Il 5 Stelle De Vito lascia il carcere e va ai domiciliari, quando Marcello De Vito parlerà…

“Quando Gigi Riva tornerà
Non ci troveranno ancora qua
Con la vita in fallo laterale
E il sorriso fermo un po’ a metà
Tornerà la voglia di sognare
Quando Gigi Riva tornerà
Quando Gigi Riva tornerà
Torneremo tutti in serie A
Dopo tanti calci di rigore
Troveremo insieme l’umiltà
Per ricominciare con più cuore
Quando Gigi Riva tornerà…”

Così cantava nel 1982 il bravissimo (ma poco conosciuto) cantautore Piero Marras, Pardo Fornaciari sta preparando una cover satirica che sarà trasformata in “quando Marcello De Vito tornerà…”  Marcello De Vito, presidente grillino del consiglio comunale di Roma, arrestato il 20 marzo scorso per corruzione, dopo oltre tre mesi ha ottenuto i domiciliari. L’ex presidente dell’assemblea comunale capitolina era stato arrestato insieme ad altre tre persone nell’ambito dell’inchiesta sulla realizzazione del nuovo stadio della Roma. De Vito è accusato di corruzione per aver preso utilità dall’imprenditore Luca Parnasi, promettendo, in cambio, di favorire il progetto per la costruzione dell’impianto sportivo nell’area di Tor di Valle. E’ un altro dei capolavori incoerenti e falsi dei pentastellati. A coloro che hanno la memoria corta ricordiamo che Marcello De Vito (che si era anche candidato sindaco di Roma per i 5 Stelle) in consiglio comunale capitolino dal 2011, allorquando l’ex sindaco Ignazio Marino venne coinvolto in un’inchiesta giudiziaria (dalla quale fu poi assolto) mostrava gli aranci, inneggiava alla galera e alla ghigliottina nei confronti dell’ex sindaco di Roma.  I soliti giustizialisti d’accatto che poi una volta raggiunto il potere fanno peggio degli altri…  Di casi analoghi ne abbiamo molti dal passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Per citarne uno quello di Piergianni Prosperini, consigliere leghista (poi di Alleanza Nazionale) giustizialista contro socialisti e democristiani, arrestato anni dopo per importazione di armi abusive e per altra inchiesta nella sua carica di assessore della Regione Lombardia per Alleanza Nazionale…

I 5 Stelle e i media (salvo alcune eccezioni), la Rai lottizzata dai pentastellati (ma non dovevano togliere i partiti dalla Rai?), si occupano del sindaco di Milano Beppe Sala, e i pentastellati ne chiedono le dimissioni.  Ben pochi si sono occupati di De Vito ai domiciliari, quel De Vito che continua a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio comunale di Roma.  Vero è che De Vito non ha ancora avuto alcuna sentenza e che Dee Vito è stato espulso dal Movimento, ma è anche vero che continua a ricoprire la carica pubblica e che i 5 Stelle non ne hanno chiesto le dimissioni. Inoltre cacciare De Vito dal Movimento (strenuamente però difeso dalla sorella, consigliera per i 5 Stelle della Regione Lazio, il familismo regna sovrano nei pentastellati (altro principio originario rinnegato) nonché ai penttastellati della corrente anti Raggi, potrà manifestarsi un autogol. Sempre corsi e ricorsi storici: nel 1992 Bettino Craxi definì Mario Chiesa (il primo arrestato di “Mani pulite” un “mariuolo”, Chiesa, dopo mesi di carcere, sentendosi abbandonato, fece il nome di tanti altri corrotti, da li partì la più grande inchiesta giudiziaria della storia d’Italia che coinvolse un’intera classe politica a livello nazionale, facendo crollare i partiti storici che oltre quarant’anni, pur con mille difetti, avevano dato stabilità, benessere e democrazia al Paese, per portarci alla seconda Repubblica che fece senz’altro peggio della prima, soltanto la nascente terza Repubblica sta facendo peggio della seconda…

Tornando a De Vito, non essendo un giurista, ed essendo garantista, non mi esprimo, a differenza dei “so tutto io” , tipico dei grillini ma anche di elettori di altri partiti, non sconfino in campi non miei. Conoscendo però la macchina amministrativa dell’Ente Comune, Marcello De Vito ricopre un ruolo istituzionale senza soldi né poteri su appalti. Secondo gli inquirenti De Vito però avrebbe accelerato alcune pratiche in commissioni consiliari e avrebbe fatto pressioni e ingerenze. Nel groviglio che si era creato in Campidoglio è difficile distinguere tra gli interessi privati delle figure istituzionali e quelli pubblici. Le consulenze e gli incarichi da parte degli imprenditori avrebbero creato “corridoi” speciali per i progetti facendoli passare per scelte politiche. Così Marcello De Vito lavorava ai fianchi i suoi compagni di partito, per convincerli della bontà dei progetti.

Francesca De Vito. “In Italia – scrisse l’esponente pentastellata il 20 giugno scorso – è consentita la carcerazione preventiva durante le indagini in tre casi: pericolo di fuga e conseguente sottrazione al processo ed alla eventuale pena, pericolo di reiterazione del reato e pericolo di turbamento delle indagini“. Poi l’accusa: “Differentemente si chiama tortura. Di tanti corrotti, stupratori, assassini, mandati agli arresti domiciliari, o lasciati sui loro scranni, solo a lui è stato riservato un trattamento speciale.”

Scrive il Fatto Quotidiano testata vicino ai grillini:

Di certo la vicenda di De Vito – espulso dal Movimento da Luigi Di Maio dopo poche ore dal suo arresto – ha aperto una riflessione nel M5S sul tema del giustizialismo. Ad ammetterlo è il senatore Emanuele Dessì, molto amico di De Vito, che ha commentato a caldo affermando che “Per anni abbiamo intercettato la rabbia della gente e ora una parte di quella rabbia si sta indirizzando anche contro di noi“. In un post su Facebook dal titolo “Bentornato a casa Marcello“, il parlamentare dei Castelli Romani dice: “Sono umanamente felice che torni a casa dalla moglie e dalla figlia. Marcello è stato distrutto anche come uomo, per lui riprendere una vita normale sarà difficilissimo. Quando avrà voglia di vedere qualcuno sarò ben felice di andarlo a trovare, non sono andato quando era in carcere per non togliere spazi di visita alla famiglia”.

Non sono a conoscenza di fatti, luoghi, circostanze, persone, non mi esprimo, resto garantista, quel intuisco è che De Vito non può avere agito da solo, per tale ragione “quando Marcello De Vito parlerà il Movimento 5 Stelle tremerà” (oppure potrebbe fare come il comunista Primo Greganti arrestato nella prima Tangentopoli, aveva rubato per il partito ma si diede colpe personali per assolvere il Pci/Pds/Ds).  Quel che è certo è l’incoerenza e l’ignoranza dei pentastellati (che come pappagalli postano in rete foto e scritte avute da qualcuno) che non stanno né in cielo né in terra. Le ultime?  La foto di Beppe Sala con la scritta “il sindaco Sala si dimetta dal Pd”, ma se Sala non è mai stato iscritto al Pd…  O, ancora, faremo arrivare finanziamenti al Molise, postando una foto della Regione Marche…

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