Beppe Sala: “ci vorrà un anno per la ripresa di Milano”

Milano è dal dopoguerra la città più produttiva d’Italia e in alcuni periodi (anni ’60, anni ’80, e ultimi anni) una delle più produttive d’Europa. Una vera sciagura se si ferma il polmone d’Italia. Poco fa il sindaco Beppe Sala in diretta video dal Corriere della Sera, ha detto che non è presto per parlare e soprattutto iniziare la ripresa della “sua” città: “Ci vorrà almeno un anno. Ospitalità, design, moda e food sono l’offerta di Milano. Da Giorgio Armani ai giovani rapper ai creativi, ho già chiesto che dovremo trovare la formula per il rilancio della città. Ci vorrà una grande campagna di comunicazione con molti investimenti. Dovremo trovare, tutti insieme, il modo migliore per ripartire. Ci vorranno un paio di mesi, ma Milano ce la farà. Mi sono convinto che ci vorranno un paio di mesi. L’ottimismo, adesso più che mai, è una necessità; la città non si è mai fermata, è comunque andata avanti, ha tenuto botta contro il coronavirus. Non ci sono stati tagli ai servizi, anche se gli effetti significativi ci sono e si sentiranno”.

Nella chiacchierata con il direttore del Corriere Luciano Fontana, Sala ha aggiunto: “Amici imprenditori, che lavorano in Cina, mi dicono che stanno tornando alla normalità dopo un paio di mesi. Potrebbe essere così anche per noi. Non arriviamo allora a domenica per decidere che bisogna tenere chiusi per un’altra settimana, scuole, teatri, cinema: se servisse, allora è meglio farlo subito. La gente ha così modo di prepararsi. Non sono il tipo che chiede la Luna, però andrebbe allargata anche alle cosiddette Zone Gialle quello che si sta facendo a sostegno dell’economia per la Zona Rossa. Sostenere con cinquecento euro i lavoratori autonomi, cassa integrazione in deroga per i piccoli albergatori, rinvio o non pagamento per alcuni mesi dei tributi. La batosta su Milano sarà forte. L’anno scorso in città abbiamo avuto dieci milioni di turisti. Quest’anno? Cinque? Quattro? Questa città senza aperture al mondo si affloscia”. Ecco spiegato il perché di quei dodici mesi di convalescenza milanese…”

Milano nella sua storia ha saputo affrontare delicatissimi momenti: senza risalire alla peste che colpì la città nel 1630, raccontata da Alessandro Manzoni ne I PROMESSI SPOSI, soffermiamoci sui momenti drammatici cittadini del XX secolo.  Si inizia con la prima guerra mondiale, il sindaco socialista Emilio Caldara, eletto primo cittadino poco prima dell’entrata dell’Italia nel conflitto, lavorò per l’assistenza pubblica in favore dei disoccupati e dei più deboli tramite la calmierazione dei prezzi, estese la rete di assistenza pubblica coinvolgendo tutte le forze politiche. Altri tempi sia chiaro, oggi c’è chi smanioso di tonare al governo e di “riprendersi Milano” (ma non l’ha mai avuta, la città non ha mai amato gli estremismi di destra e di sinistra) specula sulla disgrazia che ha colpito Milano e l’Italia. Altro momento difficile si registrò dopo la seconda guerra mondiale, la città distrutta dai bombardamenti. Antonio Greppi, il sindaco socialista della Liberazione, lavorò alacremente e dopo sei anni potè relazionare l’impresa della sua giunta in un libro dal titolo eloquente: Risorgeva Milano. Milano seppe gestire nel migliore dei modi l’ondata migratoria dal Sud al Nord degli anni ’60, trovando casa e lavoro a tutti i meridionali, come ci ricordava recentemente l’es sindaco Paolo Pillitteri. Milano seppe reagire al terrorismo, Aldo Aniasi e Carlo Tognoli diedero una risposta immediata e la città si avviò a vivere negli anni ’80 un secondo boom.  Poi arrivò Tangentopoli e una massa di estremisti (di destra e di sinistra) vollero confondere (appositamente) il grano con il loglio, ma i cittadini milanesi non si fecero imbesuire da questi estremisti, punirono infatti questi estremisti di sinistra (ora passati con l’estrema destra, ma sempre estremisti rimasti) e fecero sempre vincere i sindaci più moderati, o, come diceva Indro Montanelli, i “meno peggio”. Milano ha sempre reagito, nel capoluogo ambrosiano tutto ha sempre funzionato, indipendentemente da chi la amministrava, i cittadini si sono sempre rimboccati le maniche, la città ha sempre accolto tutti ed è stata solidale, le radici si trovano nella buona amministrazione austriaca e nella tradizione cattolica e socialista, facile fare ironia da parte di ex comunisti oggi passati con l’estrema destra. A questi esaltati i cittadini rispondono rimboccandosi le maniche, lavorando, facendo solidarietà. Fortunatamente vi è sinergia al di là di diverse visioni politiche (a parte i soliti facinorosi). Milano risorgerà. Sosteniamo Milano.

I SINDACI DI MILANO DAL 1945 AD OGGI 

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