Alberto Ballarin

Alberto Ballarin

IL GIORNALISTA A TUTTO CAMPO

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Giornalista sportivo, ma anche regista (diresse L’Osteria del Tugnella su Tele Nord Italia), Alberto Ballarin diresse per un certo periodo anche TeleLombardia.

Pino Alberto Ballarin nacque a Chioggia l’1 settembre 1931, dove il mare si fonde inevitabilmente con il destino degli uomini. Il padre aveva prestato servizio nella Marina Militare, dove si era distinto al largo di Creta ai tempi della spericolata invasione della munitissima piazzaforte britannica nel Mediterraneo, e in seguito nella Marina Mercantile. La madre, figlia di un ingegnere ferroviario, era nata a Biserta, esotica località dove il progresso delle strade ferrate aveva dislocato la sua famiglia, che era di cultura francese.

Alberto Ballarin iniziò l’attività giornalistica nel lontano 1957 formandosi a quella scuola di chiarezza e rapidità di esposizione che fu la United Press, dove entrò grazie alla sua approfondita conoscenza delle lingue straniere e ai suoi precoci soggiorni negli Stati Uniti. I suoi racconti dei viaggi in America intrapresi in giovanissima età volando con gli apparecchi della Lai (il nome Alitalia non esisteva ancora) che facevano ancora lo scalo tecnico in Irlanda, non mancavano di suscitare nel fortunato ascoltatore la consapevolezza di avere di fronte a sé un uomo che aveva vissuto (e ricordava alla perferzione) la Chicago che oggi sopravvive solamente nei film noir degli anni ’40. Ballarin passò quindi La Gazzetta dello Sport, fu amico di Gianni Brera, che per lui coniò il soprannome de Il Commodoro, Ballarin firmò articoli sul calcio, sulla boxe, e sul bob. Poi decise di fare il free-lance, nel suo lunghissimo curriculum professionale si susseguono incarichi presso agenzie prestigiose come l’Ansa Servizi Speciali, e testate quali Il Corriere Mercantile, Il Giornale d’Italia.

Negli anni ’70 si cimentò nella regia di documentari, filmati televisivi, spot pubblicitari e fu anche dirigente sportivo del Sant’Angelo Lodigiano, squadra che riuscì a portare in serie C.

Emulo del padre nella dimestichezza con l’elemento marino, Ballarin sapeva governare le redazioni tanto bene quanto sapeva governare le imbarcazioni, come dimostrano le sue direzioni presso Il calcio illustrato, Supercalcio, TeleLombardia.

Di TeleLombardia negli anni ’80 fu il direttore, fu lui a chiamare il grande Gianni Brera per lavorare con questa emittente, partì L’ACCADEMIA DI BRERA di cui Ballarin curava anche la fotografia.

Negli anni ’90 è ancora free-lance, si occupa di sport per diverse testate: L’Opinione, Libero, La Padania, Il Guerin Sportivo MilanInter.

Poco prima di morire fece nascere la rivista Goya, periodico d’arte, che rispecchiava bene la sua indole raffinata e curiosa. Negli ultimi mesi il suo carattere solare era stato ottenebrato da una vicenda macabra e terribile nella quale risulta coinvolta la figlia Elisabetta, una storia di cui in questa sede non intendo parlare, estranea come era al temperamento allegro e pieno di prorompente vitalità di Alberto.  

Ballarin aveva più volte disatteso l’appuntamento con la Morte. L’aveva lambita alla vigilia della tragedia del Vajont, nel 1963, quando solo un inaspettato cambiamento di programma l’aveva allontanato da quei luoghi fatali poche ore prima che l’ondata fuoriuscita dal bacino artificiale si riversasse sulla valle sottostante.  Anche nel 1992, allorchè la Morte decise di portarsi via Gianni Brera sulla strada di Codogno, proprio in una delle rarissime serate in cui Ballarin non era al suo fianco, il Commodoro mancò all’appuntamento. Oppure un paio di anni fa, quando l’elicottero a bordo del quale Ballarin si trovava nel corso di uno dei suoi innumerovoli viaggi in Africa cadde rovinosamente sulla foresta, lasciando i passeggeri miracolosamente illesi. L’Africa: continente del quale Ballarin si era innamorato perdutamente e dove si recava appena gli si presentasse l’occasione. A volte capitava di contattarlo sul cellulare e lui, sempre gentile e paziente, rispondeva che era bloccato in un villaggio circondato dagli elefanti.

Alberto Ballarin si spense a Milano il 26 agosto 2005, era ricoverato da due settimane a causa di un infarto, scherzando aveva detto in redazione all’Opinione delle Libertà, testata con la quale collaborava: “non vi preoccupate vado a farmi risistemare il cuore, poi riparto”. Chiunque lo ha conosciuto conserverà a lungo il ricordo di questo giornalista nel cui carattere coesistevano esprite de finesse, understantmen, e, soprattutto, una grande umanità.

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