Orfeo Tv

orfeo tv21 giugno 2002, primo giorno di trasmissione, immagini del videoclip della canzone Hello I love you, firmata dai The Stupid Set. I musicisti hanno in testa enormi televisori che trasmettono l’immagine della loro bocca ingrandita. Su questi immagini la voce di Vittorio Vitali, tra gli ideatori di Orfeo Tv, oltre che intervistatore-conduttore e altro ancora, scandisce il seguente appello: “nasce oggi, solstizio d’estate, Orfeo. La prima tv di strada. Nasce nella consapevolezza di rivendicare un diritto inalienabile sancito dall’articolo 21 della nostra Costituzione. La legislazione vigente non permette l’esistenza di tv libere che non abbiano ricevuto la concessione governativa. E’ una situazione simile a quella degli anni ’70, quando radio e tv indipendenti cominciarono a trasmettere via etere nonostante il monopolio dello Stato lo vietasse. Quella battaglia come sappiamo fu vinta. Oggi come allora vogliamo assumerci a viso aperto la responsabilità di iniziare una nuova battaglia sulla libertà e la democrazia dei mezzi di comunicazione. Se non saremo soli la vinceremo. E l’aria diventa più respirabile per tutti”. Sullo schermo appare la scritta “per tutti”. Inquadratura e profilo di Ambrogio che si gira verso la telecamera e dice: “adesso andiamo a cominciare” e si comincia con una serie di interviste ai passanti a cui viene chiesto che cosa ne pensano di una nuova tv libera. Segue il contenitore Il giardino delle fragole, spazio aperto a tutti i giovani filmaker che spazio non hanno sulla tv unica. Poi altri cortometraggi, alcuni dei quali molto curiosi, come quelli di Dario Zanasi, che hanno partecipato anche a festival italiani. Finiti i corti, è la volta di un interessante servizio-inchiesta. Si parte dal quartiere, quindi dalla difficile situazione degli Orti di via Orfeo, zona storica della città, oasi verde nel cuore di Bologna, che rischia di essere trasformata in parcheggio.
Per descrivere lo stile poetico di Orfeo Tv basta riportare il poetico appello “stile Bifo” lanciato sul sito internet http://www.telestreet.it: “”una, due, tre molte televisioni di strada. Tv Street/ tv-di-caseggiato/ tv-di-quartiere/ tv-di-condominio/micro-tv/ personal tv? L’oceano televisivo nel quale siamo immersi comincia a puzzare seriamente di monocultura…. Usciamo dall’acquario, è l’ora. Scendiamo giù nella nostra strada, raccogliamo gli amici, i compagni di vita, gli ancora vivi, che hanno voce e pensiero, acquistiamo un’antenna, un modulatore e un trasmettitore tv, cerchiamo una stanza, un garage, un capanno, mettiamo insieme le videocamere della domenica, i videoregistratori di casa, un televisore, qualche lampada per fare luce, si può cominciare.
Cos’è Orfeo Tv? La sede della più piccola tv d’Italia, in via Rialto 29, a Bologna. Qui si trovano la sede e gli studi di Ofeo Tv: un piccolo negozio adattato per l’occasione con schermi, registratori e quant’altro. Perché Orfeo Tv? Perché via Rialto fa angolo con via Orfeo. Qui, in non oltre un raggio di 150 metri, si riceve Orfeo Tv. E’ una tv di quartiere, di strada, che nasce dal tentativo di abbattere il monopolio televisivo italiano. La televisione generalista è moribonda. L’energia della comunicazione sociale si sta trasferendo in un’altra direzione. La direzione è quella della rete. Ma la maggioranza della popolazione italiana riceve dallo schermo una parte illuminante dei segnali che influenzano il cervello sociale. Dentro quella parte dello schermo noi dobbiamo portare nuovi messaggi, interconnetterli con la rete. Il nostro intento nell’immediato futuro è quello di connettere il circuito delle produzioni audiovisive con un reticolo territorializzato, quartiere per quartiere, di microtrasmettitori a corto raggio. E dunque, per prima cosa, occorre costruire questo reticolo. Lo chiameremo Telestreet, si può cominciare. Attento Berlusconi, da Bologna si può cominciare…
Dal 21 giugno 2002, data di nascita di Orfeo Tv, il settore delle tv di quartiere si è espanso rapidamente trovando un punto di aggregazione nel sito di Telestreet, aperto dai fondatori dell’emittente di strada bolognese. Il sito fornisce informazioni, lancia appelli e coordina le emittenti di quartiere sorte in tutta Italia che raggiungono il non ormai trascurabile numero di 58. In Lombardia se ne contano ben 9, in Emilia Romagna e in Toscana 7, ma la regione più attiva è la Campania, con 10 emittenti. Le tv di strada nascono senza scopo di lucro con una forte connotazione politica ponendosi criticamente contro il duopolio televisivo e la “dittatura televisiva” di Berlusconi. Le nuove tv libere violano le normative vigenti in materia televisiva, ma i loro fondatori si difendono facendo appello all’articolo 21 della Costituzione Italiana che sancisce la libertà di parola. Alcune tv sono costrette a chiudere: nel dicembre 2002 viene chiusa Telefabbrica, tv legata agli operai di Termini Imerese, mentre nel settembre 2003 la polizia pone i sigilli a Disco Volante Telestreet di Senigallia, creata con il contributo delle istituzioni locali e gestita, fra gli altri, da alcuni portatori di handicap. Nel gennaio 2004, durante la discussione per l’approvazione della legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo, viene presentato un emendamento a favore delle tv di strada. Viene presentato un emendamento a favore delle tv di strada. Viene approvato un ordine del giorno che impegna il governo “ad attivarsi in tempi brevi affinchè le porzioni di frequenze libere in ambito locale risultanti dalle zone d’ombra nell’irradiazione dei segnali televisivi possano essere utilizzate, su base non interferenziale, per attività di comunicazione; a non procedere alla chiusura delle televisioni di strada” in mancanza dei risultati di un’indagine che consentano una specifica normativa in materia. La presenza delle tv di strada viene di fatto tollerata, sempre a patto che la loro attività non abbia scopo di lucro e che il loro segnale occupi solo le zone d’ombra delle frequenze tv. Una vittoria sulla “dittatura televisiva” di Berlusconi? I sostenitori di Telestreet precisano: “sia ben chiaro, il network Telestreet non accetta di essere usato come foglia di fico ne si accontenta dell’idea di diventare un’isola di libertà, in un mare di indegnità e di comunicazione totalitaria”. All’esperienza delle tv di quartiere hanno dedicato un libro Marco Jacquermete, Gianfranco Vitali e Franco Berardi, Telestreet. Macchina imaginativa non omologata, edizioni Baldini e Castoldi, 2003.
Fra i promotori di Orfeo Tv c’è Franco Berardi, in arte Bifo, artista astratto fin dalle scuole medie, partecipa al movimento del ’68 nelle file di Potere Operaia e si laurea nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, dove si laurea in Estetica con il professor Luciano Anceschi. E’ uno degli eroi di Radio Alice e probabilmente rimane prigioniero per tutta la vita di quel sogno. Continua a vivere nell’astrazione interessandosi di tutte le mode che vanno dalla semiotica alla telematica, e passano per l’ecologia mentale. Si occupa di movimenti sociali e comunicazione creativa, collaborando assiduamente con Mediamente, ex programma Rai condotto da Carlo Massarini. Dietro a Orfeo Tv c’è anche Stefano Bonaga, ricercatore di filosofia, ex fidanzato di Alba Parietti.
Orfeo Tv alterna inchieste di quartiere a programmi dedicati a giovani filmaker, è la più piccola emittente d’Italia fondata per dare voce a tutti, dal barista alla parrucchiera.

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