Vince Bonaccini, grazie a due liste civiche. La Lega fa comunque il botto, i 5 Stelle non pervenuti. Il “metodo Bonaccini” sarà usato anche a Milano, da Beppe Sala? Solo il Pd può fare perdere Sala a Milano

beppe sala bonacciniStefano Bonaccini non il Pd è il vincitore della campagna elettorale, La Bergonzoni non è mai esista, esisteva Matteo Salvini, gli emiliani e i romagnoli l’hanno capito, e ad un candidato debole (e secondo alcuni inadeguato) hanno preferito un candidato locale. L’indiscusso merito di Stefano Bonaccini è però quella di essere andato oltre il Pd, presentando il solo Pd sarebbe stato sconfitto clamorosamente. Il Pd con i suoi dirigenti è sempre più che mai abbarbicato nelle stanze del potere, non riesce a capire le esigenze dei cittadini in ogni parte d’Italia, la fortuna e la bravura di Bonaccini è stata quella di allargare la sua coalizione a liste civiche. Nicola Zingaretti, pur intervenendo nella campagna elettorale, seppur in misura minore rispetto a Salvini, ha lasciato spazio a Bonaccini, i dirigenti locali del Pd non hanno escluso nessuna lista civica e nessun candidato civico. Per cercare di avere vittorie simili, seppur di misura ricordiamolo, il Pd dovrà usare il “metodo Bonaccini” aprendo veramente al civismo anche in Toscana, nella Marche e a Milano dove il sindaco Beppe Sala sta da tempo lavorando per un’ampia apertura a forze civiche, ambientaliste e riformiste.  La differenza non la fa il Pd con i suoi uomini abbarbicati nelle stanze del potere, ma la fanno i candidati civici, i cittadini, nonchè il candidato sindaco o Presidente di Regione, meno si fa vedere il Pd meglio è.  Sull’altro fronte l’onnipresente Matteo Salvini ha sbagliato campagna elettorale: gli emiliani e i romagnoli hanno capito che Lucia Borgonzoni era una candidata inadeguata, impreparata non presente, come i milanesi hanno guardato al candidato locale, anche alcuni di centro destra hanno preferito Bonaccini, buon amministratore, votare Salvini avrebbe voluto dire oltre ad avere una Presidente inadeguata e priva di esperienza, non vedere più Salvini in Emilia Romagna per cinque anni. Infatti il buon Matteo ora si trincererà in Campania, Liguria, Marche, Toscana e Veneto dove si voterà in primavera, e poi a Milano dove (senza candidarsi sindaco lui direttamente) dà per scontata la sconfitta di Sala.

Beppe Sala nel 2016 riuscì non a vincere, decise Stefano Parisi di perdere, sbattendo la porta in faccia ad una lista civica, ai liberali e ad una lista di destra. A Milano vinse Sala per 3000 voti, grazie agli errori di Stefano Parisi, se fosse stato per i dirigenti del Pd milanese Sala avrebbe perso. Gli errori di Stefano Parisi e l’abilità di Beppe Sala nel dialogare direttamente, svinolandosi dai dirigenti del Pd, con le “forze minori” consegnarono la risicatissima vittoria all’ex commissario di Expo. Per Milano 2021 (il capoluogo ambrosiano dopo la caduta probabile  di altre roccaforti rosse, Toscana o Marche o entrambe le Regioni) si prevede un testa a testa fra, il centro destra è nettamente in vantaggio in città sul centro sinistra, il solo Pd non basta, ma il sindaco Sala ha due assi nella manica: la sua popolarità e il gradimento in suo favore da parte dei milanesi e lo schierare alcune liste civiche a suo favore. Ma il Pd ha istinti suciidi, ripeterà il fatale errore del 2006, quando con candidato sindaco Bruno Ferrante escluse candidati civici riformisti per fare spazio a zelanti comunisti, consegnando così la città a Letizia Moratti? Inoltre su Milano, città con tradizione riformista, tornano i socialisti, se dal 1993 al 2011 la destra aveva vinto a Milano è stato solo per il giustizialismo e la faziosità dei post comunisti, Giuliano Pisapia vinse nel 2011 perchè non veniva da una storia comunista, perchè seppe dialogare con il mondo socialista e con Milano moderata. Beppe Sala nel 2016 ebbe l’appoggio di una parte dei socialisti, al resto pensò Steafano Parisi rifiutando il dialogo con una formazione civica che aveva radici nel mondo socialista, vinse Beppe Sala… Dal 2016 sono cambiate alcune cose: innanzitutto il vento vira verso destra, l’azione di Matteo Salvini nella sua Milano, ultima roccaforte da espugnare, si farà sentire, le liste civiche, ambientaliste, i radicali e i moderati non sono disposte a subire i diktat del Pd milanese, preoccupato dei propri posti di potere e non a far gestire una parte della città ad alcuni cittadini e ad altre culture, cosa farà il Pd milanese, preferirà perdere, come fece nel 2006, pur di non fare voce ai cittadini e alle altre forze progressiste espressione del territorio e che hanno presente, vivendo non nei palazzi del potere, le risposte che i milanesi si attendono per migliorare la propria città. Vero è che a Milano, a differenza di altre città italiane, i cittadini non votano per chi lancia slogan e soluzioni irrealizzabili, ma per chi propone soluzioni di buon senso ai problemi. Per quest’utlima ragione il centro sinistra potrà confermarsi a Milano, vincendo comunque per pochi voti, solo l’ennesimo autogol del Pd, potrà, cacciando anche una sola lista o un solo candidato non del Pd, decretare la vittoria della destra.

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