Elio Vittorini e Milano

Negli anni ’50 Elio Vittorini intervenne nel coso di alcune puntate del programma radiofonico SCRITTORI AL MICROFONO.
Dal romanzo IL GAROFANO ROSSO è stato tratto un film per la regia di Luigi Faccini, un film poco trasmesso in tv, riproposto qualche anno fa da Telenova e da Sat2000. Dal romanzo UOMINI E NO è stato tratto un film per la regia di Vittorio Orsini, uscito nel 1980 e mai trasmesso in tv.

ELIO VITTORINI E MILANO
di Massimo Emanuelli

L’OPINIONE DELLE LIBERTA’ 9/12/2005

elio vittoriniElio Vittorini arrivò a Milano nel 1939, era nato a Siracusa il 23 luglio 1908, dopo avere abbandonato gli studi tecnici si trasferì nella Venezia Giulia dove visse per qualche anno lavorando come assistente in un cantiere edile. Richiamato da interessi letterari si stabilì a Firenze nel 1927 dove esordì sulla rivista letteraria Solaria, nel 1931 pubblicò i suoi primi racconti, nel 1933 uscì il suo primo romanzo Il garofano rosso. Con il suo trasferimento a Milano iniziò per Vittorini una nuova vita, all’attività di scrittore e traduttore affiancò quella di giornalista. Nel dopoguerra fondò e diresse la rivista Il Politecnico, e scrisse per L’Unità, di cui fa anche redattore capo della redazione milanese al tempo della direzione di Arturo Colombi, aderì al PCI ma nel 1951 lasciò il partito in polemica con Togliatti: un intellettuale non suona il piffero della reazione, ma nemmeno quella della rivoluzione, ebbe a dire, frase che non dovrebbero oggi dimenticare i vari guru della sinistra asserviti. Elio Vittorini fu un uomo libero. A Milano scrisse e pubblicò Conversazione in Sicilia, Uomini e no (romanzo ambientato nella Milano della Resistenza), Il Sempione strizza l’occhio al Frejus, Erika e i suoi fratelli, Le donne di Messina, La garibaldina.
Nel 1950 Vittorini diede vita per Einaudi alla collana I gettoni, con la quale operando da sagace talent scout, incoraggiò i tentativi di una letteratura nuova: pubblicò testi di Beppe Fenoglio, Mario Tobino, Marguerite Duras, Ottiero Ottieri, Milano in quegli anni era la capitale editoriale del Paese.
A Milano nell’immediato dopoguerra abitò nella casa famigliare della sua compagna Ginetta, in via Boschetto, la casa era stata colpita in uno dei tanti bombardamenti. Non c’erano più le scale rovinate, c’era solo il vuoto. Il suo mondo milanese era fra la redazione de Il Politecnico, sita in viale Tunisia 29 e via Boschetto. Vittorini però, come racconta Oreste Del Buono, preferiva lavorare a casa, ricevere intorno al tavolo da cucina.
Fra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 Vittorini andò ad abitare alla Darsena di Milano, in una casa che aveva un portone su Viale Gorizia, e un portone che dava su Viale Vigevano, uno dei portoni – riferisce sempre Oreste Del Buono – veniva aperto presto, perché molti degli inquilini andavano a lavorare presto, l’altro era per i nottambuli come Vittorini.
Nel 1960 fondò Il Menabò, diretto con Italo Calvino, palestra di dibattiti sul tema letteratura e industria, sulla poetica dell’avanguardia: testi critici e prove poetiche e narrative di Edoardo Sanguineti, Umberto Eco, Franco Fortini, Giansiro Ferrara. Sempre nel 1960, a quasi dieci anni dal suo abbandono del Pci, Vittorini si riaffacciò alla politica: venne eletto nel novembre di quell’anno consigliere del Comune di Milano come indipendente radicale nelle liste socialiste, ma anche questa volta, insofferente alla vita politica e alle logiche di partito, si dimise dopo una seduta. Di Vittorini in Comune non si avranno più notizie per anni, fino a quando, ormai gravemente ammalato, convocherà presso la sua abitazione di Viale Gorizia l’assessore Melzi d’Eril chiedendogli di essere congiunto con rito civile alla propria compagna Ginetta Varisco.
Elio Vittorini morì a Milano il 12 febbraio 1966 dopo una lunga malattia, il corteo funebre partì dalla sua abitazione di via Gorizia 22, era composto dai più grandi letterati italiani contemporanei: gli scrittori Luciano Mastronardi ed Italo Calvino, i poeti Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Sergio Solmi e Alfonso Gatto, presente per il Comune di Milano il sindaco Pietro Bucalossi, il Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat inviò un telegramma di condoglianze alla vedova, Ginetta Varisco.
Il Comune di Milano il 9 dicembre 1975 conferì ad Elio Vittorini una medaglia d’oro alla memoria, Elio Vittorini riposa nel famedio del cimitero Monumentale di Milano. In viale Gorizia al numero civico 22 è stata posta la seguente targa “Elio Vittorini, Siracusa 1908- Milano 1966/scrittore/milanese per vocazione e sua scelta/dal 1939/ visse e lavorò in questa casa dal 1954 fino alla morte”.

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