Movimento 5 Stelle la notte dei lunghi coltelli, e oggi si vota sulla fiducia a Di Maio, l’esito è scontato…

“E allora il Pd?” è questo il tormentone che gli ultrà pentastellati hanno intonato per mesi, ripetendo come pappagalli questo slogan ideato dal sacro blog. Questo per giustificare che in un anno di governo il Movimento 5 Stelle non ha fatto nulla, se non lo zerbino di Salvini. Eppure i pentastellati sembrano il rissoso Pd del dopo Renzi. Tutti contro Renzi dopo la sconfitta del 4 marzo 2018, anche i renziani di ferro… mentre prima della batosta tutti zelanti verso il capo. Ora nel Movimento 5 Stelle tutti sono contro Luigi Di Maio, anche coloro che lo hanno sempre adulato. A parte Gianluigi Paragone, Roberto Fico, Paola Nugnes e pochissimi altri usciti allo scoperto, quasi tutti gli eletti in privato sparano a zero su Di Maio, ma in pubblico lo ossequiano ancora. Si discute sul nome di Di Maio come nel Pd si discuteva su Renzi, lotta di correnti, si discute sui nomi, non sulle idee.
I silenzi regnano sovrani, del resto cosa potrebbero fare persone che non hanno mai lavorato in vita loro e a cui fa comodo lo stipendio da parlamentare? Solo essere ligi ai vertici.
Qualcuno ha rinfacciato a Luigi Di Maio anche la decisione (presa con alcuni suoi fedelissimi) di avere scelto come tutor dei candidati uninominali del Lazio quel Marcello De Vito ancora in galera e che al momento non parla ancora.
Fra le poche voci dissidenti Roberto Fico il quale però ha precisato: “La votazione di domani su Rousseau è da vecchia politica, non si può mettere in discussione il capo dopo una sconfitta… Dobbiamo riprendere i nostri valori e capire quali sono quelli fondanti. Se io devo dirvi oggi che cosa siamo, se devo fare una radiografia di questo Movimento, la mia risposta è che non lo so…. Se fossi fuori dal Movimento, lo potrei votare questo Movimento se non comprendo che cosa è? Quali sono i nostri valori e i nostri principi?… La nostra identità oggi qual’è, chi siamo, dove stiamo andando? Fico ha chiuso il suo intervento glissando sul futuro del governo, “per dovere istituzionale”.
Gianluigi Paragone, fra i pochissimi grillini che può vantare un curriculum e che un lavoro l’aveva prima di fare politica, rivolgendosi a Di Maio ha dichiarato:
“Se vuoi fare Superman devi dimostrare di esserlo. A 32 anni non puoi fare il capo della prima forza politica del Paese, il vicepremier, il ministro dello Sviluppo economico e il minstro del lavoro, anche perchè il redde rationem è impietoso. Il Movimento è al suo minimo storico e come vicepremier ha perso la sfida… Luigi io non ti ho attaccato, ma se non c’è più rapporto di fiducia mi dimetto. Del resto mi sono dimesso da un contratto indeterminato in Rai, posso farlo pure ora.”

Domani gli iscritti voteranno la fiducia a Di Maio, il risultato, per chi conosce il Movimento 5 Stelle e Rousseau, è scontato.
Il Movimento 5 Stelle partito incendiario, si è moderato, si è adeguato ai partiti che voleva distruggere e non solo nel gioco correntizio, ma anche facendo accordi, con le poltrone, con le consulenze ecc. Il Movimento 5 Stelle originario aveva valori di sinistra, salvo poi essere tutto e il contrario di tutto, prendendo idee di destra e di sinistra.
Con l’arrivo al governo sono virati a destra ed oltre a non realizzare alcunchè (a parte un reddito di cittadinanza annacquato) sono diventati i servitori di Salvini. Gli elettori li hanno puniti: fra la fotocopia (5 Stelle) e l’originale (Lega) hanno preferito l’originale.

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