Questa sera su Raiplay ho rivisto il docu film di Riccardo Milani Io, noi, Gaber.
Incontrai Gaber nell’ormai lontano 1981 al Teatro Carcano di Milano, io ero un ragazzino fuori di testa (fuori di testa lo sono ancora fuori di testa, ragazzino no ahah), lui era già il grande Giorgio Gaber. Gaber non amava i giornalisti, ma si fermava dopo lo spettacolo a parlare con il suo pubblico.
Io mi avvicinai a lui con un registratorino (ero allora in onda su Radio Ambrosiana, ebbi la faccia di merda di fargli una domanda. Non ricordo quale stupida domanda gli feci, Gaber bonariamente, si mise a ridere. Poi si rivolse ad un suo collaboratore e disse: “ma cosa dici questo ragazzino, mi sembra un pò matto, però gli rispondo, non fa del male: non è di destra e non è di sinistra”. Gaber aveva già capito tutto tantissimi anni fa, non solo su di me, ma su questo Paese.
Racconterò Gaber, i nostri incontri, da allora non mi persi un suo spettacolo, alla fine di esso si chiacchierava, tutto questo per vent’anni: dal 1981 fino al 2001.
Nel 2001 scrissi un libro sui grandi milanesi (sindaci ma non solo) dal 1945 fino al 2000, dissi ad Ombretta Colli, allora Presidente della Provincia di Milano, che avrei voluto intervistarlo, lui non si negò (a differenza di ministri ed altri politici di merda che ci sono oggi), solo che mi disse: “ma perché io, mica sono un grande di Milano”. Giorgio Gaber era speciale perché era intelligente e umanissimo. Educato, perbene, riflessivo. Spiritoso e altruista. Ho letto da qualche parte che fosse modesto: mai. Era timido, ma sapeva assolutamente quanto valesse e che cosa pretendere.
Quando uscì il mio libro ACCADDE A MILANO: PERSONAGGI E SINDACI DAL DOPOGUERRA AD OGGI lo consegnai ad Ombretta Colli che naturalmente lo portò a casa. Gaber era onnivoro di libri, leggeva di tutto da Borges a Neruda, Montale, i classici della letteratura mondiale. Non capii mai perché, non lo avrei mai pensato, si mise a leggere il mio libro. Nell’aprile 2001 si presentò in Bocconi per parlare con gli studenti, io ero presente per Circuito Marconi, alla fine mi avvicinai per salutarlo e complimentarmi per le nuove canzoni (in primis IL CONFORMISTA anche qui anticipatori ne conosco tanti di conformisti in politica…) e anche questa volta mi spiazzò. Non ebbi nemmeno il tempo per fargli i complimenti lui mi disse: “Ema hai fatto uno stupendo libro, l’ho divorato”, io imbarazzatissimo, lui il grande Giorgio Gaber mi faceva i complimenti… Poi vinto l’imbarazzo e dopo avergli fatto i complimenti io, gli dissi: senti ho raccolto tanto materiale su di te, come sai ti seguo da anni, vorrei fare una tua biografia, un libro intervista. Gaber si mise a ridere, come a dire “ma che stronzata dici?”, poi cambiò espressione, sul viso aveva un’espressione di dolore. Capii dopo anni perché era seduto, anche durante il dibattito e mentre suonava la chitarra, non riusciva a stare in piedi, si vedeva che era sofferente, allungava le gambe per lenire il dolore. Lo incontrai poi una sola volta (anche quella volta non si negò) e gli feci un pò di domande, era un fiume in piena, con lui si parlava di tutto. Poi sparì, non lo trovavo più, peccato. Interpretai quel suo silenzio come un distacco dalla politica, da un’Italia (2002) che stava ormai sprofondando nella melma. Ebbi anche l’impressione di averlo urtato con qualche domanda. Ma invece la ragione era un’altra: la malattia era avanzata, allo stadio finale, una morte atroce, forse una delle più terribili morti, sarebbe arrivata l’1 gennaio 2003. Il mio editore di allora (Greco & Greco) mi disse che intendeva dare subito alle stampe il libro nel quale ricostruisco la carriera di Gaber, quel volume (oggi introvabile se non usato ai mercatini o su ebay) era una biografia di Gaber scritta da me, ma conteneva errore madornale mio, alcune cose scomode che diedero fastidio ad alcuni personaggi politici e dello spettacolo. Sono molte le persone che con Gaber in vita lo hanno detestato, le cantava sia alla destra che alla sinistra, poi tutti se ne sono appropriati, ma Gaber era non incasellabile. Sono passati vent’anni dalla morte prematura di Gaber, la persona migliore (a parte mia moglie) che abbia mai conosciuto in vita mia. Mi è difficile parlare di Giorgio senza commuovermi, questi complimenti che oggi tutti gli fanno (me compreso) gli darebbero fastidio. Gaber non amava i complimenti e la stupidità lo rendeva furioso.
La sua prematura scomparsa ha lasciato un vuoto, chissà se oggi può vedere i commenti post mortem, si farebbe una sonora risata, quel che è certo è che ci manca da vent’anni, con la sua morte abbiamo perso la nostra coscienza critica, anche se lui, si è risparmiato il fetore, lo sfascio e lo schifo, degli ultimi vent’anni italiani, dei politici e di tutti i loro leccapiedi. Ciao Giorgio non ti ho dimenticato.
P.S.: ho letto il libro di Andrea Scanzi, più recente, tutto vero quel che scrive, anche Scanzi, più o meno nello stesso mio periodo, doveva scrivere su Gaber (e De Andrè) lui doveva fare una tesi di laurea sulla canzone d’autore, io un libro ma solo su Gaber (De Andrè l’avevo solo visto ed intervistato 5 minuti). Gaber sparì anche con Scanzi solo perché stava malissimo, credo fosse il 2001.


