I vicerè: potere e amore nella Sicilia dell’800

I VICERE'Tratto dall’omonimo romanzo il film parla di un’antica famiglia catanese d’origine spagnola: gli Uzeda di Francalanza le cui vicende si snodano dal 1855 al 1882, mettendone in luce l’avidità, la corruzione, gli odi e l’ipocrisia religiosa. Siamo in Sicilia, alla metà dell’800, negli anni della dominazione borbonica, nel giardino di una villa immensa il principe Consalvo Uzeda (Alessandro Preziosi), ultimo erede dei principi Uzeda di Francalanza, striscia in ginocchio sul selciato. Ha circa otto anni e avanza piangendo. Lo guardano con compassione il maggiordomo (Biagio Pelligra) e con odio il padre Giacomo Uzeda (Lando Buzzanca) che ha decretato il castigo per piegarlo alla sua volontà. Attraverso gli occhi del piccolo Consalvo, di intelligenza e carattere vivace, si svelano i misteri, gli intrighi, gli amori e le passioni politiche dei componenti di questa famiglia nobile siciliana. Gli Uzeda sono avidi e assetati di potere: si combattono per l’eredità lasciata dalla principessa Teresa e si sposano fra consaguinei per conservare le terre e il patrimonio in famiglia. Alla morte del patriarca Ueda vi è discordia fra gli eredi, il testamento sancisce la divisione del patrimonio fra il principe Giacomo e suo fratello principe Raimondo. Il principe Giacomo, che cerca di modo di impossessarsi di tutto il patrimonio, decide della vita di tutti, a cominciare quella dei figli: Consalvo e Teresa. All’arrivo di Garibaldi in città i figli del principe Consalvo e Teresa assistono alla morte della madre malata. Il primogenito viene mandato in collegio dai Benedettini, perchè ritenuto un ribelle; sua sorella, dolce e malleabile, è invece destinata a un matrimonio combinato con il nobile Michele Tradali (Jorge Calvo) rozzo e deforme. Ma lei è innamorata da sempre di Giovanni (Guido Caprino), il fratello minore di Michele, al quale invece tocca in sorte il convento. Il conte Raimondo Uzeda, fratello di Giacomo è interpretato da Franco Branciaroli, è dedito alla mondanità e ai piaceri di cui sarà vittima, Katia Pietrobelli è Donna Margherita, moglie di Giacomo, madre dolcissima che finirà travolta dagli intrighi. Spazio anche alla grande dama Fernanda (Lucia Bosè), un ottuagenaria battagliera, l’unica che sa sempre stare al livello degli uomini che sono dispotici e veri protagonisti, le altre donne sono purtroppo tutte succubi, la contessina Teresa è di un’ingenuità totale. Allontanato a Roma Consalvo ritrova lo zio Raimondo ed inizia ad avvicinarsi alla politica.
Il film tv I VICERE come il libro di Federico De Roberto (1861-1927) dal quale è tratto, va oltre la lotta fra un padre dispotico e un figlio ribelle” dichiara il registaRoberto Faenza – nel racconto abbiamo messo in risalto l’aristocrazia politica ed ecclesiastica che sopravvisse con abilità e trasformismo alla fine dei Borboni, all’arrivo dei Garibaldini e all’unificazione sotto lo Stato Sabaudo. Don Blasco (Pep Cruz) è lo zio monaco amante dei piaceri e delle donne che si converte alla rivoluzione, anche il principe Giacomo è pronto ad adattarsi alla nuova situazione, sarà lui a dire a Consalvo: “e ora che l’Italia è finita facciamoci gli affari nostri”, mentre Don Gaspare (Sebastiano Lo Monaco), duca d’Oragua, aspira a diventare deputato e spinge Consalvo alla carriera politica nelle file della Sinistra: “caro nipote, Destra e Sinistra, oggi non significano più niente”
“Non è stato facile realizzare – racconta Faenza – realizzare il film per il cinema e quello per la tv, ci abbiamo messo più di dieci anni a trovare i soldi: sono intervenuti partner spagnoli e tedeschi, e abbiamo speso più di otto milioni di euro. Pensate solo alle scenografie e ai costumi. Senza contare che la Rai ha avuto il coraggio a coprodurre, perchè il film, fedele al libro, punta il dito sui mali sulla società di quel tempo, mettendo in risalto ciò che non funzionava e non funziona ancora oggi nella famiglia, nella politica e nella Chiesa.”.
In tv il film durerà un’ora e mezza in più rispetto alla versione cinematografica. Lando Buzzanca per la sua interpretazione ha vinto il Globo d’Oro. Direttore della fotografia è Maurizio Calvesi, le scene sono di Paolo Buonvino, i costumi di Milena Canonero, le scenografie di Francesco Frigeri, il film ha vinto il Nastro d’Argento a Taormina e il David di Donatello. Il romanzo I VICERE fu pubblicato nel 1894, in un periodo nel quale trionfava il nazionalismo e non ebbe pertanto fortuna a causa del suo pessimismo. De Roberto era nato a Napoli da un ufficiale borbonico e da una nobile catanese, a nove anni, dopo la morte del padre in un incidente, si trasferì a Catania con la madre, e a lei restò sempre legato, al punto di non sposarsi mai nonostante molti amori. A vent’anni abbandonò gli studi per dedicarsi alla narrativa e al giornalismo. A Milano frequentò Giovanni Verga che lo avvicinò al verismo e al naturalismo e lo introdusse all’intellighenzia del tempo. Sempre a Milano De Roberto iniziò a collaborare con il CORRIERE DELLA SERA come critico e come autore di romanzi d’appendice. Dopo avere pubblicato il romanzo ERMANNO REALI (1889) scrisse la trilogia L’ILLUSIONE (1891), appunto I VICERE (1894), e l’incompiuto L’IMPERIO (uscito postumo) dedicata alla saga della famiglia nobile degli Uzeda. Scrisse anche novelle e saggi, morì a Catania nel 1927. I VICERE fu stroncato da Benedetto Croce ma lodato da Leonardo Sciascia, vi sono molte affinità con il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa IL GATTOPARDO che ha anch’esso avuto una versione cinematografica per la regia di Luchino Visconti e con I VECCHI E I GIOVANI novella di Luigi Pirandello (con tanto di film per la regia di Marco Leto del 1978). Ancor prima di Tomasi di Lampedusa, De Roberto condanna il trasformismo. Poco o per nulla studiato a scuola, I VICERE ha avuto soltanto recensioni benevole da parte di Leonardo Sciascia e di Indro Montanelli il quale sosteneva che all’Italia servirebbero meno PROMESSI SPOSI in tv e più I VICERE. Il romanzo di De Roberto, napoletano vissuto a Catania, è stato sempre un’opera osteggiata dal potere politico-ecclesiastico in passato ed è assai fastidiosa anche oggi. I VICERE è l’impietosa autobiografia di una nazione che fin dalla nascita è afflitta dal trasformismo politico. Roberto Faenza si dà al romanzo strorico. Faenza dopo la spietata critica al potere democristiano con FORZA ITALIA (ha anticipato nel nome anche Silvio Berlusconi). Faenza ha già trasposto altri romanzi sul grande schermo: SOSTIENE PEREIRA di Antonio Tabucchi e LA LUNGA VITA DI MARIANNA UCRIA di Dacia Maraini.
Anche I VICERE, come molti altri film di Faenza, ha fatto discutere i critici, pur avendo vinto due David di Donatello e due Nastri d’Argento. Qualcuno ha scritto che I VICERE versione Faenza sembra un capolavoro del trasformismo scritto da Crozza-Veltroni. Una cosa è certa: quando letteratura, cinema e televisione si fondono, possono nascere gli eventi, I VICERE è uno di questi.

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