Oggi alle 18 Matteo Renzi ha presentato il suo nuovo libro QUANDO C’ERA LEI. L’ITALIA DOPO GIORGIA MELONI edizioni Solferino. Quando c’era lui” è un celebre modo di dire italiano usato per rimpiangere in modo nostalgico o ironico il periodo della dittatura fascista e di Benito Mussolini. Quando c’era lui… caro lei! è invece un film comico diretto Giancarlo Santi, attore protagonista Paolo Villaggio. Attori erano Nino Meloni e Zoe Incrocci, i nonni di Giorgia Meloni che secondo Matteo Renzi è un’attrice, la telefonata della figlia era concordata, una sceneggiata. Giorgia Meloni, sempre secondo Renzi, è una influencer. Prendendo spunto dalla fortunata campagna mediatica di questi mesi, Renzi racconta con numeri e fatti il fallimento di Giorgia Meloni oltre la propaganda. Il governo Fanfani non durò molto ma fece riforme importanti come la scuola media unificata e obbligatoria, la nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’inaugurazione dell’autostrada del Sole. Il governo Meloni, che la stessa Meloni vanta come il più longevo della storia repubblicana non ha fatto nessuna riforma.
Forse il governo Meloni è anche il più longevo della storia d’Italia ha battuto anche i governi di Giovanni Giolitti, ops lapsus freudiano, non ha battuto il governo Mussolini… Renzi nel libro dedica però ampio spazio anche alle proposte per il futuro dell’Italia. “Non solo critiche, dunque, ma idee e spunti per restituire speranza e fiducia al Paese.”. Fra una battuta e l’altra, le critiche a Meloni, ci sono anche le proposte di Renzi. Meloni dà la colpa dei mancati risultati a Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi (cioè lui stesso), Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte, Mario Draghi, Zoff, Gentile e Cabrini…
Scatenato, simpatico, dialetticamente il più strenuo oppositore di Giorgia Meloni, se qualcuno arrivasse dalla Luna, o si sveglierebbe da un coma potrebbe anche credere alla proposta di istituire la quattordicesima per forze dell’ordine, docenti ed infermieri. Qualcuno sostiene che le battute e la vis polemica contro Meloni sia farina del sacco di qualcuno alle sue spalle, che aveva in prima persona criticato aspramente lui quando era al potere…
Al suo fianco il sindaco di Milano Beppe Sala, lanciato prima da Letizia Moratti come commissario Expo e poi dallo stesso Renzi come sindaco di Milano. Renzi e Sala si erano poi separati, Renzi ha lasciato il Pd per fondare Italia Viva, Sala è passato dal Pd, al civismo, ai Verdi, a Di Maio…, ma essendo due persone democratiche si sono riavvicinati. All’insegna del scurdammoce o passato.
Molte cose accomunano Renzi e Sala, sono entrambi espressione di una sinistra moderata, o di una destra tendente al centro… entrambi hanno avuto il loro momento di gloria, sono stati adulati ed hanno ottenuto tantissimi voti, salvo poi essere abbondonati e traditi da coloro che prima li adulavano (ed ora trovano vicino qualche loro avversario leale). Entrambi odiatissimi, Matteo Renzi con la sua Italia Viva e al di poco sopra il 2%, ma ne è conscio, anche se resta un animale politico. Beppe Sala non potrà ricandidarsi come sindaco ed odiatissimo, riscontro da analista che Sala è odiato molto più di Benito Mussolini dopo il 25 luglio 1943, più di Bettino Craxi nell’era di Tangentopoli, più di Silvio Berlusconi dal 2011 in poi… Però le critiche aspre (a volte anche da denuncia penale) provengono da estremisti di destra (che imbarazzano anche esponenti politici del centrodestra…), da persone non residenti a Milano, e da persone che non sanno amministrare nemmeno sé stessi, falliti, analfabeti politici e letterari. Avendo conosciuto tutti i sindaci di Milano da Aldo Aniasi allo stesso Sala so benissimo che fare il sindaco di Milano è molto più difficile che fare il ministro.
Eppure Renzi e Sala riempiono il Museo della Scienza e della Tecnologia, i libri vendono, certo, come diceva Pietro Nenni: “piazze piene, urne vuote”, bisognerà vedere ad urne scrutinate i voti di Italia Viva e, per quanto riguarda Sala, non potendosi candidare nuovamente sindaco, il suo futuro politico. C’è chi lo vuole candidato per il Pd al Senato (i collegi sono blindati e la nuova legge, come la vecchia, facilita comunque le candidature paracadutate dall’alto) e chi lo vuole candidato Presidente della Regione Lombardia. Di tutto si può pensare di Sala (e di Renzi) ma non essendo uno stupido penso che Sala non accetti la candidatura per il Pirellone sarebbe la “cronaca di una sconfitta annunciata”, il centrosinistra non ha mai vinto in Lombardia nella seconda Repubblica.
Intanto si scatena la battaglia per il successore di Beppe Sala, a Milano è già campagna elettorale, sia da parte che del centrodestra che del centrosinistra, non sono ancora però stati scelti i candidati, e, come al solito, alcuni candidati di ambo le parti, e degli schieramenti alternativi, sono nascosti.

