Beppe Sala si ricandida sindaco di Milano, Salvini pronto a sfidarlo, chi sarà il candidato della Lega

Il sindaco di Milano Beppe Sala stamattina al Teatro Franco Parenti ha per la prima volta parlato del suo futuro e di quello di Milano, all’appuntamento elettorale manca ormai soltanto un anno e mezzo. Che Beppe Sala abbia l’intenzione di ricandidarsi sindaco fino a questo momento lo sapevano pochissime persone (oltre ai suoi fedelissimi estranei al Pd e al mondo della politica, erano a conoscenza di questa decisione soltanto due persone che, pur lontane ideologicamente dai partiti della sinistra, hanno un buon rapporto personale con lui). Questa mattina Sala è uscito per la prima volta allo scoperto: “Credo che il ricandidarmi a Milano si una possibilità molto solida, scioglierò l’ultima riserva l’anno prossimo” (settembre 2020). L’intenzione di Beppe Sala è quella di andare oltre il Pd, rivolgendosi a tutte le forze ambientaliste, moderate, riformiste, al mondo produttivo e del sociale, presente nel capoluogo ambrosiano. Sala ha intenzione inoltre di dare vita ad una propria lista civica composta da giovani e da persone non facenti capo a partiti o movimenti politici che nel corso della propria attività professionale hanno dimostrato di avere realizzato qualcosa di significativo in città. Il contatto con liste civiche e cittadini servirà alla città e al primo cittadino per andare oltre ai partiti. Nessun accenno, nemmeno ai più fidati, è stato invece fatto ai 5 Stelle, con i quali però il sindaco da sempre dialoga, cioè se i grillini esprimeranno per Milano 2021 un proprio candidato, oppure appoggeranno al primo turno (o al ballottaggio) Sala. A Milano, città produttiva, insofferente ai fancazzisti, dove il lavoro non manca, concreta, allergica a slogan demagogici, i 5 Stelle non sono mai andati oltre il 10% (ora che a livello nazionale sono passati dal 33% al 7% alcuni sondaggi attribuiscono ai 5 Stelle in Milano città un risultato fra il 3 e il 4%). Sala comunque ha dichiarato di avere un dialogo costante con Beppe Grillo con il quale “vi è sintonia, soprattutto sui temi ambientali.”  Al di là di un accordo o meno con i 5 Stelle (in questo caso secondo alcuni tifosi sinistrorsi troppo ottimisti sostenuto dai 5 Stelle Sala potrebbe vincere anche al primo turno) Sala punta ad una maggioranza di partiti e liste civiche (con fiore all’occhiello la sua lista civica) disposta a correre per un programma ben preciso che faccia il bene della città. Dal Pd milanese, ai verdi, alla sinistra, ma anche dall’elettorato riformista e moderato un tempo di Forza Italia (allergico all’estermismo salviniano), all’elettorato 5 Stelle deluso, fino ai civici, qualcuno ha ipotizzato anche la nascita di un partito di Sala (ma da quanto io sappia più che un partito, Sala non è mai stato un politico, non nemmeno mai stato iscritto al Pd) sarà una lista civica. “Se mi ricandisassi – ha dichiarato Sala- vorrei attorno a me persone nuove, più giovani, più fresche che affianchino persone esperte. Mi ricandiderei in discontinuità con me stesso sulle questioni di equità sociale. Dovrei cambiare io su certe cose e vorrei cambiare parte delle persone che lavorano con me per andare in quella direzione”.
I supporter di Sala cantano vittoria, sul fronte opposto Matteo Salvini, che è milanese, che ha iniziato la sua attività politica nel 1993 come consigliere del Comune di Milano dove è sempre stato fino all’anno scorso (quando si è dimesso per gli incarichi nazionali lasciando il suo scranno al giovane Gabriele Abbiati) ha risposto per le rime al sindaco. “Sala si ricandida? Bene, in democrazia funziona così. Proporremo un’alternativa ancora più valida”. Salvini, che sarebbe stato a parer mio e di tanti altri giornalisti l’unico competitor in grado di dare del filo da torcere a Sala, ha però precisato che non sarà lui a sfidare Sala personalmente. “Sono impegnato a Roma, presto torneremo al governo”. Pertanto il centro destra opporrà a Sala un candidato leghista (Forza Italia e Fratelli d’Italia permettendo). Salvini fa “per viltade il gran rifiuto” infatti se sfidava Sala ed era sconfitto sarebbe stato bruciato politicamente. Però a questo punto la Lega deve trovare un proprio candidato in grado di competere ad armi pari con Sala. Non mi risulta al momento che la Lega possa esprimere un candidato noto a livello milanese quanto Sala, con una provata e longeva esperienza amministrativa, si vociferano i nomi di Alessandro Morelli (altro storico esponente leghista del consiglio comunale milanese, già direttore, dopo lo stesso Salvini, di Radio Padania), dell’imprenditore Gian Marco Senna, di un rettore universitario, Gianluca Vago (magnifico Rettore dell’Università Statale di Milano e consulente del governatore della Regione Lombardia, il leghista Attilio Fontana). I tifosi di Sala (i soliti elettori, che fortunatamente a Milano sono pochi, che votano simboli e che identificano il voto locale come nazionale) cantano già vittoria, così come dall’altra parte i tifosi leghisti pensano di avere già vinto. Milano però ha dimostrato nella sua storia amministrativa di essere sempre andata oltre i partiti, gli slogan e l’ideologia, Milano ha sempre scelto la persona prima dei partiti. Milano – come diceva Indro Montanelli – ha sempre saputo scegliere se non il meglio, il meno peggio. Beppe Sala che, a differenza di alcuni suoi supporter, è persona saggia, non si dimentichi che nel 2016 vinse su uno sconosciuto Stefano Parisi (sconosciuto al grande pubblico) per soli 3000 voti. Elettori fanatici di centro destra (sia chiaro vi sono anche nel centro sinistra e nei 5 Stelle) votarono Stefano Parisi, fino a quel momento sconosciuto, ad occhi chiusi. La Lega potrebbe candidare anche il Gabibbo a Milano e gli elettori di estrema destra lo voterebbero comunque… Ma, ripeto, Milano non guarda all’ideologia e agli slogan, ma alle persone. Resto sempre convinto, lo ripeto dal 2016: Beppe Sala non vinse allora, ma decise di perdere Stefano Parisi che cacciò dalla propria coalizione i liberali e si rifiutò di dialogare con i candidati di due liste minori (Noi per Milano e Sosteniamo Milano). Comunque vada sarà una bella sfida anche se, giornalisticamente parlando, la sfida più affascinante sarebbe stata fra Beppe Sala e Matteo Salvini.

 

 

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