Ultimatum di Salvini ai 5 Stelle: o si realizzano autonomia e Tav o cade il governo

“O andiamo avanti o non si prosegue, non c’è bisogno della decrescita felice. Non accetterò più di stare al governo con chi dice no a tutto, dall’autonomia alle strade. Abbiamo bisogno di sì dalla Franciacorta al sud”, ha spiegato il ministro dell’Interno dal palco della festa della Lega di Adro (Brescia), “Voglio andare avanti, non tornare indietro – ha proseguito Salvini – Non abbiamo bisogno della decrescita felice. Penso alla scelta fatta sul nucleare: oggi tornerei indietro…”.

Il leader della Lega ritirerà questa affermazione? Del resto parlava al suo popolo e si sa che Salvini è un gran comunicatore. Mentre un articolo de Il Sole 24 Ore spiega come siano stati rispediti a casa dal governo Conte molti meno migranti rispetto agli altri governi, Salvini incassa le proteste dei governatori Luca Zaia ed Attilio Fontana che si sentono, giustamente, presi per i fondelli, sull’autonomia. “Saranno quelli del Sud a beneficiare dell’autonomia. Io lo voglio unire questo Paese”, ha dichiarato Salvini, “Siamo forti perchè siamo diversi. All’estero non lo capiscono. I campanili ci hanno fatto grandi. Ieri mi hanno beccato con la maglietta del Brescia il numero 23 di Morosini e vado orgoglioso della diversità e della voglia di competitività. Il federalismo è l’unico modo di aiutare e governare il nostro Paese. Non possiamo appiattire tutto. Abbiamo il dovere di difendere la diversità”.
E sulla manovra economica e l’incontro che ha irritato Di Maio e i suoi ha ribadito: “Vogliamo coraggio. O la facciamo insieme o la Lega la farà da sola”.

E i 5 Stelle cosa faranno? Non possono assolutamente lasciare il governo, pertanto o cederanno o velocizzeranno l’inciucio col Pd in atto da settimane (nomina del Commissario U.E.) del resto l’avevo previsto oltre un anno fa citando il sindacalista Ferdinando Santi: “io quelli li conosco, non hanno mai mangiato, ora si siedono alla tavola del governo, su abbufferanno e non si alzeranno più. Ai 5 Stelle non conviene assolutamente tornare al voto, perderebbero consensi (già alle europee si sono più che dimezzati) e dovrebbero trovarsi un lavoro, chi glielo fa fare di rinunciare a 15.000 euro al mese e a tutti i benefit.