Vittorio Sgarbi clausura a Milano e non solo. Da Suor Letizia a Salemi (e ritorno)

vittorio sgarbi clausura a milano e non solo...Vittorio Sgarbi è un personaggio televisivo che non ha bisogno di presentazioni, nel suo nuovo libro (il sessantaquattresimo) uscito per i tipi della Bompiani. Nel volume, scritto con Marta Bravi, Sgarbi racconta i suoi due anni alla guida dell’Assessorato alla Cultura di Milano, “due anni di idee, battaglie per difendere valori assoluti e non negoziabili, che l’ignoranza amministrativa non può distruggere, e che l’indifferenza quotidiani non può far dimentica”. Due anni di polemiche per affermare che “il Dio denaro, gli automatismi inerti della burocrazia, l’gnavia non devono avere la meglio sulla cultura”. Chi scrive non ha mai nascosto di essere un nostalgico della prima Repubblica la quale, pur con i suoi difetti, aveva politici, giornalisti, personaggi televisivi, trasmissioni di maggior spessore culturale rispetto alla seconda. Negli anni ’80 il critico d’arte Vittorio Sgarbi, escluso dall’insegnamento universitario per ragioni di baronie, si ritrova in televisione, le prime comparsate da Raffaella Carrà non fanno notizia, l’esplosione del “fenomeno Sgarbi” si ha nell’ambito di una puntata del MAURIZIO COSTANZO SHOW con la sua celeberrima rissa con Roberto D’Agostino. Nel 1992 Sgarbi si da alla poltica, è eletto deputato nelle fila del Partito Liberale, e Sindaco di San Sverino Marche nelle fila del Partito socialista. Alla domanda perchè un critico d’arte famoso come lei si è buttato in politica? Sgarbi risponde: “Perchè come Di Pietro, ho pensato di dover far tesoro della popolarità che avevo ottenuto: temevo non sarebbe durata.” Antonio Di Pietro era allora un magistrato per il quale gli italiani, che oggi si sono in parte ricreduti vedendo lo sfascio della seconda Repubblica, stravedevano. Sgarbi è antidipietrista della prima ora. Nel 1993 crolla la prima Repubblica, avanzano gli ex fascisti del Msi (poi A.N. oggi annullatisi nel Pdl), il Pci trasformatosi in Pds diventerà poi Ds e poi Pd, è soltanto un’operazione di potere, avanzano personalità politiche di terza o quarta fila, la Lega si presenta con il nuovo con la propria rozzezza, Vittorio Sgarbi si fa paladino della prima Repubblica, cerca di salvare il salvabile, intravedendo che il “nuovo che avanza” sarebbe stato senz’altro peggio. Nel 1993 in occasione delle elezioni comunali di Segrate (un piccolo comune in provincia di Milano) Sgarbi si candida primo cittadino con la Lista con Sgarbi con Segrate,il partito però non ottiene il quorum. Quando Berlusconi entra in parlamento e comunica ai suoi di avere il complesso di superiorità Sgarbi gli risponde: “Silvio, non ti preoccupare per il tuo complesso di superiorità perchè io a te e ai tuoi sono superiore”.

emanuelli sgarbi

1993 VITTORIO SGARBI E MASSIMO EMANUELLI DURANTE LA COSTITUZIONE DEI LIBERAL SGARBI

Memorabili le polemiche di Vittorio Sgarbi con Giuliano Urbani, dalle quali avrà origine il primo siluramento di Sgarbi, da allora Sgarbi ha sempre proposto liste alternative alla destra e alla sinistra, cercando alleanze con quella terza via che in Italia ha sempre avuto poca fortuna elettoralmente: socialisti, socialdemocratici, repubblicani, liberali, libertari, radicali, non disposti a farsi assorbire dai due poli. Nell’estate 2004 Sgarbi dichiara di volere candidare sindaco di Milano Ilona Staller, poi ci ripensa, avuto il no da Cicciolina (già candidata sindaco di Monza nel 2001 per i Liberal Sgarbi) pensa di candidare sindaco dapprima Giorgio Grasso, quindi Massimo Emanuelli.  Ironico il commento di Paolo Pillitteri (ex sindaco di Milano): “fra Cicciolina, Giorgio Grasso e Massimo Emanuelli vi sono molte differenze, iniziando da quella anatomica…”.  Vittorio Sgarbi però individua nei tre personaggi dirompenti per diverse ragioni. Sgarbi però cambierà ancora idea, ma una lista Sgarbi sarà presente alle elezioni comunali previste per il 2006 da qui hanno inizio i suoi contatti con Letizia Moratti. “Il mio arrivo a Milano nasce da un accordo con la Moratti la quale considera il pericolo di una mia lista a Sindaco della città per il timore di essere travolta in un eventuale ballottaggio. Allo stesso modo la sinistra valuta il vantaggio di questo scenario e, attraverso il candidato, l’ex prefetto Bruno Ferrante, mi esorta a presentare la lista. La Moratti, che conoscevo da molti anni e che aveva avuto rapporti molto stretti con me durante il periodo in cui era stata ministro dell’Istruzione, mi chiama (cosa che non fece con gli altri esponenti delle liste minori) per dirmi di reiterare la candidatura in cambio di una posizione di rilievo all’interno della giunta o di un importante incarico nell’ambito delle attività culturali, dalla direzione dei musei o alla Sovraintendenza degli Arcimboldi, ma lascia a me la facoltà di scegliere, perchè sono contemporaneamente esposto per la campagna elettorale per le regionali in Sicilia dove sono indicato per il ruolo di assessore alla cultura. Curiose le vicende del destino: ero candidato ad assessore in Sicilia prima della mia avventura milanesi, e in Sicilia torno, candidato sindaco a Salemi, in provincia di Trapani, nella valle del Belice, dopo essere stato licenziato da assessore del Comune di Milano.
Sgarbi non risparmia nessuno: Suor Letizia (Moratti), Frate Clemente (Mastella), Paolo Glisenti, l’Expo, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni, l’Ara Pacis, le Pale Eoliche, la valle del Belice ed altro. Perchè la clausura da Milano si diffonde per tutto l’arco della penisola e ha due sinonimi: interesse e ignoranza. Ma ripartire si può, da Salemi.
La Moratti mi accusa di avere avuto un contegno non adeguato per un assessore. In fondo avevo fatto quello che tutto il centro-destra avrebbe dovuto fare, la pensano così non soltanto i rappresentanti del governo, ma anche la gente comune.”
Sgarbi è un fiume in piena: “quando ero impegnato nella campagna per diventare sindaco a Salemi, in un incontro alla Casa del Pescatore con gli elettori un anziano mi disse: bravo, ti abbiamo visto tutti ad ANNOZERO, finalmente qualcuno che le palle e le mette sul tavolo. Avevo cioè, incrinato l’egemonia televisiva di Travaglio e la sua ebbrezza accusatoria”.
Nel libro Sgarbi non lesina giudizi sui suoi colleghi di giunta, si va dal disaccordo di Tiziana Maiolo (anch’essa successivamente dimissionaria perchè non in linea col primo cittadino): “sono molto dispiaciuta per la decisione perchè pensavo che Sgarbi sia sempre stato una ricchezza culturale per la città”. Bersaglio di Vittorio Sgarbi è Paolo Glisenti? Chi è Paolo Glisenti? Senz’altro pochissimi milanesi lo conoscono, è il più stretto collaboratore di Letizia Moratti “che percepisce 900 euro al giorno come consulente del Comune di Milano e decisamente sopravalutato. Gliseni ha lavorato per la pagina economica del CORRIERE DELLA SERA, è stato Presidente della Montedison della New York. Ma è anche il figlio di Giuseppe Glisenti, direttore centrale dell’iri dal 1955 al 1971. Nel 1988 Paolo Glisenti entra nel gruppo Rcs che acquista parte della Carolco, la casa cinematografica di Kassar, operazione che lascerà al gruppo editoriale una perdita di 350 miliardi di lire. Tenta, allora, la strada dell’imprenditoria, diventando socio di minoranza del gruppo Ariete, e si riciclerà più tardi come consulente delle relazioni esterne della Bnl di Abete. Glisenti incontra, quindi, la Moratti, nel 1999 quando lei diventa consulente di Murdoch e lui vicepresidente della New Corp Europe del magnate australiano. E’ Glisenti il vero mistero della Moratti. Quello che mi ha offeso e che ancora non mi spiego, è perchè il sindaco, potendo contare su di me, che sono un “Expo vivente” insista tanto su di lui che è l’immagine della depressione, l’elaborazione intellettuale del nulla. Chi è Gisenti? Cosa ha scritto, detto o fatto? Di buono o di utile? Lo ricordano ancora alla Rizzoli. La difesa ostinata, con una tenacia quasi puerile, di questo insignificante dà la misura del limite della Moratti.
Sgarbi parla anche di bellezza citando pure Adriano Celentano che nel marzo 2008 sul suo blog e in televisione è intervenuto contro Letizia Moratti. Nel novembre 2008 Sgarbi lancia il Fronte della Libertà, una lista che si presenterà alle elezioni provinciali di Milano.

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