE BILANCIO DELL’ANNO CHE STA MORENDO DOBBIAMO PURTROPPO AMMETTERE CHE NON È UN BILANCIO CONFORTANTE: ABBIAMO ANCORA MOLTA DISOCCUPAZIONE, E SPECIALMENTE QUELLA GIOVANILE MI PREOCCUPA, LA DISOCCUPAZIONE DEI GIOVANI CHE ESCONO DALLE SCUOLE CON UN DIPLOMA O CON UNA LAUREA PERSUASI DI POTERSI INCAMMINARE VERSO LA VITA SICURI E INVECE TROVANO SUBITO DINANZI A SÉ IL MURO DELLA DISOCCUPAZIONE. QUESTO È UN GRAVE PROBLEMA CHE CI ANGOSCIA.

VI SONO, TUTTAVIA, INDICI DI UNA RIPRESA ECONOMICA DEL NOSTRO PAESE. MA IO SOPRATTUTTO RIPONGO LA MIA FIDUCIA NEL POPOLO ITALIANO, POPOLO GENEROSO CHE SI È TROVATO IN CIRCOSTANZE PIÙ DIFFICILI DELLE PRESENTI, EPPURE HA SAPUTO SUPERARLE COME AL TERMINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.

IO SONO CERTO CHE RIUSCIREMO A RISALIRE LA CHINA SE NON SI SPEZZERÀ QUELLA UNITÀ NAZIONALE CHE È STATA VOLUTA DA UN UOMO POLITICO, DAL CUORE PURO E DAL FORTE INGEGNO, LEGATO A ME DA AMICIZIA FRATERNA, SPIETATAMENTE ASSASSINATO, ALDO MORO. PENSO IN QUESTO MOMENTO ALLA TRISTEZZA DELLA COMPAGNA DEI LA SUA VITA E DEI SUOI FIGLI.

MA PURTROPPO DOBBIAMO CONSTATARE COME LA NOSTRA ITALIA SIA ANCORA TURBATA DALLA VIOLENZA, DAI SEQUESTRI E DAL TERRORISMO. DI RECENTE È STATO SEQUESTRATO UN RAGAZZO DI DODICI ANNI, SONO SPIETATI QUESTI CRIMINALI! L’ONDATA DI TERRORISMO SI È ABBATTUTA SU FUNZIONARI, IMPIEGATI, DIRETTORI DI AZIENDE, GIORNALISTI, MAGISTRATI E FORZE DELL’ORDINE.

DI RECENTE, A TORINO, DUE GIOVANI AGENTI DI P.S. SONO STATI ASSASSINATI. ORBENE, BISOGNA RICONOSCERE CON FRANCHEZZA CHE NON SIAMO SUFFICIENTEMENTE ATTREZZATI PER AFFRONTARE IL TERRORISMO E FORSE I NOSTRI SERVIZI DI INFORMAZIONE NON FUNZIONANO A PERFEZIONE. DOBBIAMO ATTREZZARE VALIDAMENTE LE FORZE DELL’ORDINE, DOBBIAMO ATTUARE LA RIFORMA DI PUBBLICA SICUREZZA E DOBBIAMO IN MODO PARTICOLARE CERCARE DI ACCERTARE CHI SONO QUESTI TERRORISTI E CHI SONO I LORO MANDANTI, COLORO CHE LI MANOVRANO.

NEL 1978, PROPRIO NEL DICEMBRE DELL’ANNO CHE STA TERMINANDO, SI È CELEBRATO IL TRENTENNALE DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO. ORBENE, SICURO DI NON COMPIERE ALCUNA INTERFERENZA, PROTESTO CON FERMEZZA PERCHÈ IN MOLTI STATI VI SONO ANCORA UOMINI CHE SOFFRONO IN CARCERE, CHE SONO TORTURATI E CHE VENGONO PERSEGUITATI PER LE LORO IDEE. NESSUNA INTERFERENZA DA PARTE MIA, MA IL DIRITTO DI PROTESTARE IN DI FESA DI QUESTI UOMINI CHE INTENDONO VIVERE LIBERI.

IO SONO ORGOGL.IOSO DI ESSERE CITTADINO ITALIANO, MA MI SENTO ANCHE CITTADINO DEL MONDO, SICCHÈ QUANDO UN UOMO IN UN ANGOLO DELLA TERRA LOTTA PER LA SUA LIBERTÀ ED È PERSEGUITATO PERCHÈ VUOLE RESTARE UN UOMO LIBERO, IO SONO AL SUO FIANCO CON TUTTA LA MIA SOLIDARIETA’ DI CITTADINO DEL MONDO.

NEL 1979 VI SARANNO LE ELEZIONI DEL PARLAMENTO EUROPEO. CONSIDERO QUESTO EVENTO UN FATTO DI GRANDE IMPORTANZA. L’UNITÀ EUROPEA POTRÀ COSI’ REALIZZARSI IN MODO PIÙ CONCRETO. LE NAZIONI D’EUROPA SI PERSUADANO CHE ESSE SONO LEGATE ALLO STESSO DESTINO E SE VI SARÀ TRA DI LORO UNA SALDA SOLIDARIETÀ IO RITENGO CHE L’EUROPA POTRÀ CONOSCERE UN DOMANI MIGLIORE ED ESSA POTRÀ SVOLGERE OPERA DI MEDIAZIONE E DI PACE TRA LE DUE SUPERPOTENZE.

BASTANO ALCUNI DATI PER PERSUADERCI DELL’IMPORTANZA DI QUESTO COMPITO: OGGI SI SPENDONO PER LE ARMI NUCLEARI QUATTROCENTOMILA MILIARDI ALL’ANNO; LE DUE SUPERPOTENZE POSSEGGONO DODICIMILA TESTATE NUCLEARI CHE CORRISPONDONO A CIRCA UN MILIONE E CINQUECENTOMILA BOMBE UGUALI A QUELLE CHE HANNO DISTRUTTO HIROSHIMA ED HIROSHIMA È LÀ AD AMMONIRE TUTTA L’UMANITÀ: LA TRAGEDIA CHE HA CONOSCIUTO HIROSHIMA POTREBBE CONOSCERLA DOMANI L’UMANITÀ INTERA:EPPURE VI SONO SEICENTO MILIONI DI CREATURE UMANE CHE MENTRE IO PARLO STANNO LOTTANDO CONTRO LA FAME.

LO RIPETO QUI A VOI, ITALIANI E ITALIANE, QUELLO CHE EBBI A DIRE INNANZI AL PARLAMENTO QUANDO FUI INSEDIATO COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: “SI SVUOTINO GLI ARSENALI DI GUERRA SORGENTE DI MORTE, SI COLMINO I GRANAI SORGENTE DI VITA PER MILIONI DI CREATURE UMANE CHE STANNO LOTTANDO CONTRO LA FAME’.

DICO QUESTO CON ACCENTO ACCORATO, PERCHÈ PENSO SOPRATTUTTO ALLE NUOVE GENERAZIONI, AI GIOVÀNI. E A LORO MI RIVOLGO. IO CREDO NELLA NOSTRA GIOVENTÙ ANCHE SE VI È UNA FRANGIA DI GIOVANI SMARRITI. LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DELLA GIOVENTÙ, A MIO AVVISO, È MORALMENTE SANA.

IO HO AVUTO UN’ESPERIENZA INTERESSANTE COME PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI PRIMA E ADESSO COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: HO RICEVUTO E RICEVO MOLTE SCOLARESCHE DI OGNI GRADO DELLA SCUOLA, DALLE ELEMÉNTARI ALL’UNIVERSITÀ, DI OGNI REGIONE, DALLA SICILIA AL FRÍUII.

QUANDO ERO PRESIDENTE DELLA CAMERA HO RICEVUTO 55.000 STUDENTI E ADESSO LA STESSA CONSUETUDINE HO RIPRESO QUI AL QUIRINALE. A QUESTI GIOVANI IO NON HO MAI FATTO DEI DISCORSI, HO INTRECCIATO CON LORO UN DIALOGO COME FOSSIMO VECCHI AMICI E MI SONO SEMPRE VISTO PORRE DELLE DOMANDE MOLTO SERIE.

IO CREDO QUINDI IN QUESTA NOSTRA GIOVENTÙ.

I GIOVANI NON HANNO BISOGNO DI SERMONI, I GIOVANI HANNO BISOGNO DI ESEMPI DI ONESTÀ, DI COERENZA E DI ALTRUISMO.

E’ CON QUESTO ANIMO QUINDI, GIOVANI CHE MI RIVOLGO A VOI: ASCOLTATEMI VI PREGO: NON ARMATE LA VOSTRA MANO. ARMATE IL VOSTRO ANIMO. NON ARMATE LA VOSTRA MANO, GIOVANI, NON RICORRETE ALLA VIOLENZA, PERCHÈ LA VIOLENZA FA RISORGERE DAL FONDO DELL’ANIMO DELL’UOMO GLI ISTINTI PRIMORDIALI, FA PREVALERE LA BESTIA SULL’UOMO ED ANCHE QUANDO SI USA IN ISTATO DI LEGITTIMA DIFESA ESSA LASCIA SEMPRE L’AMARO IN BOCCA.

NO, GIOVANI, ARMATE INVECE IL VOSTRO ANIMO DI UNA FEDE VIGOROSA: SCEGLIETELA VOI LIBERAMENTE PURCHÈ LA VOSTRA SCELTA, PRESUPPONGA IL PRINCIPIO DI LIBERTÀ, SE NON LO PRESUPPONE VOI DOVETE RESPINGERLA, ALTRIMENTI VI METTERESTE SU UNA STRADA SENZA RITORNO, UNA STRADA AL CUI TERMINE STAREBBE LA VOSTRA MORALE SERVITÙ: SARESTE DEI SERVITORI IN GINOCCHIO, MENTRE IO VI ESORTO AD ESSERE SEMPRE DEGLI UOMINI IN PIEDI, PADRONI DEI VOSTRI SENTIMENTI E DEI VOSTRI PENSIERI. SE NON VOLETE, CHE LA VOSTRA VITA SCORRA MONOTONA, GRIGIA E VUOTA, FATE CHE ESSA SIA ILLUMINATA DALLA LUCE DI UNA GRANDE E NOBILE IDEA.

ECCO, ITALIANI E ITALIANE, CON QUALE ANIMO IO MI SONO PRESENTATO A VOI, UMILMENTE, SENZA ALCUNA STOLTA ARROGANZA DI POTERE. MI SONO PRESENTATO A VOI CON MOLTE PREOCCUPAZIONI, MA ANCHE CON LA FEDE NEL POPOLO ITALIANO.

A VOI TUTTI I PIÙ FERVIDI AUGURI PER L’ANNO CHE STA SORGENDO: POSSA IL 1979 RECARE TRANQUILLITÀ AL NOSTRO POPOLO E COSTITUIRE L’INIZIO DELLA SUA RINASCITA ECONOMICA E SOCIALE.

E SIA IL 1979 L’ANNO DI UNA PACE SICURA PER IL MONDO

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Nel 1989 il Presidente Francesco Cossiga delle Rivoluzioni che hanno portato, nell’Europa dell’Est, alla caduta dei regimi comunisti.

IL VENTO DELLA LIBERTA’ HA SPIRATO, IMPETUOSO E VIVIFICANTE, NELL’ ANNO CHE VOLGE AL TERMINE, SEGNANDO IN MOLTE NAZIONI, PER INIZIATIVA DEI POPOLI, IL TRAMONTO DI SISTEMI POLITICI ILLIBERALI E TIRANNICI E LA VIGOROSA RIPRESA DEL MOTO DEMOCRATICO E DEL CIVILE PROGRESSO, PRESAGI DI PACE, DI SPERANZA, DI RINNOVAMENTO, DI LIBERAZIONE, DOMINANO QUESTA FINE D’ ANNO E CI INDUCONO A VOLGERE LO SGUARDO IN AVANTI, PIU’ CHE A TRACCIARE CONSUNTIVI DEL PASSATO.

CERTO, SI CONCLUDE, NEL SEGNO DELL’ OTTIMISMO, UN DECENNIO IMPORTANTE, CHE SI ERA APERTO INVECE SOTTO OSCURI AUSPICI.

E L’ AUGURIO CHE OGGI VI RIVOLGO POGGIA SULLA SERENA CONSAPEVOLEZZA DELLE COSE CHE SONO STATE AFFRONTATE, ED IN PARTE AVVIATE A SOLUZIONE.

MA TUTTO CIO’ CI INCORAGGIA A GUARDARE AL FUTURO, QUASI FOSSIMO GIUNTI AD UN NUOVO PUNTO DI PARTENZA NEL CAMMINO CHE PUO’ CONDURCI VERSO PIU’ VASTI ORIZZONTI DI DEMOCRAZIA E DI PROGRESSO.

E’ INFATTI NEL SEGNO DELLE LIBERTA’ DELL’ UOMO, NEL SEGNO DI STRUTTURE POLITICHE AUTENTICAMENTE DEMOCRATICHE CHE E’ SBOCCIATA QUESTA NUOVA STAGIONE DELLA LIBERTA’. PER L’ IMMAGINAZIONE COLLETTIVA, LA FINE DELLA CONFRONTAZIONE, L’ ARCHIVIAZIONE DELLA GUERRA FREDDA, NON SONO SOLTANTO LA CONCLUSIONE DI UN’ ERA PAUROSA, QUASI IL RISVEGLIO DA UN INCUBO, QUANTO PIUTTOSTO UNO STRAORDINARIO PASSAGGIO VERSO IL NUOVO.

E’ COME SE QUELLA PORTA CHE SEMBRAVA OSTINATAMENTE CHIUSA AL VENTO DELLA LIBERTA’ E DEL RINNOVAMENTO, ALLA SPERANZA DELLA PACE, FOSSE STATA PREPOTENTEMENTE APERTA, CONSENTENDO ALL’ UOMO DI GUARDARE VERSO NUOVE, ESALTANTI E PACIFICHE METE.

I SINGOLARI AVVENIMENTI DI CUI TUTTI NOI SIAMO STATI E SIAMO TESTIMONI: IL RISVEGLIO DELL’ EST EUROPEO, IL CORAGGIOSO CAMMINO VERSO LA DEMOCRAZIA POLITICA ED IL PLURALISMO INTRAPRESO DAI POPOLI DI QUELLA PARTE GLORIOSA DELL’ EUROPA HANNO, DEL RESTO, PROFONDE E SALDE RADICI PROPRIO NEL LORO PATRIMONIO UMANISTICO CULTURALE E RELIGIOSO, NEL MONDO DEI VALORI DELL’ IMMORTALE SPIRITO UMANO CHE RICHIAMA ALLA MENTE IL SOLO PRONUNZIARE I NOMI DI LIPSIA E DRESDA, PRAGA, VARSAVIA, BUDAPEST, MOSCA E KIEV, RIGA, SOFIA O BUCAREST; IL SOLO RICORDARE IL GRANDE CONTRIBUTO DATO ALLA STORIA DELL’ UOMO DALLA CULTURA E DALLE TRADIZIONI NAZIONALI DEI POPOLI DELL’ EUROPA ORIENTALE, DAL POLACCO AL RUSSO, DALL’ UCRAINO AL MAGIARO, PER CITARE SOLO ALCUNI DI ESSI.

QUESTO MONDO DEI VALORI CIVILI, CULTURALI E RELIGIOSI, QUESTO MONDO DELLA CULTURA POPOLARE E TRADIZIONALE NON ERA STATO MAI CANCELLATO, CONTRO I NOSTRI TIMORI, NELL’ ANIMO DI MILIONI E MILIONI DI UOMINI, A DISPETTO DEI TENTATIVI DI REGIMI TIRANNICI, CHE TRADIRONO ANCHE MOTI SINCERI DI EGUAGLIANZA, LIBERAZIONE E LIBERTA’, MOTI CHE RIMANGONO PARTE COMUNQUE IMPORTANTE DELLA NOSTRA STORIA COMUNE.

E LA MATURITA’ E L’ IMPEGNO DEI POPOLI, IL REALISMO, IL CORAGGIO POLITICO E LA LUNGIMIRANZA, BISOGNA RICONOSCERLO, DI ALCUNI DIRIGENTI, HANNO CONDOTTO QUESTI VALORI A RIEMERGERE ED A RIAFFERMARSI AL DI SOPRA DI ANGUSTE CONSIDERAZIONI IDEOLOGICHE E DI MERA OPPORTUNITA’ POLITICA: E TUTTO QUESTO CON UN IMPETO CHE RICORDA QUELLO DEL 1848. QUESTO VASTO MOVIMENTO HA COSI’ PERVASO L’ EUROPA ED HA CONDOTTO ALL’ ABBATTIMENTO DELLA CORTINA CHE DIVIDEVA, E NON SOLO MATERIALMENTE, IN DUE IL NOSTRO CONTINENTE, IMPONENDO AI NOSTRI POPOLI UNA INNATURALE ED ANTISTORICA SEPARAZIONE.

E’ CON VIVA EMOZIONE CHE ABBIAMO VISTO CADERE IL MURO DI BERLINO E NON GIA’ PER L’ASSALTO DI UNA FOLLA ESASPERATA DALL’ INGIUSTIZIA E DALL’ ARBITRIO, COME ACCADDE ALLA BASTIGLIA DUECENTO ANNI ORSONO, BENSI’ PER L’ INCOMBERE PACIFICO, E QUINDI ANCHE PIU’ PERENTORIO, DI CENTINAIA DI MIGLIAIA DI CITTADINI CHE LIBERAMENTE SI SONO RADUNATI, LIBERATI DALLA PAURA E DALL’ ANGOSCIA E CORAGGIOSAMENTE FIDUCIOSI NELL’ AVVENTO DI UN’ ERA NUOVA, FERMAMENTE DETERMINATI A RIAPPROPRIARSI DEL LORO DESTINO IN TERMINI DI LIBERTA’.

QUESTA NUOVA STAGIONE DELLA LIBERTA’ E DELLA PACIFICA CONVIVENZA COSTITUISCE CERTO UNA GRANDE SFIDA PER I POPOLI DELL’ EST EUROPEO, IMPEGNATI DURAMENTE NELLA EDIFICAZIONE DI STATI DA RIFORMARE E DA RIFONDARE E DI SOCIETA’ DA RINNOVARE; MA COSTITUISCE ANCHE, E’ BENE RICORDARLO, UNA GRANDE SFIDA PER NOI POPOLI DELL’ OCCIDENTE. CERTO, IN QUANTO ACCADE, E GIUSTAMENTE, LA STORIA RICONOSCERA’ PARTE IMPORTANTE ALLA SERENA FERMEZZA ED ALLA CONVINTA DETERMINAZIONE CON LA QUALE NOI, NAZIONI DELL’ OCCIDENTE, NEI NOSTRI ORDINAMENTI INTERNI E CON LE NOSTRE LIBERE ALLEANZE, ABBIAMO SERBATO, RADICATO E PROTETTO, NON SOLO PER NOI MA PER TUTTI, INSIEME ALLA NOSTRA SICUREZZA, I VALORI DELLA LIBERTA’ E DEL PACIFICO PROGRESSO. MA ORA QUESTE NAZIONI, LE NAZIONI DELL’ OCCIDENTE, DEVONO DIMOSTRARE CHE GLI IDEALI DI LIBERTA’ E DI DEMOCRAZIA NON POSSONO ESSERE ASSUNTI A DIFESA DI UNA CONCEZIONE NAZIONALE ED INTERNAZIONALE STATICA, A PROTEZIONE DI UN BENESSERE MORALE E MATERIALE, MAGARI ANCHE VASTO, MA COMUNQUE CIRCOSCRITTO E CONCHIUSO.

CERTO, CADUTI I MURI, RESTERANNO DA COLMARE I FOSSATI. E FRA QUESTI, IL PIU’ IMMEDIATO ED IL PIU’ PREOCCUPANTE E’ SENZ’ ALTRO QUELLO ECONOMICO.

NELL’ AVVIARCI VERSO LA FINE DI QUESTO MILLENNIO, SI PROSPETTA PER TUTTI UN COMPITO IMMANE, IN PARTICOLARE PER I PAESI DELLE COMUNITA’ EUROPEE CHE SI TROVANO IMPEGNATI IN PRIMA LINEA.

IL DISEGNO DEI PADRI FONDATORI DELL’ EUROPA COMUNITARIA, DI DE GASPERI, DI SCHUMANN, DI SPAAK E DI ADENAUER, VA INDUBBIAMENTE SOLLECITATO, TEMPRATO, AMPLIATO, FORSE RIVISTO.

ANCHE SUL PIANO DELLA PACE E DEL DISARMO, LE GRANDI TRASFORMAZIONI IN ATTO HANNO IMPROVVISAMENTE APERTO PROSPETTIVE CHE, SOLO QUALCHE MESE FA, POTEVANO SEMBRARE UTOPISTICHE. PER LA PRIMA VOLTA IN QUARANT’ ANNI, L’ UMANITA’ PUO’ SPERARE IN UN MONDO IN CUI LA SICUREZZA DI CIASCUNO NON SIA PIU’ BASATA SULL’ EQUILIBRIO DEL TERRORE E SULL’ INCUBO DELL’ ANNIENTAMENTO NUCLEARE.

L’ ITALIA, TUTTO IL POPOLO, CIASCUNO DI NOI HA VISSUTO E PARTECIPATO CON IL CUORE E CON L’ INTELLETTO AGLI AVVENIMENTI SCONVOLGENTI DELL’ EST EUROPEO: DALL’ AVVIO PACIFICO CHE LE RIFORME AVEVANO AVUTO IN MOLTI PAESI, A COMINCIARE DALLA POLONIA E DALL’ UNIONE SOVIETICA, SINO ALLA TRAGEDIA IMMANE DEL POPOLO ROMENO, CHE HA DOVUTO INIZIARE IL SUO NUOVO CAMMINO VERSO LA DEMOCRAZIA CON UNA RIVOLUZIONE CHE E’ COSTATA LA PERDITA DI TANTE VITE E UN COSI’ ALTO SACRIFICIO DI UMANO DOLORE.

NOI, NOI ITALIA, SIAMO UNA NAZIONE DI GRANDE ED ANTICA CIVILTA’, CHE HA SAPUTO DARSI IN QUESTI ANNI STRUTTURE DI LIBERTA’ E VIVERE UNA VITA DEMOCRATICA RICCA ED APERTA, CHE HA SVILUPPATO UNA SOCIETA’ MODERNA CON UNA ECONOMIA AVANZATA. PER QUESTO, NOI SIAMO CHIAMATI A SVOLGERE UN RUOLO IMPORTANTE NELLA STORIA DELL’ EUROPA; PER QUESTO, MA ANCHE A MOTIVO DELLA NOSTRA POSIZIONE ALL’ INCONTRO FRA LE CULTURE LATINA, SLAVA E GERMANICA E LE CIVILTA’ EUROPEA, ARABA ED AFRICANA.

ED IN EUROPA, CIO’ POTREMO E DOVREMO FARE, NELL’ ANNO CHE INIZIA, NELL’ESERCIZIO DEL NOSTRO TURNO DI PRESIDENZA DELLE COMUNITA’ EUROPEE.

NEL MONDO, POI, DOVREMO PROSEGUIRE UN’ AZIONE CHE E’ ISPIRATA ALL’IMPERATIVO MORALE DI COLLABORARE CON TUTTI QUEI POPOLI LA CUI VICENDA E’ SEMPRE STATA INTIMAMENTE LEGATA ALLA NOSTRA NEL SEGNO DELLA LIBERTA’, CONSAPEVOLI CHE SONO ORMAI I VALORI SU CUI POGGIA IL NOSTRO MODELLO, GIUSTAMENTE, A PREVALERE, QUEI VALORI DI PACIFICA CONVIVENZA E DI DEMOCRAZIA CHE, NELLO SPIRITO DI HELSINKI E PER LA COMUNANZA DI ORIGINI E DI CIVILTA’, TENDONO AD ESTENDERE ED A RENDERE CORRESPONSABILI CON NOI NEL CONCETTO STESSO DI EUROPA, GLI STATI UNITI ED IL CANADA.

DOBBIAMO NATURALMENTE CONTINUARE AD AGIRE, NOI POPOLI DELL’OCCIDENTE, NEL PIENO RISPETTO DELLE SCELTE COMPIUTE DAGLI ALTRI POPOLI, IN ORDINE SIA AL LORO SISTEMA POLITICO INTERNO, SIA ALLE ALLEANZE ALLE QUALI HANNO DECISO DI APPARTENERE. PER PARTE NOSTRA, DOBBIAMO AGIRE IN PIENA RESPONSABILITA’, E CON PIENA CONSAPEVOLEZZA DEL NUOVO, NELL’ ALLEANZA ATLANTICA, IL CUI VALORE POLITICO VERRA’, IO CREDO, AD ASSUMERE SEMPRE PIU’ RILEVANZA ED ATTUALITA’ RISPETTO A QUELLO PURAMENTE MILITARE.

DOBBIAMO ANCHE CONTINUARE A FORNIRE UN SOSTEGNO MORALE E MATERIALE A COLORO CHE, OGGI, SI CONFRONTANO CON DECISIONI EPOCALI. PER QUESTO AL PRESIDENTE BUSH E AL PRESIDENTE GORBACIOV, ABBIAMO AVUTO MODO DI ESPRIMERE IL NOSTRO CALOROSO APPREZZAMENTO ED IL SOSTEGNO NON SOLO DEL GOVERNO MA, NE SONO CERTO, DI TUTTE LE FORZE POLITICHE E DELL’ INTERO POPOLO ITALIANO.

MA IL MONDO NON E’ SOLO L’ EUROPA, NON E’ SOLO L’ EUROPA DELL’ OVEST E DELL’ EST, NON E’ NEANCHE SOLO TUTTA L’ EUROPA E LE AMERICHE. LA LOTTA PER LA LIBERTA’ E LA PACE E’ INSCINDIBILE INFATTI DALLA LOTTA PER LA LIBERAZIONE E PER IL PROGRESSO CIVILE, CULTURALE ED ECONOMICO NEL TERZO E NEL QUARTO MONDO: PER LA LIBERAZIONE DALLA EMARGINAZIONE, DALLA FAME, DALLE TIRANNIE LOCALI, DAL RAZZISMO DI MILIONI DI UOMINI. PER QUESTO, RAMMENTIAMO E FACCIAMO TESORO DEI SOLENNI AMMONIMENTI AL DESTINO COMUNE DELL’ UOMO E DEL MONDO ED AI DOVERI DI SOLIDARIETA’ CHE NE DERIVANO CONTENUTI NEGLI APPELLI CHE IL PAPA HA RIVOLTO AL MONDO NELL’ ESERCIZIO DEL SUO UNIVERSALE MAGISTERO SPIRITUALE.

SONO TANTI, E SONO GRAVI, I MALI CHE INSIDIANO LA QUALITA’ DELLA VITA, INFATTI, NEL MONDO INTERO, NELLE CIVILTA’ PIU’ MISERE COME IN QUELLE PIU’ PROSPERE.

MI RIFERISCO ALL’ INDEBITAMENTO CHE IPOTECA LE PROSPETTIVE DI SVILUPPO FUTURO IN TANTI CONTINENTI ED AL QUALE L’ ITALIA VOLGE LA SUA SPECIALE ATTENZIONE, OFFRENDO ALL’ OPERA DELLE NAZIONI UNITE UN SIGNIFICATIVO CONTRIBUTO DIRETTO.

MI RIFERISCO ALLA DISOCCUPAZIONE, SPECIE A QUELLA GIOVANILE, CHE PROVOCA, FRA L’ ALTRO, UN INURBAMENTO DISORDINATO ED EMIGRAZIONI CLANDESTINE. SI VIENE COSI’ A CREARE UNA DIMENSIONE DI SOLITUDINE PER TANTI, UNA DIMENSIONE CHE HA SEMPRE PIU’ IL SAPORE AMARO DELL’ EMARGINAZIONE E CHE RICHIEDE QUINDI UN CRESCENTE E REALE SFORZO DI SOLIDARIETA’ DA PARTE DI TUTTI NOI. IN QUESTO CONTESTO, PENSO IN PARTICOLARE, E CON GRANDE ANGOSCIA, ALLA DRAMMATICA SPIRALE DEL COMMERCIO ILLEGALE E DEL CONSUMO DELLA DROGA, VERO CANCRO CHE MINACCIA LA NOSTRA SOCIETA’ A LIVELLO NAZIONALE E INTERNAZIONALE.

MI RIFERISCO AL DETERIORAMENTO DELL’ AMBIENTE: L’ EGOISMO DEI PAESI RICCHI CONTINUA AD ALIMENTARE LO SPERPERO DELLE RISORSE MONDIALI ED A GRAVARE SERIAMENTE SULL’ INQUINAMENTO COMPLESSIVO; MENTRE I PAESI MENO PROSPERI HANNO DIFFICOLTA’ A REPERIRE LE INGENTI RISORSE NECESSARIE PER ORIENTARE LO SVILUPPO IN UNA DIREZIONE CONSONA ALLA NUOVA COSCIENZA ECOLOGICA.

SU TUTTI QUESTI TEMI PUO’ OGGI COAGULARSI UNO SFORZO DI COLLABORAZIONE COLLETTIVO, IO CREDO, CHE RIUSCIRA’ E DEVE RIUSCIRE A TRASCENDERE LE SUPERATE DISTINZIONI FRA I VECCHI SCHIERAMENTI IDEOLOGICI.

PER POTER CONCORRERE A RAGGIUNGERE QUESTI TRAGUARDI PER POTER CON FORZA E CON AUTENTICA AUTORITA’, MORALE E POLITICA, LAVORARE NELLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE: DALLE COMUNITA’ EUROPEE ALL’ ALLEANZA ATLANTICA, DAL CONSIGLIO D’ EUROPA ALLA COOPERAZIONE MEDITERRANEA ED ALL’ INCONTRO FRA L’ EUROPA DELL’ OVEST E L’ EUROPA DELL’ EST, E’ NECESSARIO CHE NOI ITALIANI CI DEDICHIAMO, NEL NOSTRO PAESE, CON CRESCENTE IMPEGNO, A RAFFORZARE LA NOSTRA SOCIETA’, PER RENDERLA PIU’ MODERNA, PIU’ LIBERA, PIU’ GIUSTA, PIU’ PRONTA AD AFFRONTARE I DOVERI ALL’ INTERNO E NELLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE.

PER NOI, COGLIERE E SVILUPPARE IL SIGNIFICATO DELLA NUOVA STAGIONE DELLA LIBERTA’, PERCHE’ ANCHE PER NOI CI DEVE ESSERE UNA NUOVA STAGIONE DELLA LIBERTA’, SIGNIFICA IMPEGNARCI CON TOTALE COERENZA A RENDERE PIU’ MODERNE ED ADEGUATE LE STRUTTURE DEL NOSTRO STATO E DELLA NOSTRA SOCIETA’ CULTURALE, CIVILE ED ECONOMICA, AFFINCHE’ ESSE SIANO VERAMENTE A MISURA DELL’ UOMO. E SIGNIFICA FAR VINCERE IL DIRITTO OVUNQUE, QUEL DIRITTO CHE E’ GARANZIA DI LIBERTA’, CONTRO LA VIOLENZA DELLA MALASOCIETA’ DEL CRIMINE E DELLA PREPOTENZA.

ANCHE NOI, ANCHE NOI ITALIANI, NON DIMENTICHIAMOLO, ABBIAMO BISOGNO DEL VENTO DELLA LIBERTA’: PERCHE’ DI LIBERTA’ HA SEMPRE BISOGNO UN POPOLO LIBERO.

CHE IL 1990 SIA PER L’ EUROPA UN ANNO IN CUI LE SPERANZE DI LIBERAZIONE E DI PACE SI CONSOLIDINO CON LA BUONA VOLONTA’ DI TUTTI I POPOLI, DI TUTTI I GOVERNI, DI TUTTI I CITTADINI.

CHE IL 1990 SIA PER L’ ITALIA, PER TUTTI I SUOI CITTADINI, UN ANNO DI PROGRESSO NELL’ EDIFICAZIONE DI UNA SOCIETA’ DEMOCRATICA, AVANZATA, PIU’ GIUSTA, NEL SEGNO DELLA LIBERTA’, SOTTO L’ IMPERIO DEL DIRITTO, COSI’ CHE NOI, IL POPOLO ITALIANO, POSSIAMO CONTRIBUIRE, CON L’ AIUTO DI DIO, ALLA CAUSA DELLA LIBERTA’ E DELLA PACE NELL’ EUROPA E NEL MONDO.

BUON ANNO A TUTTI!

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Nel 2001, caratterizzato dell’attentato alle Torri Gemelle a New York il Presidente Carlo Azeglio Ciampi si rivolge così agli italiani:

Care Italiane, cari Italiani,

eccomi giunto al mio terzo appuntamento di fine anno con voi. Voglio anzitutto rivolgervi un augurio sincero di buon anno: un augurio a voi che vivete in Patria, e a tutte le comunità di Italiani all’estero, che come noi hanno nel cuore l’Italia.
Il mio pensiero augurale va in particolar modo agli Italiani d’Argentina, e all’Argentina in crisi: possa questo grande Paese, che sentiamo a noi così vicino, ritrovare presto la strada della serenità e del progresso.
Quando ho cominciato a pensare a ciò che volevo dirvi, mi sono subito venuti alla mente due eventi, di natura e di significato opposti.
Uno sta per compiersi: fra poche ore, in dodici Paesi dell’Unione Europea, comincerà a circolare la stessa e unica moneta, l’euro. Stiamo per dire addio alla lira, con nostalgia, nel ricordo soprattutto di quanto ha significato per l’unità d’Italia dalla sua nascita nel 1862, allorché sostituì le diverse monete che circolavano negli stati italiani pre-unitari. Fu uno strumento, un vincolo dell’unità d’Italia.
Ora nasce l’euro. E’ la prima volta nella storia che, per libera scelta, non per imposizione a seguito di conquiste territoriali o di eventi straordinari, un così numeroso gruppo di Paesi, nei quali vivono oltre 300 milioni di persone, si dà una moneta unica. Al di là di ogni considerazione economica, è un grande segno di pace; è la prova concreta, definitiva, dell’impegno solenne assunto dai popoli europei di vivere insieme.

L’altro evento che ho nella mente è fissato in un’immagine tragica: i due aerei dirottati e fatti esplodere contro le torri gemelle di New York; i grattacieli che crollano seppellendo migliaia di innocenti.

Un atto di barbaro terrorismo. E’ un’immagine che non dimenticheremo, che non dobbiamo dimenticare. Ma non deve diventare il nostro incubo; ci deve tener sempre vigili nel difendere la civiltà.
Quel drammatico 11 settembre – l’aggressione crudele a un Paese amico, gli Stati Uniti d’America, dove vivono milioni di Italiani o discendenti di Italiani che hanno contribuito a farlo grande col loro lavoro – ha riportato di colpo al nostro orizzonte lo spettro della guerra.

Nell’animo di un uomo della mia generazione, la parola guerra fa riaffiorare, molti ricordi. A cominciare dall’estate del 1939: lo scoppio della seconda guerra mondiale. Vissi quell’estate, insieme con giovani di tanti Paesi d’Europa, all’università di Bonn in Germania. Studiavamo il tedesco. A me doveva servire – avevo diciannove anni – per approfondire la conoscenza della filologia classica, la disciplina che avevo scelto.
La mattina, giovani coetanei, francesi, italiani, belgi, inglesi, frequentavamo l’Università. Nel pomeriggio ci si ritrovava sulle rive del Reno, anche con amici tedeschi. Parlavamo, con un misto di incredulità e di turbamento, con la spensieratezza dei vent’anni, della tempesta che stava per scoppiare sulle nostre teste, che avrebbe potuto portarci a combattere gli uni contro gli altri. E accadde l’irreparabile.
Coloro che ebbero la fortuna di sopravvivere – e non dimenticheremo mai i volti dei compagni caduti nella giovinezza – fecero nei loro cuori un giuramento: mai più guerre tra noi. Nei nostri animi si accese una passione che non si è più spenta. E’ la passione che ha generato l’Unione Europea.

Alla base del suo successo sta il principio che ispirò la prima creazione comunitaria, la Comunità del Carbone e dell’Acciaio: mettere in comune, anziché spartire. Allora furono messi in comune il carbone e l’acciaio: ora, con l’euro, la moneta. Si rinuncia a parti di sovranità nazionale, per acquisire insieme una nuova sovranità, la capacità di governare insieme il nostro destino comune.
Fatto l’euro, l’integrazione europea andrà avanti. Integrazione, a qual fine? Per contare di più. Le vicende che viviamo ci dicono che nel mondo c’è più bisogno d’Europa.
L’Europa unita è già oggi, ma deve diventare ancor più in avvenire, una grande forza di pace, per sé e per tutti i popoli. Per esserlo, l’Unione Europea deve trasformarsi in un soggetto politico unitario. Deve poter parlare con una sola voce sui grandi problemi. Deve operare per la crescita di un sistema di istituzioni di governo mondiale.
In questi ultimi anni Europei, Americani, Russi abbiamo lavorato insieme nei Balcani, dove odi insensati avevano fatto esplodere conflitti, creando una minaccia gravissima per tutti. C’erano stati massacri, deportazioni di interi popoli.
Per porre fine a quelle tragedie, per proteggere i perseguitati, per permettere loro di ritornare alle loro case, non esitammo a impiegare le nostre Forze Armate. Non c’era altra scelta.

Possiamo essere orgogliosi di ciò che hanno fatto e fanno, in Albania, in Bosnia, nel Kosovo, in Macedonia, in Eritrea, i nostri ragazzi in uniforme, e i nostri volontari civili, impegnati in opere a favore dei profughi, dei più deboli.
Siamo orgogliosi dello spirito con cui gli uni e gli altri hanno svolto e svolgono il loro compito, riuscendo a farsi stimare perché sono portatori di pace.
Lo sono anche le unità ora destinate all’Afghanistan, impegnate nel quadro di una missione internazionale in un compito difficile, ma necessario: aiutare a ricostruire uno Stato nella legalità. A tutti i nostri militari e volontari nel mondo va il mio fervido augurio.

Oggi, dopo l’11 settembre, non dobbiamo esitare a combattere un nemico particolarmente insidioso, una rete terroristica internazionale, ispirata da un fanatismo irrazionale.
Questa lotta non giungerà al pieno successo, se affidata soltanto alle armi. E’ necessario il sostegno concorde dei popoli. Essi chiedono una maggiore giustizia, per ridurre le enormi disuguaglianze che caratterizzano la società moderna.
Il progresso, la cosiddetta globalizzazione, hanno avvicinato l’umanità, nel tempo e nello spazio. Il confronto fra le condizioni di vita dei popoli ricchi, e di quelli privi dei beni essenziali per la sopravvivenza, si è fatto intollerabile.
Se guardiamo la Terra dallo spazio, con i nostri astronauti, ci sentiamo padroni del mondo. Ma la televisione ci porta ogni giorno immagini, che ci sconvolgono, di guerra, di fame, di malattie.
E’ necessario mobilitare tutte le nostre risorse per eliminare la miseria, fonte di disperazione, terreno di coltura della violenza; così come per salvaguardare l’ambiente, nell’interesse dell’intero genere umano.
Oggi abbiamo i mezzi per farlo, dobbiamo e possiamo farlo.
L’Europa propone al mondo il principio del dialogo: a cominciare da quello con il mondo islamico, che ci è così vicino, sull’altra sponda del Mediterraneo.
E’ necessario per il bene comune che si parlino, in spirito di amicizia e di tolleranza reciproca, tutte le nazioni della terra.
Nel Medio Oriente, vi è una disperata necessità di dialogo fra Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese: senza dialogo, come si può sperare di porre fine alla cieca spirale di sangue che lascia i popoli senza un futuro?
Toccano i nostri cuori le parole che il Papa rivolge all’umanità. Egli ha invitato tutti “a mobilitare le migliori energie, perché l’amore prevalga sull’odio, la pace sulla guerra, la verità sulla menzogna, il perdono sulla vendetta”.
Al Santo Padre invio il mio saluto grato e augurale per il nuovo anno. Insieme con lui respingiamo ogni idea di una guerra di religione. Una siffatta guerra non c’è e non ci sarà; ripugna alle nostre coscienze, contraddice il fondamentale principio che è il rispetto dei diritti di ogni essere umano.

Vengo all’Italia. L’amore della libertà, la volontà di dialogo, sono i principi ai quali si ispira l’idea di Stato che i padri della nostra Repubblica hanno disegnato quando hanno scritto insieme, pur divisi com’erano da dissensi politici, il testo della nostra Costituzione.
La loro ispirazione veniva da lontano, dalla nostra identità di popolo, come l’avevano costruita secoli e millenni di una grande storia, che ha visto sempre l’Italia all’avanguardia della civiltà.
Nei due anni e mezzo trascorsi dalla mia elezione ho compiuto un primo viaggio in Italia. Ne ho visitato oramai quasi tutte le regioni. Continuerò, di provincia in provincia.
E’ un viaggio bellissimo: ne traggo vigore, fiducia, orgoglio sempre più forte di essere italiano. Ovunque avverto, nella ricchezza delle diversità delle nostre contrade, quel “sapore d’Italia” che viaggiatori del presente e del passato hanno sempre avvertito, che è natura, arte, lingua, cultura, modo di vita.
Le radici dell’italianità sono antiche. E’ antica la nostra nazione. Ma le origini del nostro Stato sono assai più vicine. Risalgono all’inizio dell’Ottocento, allorché uno stuolo di uomini di pensiero, poeti, letterati, filosofi, economisti, mossi da un grande amore per l’Italia, animati da un profondo senso etico, da alti ideali e principi, diventarono anche uomini d’azione, e uomini di stato.
Quel movimento si pose chiari obiettivi: libertà; unità; indipendenza della Patria, dell’Italia. Si diffuse e fu vissuto con intensa passione civile. Si nutrì della consapevolezza delle radici profonde della nostra storia, della nostra civiltà. Non a caso fu chiamato Risorgimento. L’Inno di Mameli divenne l’inno della nazione italiana, l’inno del risveglio di un popolo.

I grandi del Risorgimento non fecero sogni di conquista. Sognarono l’unità e la libertà d’Italia, e l’indipendenza di tutti i popoli.
Vi è continuità fra gli ideali del Risorgimento e la Costituzione Repubblicana, che l’Italia si è data dopo avere riconquistato la libertà con la Resistenza. Così come vi è continuità con la costruzione di un’Unione Europea che sia una Federazione di Stati-Nazione.

Sono imprese grandi. Con esse noi, eredi dei padri fondatori dell’Italia e dell’Europa, dobbiamo confrontarci. L’Italia è sempre stata ed intende rimanere all’avanguardia nell’integrazione europea.
Non possiamo sfuggire alle sfide che la storia del Ventunesimo Secolo ci propone.
Per preparare le nuove generazioni ad affrontarle bene, accanto alla famiglia, che è l’istituzione base della nostra società, deve operare una scuola capace di svolgere, con rinnovato impegno, il suo ruolo insostituibile di servizio pubblico: una scuola volta a formare i giovani, a prepararli ad assolvere responsabilmente i loro compiti di cittadini, e a favorire il loro inserimento, operoso e creativo, in una società che cambia ed avanza con tempi sempre più rapidi.

Ci guidano alcuni principi, che uniscono gli Italiani, al di là delle diversità d’idee politiche.
Siamo una democrazia parlamentare. Chi ha avuto la maggioranza, abbia modo, governando, di dimostrare quanto vale, quanto sa fare per il progresso del nostro popolo. Chi è minoranza eserciti con impegno e responsabilità il compito indispensabile dell’opposizione: di controllo, di critica, di proposta.
Il dialogo fra le due parti, per essere costruttivo, presuppone che nella maggioranza la disponibilità all’ascolto, attento e aperto, della voce dell’opposizione, prevalga sulla tentazione di affidarsi sbrigativamente al rapporto di forza parlamentare; e che nell’opposizione la consapevolezza del diritto del Governo di portare avanti il proprio programma prevalga sulla tentazione del ricorso sistematico all’ostruzionismo.
Una democrazia funziona bene se ciascuna istituzione esercita il proprio compito rispettando i limiti delle proprie competenze.
La separazione dei poteri, il giudizio della Corte Costituzionale sulla costituzionalità delle leggi, la soggezione dei giudici esclusivamente alla legge, la neutralità e l’imparzialità delle Pubbliche Amministrazioni, garantiscono la libertà di tutti i cittadini.
Il passaggio di funzioni dal governo centrale alle autorità di governo regionali e locali avvicina le istituzioni ai cittadini, valorizzando le autonomie. Questo passaggio deve avvenire razionalmente, al fine di rafforzare, non indebolire, l’unità nazionale.
La Repubblica è una e indivisibile.
Nel nostro ordinamento, il Presidente della Repubblica non ha, fra i suoi compiti, quello di governare. Egli rappresenta l’unità nazionale; vigila ed opera perché siano rispettati i principi costituzionali; ha il diritto-dovere di consigliare.
Avverto tutta la responsabilità di rappresentarvi. Come guida, ho la Costituzione; le nostre tradizioni democratiche; il giuramento prestato dinanzi ai rappresentanti eletti della Nazione; la mia coscienza.


Cari Italiani, care Italiane,

gli innumerevoli incontri che ho avuto con voi, in Italia e all’estero, mi danno fiducia, anche in un momento per tanti aspetti difficile per tutti.
Ho fiducia nell’Italia. Ho fiducia nel popolo italiano. Ho fiducia nelle istituzioni che ci siamo liberamente date. E ho fiducia nell’Europa, la nostra nuova Patria più grande, che stiamo costruendo.
Ai giovani rivolgo un augurio: continuate a sognare, a guardare lontano. E’ un’abitudine che, dopo 81 anni, non ho ancora perduto. Se siete convinti di avere un’idea giusta, per migliorare il mondo in cui vivete, perseguitene la realizzazione, con tenacia, sempre nel rispetto delle libertà di tutti. Tanti nostri sogni impossibili si sono avverati. Così sarà dei vostri.
A voi tutti, ovunque vi troviate, in Italia o nel mondo, auguro di nuovo, con tutto il cuore – e all’augurio si unisce mia moglie – un buon 2002
“.

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