Eugenio Montale milanese per scelta

EUGENIO MONTALE, MILANESE PER SCELTA
L’OPINIONE DELLA DOMENICA 12/5/2002

eugenio montaleVi è un Montale milanese tutto da scoprire, sul quale saggi e biografie si sono poco soffermati. Milano fu la terza città del poeta, dopo la nativa Genova (dove era nato il 12 ottobre 1896) e Firenze (dove si era trasferito negli anni fra le due guerre), nella nostra città Montale arrivò nel dopoguerra: “io vivo a Milano dal ’48 – ebbe a dire Montale nel 1970 in un’intervista – perché scelsi Milano? E’ una domanda che mi fanno un po’ dappertutto. E quando vado a Roma alcuni miei amici sono scandalizzati, hanno un’idea strana di Milano. Io ricordo di essere stato accompagnato in auto a Roma da una principessa Torlonia che mi disse: dove vive lei? Io sto a Milano, risposi. Mi guardò sbigottita, atterrita, con lampo, non dico di sdegno, ma di compianto negli occhi. E poi mi confessò di non essere mai stata a Milano. Ora, in questi casi, io rispondo sempre allo stesso modo: io non ho scelto Milano, ma a Milano ho trovato un posto di lavoro soddisfacente; ed è stato un milanese che me lo ha proposto, Mario Borsa (direttore del CORRIERE DELLA SERA nell’immediato dopoguerra), per questo sono venuto a Milano”. Montale proseguiva indicando i motivi per cui si sentiva legato a Milano: “io amo questa città; l’amo per l’innegabile senso civico dei suoi abitanti, l’amo perché vivendoci riesco quasi a dimenticarmi di essere in Italia, e non è dir poco. L’amo perché qui il sottobosco politico pseudo-culturale fa poca presa, l’amo perché i miei amici a, b, c… z, non potrebbero viverci in nessun modo. L’amo perché qui si può vivere senza vedere nessuno, perché qui si può vivere senza essere coinvolti in qualche pericoloso intrallazzo mondano, senza vergognarsi di essere al mondo.” In questa città “favorevole a chi vuol starsene in disparte finchè è possibile” Montale svolse un’intensa attività giornalistica: articoli di critica letteraria ed altro genere interviste, corrispondenze di viaggio per il CORRIERE DELLA SERA, con cui collaborò per oltre vent’anni. Sempre per il CORRIERE Montale curò la critica musicale e, come ha ricordato Gaetano Afeltra, arrivava ogni pomeriggio in Via Solferino con un abito grigio, spugnoso, di lana di Prato. Un altro suo incarico era quello di curare come redattore la terza pagina, suggerendo nomi di collaboratori, e giudicare gli articoli culturali prima della pubblicazione.
Dello stesso CORRIERE – ha raccontato Gaetano Afeltra – Montale avrebbe dovuto diventare direttore pro-tempore nel 1961, periodo di passaggio dalla direzione di Mario Missiroli a quella di Alfio Russo.
Montale fu insignito della benemerenza civica del Comune di Milano nel 1969, la nostra città anticipò dunque le future onoreficenze (laurea honoris causa, premio Nobel e nomina a Senatore a vita). Assistito dalla fedele governante Gina Tiossi, che gli è accanto per tutti gli ultimi anni, Montale passeggiava per le vie del centro cittadino, uscendo dalla sua casa di Via Bigli per recarsi all’Alemagna dove era solito mangiare un marron glacè. Io stesso, bambino, accompagnato da mia nonna all’Alemagna, ebbi occasione di vederlo, mia nonna mi diceva, non appena Montale entrava nel locale alle 17,00 in punto come era solito: “guarda il poeta”.
Montale morì a Milano il 12 settembre 1981. I funerali di Stato, solennemente celebrati in Duomo due giorni dopo, sancirono il ruolo ufficiale assunto dalla sua figura e dalla sua opera nella coscienza del Paese e delle sue istituzioni.

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