Franco Ordine

di Pino Frisoli

franco ordineFranco Ordine è nato a Foggia il 16 febbraio 1951, ha iniziato a collaborare con la redazione di Foggia de LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, quindi è passato al CORRIERE DELLO SPORT come vice corrispondente. Attualmente è redattore capo de IL GIORNALE ed è anche un volto noto della Tv nel ruolo di opinionista sportivo a Mediaset, Antenna 3 Lombardia e TeleLombardia,e dell’emittente romana Radio Radio.

Cosa ricordi degli esordi delle Tv foggiane?
“Fu un esordio classico e nel solco della tradizione della tv di provincia. E cioè un paio di stanze a disposizione, mezzi tecnici limitati, cameraman improbabili, nessuno che guardava in camera, microfoni della prima guerra mondiale. TeleFoggia fu la prima Tv privata ad aprire i battenti e ricordo, oltre che una bellissima ragazza battezzata per leggere le news (ahe, che memoria d’asino, mi sfuggono le sue generalità, era bruna e senza accento, quel fastidioso accento nostro) del Telegiornale, il solito dibattito sulle questione calcistiche trasformato in una palestra per ciascuno di noi che volesse fare un po’ di gavetta: eravamo agli inizi degli anni ’70 e io all’epoca ero collaboratore fisso de LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO, redazione di Foggia, e vice corrispondente de IL CORRIERE DELLO SPORT, francamente pensavo che la Tv fosse un diversivo. Niente mi avrebbe distolto dall’amore per la carta stampata.”

Quale trasmissione di quegli anni ricordi particolarmente?
“Non c’era ancora una scaletta ben definita sulla base, o meglio a immagine e somiglianza, della scaletta di altre Tv più o meno nazionali, si viveva di improvvisazione, di singole iniziative. Soltanto molto dopo, e cioè a cavallo fra la fine del Novecento e l’inizio del Duemila, il panorama è diventato molto ricco e scolpito da alcune formule di trasmissioni che si avvicinano a quelle nazionali.

Oggi segui le Tv foggiane?
“Sembrerà strano ma è uno degli appuntamenti fissi quando torno a casa. La sera dopo cena, concluso il dibattito famigliare e l’amarcord inevitabile con gli amici, l’ultima parte della serata è dedicata allo zapping tra i canali locali. Ed è uno spasso unico”.

Quali sono attualmente i loro migliori programmi sportivi?
“Da questo punto di vista l’attività giornalistica a Foggia è molto intensa. Segnalo, per completezza d’informazione, la trasmissione cult di Teleradioerre, chiamata Forza Foggia e appaltata alla società, condotta da Pino Autunno il giovedì sera;  si aggiungono il lunedì, sempre su TeleRadioErre, L’assist condotto da Lello Scarano, e il venerdì su TeleBlu, un talk show condotto da Massimo Marsico che si chiama Foggia e c. Il bollino qualità andrebbe assegnato alla trasmissione dello scorso anno, titolo Il sofa del lunedì, ideato a condotto da Antonio Troisi; i suoi argomenti sono stati ripresi più volte da Raiuno, Raidue e Raitre che hanno spedito persino telecamere e giornalisti negli studi foggiani per riprendere la trasmissione e intervistare i protagonisti”.

Puoi fare un paragone con le tv lombarde?
“Paragone improponibile per un motivo di fondo: non esistono dietro le trasmissioni redazioni con alta professionalità, come accade in Lombardia, dove TeleLombardia, Antenna 3 Lombardia, TeleNova e 7Gold possono contare su fior di cronisti armati di microfono e mini telecamere con cui pedinano personaggi e presidiano stadi e tribune stampa.”

Ricordi il tuo esordio in Tv?
“Se nella carriera giornalistica devo quasi tutto a Giorgio Tosatti, storico direttore de IL CORRIERE DELLO SPORT (fu lui ad assumermi a Roma e poi a trasferirmi a Milano alla fine degli anni ’70), in Tv devo molto a Maurizio Mosca, all’epoca autore di CASA MOSCA e di alcune trasmissioni su Telenova e Antenna 3 Lombardia, col quale entrai subito in sintonia. Ho cominciato con piccole comparsate, poi sono passato ai dibattiti calcistici. Da qui l’incontro con Sandro Piccinini (altra svolta) con il primo CONTROCAMPO, settimanale che andava in onda il lunedì sera e nel quale si misuravano mostri sacri come Vittorio Feltri e Giampiero Mughini.”

Ti diverte il fatto di essere imitato a VIVA IL CAMPIONATO?
Mi diverte molto ma soprattutto apprezzo la perfomance dell’imitatore, David Pratelli, che ho sentito anche in radio. Trovo che sia bravissimo anche nel fare il verso a Ranieri, Lippi e Capello; per quel che mi riguarda considero formidabile la ripetizione di alcuni miei tic, del modo di salutare e poi il replay di alcune mie frasi che sono diventate un tormentone. Ora, quando incontro persone che non conosco, mi salutano con il famoso “e butta la chiave”, che è diventato tra l’altro una frase simbolo stampata su una delle magliette regalate al pubblico di Guida al campionato”.

Cosa pensi dei programmi sportivi di oggi?
“Finalmente ci stiamo liberando del “biscardismo”, grazie anche a Moggiopoli che ci ha svelato gli altarini di quella famosa messa cantata. Per fortuna si sta facendo strada il “piccinismo”, da Sandro Piccinini che consideroil numero uno del settore, qui inteso come dibattito meno strillato e puntato tutto sui generi, anzi sui ruoli; l’interista da una parte contro lo juventino, il romanista contro il milanista, oltre a esponenti considerati da tutti al di sopra delle parti e in qualche modo competenti.   Sulla scia di Piccinini posso citare Fabio Ravezzani, direttore sport di TeleLombardia e Antenna 3 Lombardia, che mi sembra fatto apposta per incarnare una sorta di ircocervo, cioè un misto tra il miglior Biscardi e Piccinini stesso; conosce gli argomenti popolari che fanno presa sul pubblico della televisione e li apparecchia con tutti gli ingredienti, sale, pepe, peperoncino, senza inciampare sui congiuntivi”.

C’è un programma sportivo del passato che ricordi con particolare piacere?
“Da ragazzo, ero un patito della Domenica sportiva edizione romantica, con Enzo Tortora presentatore e in particolare di DRIBBLING prima maniera, trasmissione realizzata da quel fuoriclasse di Maurizio Barendson. Non perdevo nessuna puntata e trovo in qualche costruzione di SFIDE molte analogie professionali con quella tv in cui è cresciuto Gianni Minà, per esempio.”

La tua passione per il Foggia è nota, hai anche scritto la prefazione del libro U FOGGE EJE ‘NU SQUADRON! LA PARTITA DEL FOGGIA COME NON E’ MAI STATA RACCONTATA di Valerio Quirino. Qual è stato il più bel Foggia della storia?
“Ce ne sono due che meritano una citazione speciale. Il primo Foggia in Serie A, guidato da don Oronzo Pugliese, presidente don Mimì Rosa Rosa, con Nocera centravanti. Realizzò nel 1964/65 una salvezza strepitosa arricchita da una gemma che è rimasta nei cuori di tutti noi foggiani; la vittoria, 3-2, sull’Inter di Helenio Herrera (data storica 31 gennaio 1965) che avrebbe poi rimontato 7 punti al Milan di Rivera vincendo lo scudetto.
Credo di aver provato emozioni uniche. Più tardi c’è stato il Foggia di Zeman che ha apparecchiato un calcio molto più spettacolare lanciando Signori e Baiano, Rambaudi e Padalino e regalando alla nostra gente domeniche di rara felicità. Se fossi messo dinanzi a un bivio per scegliere uno piuttosto che l’altro, mi comporterei come fanno i romanticoni, voterei per il Foggia di Oronzo Pugliese, lo sento come squadra della mia stagione, della mia giovinezza e tutte le volte che incrocio uno di quegli esponenti, mi vengono i lucciconi. Segno che sto diventando un po’ rimba”.

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