Sabato 26 settembre alle 16,30 presso la Biblioteca di Baggio alle 16,30 potrete assistere a Il teatro di Piero Mazzarella, conversazione drammatizzata a più voci a cura di Lucia Bianchi e Beppe Tomaselli. Tanti sono i ricordi che mi legano al grande Piero ma due in particolare: un incontro con Silvio Berlusconi e una delle sue ultime interviste.
Nel marzo 2006 sono invitato alla presentazione di un libro dell’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini sugli anni svolti come primo cittadino, sono nelle prime file con altri giornalisti e con l’assessore uscente alla cultura Stefano Zecchi, a sorpresa entra il sala Silvio Berluscon che dichiara: “io sono un milanesone, l’altra sera in incognito sono andato a teatro a vedere Piero Mazzarella”. Al termine del discorso quotatissimi giornalisti cercavano di intervistare Berlusconi sulla politica, sul Milan, io chiedo semplicemente: “Presidente si ricorda che Piero Mazzarella ha lavorato per lei a Telemilano 58?”. E Silvio Berlusconi dribbla tu i giornalisti di testate nazionali per rispondere a me (Emanelli), in onda su una piccola radio locale:
“El me Piero” su Telemilano 58, Berlusconi dice che le commedie in milanese di Mazzarella mandate in onda dalla sua prima televisione hanno fatto la fortuna di questa emittente, mia mamma Rosa stravede per lui, lei ha ragione”.
Quindi incanta tutti raccontando, stimolato dalle mie domande, dei tempi pionieristici della sua emittente ancora locale.
Mentre i giornalisti di emittenti nazionali mi guardano allibiti, colleghi di tv locali alla fine mi chiedono come io abbia così tanto confidenza con Berlusconi visto che ha risposto solo a me, io dico di averlo visto in precedenza soltanto due volte e di non avere confidenza e frequentazioni assidue con lui. Roberto Gasparotti, il suo regista personale, che intervisterò lunedì 14 settembre alle 17,30 su Radio Free Live, mi ha confermato che Berlusconi era spontaneo e quando capiva che vi era una domanda originale posta senza malizia, rispondeva.
Anni dopo andai a trovare Piero Mazzarella, ormai molto malato, in teatro. Iniziava ad avere gravi difficoltà per problemi di salute, erano partiti appelli di noi giornalisti milanesi e del suo pubblico per chiedere l’applicazione della legge Bacchelli per aiutare l’attore in difficoltà, Piero faceva fatica a pagare l’affitto e a mantenere i figli.
«Ho dato via di tutto, libri, onorificenze e rare fotografie, compresa una di Edoardo Ferravilla, il grande commediografo milanese scomparso nel 1911. È un pezzo da museo, ma spero di tenermela. Ho venduto libri e tante altre cose per pagarmi l’affitto…».
Gli ricordo l’episodio di Berlusconi e di Telemilano 58, oltre ad alcuni film che lo hanno reso nazionalpopolare facendolo uscire dal circuito milanese. Ma lui mi risponde:
“Ema, por fioe, mi ho fàtt 214 commedie comedii in milanes in teater, mi vivi in teater. Si l’è ver che ho laurà per un sciur…”
Continuo tradotto dal milanese in italiano:
“C’era quel signore, e c’è ancora, che mi ha chiamato nella sua televisione Allora lavoravo tutto il giorno a Telemilano, dalle 9 del mattino alla sera. Ero ben pagato, ben considerato. La mamma di Berlusconi era una mia grande ammiratrice, una donna simpatica, una volta le ho regalato un Ferravilla e lei era stata felicissima. Adesso con Berlusconi non abbiamo più rapporti ma so che mi apprezza…”
Piero, hai lavorato con i grandi del teatro del Novecento, siete rimasti in pochi…
“Siamo rimasti in cinque o sei che sanno fare teatro, quando moriremo gli altri potranno fare il teatro alla loro maniera.”
Il più grande attore?
“Angelo Musco il più grande talento degli ultimi cinquecento anni, ha imparato a leggere e a scrivere a 56 anni, ma Pirandello gli aveva già dedicato tre commedie, la cultura è la forza espressiva della mani, la maniera di guardare, non sono più importanti queste cose oggi… D’Annunzio disse ad Eleonora Duse “perché non ti tingi?” il pubblico verrà per vedere i miei capelli bianchi e la mia arte, ma loro potevano dirlo… di queste quattro sciacquette cosa volete che ci si ricordi? Il culo?”
Quale è lo spettacolo più complesso che hai rappresentato?
El nos Milan trentasei personaggi, davvero complicato, io l’ho poi l’ho rifatto più volte, è ambientato alle cucine economiche, piene di poveri che vanno li a mangiare, i poveri mangiano lentamente, il finale è triste, ma per lasciare la bocca buona al mio pubblico alla fine improvvisavo gag comiche.”
Chi è stato più grande regista?
Strehler era un uomo straordinario accusato da quattro cretini perchè aveva dei vizietti che sappiamo tutti, non era un drogato, era uno che ogni tanto tirava coca, ma questo non gli ha impedito di essere il più grande regista della sua epoca. Io ho litigato per quarant’anni con Giorgio, ma ho un carteggio con Strehler scritto a penna, e quando due si scrivono a penna è perché hanno qualcosa da dirsi. Sono stato rimproverato: “tu lo difendi sempre, lui qui ha torto”, io candidamente: “ma se ha ragione perché devo difenderlo? Difendere un amico quando ha ragione è troppo facile, io lo difendo quando ha torto… Era un uomo solo, oserei dire che non è stato neanche molto amato da tutte le donne che ha avuto. Io credo che l’unica donna che l’abbia veramente amato è stata Valentina Cortese, lei, perché lui non ha amato nessuno, ha amato solo il teatro. Strehler non ha eredi, quando moriremo noi quattro vecchiacci che siamo rimasti, i copioni di Giorgio è meglio stracciarli, perché nessuno li potrà fare. Oggi si va avanti con certi attori… non faccio nomi perché altrimenti mi dicono: “sei sempre cattivo con noi”. Cosa volete che vi prenda a calci? Non posso siete in tanti… Potrei farlo non posso è lunga…”
Piero di Milano resti l’ultimo ambasciatore artistico anche se ultimamente l’hai un pò abbandonata…
Cosa vuoi che ti dica, da quando non lavoro non esco mai e non vedo mai nessuno, ma tutti dicono di volermi bene. Anche i politici, a parole, mi hanno sempre tenuto in palmo di mano. Salvo poi tentare di usarmi come bandiera chiedendomi di andare al loro servizio, e non faccio nomi”
E tu cosa hai risposto?
“Che preferisco vivere male ma morire pulito, da persona perbene che non ha mai ceduto alle lusinghe del potere; anche se la serietà conta poco e il mondo è in mano a chi vuole arricchirsi sulle spalle degli altri, infischiandosene dei giovani dei bambini e degli anziani. Ma lo sai come lo chiamavamo a Milano il denaro?». No, dimmelo. «La merda del diavul. Dalla mia voce sentirete sempre verità, anche sgradevoli, ma verità, sono un uomo libero, ecco perchè sono povero, ma mi va bene così”.
E così chiude, si spengono le luci in sala, è il segnale che Piero vuole restare da solo, come a dirmi: “Ema (come mi chiamava) fora dai ball”…