Alceo Moretti: “l’inventore di Silvio Berlusconi imprenditore televisivo”

 

ALCEO MORETTI “L’INVENTORE DI BERLUSCONI IMPRENDITORE TELEVISIVO”

di Massimo Emanuelli

Una lunga carriera, quella di Moretti, non solo in Italia, ma anche all’estero: si divide fra Milano e l’America, dove firma la campagna di comunicazione per due presidenti destinati a fare la storia dell’America e non solo, Richard Nixon e John Kennedy, tra le sue tante collaborazioni, quella con il “Corriere della Sera”, di cui curò per anni l’immagine, in qualità di esperto di comunicazione, e “La Gazzetta dello Sport”. Un personaggio con la “p” maiuscola, Alceo Moretti, che seppe cavalcare tanti successi negli anni in cui l’Italia era tutt’altro che un Paese bloccato dalla recessione: nel 1973 fonda Telemilanocavo, tv via cavo che qualche anno dopo venderà a un certo Silvio Berlusconi.

http://www.millecanali.it/la-scomparsa-di-alceo-moretti/0,1254,57_ART_210294,00.html

Alceo Moretti, deceduto il 15 settembre 2012 dopo un’intensa vita che l’ha visto protagonista dapprima della Resistenza (nel Partito d’Azione con Ugo La Malfa e Carlo Azeglio Ciampi) poi come giornalista, sportivo, pubblicitario, uomo di comunicazione. Moretti ha vissuto quasi un secolo in modo trasversale, in anticipo sui tempi: pubbliche relazioni, comunicazione sportiva, campagne elettorali per Kennedy e Nixon, la Tv privata poi venduta a Berlusconi, Moretti fu capace in tempi inimmaginabili di capire che cosa sarebbe successo nel futuro. Un vero personaggio, un precursore in tutto, una figura poliedrica.  Ora tutti lo ricordano, qualche anno fa, in un’intervista concessa a Massimo Emanuelli, Moretti spiegava per filo e per segno la nascita di Telemilano Cavo e l’acquisto di questa, qualche anno dopo, a Silvio Berlusconi. Le cose andarono proprio così, visto che ci sono ancora atti e testimoni, e che lo stesso Silvio Berlusconi non ha mai smentito. Pubblichiamo quell’intervista.

Moretti lei fra le tante cose che ha fatto nella vita, all’inizio degli anni ’70, dopo avere gestito in America la campagna elettorale del Presidente Nixon aveva fondato una tv via cavo, e ne aveva parlato con Ugo La Malfa. Come nacque l’idea della tv via cavo?

“Era il 1972, durante la campagna elettorale del Partto Repubblicano nel quale militavo, viaggiando su un treno che mi portava da Torino a Milano, leggevo su LA DOMENICA DEL CORRIERE un articolo inerente Peppo Sacchi e TeleBiella, tv clandestina, poichè eravamo in regime di monopolio Rai. Decisi di creare allora anch’io una televisione via cavo, non per informare o per intrattenere la comunità locale, come stava facendo Sacchi, ma per fare propaganda politica. Arrivato a Milano ne parlai col mio collega di partito Giacomo Properzy che ne rimase entusiasta, ci recammo da Ugo La Malfa che ci rispose: “fate pure questa televisione, chiedetemi tutto ma non i soldi.  La sede venne scelta in quel di Milano2, dove io e Moretti abitavamo, la zona era cablata e fu pertanto facile far nascere la tv.  Segrate era allora considerata zona periferica, chi aveva costruito case era un giovane e intraprendente imprenditore, tale Silvio Berlusconi, che tre anni dopo sarà nominato Cavaliere del Lavoro, il più giovane d’Italia, e da allora venne chiamato “il Cavaliere”. Berlusconi era quindi il “padrone di casa” di Moretti e Properzy, ma era ancora un imprenditore del settore edile, un “palazzinaro”.

Properzy e Moretti fecero nascere la televisione a scopo politico, al fine di fare aumentare i consensi del partito dell’edere in quel di Milano 2, e, arrivando a collegare anche la zona di Lambrate, in Milano città. Il 15 marzo 1974 venne costituita la società Telemilanocavo, soci Giacomo Properzy e Alceo Moretti, tre mesi, tolte le vacanze estive, di intenso lavoro: si effettuarono circa 500 collegamenti nelle case di altrettanti residenti in Milano2, si cercò l’aiuto (gratuito e volontario) di amici tecnici per gli studi televisivi (molto spartani) e il materiale: due microfoni, una sola telecamera, scenografia inesistente, si parte comunque l’1 telemilano cavosettembre 1974 quando iniziarono le trasmissioni di Telemilanocavo che trasmetteva da un negozio sotto i portici di Milano 2. Una piccola vetrina, un piccolo locale, 50 metri quadrati compresa la cantina, questa la prima sede di quello che diventerà il primo network privato italiano. Moretti nel corso di un’intervista di qualche anno fa mi ricordava che Telemilanocavo era una “tv di condominio”: nell’ambito della trasmissione IL CONDOMINIO infatti venivano invitati alle trasmissioni (rigorosamente in onda soltanto alla sera) i condomini di Segrate centro. “Quella della tv era una scusa per conoscersi fra residenti di una zona dormitorio, per parlare, ci si incontrava nella sede di Telemilano, si comunicava fra di noi e intanto si andava in onda, si entrava nelle case di altri residenti che non erano usciti.” Oltre a questo programma stile assemblea condominiale in diretta televisiva, venivano mandati in onda alcuni film (tre alla settimana, a quell’epoca la Rai ne mandava in onda ancora solo uno alla settimana), qualche cartone animato, tutti in bobina, pellicole e videonastri, non esistevano naturalmente dvd e videocassette. Ma la novità più sconvolgente di Telemilanocavo, che fu anche l’origine della sua nascita, furono le tribune politiche. Moretti si ispira agli Stati Uniti d’America e alle tribune televisive ivi esistenti. “Fin dai tempi di Kennedy la campagna elettorale in America era televisiva, come pubblicitario trascorrevo molti mesi negli Usa per lavoro, e avevo avuto occasione di guardare le campagna elettorali in tv, i politici in Usa erano poi presenti tutto l’anno, non solo nei periodi elettorali”.  E Moretti importa anche questa idea e fa condurre un programma di interviste ai politici a un giornalista che anticipò così di quarantanni Bruno Vespa, purtroppo né Moretti né il suo socio di allora (Giacomo Properzy) ricordano il nome di questo giornalista. “A volte – ricorda Moretti – quando il giornalista (che lavorava per una quotidiano milanese e che faceva la trasmissione gratuitamente) era impegnato perché doveva effettuare servizi per la carta stampata, conducevamo io e Properzy”. Ospiti? Beh inizialmente gli esponenti del Pri, poi, soprattutto in occasione delle elezioni amministrative del 1975 e delle successive politiche del 1976 anche esponenti di altri partiti, coloro che credevano nell’efficacia del mezzo televisivo (pochissimi), allora non vi era ancora la legge della par condicio, furono i partiti ad acquistare poi degli spazi (ecco i primi guadagni per Properzy e Moretti dopo tante spese) che erano autogestiti. Altri programmi dell’antenata di Canale5? Lezioni di bridge, ricette di gastronomia, un film serale, Moretti si ricorda anche di memorabili interviste con gli afgani profughi in Italia e con l’ex sindaco di Milano Pietro Bucalossi. Qualche documentario regalato dalla Mondadori (ad esempio LA STORIA DELLA FERRARI in onda in 6 puntate, monoscopio e musica dopo le 23, questo il primo palinsesto. Ma i primi guadagni ottenuti con la campagna elettorale del giugno 1976 non servono a coprire gli alti costi sostenuti fino a quel momento, Telemilanocavo aveva anche due dipendenti, uno di essi fa ancora oggi il cameraman in una tv locale lombardo, ma spese di affitto, tecniche, di cablatura ecc. erano insormontabili, nonostante l’aiuto volontario di amici come Mario Nicotra, regista e titolare di un’azienda di audiovisivi. Dopo le elezioni non arrivano altri introiti, nessuna impresa credeva allora nella pubblicità televisiva, a un certo punto si pensò di dare vita ad una cooperativa fra gli utenti, i condomini dei palazzi di Milano2, che avevano voglia di fare e di avere la televisione, ma i debiti accumulati sono troppi, sfiorano i 200 milioni cifra molto elevata per quei tempi (1976).  Telemilanocavo era per Moretti un hobby, il suo lavoro continua ad essere quello del pubblicitario, Moretti si accorge che i tempi non sono maturi per un’Italia dove ancora vige il monopolio, l’hobby inizia ad essere costoso, Alceo deve recarsi in America per una campagna pubblicitaria, e per condurre per una rete privata televisiva americana (li si che le emittenti private hanno fortuna) un programma, PANORAMA ITALIANO, dedicato agli italiani d’America. Moretti decide a questo punto di vendere Telemilanocavo, ne parla col suo socio Giacomo Properzy il quale non se la sente di andare avanti da solo. Moretti e Properzy decidono di vendere, qualche mese prima, consigliati da Ugo La Malfa, era stata fatta richiesta di conversione dal cavo in terrestre. E così, ancora prima di passare al terrestre, Moretti e Properzy decidono di vendere. Ma chi sarebbe mai stato quel “matto” che avrebbe rilevato una televisione piena di debiti, senza alcuna speranza, visto il monopolio della Rai e la concorrenza di altre tv locali che intanto stanno nascendo come funghi? Franco Moccagatta, manager e conoscente di Moretti, dice ad Alceo: “non ti preoccupare ho trovato io l’acquirente, è un giovane e intraprendente imprenditore, si chiama Silvio Berlusconi”. Moretti è sull’aereo che lo porta negli Stati Uniti e dice a Moccagatta: “contento lui, se è giovane poi tanto meglio, magari riuscirà a portarla avanti questa televisione”. Silvio Berlusconi stesso non immaginava che l’acquisto di tale televisione sarà l’inizio della sua fortuna.

“Posso dire che Silvio Berlusconi l’ho inventato io?” (ride)

“Alceo, non è stata una bella invenzione…” (risate di entrambi).

Questo il racconto di Moretti, che pare confermare le leggende metropolitane, mai smentite da Berlusconi, che il futuro Presidente del Consiglio intendesse acquistare Telemilano solo per dare un servizio aggiuntivo agli acquirenti delle case in quel di Segrate, solo qualche anno dopo Berlusconi si accorgerà che il vero affare sarebbe stato quello della televisione.

Secondo quanto racconta Moretti, Berlusconi acquistò Telemilanocavo per la cifra simbolica di 50.000 lire, accollandosi tutti i debiti (200 milioni di allora),  l’appuntamento per la stipula del contratto venne fissato nell’ufficio di Properzy, al posto di Alceo Moretti, che era già paritto per l’America per lavoro, c’era suo nipote, Franco Giannelli, che aveva avuto la procura dallo zio”. Ecco quindi la preistoria della nascita dell’impero di Berlusconi.

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