Riapertura scuole. Azzolina ferma sulle sue posizioni. De Luca, Fedriga, Zaia, Emiliano prosecuzione dad, Attilio Fontana non pervenuto

La ministra Azzolina tira dritto sulla riapertura delle scuole con lei, a parte qualche rara eccezione, compatte tutte le forza governative e dell’opposizione (Forza Italia per bocco di Maria Stella Gelmini, Fratelli d’Italia) e quasi tutti i Presidenti di Regione, nonchè i sindaci di alcune grandi città capitanati dal sindaco di Milano Beppe Sala. Alcuni governatori di Regione invece privilegiando il diritto alla salute dei cittadini sul diritto all’istruzione stanno firmando (o hanno già firmato) ordinanza per proseguire con la dad, ciò al fine di salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini. Chiara da sempre la posizione del governatore campano Vincenzo De Luca che fin da ottobre ha cercato di tutelare la salute dei propri cittadini, anche Michele Emiliano, governatore della Puglia, intende proseguire con la dad dietro richiesta dei genitori preoccupati per la salute, vi sono stati diversi casi in Italia negli ultimi mesi di genitori positivi al covid e, segnalazione del virologo Massimo Galli, di nonni deceduti dopo avere contratto il covid dai nipotini frequentanti la scuola. Ieri Matteo Salvini si è riunito con alcuni Presidenti di Regione leghisti, stamane i governatori Fedriga e Zaia (Friuli Venezia Giulia e Veneto) hanno optato per la prosecuzione della dad fino all’1 febbraio. Non ha ancora preso una posizione il governatore lombardo Attilio Fontana, la Lombardia epicentro del covid (Milano capitale del covid in questa seconda fase), la Lega ha preso le distanze dall’assessore regionale alla sanità Giulio Gallera, qualcuno dichiara che la responsabilità dei ritardi nella somministrazione nei vaccini ed altre disfunzioni sono però da attribuire al governo centrale. Fontana ad ottobre optò per la didattica a distanza, unico distinguo dal sindaco di Milano Beppe Sala che avrebbe voluto le scuole sempre aperte, per il resto la posizione di Attilio Fontana è spesso stata in piena sintonia con il sindaco Sala. Il Partito Liberale Italiano lombardo ha diramato una nota in difesa della salute dei cittadini, degli operatori sanitari, degli operatori del comparto scolastico (definiti “una consorteria” da una persona vicina al sindaco di Milano Beppe Sala) e si è rivolto al governatore Fontana. Presidente Fontana, se c’è batta un colpo.

Non riaprite le scuole in presenza, l’appello del sindacato padronale Unsic: “Mentre all’estero tengono le scuole chiuse – si legge in una nota – in Italia, con il primato di decessi per Covid e l’aumento di ricoveri e terapie intensive, s’intende riaprirle tra l’altro accrescendo i disagi con le turnazioni”. In queste settimane l’Unsic – Unione sindacale imprenditori e coltivatori – ha lanciato una petizione, che oggi conta più di 140mila adesioni, “per rinviare l’apertura delle scuole in presenza”.“ Solo poche ore fa è stato lanciato un appello, a mezzo stampa, “ai governatori regionali e al Pd, quale partito di governo, affinché facciano propria l’istanza di un numero rilevante di docenti, studenti, genitori e personale scolastico”. La trattativa è in corso: l’ipotesi è quella di una graduale riapertura, dal 7 gennaio, con didattica in presenza fissata al 50% (e poi a salire). Ma giorno dopo giorno cresce il “partito” di chi vorrebbe aprire il 18 gennaio prossimo. La dad, pur con i suoi limiti, ha garantito continuità d’insegnamento – fa sapere ancora l’Unsic nel suo appello rivolto anche al presidente della Lombardia, Attilio Fontana – Riaprire equivale alla certezza di ricominciare con tamponi, contagi, quarantene, sanificazioni, discontinuità didattica, ricreazione chiusi in classe e un clima generalizzato di ansia e preoccupazione. Tutto ciò accentuato dalle prime influenze stagionali e dalla consapevolezza che basterebbe qualche altra settimana per riaprire in una condizioni resa migliore dalla crescita delle vaccinazioni e dai primi farmaci monoclonali”.

Solo poche settimane fa, quando ancora si vociferava di una riapertura delle scuole superiori prima delle fine dell’anno, l’Unsic aveva definito “una follia” quella ipotesi. “Nelle fasce di età tra 0 e 19 anni – scriveva il sindacato padronale – i contagiati erano solo 9.544 al 25 agosto, perché il lockdown di primavera ha chiuso subito i ragazzi in casa. Ma sono diventati ben 102.419 al 7 novembre, con una crescita tra due e cinque volte rispetto alle altre fasce d’età. Proprio tra i giovani si registra la maggior parte degli incolpevoli asintomatici, che portano il contagio silente nelle famiglie”.“

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